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Le procedure per rassegnare le dimissioni dal sistema scolastico nazionale

Scritto da Alessandro, pubblicato il 11/07/2017 Blog > Lezioni private > Dare delle Lezioni Private > Come Dimettersi dall’Insegnamento?

Riflettere sulla possibilità di abbandonare l’insegnamento scolastico è una cosa. Decidere di farlo per davvero è un’altra.

A maggior ragione se questo significa uscire da un lavoro statale, gettando via i vantaggi tipici di questa tipologia di mestiere (ad esempio, la famosa sicurezza dello stipendio a fine mese).

Ma se questa è la scelta che sei determinato o determinata a fare, quali sono le procedure giuridiche da seguire? E soprattutto, una volta inviata la richiesta di dimissioni, quali sono le conseguenze sul piano professionale?

È probabile che ti stia ponendo decine di domande su cosa comporti tale decisione: cerchiamo di dare una risposta alle più frequenti.

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”Con Superprof, ho potuto trovare degli allievi seri, motivati e con molta voglia di imparare. Consiglio assolutamente Superprof!”

Arrivare al momento dell’esasperazione

Dopo anni di passione per l'insegnamento, può succedere che inizi a vedere solo i lati negativi del mestiere! Arriva il momento in cui non ne puoi più!

Un giorno accade che non ne puoi più. Che insegni in una scuola elementare, media o superiore, non sopporti più il tuo mestiere. Si è spento il sacro fuoco della passione per la pedagogia e hai troppe ragioni in mente per cui dovresti darci un taglio.

Infatti, prima di iniziare a preoccuparci di questioni come i termini del preavviso, i sussidi di disoccupazione o le condizioni della fine del contratto, concentriamoci sul capire quali possano essere i motivi che ti hanno spinto alla decisione di dimetterti.

L’impressione di aver sbagliato strada

Quando un aspirante docente decide di intraprendere il mestiere dell’insegnamento, sente di avere in sé una vocazione, una specie di passione trascendentale. D’altronde, questo “fuoco” è anche il requisito minimo per resistere (almeno) 40 anni nelle aule scolastiche.

Ma ecco che, dopo alcuni anni di lavoro, la passione sfuma: ad essa si sostituiscono la delusione, la noia, la frustrazione.

Perché? Per il salario inadeguato, per la mancanza di riconoscimento del ruolo svolto, per la mole di lavoro da fare. Solo per citare alcune ragioni.

Quando inizi a maledire il giorno in cui hai deciso di fare l'insegnante, forse è il momento di cambiare mestiere! Quella dell’insegnamento sarà stata la strada giusta?

La presa di coscienza dell’insostenibilità della situazione è talvolta difficile da sopportare per certi insegnanti. Arrivano a convincersi di aver sbagliato mestiere, ma che non è troppo tardi per tentare una svolta professionale. Sognano un contratto a tempo indeterminato in un altro settore. Nessuno li tiene legati a un lavoro statale, si ripetono.

Poche evoluzioni in vista

L’obiettivo di una carriera professionale, soprattutto quando si ha un contratto a tempo indeterminato, è di evolvere. Di fare progressi in termini di competenze, responsabilità e stipendio a fine mese. Qui il problema è soprattutto il terzo punto: tutti sanno che gli insegnanti già non sono una categoria che naviga nell’oro, ma in più non conoscono aumenti di stipendio davvero significativi per tutta la loro carriera.

Solo due criteri possono influenzare la remunerazione di un insegnante: il tipo di scuola in cui insegna (scuola elementare, scuola media, scuola superiore) e il grado di anzianità. Gli scatti avvengono dopo un certo numero di anni, quindi anche i tempi di attesa prima di ottenere l’aumento sono lunghi.

Comunque, lo stipendio netto non è una cifra che permette di realizzare grandi progetti. Per questo il desiderio di cambiare carriera è piuttosto diffuso tra gli insegnanti.

Alcuni cambiano completamente settore, altri si dedicano ai corsi privati.

Una mobilità eccessiva

Un insegnante a inizio carriera, come ad esempio un supplente, oggi deve essere disponibile a trasferimenti un po’ ovunque in Italia (anche secondo l’ultima politica del Governo sull’istruzione, La Buona Scuola).

Che tua venga dalla Sicilia, dalle Marche o dal Trentino-Alto Adige, potresti essere trasferito a centinaia di chilometri da casa tua, spesso in piccole e sconosciute realtà di provincia. Ogni insegnante deve essere preparato a questa opzione, non sempre facile da digerire.

La mobilità eccessiva e imprevedibile è una delle ragioni che spingono gli insegnanti alle dimissioni. Vivi a Palermo? Magari da un giorno all’altro ti assegnano una cattedra in provincia di Asti!

Una volta iniziato l’incarico, è improbabile riuscire a “fuggire” dalla nuova destinazione in tempi brevi. Spesso bisogna attendere anni. Altre volte, dopo tempo passati nella propria città, l’algoritmo criptato che ha il compito di assegnare le cattedre in tutta Italia, all’improvviso invia l’insegnante dall’altra parte del Paese.

Se l’insegnante è un giovane o una giovane trentenne con dei figli appena nati, o con la prospettiva di averne a breve, questo allontanamento complica di certo i progetti extra lavorativi. Ed è un fatto che non tutti vogliono adeguarsi a questo gioco, preferendo abbandonare l’insegnamento piuttosto che sacrificare la propria vita privata.

L’insegnante non ci pensa più alla possibilità di vivere 2-3 anni o più in una provincia lontana dai propri affetti e prepara direttamente la lettera di dimissioni. Si mette allora in moto un periodo di preavviso oltre il quale scade il contratto di lavoro.

Ma andiamo ad analizzare come funzionano le dimissioni. Prima di prendere una decisione, è sempre bene conoscere la procedura che si intende mettere in atto e le sue conseguenze giuridiche.

Il principio delle dimissioni

Il tuo desiderio di abbandonare l’insegnamento scolastico e di rompere il tuo contratto a tempo indeterminato proviene forse da una delle ragioni citate fino ad ora.

Il problema ora è un altro. In concreto, come funzionano le dimissioni?

Con le dimissioni il lavoratore interrompe le proprie funzioni per decisione unilaterale. Questo atto non ha bisogno di essere motivato e va effettuato rispettando un termine di preavviso determinato dai contratti collettivi nazionali.

Le dimissioni sono un atto unilaterale e non hanno bisogno di essere motivate. “Mi dimetto e basta!”

Come funzionano le dimissioni

Secondo le norme vigenti in materia scolastica, gli insegnanti possono rassegnare le dimissioni anche nel corso dell’anno accademico, ma queste decorreranno solo dal 1° settembre dell’anno successivo. Fino a quel momento, il dipendente è tenuto a prestare il suo regolare servizio.

Dimissioni “classiche” e dimissioni per giusta causa

Le dimissioni comportano la fine del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla volontà del datore di lavoro di accettarle, per cui non serve l’accettazione da parte della pubblica amministrazione.

Anche se dipendono dalla volontà del dipendente pubblico, questo è tenuto a dare un preavviso. Nel periodo tra il preavviso e le effettive dimissioni, il lavoratore mantiene i suoi obblighi lavorativi. Ciò non impedisce, però, che il dipendente mostri la volontà di chiudere il rapporto di lavoro con effetto immediato. Può farlo, ma pagando al datore di lavoro un indennità di mancato preavviso. Quest’indennità varia da caso a caso: si calcola in base all’importo che sarebbe spettato al lavoratore se questo avesse continuato a lavorare fino alle sue effettive dimissioni.

Caso diverso sono le dimissioni per giusta causa, per cui non è necessario il preavviso. Con queste il richiedente dichiara l’impossibilità a proseguire il lavoro, anche temporaneamente, perché il rapporto lavorativo si è irrimediabilmente incrinato. Le ragioni, non personali, possono essere molteplici: mancata retribuzione, mobbing, peggioramento delle condizioni di lavoro, molestie sessuali, spostamento immotivato della sede di lavoro, comportamento ingiurioso dei superiori.

La procedura

Per rassegnare le dimissioni, il lavoratore deve riempire un modulo, che oggi si può trovare solo online, al fine di contrastare il fenomeno diffuso delle dimissioni in bianco. Le nuove regole del Jobs Act prevedono due opzioni:

  1. inviare il modulo tramite il sito del Ministero del Lavoro. In tal caso, è necessario munirsi del Pin INPS Dispositivo. Si accede così a un modulo online che permette di recuperare le informazioni sul proprio rapporto di lavoro. Si potrà quindi inserire i dati relativi alle dimissioni;
  2. rivolgersi a un soggetto abilitato (un’organizzazione sindacale, un consulente del lavoro, un patronato, l’Ispettorato del lavoro) col compito di compilare i dati e inviarli al Ministero del Lavoro.

Il lavoratore può revocare le dimissioni volontarie entro 7 giorni successivi alla richiesta. Scaduto questo termine, il diritto di ripensamento decade.

Gli effetti delle dimissioni

Hai deciso di dimetterti, ma sei a conoscenza degli effetti giuridici di tale azione? Di certo, avviene innanzitutto quello che ti aspetti: l’interruzione del rapporto di lavoro.

Attenzione però che questa interruzione è irrevocabile. Le dimissioni comportano la perdita della propria funzione in modo permanente. Sarà quindi meglio essere sicuri della propria decisione.

Le dimissioni sono un atto giuridicamente irrevocabile. Prima di procedere, conviene essere sicuri della propria scelta! Meglio essere sicuri della propria decisione!

Normalmente, le dimissioni hanno effetto dal momento in cui il datore di lavoro ne viene a conoscenza.

Ma cosa succede se una mattina, dopo mesi o anni dalle dimissioni, ti svegli e decidi che vuoi reinserirti nel pubblico impiego? Se le dimissioni sono permanenti significa che non potrai più essere riassorbito o riassorbita da una professione pubblica?

La riposta è no, ma la richiesta di riammissione può essere accettata solo nel rispetto di procedure precise.

  1. L’interessato deve presentare la domanda di riammissione alla Sovrintendenza Scolastica entro il 15 gennaio di ogni anno;
  2. L’ultima scuola in cui il docente ha lavorato deve esprimere un parere sull’interessato;
  3. Dopo che la sezione competente della Direzione Scolastica Regionale esprime un parere, la Sovrintendenza Scolastica valuta la compatibilità della domanda;
  4. Si verifica la disponibilità di cattedre disponibili;
  5. All’interessato viene comunicata la disponibilità di cattedre;
  6. Stipulazione del contratto e assunzione dell’interessato a partire dall’inizio dell’anno scolastico successivo (1° settembre).

Visto che la riammissione dipende dalla presenza di cattedre disponibili dopo le operazioni di trasferimento, è possibile che l’insegnante sia riammesso in una scuola diversa dall’ultima in cui ha lavorato.

Le dimissioni non danno diritto ad alcun sussidio di disoccupazione, a meno che non si tratti delle citate dimissioni per giusta causa.

Insomma, le dimissioni sono una decisione lecita per tanti insegnanti, ma è necessario essere ben informati sulle loro conseguenze. Essere riammessi sarà forse possibile, ma è sempre meglio avere ripensamenti prima di aver attivato la procedura. Sarà tutto meno complicato.

Prendersi una pausa dall’insegnamento

Prima di fare il grande passo e dare le dimissioni dal sistema scolastico, è bene pensare ad alcune alternative che hai a disposizione in qualità di funzionario pubblico.

L'aspettativa non retribuita ti permette di provare a fare un lavoro diverso da quello di docente della scuola. Vuoi un pausa dall’insegnamento? Mettiti in aspettativa!

Dopo tutta la fatica che ha fatto per assumerti, lo stato vuole che tu sia assolutamente sicuro della tua scelta. Ti dirò di più, ti concede un anno di tempo per fare altre esperienze, ma in fondo spera che tu rimanga a fare il docente.

Da parte tua pensi che la vera fatica l’hai fatta tu:

  • Anni di studio e di aggiornamenti
  • Concorsi vari
  • Periodi lontano dai tuoi affetti
  • Anni di precariato prima di diventare di ruolo
  • Incalcolabili ore di lavoro extra

E poi che cosa ti senti dire? Che il tuo insegnamento non è di qualità, che non sei al passo con i tempi, che sei troppo severo come insegnante, senza contare i tuoi problemi personali.

La strada che hai percorso è stata lunga, ma hai bisogno di tempo prima di capire cosa fare.

Ecco perché prima di dimetterti dovresti valutare la possibilità di prenderti un anno sabbatico.

Tecnicamente si chiama aspettativa non retribuita e ha queste caratteristiche:

  • Rimani lontano dal lavoro per 1 anno
  • Conservi il tuo posto di lavoro
  • Non ricevi lo stipendio né i contributi

La richiesta per questa aspettativa può essere fatta in ogni momento ma, il tempo di riferimento è l’anno accademico per cui l’astensione dal lavoro scatta a settembre, e varia in base ai motivi per cui viene richiesto.

In quali casi si può chiedere l’aspettativa?

Aspettativa per motivi di lavoro o per superare un periodo di prova

Ci sono ovviamente dei casi ben precisi in cui puoi richiedere un’aspettativa.  Uno di questi è proprio la ricerca di un nuovo lavoro.

In base all’art. 18/3 del CCNL per la Scuola:

“Il dipendente è collocato in aspettativa, a domanda, per un anno scolastico senza assegni, per realizzare l’esperienza di una diversa attività lavorativa o per superare un periodo di prova.”

Vuol dire che se non sei sicuro di voler abbandonare la tua carriera di insegnante e vuoi prima sondare il terreno in un altro campo, hai la possibilità di farlo con le spalle coperte.

Se infatti il nuovo lavoro alla fine non ti convince, hai un anno di tempo per riprenderti la tua cattedra.

Ma chi può fare la domanda di aspettativa non retribuita?

Praticamente tutti quelli che lavorano a scuola con contratto a tempo indeterminato:

  • Dirigenti scolastici
  • Insegnanti 
  • Personale ATA

Se non hai un contratto a tempo indeterminato, mi spiace ma questo strumento non è per te.

Come chiedere l’aspettativa

Le procedure da seguire per far scattare l’aspettativa sono semplici:

  • inviare una lettera al proprio dirigente scolastico
  • spiegare le motivazioni per la richiesta di aspettativa
  • dare una prova dell’inizio del nuovo lavoro

Non si tratta di una vera e propria domanda, quanto di una comunicazione. Questo perché il tuo dirigente scolastico non può in alcun modo rifiutarsi di metterti in aspettativa.

E’ un tuo diritto concederti un anno per provare a fare un lavoro diverso da quello di insegnante.

Cominciare un nuovo lavoro

A proposito del nuovo lavoro, può essere sia nel settore pubblico (eccetto la scuola, per cui è previsto un altro strumento, non l’aspettativa) o privato.

Per esempio, se sei un appassionato di arte, puoi dare una mano al Ministero dei Beni Culturali. In questo caso, invece di insegnare storia dell’arte, potresti lavorare all’organizzazione di scambi museali, facendo una prova di un anno.

Un lavoro nel privato può includere qualunque settore: potresti anche lavorare in una scuola privata e continuare a insegnare.

Insomma, puoi scegliere il lavoro che vuoi, a patto che invii alla Ragioneria Territoriale dello Stato la prova che questo nuovo lavoro esista, ad esempio con un contratto.

Alcune condizioni dell’aspettativa

La procedura per l’aspettativa è molto semplice, ma devi fare attenzione alla sua durata.

Si parla di anno accademico, che come sai comincia a settembre.

Se il nuovo lavoro comincia a dicembre, tu comunque riprenderai a insegnare nel settembre successivo, anche se il nuovo lavoro di un anno termina appunto a dicembre.

Ricorda, inoltre,che quando vai in aspettativa congeli l’anzianità. Quindi quell’anno di aspettativa non verrà calcolato nello scatto per gli aumenti di stipendio.

E poi è bene ribadirlo, se sei in aspettativa:

  • non ricevi lo stipendio
  • non ti vengono versati i contributi pensionistici

Tieni sempre a mente queste condizioni così sarai davvero in grado di prendere una decisione consapevole.

Accettare un altro contratto di tipo amministrativo con la scuola

Se metti in stand-by il tuo lavoro di docente per accettare un altro incarico nella scuola pubblica la tua situazione viene disciplinata dagli articoli 36 e 59 del CCNL comparto scuola.

 

Puoi accettare un ruolo in amministrazione a scuola mantenendo il tuo posto di docente per tre anni. Se preferisci, ci sono anche ruoli amministrativi a scuola!

In questo caso non prendi un’aspettativa per lavoro diverso perché non vai a lavorare per un’altra amministrazione, né per il settore privato, ma rimani nella scuola, per esempio, come amministrativo.

In questo caso la legge prevede che l’insegnante o il personale ATA possono accettare un lavoro a tempo determinato di almeno un anno senza perdere il proprio posto per 3 anni.

E’ un altro modo per prendersi un momento di pausa dall’insegnamento e il bello è che non perdi la tua cattedra e hai tutto il tempo per capire se vuoi davvero insegnare.

Anche per i più indecisi 3 anni sono più che sufficienti per capire quello che si vuole fare. Al termine di questo periodo puoi continuare a svolgere il lavoro di tipo amministrativo, o ritornare a insegnare, magari con una carica in più.

Aspettativa per motivi familiari e di studio

Il cambio di lavoro non è l’unico motivo per cui puoi richiedere un’aspettativa.

In base al comma 1 e 2 dell’art 18 del CCNL comparto scuola, il personale scolastico può chiedere un’aspettativa non retribuita per:

  1. Motivi familiari: non necessariamente per motivi gravi, ma anche per qualunque situazione che richieda la presenza della persona che quindi non può lavorare. Ovviamente, si tratta di usare un po’ di buonsenso.
  2. Motivi di studio: per chi vuole andare avanti con gli studi, e comunque mantenere il proprio posto di lavoro a scuola.

Piccola digressione: per il dottorato di ricerca c’è uno strumento specifico che è il congedo straordinario, quindi diverso dall’aspettativa per motivi di studio.

A differenza dell’aspettativa per altro lavoro può farne richiesta anche chi ha un contratto a tempo determinato.

Ci sono anche altre differenze importanti tra l’aspettativa per motivi familiari o di studio e l’aspettativa per altro lavoro:

  • l’aspettativa per motivi di studio può essere continuativa per un massimo di 12 mesi, o frazionata, in base ai bisogni di chi la richiede;
  • è possibile prorogare l’aspettativa di altri 6 mesi, per i casi più gravi;
  • la richiesta per l’aspettativa deve essere accettata dal dirigente scolastico, se la risposta non arriva entro 30 gironi dalla richiesta vale il principio del silenzio-assenso.

Anche in questo caso l’insegnante in aspettativa non riceve lo stipendio e non si vede calcolata l’anzianità.

Tieni a mente che nel caso dell’aspettativa per motivi familiari il dirigente scolastico ha un grande potere:

  • può negarti il permesso;
  • può ridurre o ritardare il periodo dell’aspettativa.

Questo perché ci sono dei “motivi di servizio” che prevalgono sulle esigenze del singolo e il dirigente è tenuto a dare una spiegazione precisa e a prendere le decisioni con imparzialità.

Un altra cosa da tenere a mente è che in questo periodo di aspettativa non puoi svolgere un’altra attività lavorativa per il pubblico, per il privato o come libero professionista.

Anno di riflessione importante per la formazione

Gli insegnanti e i dirigenti scolastici con contratto a tempo indeterminato che hanno superato il periodo di prova e di formazione hanno un altro strumento esclusivo a loro disposizione: l’anno  di riflessione importante per la formazione.

Dopo dieci anni di servizio tutti gli insegnanti possono prendersi un anno sabbatico. Dove te ne andresti nel tu anno sabbatico di riflessione?

L’articolo 26 comma 14 della legge 448/1998 dice che

“I docenti e i dirigenti scolastici che hanno superato il periodo di prova possono usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita della durata massima di un anno scolastico ogni dieci anni. Per i detti periodi i docenti e i dirigenti possono provvedere a loro spese alla copertura degli oneri previdenziali.”

Vuol dire che per ogni 10 anni lavorati, l’insegnante o il dirigente scolastico hanno la possibilità di prendersi un anno di pausa vera!

Niente lavoro in un’altra pubblica amministrazione, niente motivi familiari, niente studio da giustificare.

Una pura e semplice pausa da tutto e da tutti. 

Chi lavora nella scuola conosce bene le gioie e i dolori dell’insegnamento. Non sono pochi gli insegnanti che affrontano difficoltà emotive dopo anni di lavoro. Forse questo strumento è stato pensato proprio per loro.

Il bello è che può essere accumulato con gli altri tipi di aspettativa.

Se vuoi davvero lasciare la scuola puoi rassegnare le dimissioni seguendo le procedure previste per il corpo docente. Ma se in realtà quello che ti serve è un periodo di riflessione, hai molti altri strumenti a tua disposizione. L’aspettativa ti spetta se vuoi provare un altro lavoro, e ti può essere concessa per motivi di studio e familiari.

Senza contare i permessi e i congedi che comunque puoi usare.

Qualunque sia la tua decisione, l’importante è farla in modo consapevole sfruttando al massimo tutti gli strumenti offerti per i docenti della scuola pubblica. 

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