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Perché ad alcuni piace la matematica mentre altri la detestano?

Par Natalia le 20/10/2016 Blog > Sostegno scolastico > Matematica > Spiegazioni Relative alla Paura della Matematica
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Secondo Anne Siety, autrice del libro “Matematica, mio terrore”, Salani editore, il fatto di non essere bravi in matematica non significa avere un’intelligenza inferiore rispetto a coloro che la amano. Bene, ne avevamo quasi dubitato!

Se non si ama la matematica, è difficile mettersi al lavoro, ci si impunta, si perde la motivazione…

A volte, il dolore prende addirittura il sopravvento sull’avversione per la matematica, così l’idea di doverla imparare provoca mal di testa, vomito e dolori addominali incredibili.

Al contrario, gli appassionati di numeri, equazioni e figure geometriche si esaltano davanti a nuovi esercizi e alle sfide che questi rappresentano. Sono realmente stimolati e provano perfino piacere nel confrontarsi con i problemi.

Cosa differenzia gli uni dagli altri?

Perché alcune persone amano la matematica, mentre altre la odiano? Cerchiamo di vedere più chiaro.

Allontanamento dalla matematica: colpa della scuola?

Gli appassionati di matematica puntualmente riconoscono che il sistema di apprendimento scolastico della matematica non è di certo tra i più affascinanti.

Infatti, i corsi di matematica sono realizzati in modo molto semplice, improntati all’esposizione delle regole e all’esercitazione. Per di più scollegato dal mondo reale, questo metodo non riesce a catturare l’attenzione degli studenti, che avrebbero bisogno di un approccio diverso, più concreto e vivo.

Ed ecco che spesso la matematica appare noiosa e sembra consistere solo nell’accumulazione di esercizi del manuale, senza altro interesse che quello di andare al capitolo successivo e continuare a seguire il programma d’istruzione ministeriale.

Sempre a scuola, si associa spesso il fatto di diventare bravo in matematica all’intelligenza. Sì, la matematica è stata considerata (e lo è tuttora …) un criterio di selezione.

La classica distinzione tra buoni e cattivi. Ed è così che gli studenti rimasti indietro cominciano a sentirsi frustrati, a volte fino alla vergogna, pensando di essere meno intelligenti degli altri e spesso vengono anche derisi.

Non bisogna reprimere ansia e paura per la matematica ma parlarne apertamente e farsi aiutare! Affronta le tue paure in matematica!

Anche tu, caro lettore, non hai sentito i sudori freddi al momento di andare alla lavagna a fare una dimostrazione davanti a 28 paia di occhi?

Tutto inizia presto: la matematica è un sapere cumulativo, vale a dire che ogni capitolo è importante per capire e padroneggiare quanto segue.

E va da sé che se ti manca la base, non puoi costruire la torre. È quindi essenziale agire presto per evitare di vivere una formazione sofferta, che influenzerà ogni tipo di scelta futura e di orientamento, come ad esempio quella del diploma e dell’istruzione superiore.

Perché la matematica piace ad alcuni tipi di persone: una questione di cervello?

Ci sono sempre stati buoni e cattivi studenti in ​​matematica.

Qual è dunque questo elemento speciale che fa sì che alcune persone sembrano avere delle capacità incredibili per dialogare con Pitagora e le funzioni lineari?

I fan delle incognite x e y dicono di non aver mai incontrato particolari difficoltà con questa disciplina scientifica e di essersi appassionati molto presto.

Così come evidenzia Floriano, laureato in matematica: tutto è iniziato con i primi enigmi della scuola primaria (quelli del tipo se Pietro ha 10 palle e ne perde 3…). All’università, ha poi incontrato quelle che lui chiama delle « cose ​​meravigliose »…

Oggi continua ad esplorare la matematica con passione e con le stelline che brillano negli occhi. Ma che cosa ha fatto di speciale?

Per essere bravo in matematica, è necessaria una buona mente analitica, capacità di sintesi e una certa intuizione ma anche un lato creativo (davvero?).

Bravi in matematica si nasce o si diventa? Questo è il problema! La matematica: un’inclinazione naturale?

Einstein, non era un dolce sognatore?

Non possiamo generalizzare dicendo che i matematici usano più il « cervello sinistro », quello della ragione e dell’analisi, perché in realtà mobilitano anche il cervello destro, spesso associato alla creatività e alle emozioni.

In realtà, i due emisferi del cervello lavorano a stretto contatto: se il lato sinistro è responsabile del trattamento dei dati nel dettaglio, il lato destro è più specializzato nella simultaneità e nella visione d’insieme. Diciamolo, usiamo entrambi, bravi in matematica oppure no!

Passiamo ora al “pallino”per la matematica: si tratta di un luogo comune.

Secondo Frantz Gall, famoso neurologo tedesco e sostenitore della frenologia, questo pallino della matematica, inteso come una particolarità del cranio che agevolerebbe nell’apprendimento della disciplina, non esiste affatto.

Oggi, il termine ha perso il suo significato ed è piuttosto usato per descrivere qualcuno che si sente a proprio agio con la materia.

Perché i bambini che non amano la matematica si sentono male?

Uno studio pubblicato dalla University of Chicago nel 2012 ha rivelato che i dolori del corpo sono il risultato di una anticipazione attiva di un esercizio. In altre parole, il semplice fatto di pensare a una situazione stressante attiva la zona del cervello associata al dolore.

Consolante, no?

La paura della matematica è anche correlata alla sfera delle emozioni.

Per molti cominciare a studiare matematica significa entrare in un incubo! La matematica terrorizza molte persone!

In effetti, senza che ce ne accorgiamo, la matematica è collegata ad emozioni dolorose del passato che paralizzano lo studente e lo rendono impotente di fronte alla materia. Dietro una radice quadrata si nascondono interrogativi circa il proprio posto all’interno della famiglia; dietro le funzioni, ci sarebbero segreti e non detti che giocano a nascondino.

Allo stesso modo, un trauma vissuto in aula, come una vergogna paralizzante alla lavagna al momento di risolvere un’equazione davanti a tutti i compagni di classe, con scherno dell’insegnante che non capisce perché lo studente non riesce a risolvere il problema, può lasciare una traccia indelebile.

Ne consegue un’avversione per la matematica che causa un fallimento interiore e un allontanamento dalla materia, con i sintomi e le conseguenze che conosciamo.

Perché detestiamo la matematica?

La matematica è una disciplina che richiede uno sforzo, un impegno regolare, studio e memorizzazione.

Alcune persone capaci di svolgere questo tipo di lavoro in altre materie, in matematica sono invece paralizzate e ostacolate nell’apprendimento regolare della materia.

I blocchi cognitivi legati alla matematica sono spesso associati a ricordi spiacevoli degli insegnanti di matematica. Sprezzanti, severi, freddi: tutti aggettivi che ritornano regolarmente nelle testimonianze degli studenti feriti. Scommettiamo che ne hai già uno in mente…

Alcuni ricercatori di spicco dicono anche che non esiste matematica senza lacrime: che siano di difficoltà o di gioia di esserci riusciti, in ogni caso sempre lacrime!

Dal momento che la matematica è una disciplina astratta incarnata dal docente, se ci blocchiamo sulla sua figura, ci blocchiamo automaticamente anche nei confronti della materia.

È quindi importante non lasciare cristallizzare una paura o un problema relazionale: i genitori devono fare sia il punto con la scuola che sviluppare un programma di sostegno in casa e fuori, se necessario, con l’aiuto di uno psicologo dell’età evolutiva.

Come aiutare un bambino che ha paura della matematica?

A volte le lezioni private non sono la soluzione magica a questo blocco ed è necessario parlare delle sue ansie con uno psicologo. Anne Siety ha proposto una tipologia di errori che la dice lunga circa il rapporto dei bambini con la matematica:

Se il bambino non va bene in matematica bisogna sempre trovare il modo di aiutarlo per superare la paura! Come aiutare i bambini in matematica?

  • Errore simbolico: rispetto alle domande poste dal bambino e al suo carattere
  • Errore di prossimità o errore banale
  • Errore di progresso: l’apprendimento di una nuova regola fa dimenticare quella precedente
  • Errore poetico: un’inversione di parole che sposta in un attimo dalle ascisse all’abisso.

Il ruolo dei genitori è fondamentale anche per aiutare il bambino a ritrovare fiducia in se stesso e nelle sue capacità.

Una persona negata per la matematica può avere successo nella disciplina e raggiungere un livello di tutto rispetto, una volta dissolti i blocchi in matematica, e quindi continuare su un percorso di studio che include anche questa materia (per il diploma ad esempio o una scuola di veterinaria).

Alcuni consigli per un nuovo inizio con la matematica:

  • Sempre valorizzare gli obiettivi ottenuti
  • Evidenziare i tentativi per arrivarci
  • Non punire definendo fallimento una mancanza di impegno e serietà
  • Ascoltare paure e ansie
  • Fare giochi e puzzle con domande di matematica. E sì, si può imparare la matematica divertendosi!

La morale è: rilascia la zavorra!

Ricapitolando, alla domanda « Perché la matematica piace ad alcuni ed è così orribile per altri? », esiste una moltitudine di risposte.

Per i primi, vi è forse una questione di capacità naturale, di facilità alla base dell’apprendimento della materia e una forte capacità di astrazione.

Per gli altri, il motivo può essere ricercato in un trauma negli anni della scuola primaria, in metodi didattici non adatti al funzionamento cognitivo del bambino (si pensi per esempio ad alunni precoci o iperattivi).

Comunque, la cosa più importante è quella di saper individuare le difficoltà matematiche il più presto possibile, per proporre soluzioni adatte, un sostegno psicologico puntuale per superare i blocchi, passando attraverso lezioni private impartite da un SuperProf!

Il ruolo degli insegnanti di matematica e i metodi di insegnamento sono alquanto rilevanti nel determinare l’amore o l’odio per la matematica.

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Natalia
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