La rivista che ama gli insegnanti, gli allievi, le lezioni private e la condivisione delle conoscenze.

Le procedure per rassegnare le dimissioni dal sistema scolastico nazionale

Par Alessandro le 22/12/2016 Blog > Lezioni private > Dare delle Lezioni Private > Come Dimettersi dall’Insegnamento?
Table des matières

Riflettere sulla possibilità di abbandonare l’insegnamento scolastico è una cosa. Decidere di farlo per davvero è un’altra.

A maggior ragione se questo significa uscire da un lavoro statale, gettando via i vantaggi tipici di questa tipologia di mestiere (ad esempio, la famosa sicurezza dello stipendio a fine mese).

Ma se questa è la scelta che sei determinato o determinata a fare, quali sono le procedure giuridiche da seguire? E soprattutto, una volta inviata la richiesta di dimissioni, quali sono le conseguenze sul piano professionale?

È probabile che ti stia ponendo decine di domande su cosa comporti tale decisione: cerchiamo di dare una risposta alle più frequenti.

Arrivare al momento dell’esasperazione

Dopo anni di passione per l'insegnamento, può succedere che inizi a vedere solo i lati negativi del mestiere! Arriva il momento in cui non ne puoi più!

Un giorno accade che non ne puoi più. Che insegni in una scuola elementare, media o superiore, non sopporti più il tuo mestiere. Si è spento il sacro fuoco della passione per la pedagogia e hai troppe ragioni in mente per cui dovresti darci un taglio.

Infatti, prima di iniziare a preoccuparci di questioni come i termini del preavviso, i sussidi di disoccupazione o le condizioni della fine del contratto, concentriamoci sul capire quali possano essere i motivi che ti hanno spinto alla decisione di dimetterti.

L’impressione di aver sbagliato strada

Quando un aspirante docente decide di intraprendere il mestiere dell’insegnamento, sente di avere in sé una vocazione, una specie di passione trascendentale. D’altronde, questo « fuoco » è anche il requisito minimo per resistere (almeno) 40 anni nelle aule scolastiche.

Ma ecco che, dopo alcuni anni di lavoro, la passione sfuma: ad essa si sostituiscono la delusione, la noia, la frustrazione.

Perché? Per il salario inadeguato, per la mancanza di riconoscimento del ruolo svolto, per la mole di lavoro da fare. Solo per citare alcune ragioni.

Quando inizi a maledire il giorno in cui hai deciso di fare l'insegnante, forse è il momento di cambiare mestiere! Quella dell’insegnamento sarà stata la strada giusta?

La presa di coscienza dell’insostenibilità della situazione è talvolta difficile da sopportare per certi insegnanti. Arrivano a convincersi di aver sbagliato mestiere, ma che non è troppo tardi per tentare una svolta professionale. Sognano un contratto a tempo indeterminato in un altro settore. Nessuno li tiene legati a un lavoro statale, si ripetono.

Poche evoluzioni in vista

L’obiettivo di una carriera professionale, soprattutto quando si ha un contratto a tempo indeterminato, è di evolvere. Di fare progressi in termini di competenze, responsabilità e stipendio a fine mese. Qui il problema è soprattutto il terzo punto: tutti sanno che gli insegnanti già non sono una categoria che naviga nell’oro, ma in più non conoscono aumenti di stipendio davvero significativi per tutta la loro carriera.

Solo due criteri possono influenzare la remunerazione di un insegnante: il tipo di scuola in cui insegna (scuola elementare, scuola media, scuola superiore) e il grado di anzianità. Gli scatti avvengono dopo un certo numero di anni, quindi anche i tempi di attesa prima di ottenere l’aumento sono lunghi.

Comunque, lo stipendio netto non è una cifra che permette di realizzare grandi progetti. Per questo il desiderio di cambiare carriera è piuttosto diffuso tra gli insegnanti.

Alcuni cambiano completamente settore, altri si dedicano ai corsi privati.

Una mobilità eccessiva

Un insegnante a inizio carriera, come ad esempio un supplente, oggi deve essere disponibile a trasferimenti un po’ ovunque in Italia (anche secondo l’ultima politica del Governo sull’istruzione, La Buona Scuola).

Che tua venga dalla Sicilia, dalle Marche o dal Trentino-Alto Adige, potresti essere trasferito a centinaia di chilometri da casa tua, spesso in piccole e sconosciute realtà di provincia. Ogni insegnante deve essere preparato a questa opzione, non sempre facile da digerire.

La mobilità eccessiva e imprevedibile è una delle ragioni che spingono gli insegnanti alle dimissioni. Vivi a Palermo? Magari da un giorno all’altro ti assegnano una cattedra in provincia di Asti!

Una volta iniziato l’incarico, è improbabile riuscire a « fuggire » dalla nuova destinazione in tempi brevi. Spesso bisogna attendere anni. Altre volte, dopo tempo passati nella propria città, l’algoritmo criptato che ha il compito di assegnare le cattedre in tutta Italia, all’improvviso invia l’insegnante dall’altra parte del Paese.

Se l’insegnante è un giovane o una giovane trentenne con dei figli appena nati, o con la prospettiva di averne a breve, questo allontanamento complica di certo i progetti extra lavorativi. Ed è un fatto che non tutti vogliono adeguarsi a questo gioco, preferendo abbandonare l’insegnamento piuttosto che sacrificare la propria vita privata.

L’insegnante non ci pensa più alla possibilità di vivere 2-3 anni o più in una provincia lontana dai propri affetti e prepara direttamente la lettera di dimissioni. Si mette allora in moto un periodo di preavviso oltre il quale scade il contratto di lavoro.

Ma andiamo ad analizzare come funzionano le dimissioni. Prima di prendere una decisione, è sempre bene conoscere la procedura che si intende mettere in atto e le sue conseguenze giuridiche.

Il principio delle dimissioni

Il tuo desiderio di abbandonare l’insegnamento scolastico e di rompere il tuo contratto a tempo indeterminato proviene forse da una delle ragioni citate fino ad ora.

Il problema ora è un altro. In concreto, come funzionano le dimissioni?

Con le dimissioni il lavoratore interrompe le proprie funzioni per decisione unilaterale. Questo atto non ha bisogno di essere motivato e va effettuato rispettando un termine di preavviso determinato dai contratti collettivi nazionali.

Le dimissioni sono un atto unilaterale e non hanno bisogno di essere motivate. « Mi dimetto e basta! »

Come funzionano le dimissioni

Secondo le norme vigenti in materia scolastica, gli insegnanti possono rassegnare le dimissioni anche nel corso dell’anno accademico, ma queste decorreranno solo dal 1° settembre dell’anno successivo. Fino a quel momento, il dipendente è tenuto a prestare il suo regolare servizio.

Dimissioni « classiche » e dimissioni per giusta causa

Le dimissioni comportano la fine del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla volontà del datore di lavoro di accettarle, per cui non serve l’accettazione da parte della pubblica amministrazione.

Anche se dipendono dalla volontà del dipendente pubblico, questo è tenuto a dare un preavviso. Nel periodo tra il preavviso e le effettive dimissioni, il lavoratore mantiene i suoi obblighi lavorativi. Ciò non impedisce, però, che il dipendente mostri la volontà di chiudere il rapporto di lavoro con effetto immediato. Può farlo, ma pagando al datore di lavoro un indennità di mancato preavviso. Quest’indennità varia da caso a caso: si calcola in base all’importo che sarebbe spettato al lavoratore se questo avesse continuato a lavorare fino alle sue effettive dimissioni.

Caso diverso sono le dimissioni per giusta causa, per cui non è necessario il preavviso. Con queste il richiedente dichiara l’impossibilità a proseguire il lavoro, anche temporaneamente, perché il rapporto lavorativo si è irrimediabilmente incrinato. Le ragioni, non personali, possono essere molteplici: mancata retribuzione, mobbing, peggioramento delle condizioni di lavoro, molestie sessuali, spostamento immotivato della sede di lavoro, comportamento ingiurioso dei superiori.

La procedura

Per rassegnare le dimissioni, il lavoratore deve riempire un modulo, che oggi si può trovare solo online, al fine di contrastare il fenomeno diffuso delle dimissioni in bianco. Le nuove regole del Jobs Act prevedono due opzioni:

  1. inviare il modulo tramite il sito del Ministero del Lavoro. In tal caso, è necessario munirsi del Pin INPS Dispositivo. Si accede così a un modulo online che permette di recuperare le informazioni sul proprio rapporto di lavoro. Si potrà quindi inserire i dati relativi alle dimissioni;
  2. rivolgersi a un soggetto abilitato (un’organizzazione sindacale, un consulente del lavoro, un patronato, l’Ispettorato del lavoro) col compito di compilare i dati e inviarli al Ministero del Lavoro.

Il lavoratore può revocare le dimissioni volontarie entro 7 giorni successivi alla richiesta. Scaduto questo termine, il diritto di ripensamento decade.

Gli effetti delle dimissioni

Hai deciso di dimetterti, ma sei a conoscenza degli effetti giuridici di tale azione? Di certo, avviene innanzitutto quello che ti aspetti: l’interruzione del rapporto di lavoro.

Attenzione però che questa interruzione è irrevocabile. Le dimissioni comportano la perdita della propria funzione in modo permanente. Sarà quindi meglio essere sicuri della propria decisione.

Le dimissioni sono un atto giuridicamente irrevocabile. Prima di procedere, conviene essere sicuri della propria scelta! Meglio essere sicuri della propria decisione!

Normalmente, le dimissioni hanno effetto dal momento in cui il datore di lavoro ne viene a conoscenza.

Ma cosa succede se una mattina, dopo mesi o anni dalle dimissioni, ti svegli e decidi che vuoi reinserirti nel pubblico impiego? Se le dimissioni sono permanenti significa che non potrai più essere riassorbito o riassorbita da una professione pubblica?

La riposta è no, ma la richiesta di riammissione può essere accettata solo nel rispetto di procedure precise.

  1. L’interessato deve presentare la domanda di riammissione alla Sovrintendenza Scolastica entro il 15 gennaio di ogni anno;
  2. L’ultima scuola in cui il docente ha lavorato deve esprimere un parere sull’interessato;
  3. Dopo che la sezione competente della Direzione Scolastica Regionale esprime un parere, la Sovrintendenza Scolastica valuta la compatibilità della domanda;
  4. Si verifica la disponibilità di cattedre disponibili;
  5. All’interessato viene comunicata la disponibilità di cattedre;
  6. Stipulazione del contratto e assunzione dell’interessato a partire dall’inizio dell’anno scolastico successivo (1° settembre).

Visto che la riammissione dipende dalla presenza di cattedre disponibili dopo le operazioni di trasferimento, è possibile che l’insegnante sia riammesso in una scuola diversa dall’ultima in cui ha lavorato.

Le dimissioni non danno diritto ad alcun sussidio di disoccupazione, a meno che non si tratti delle citate dimissioni per giusta causa.

Insomma, le dimissioni sono una decisione lecita per tanti insegnanti, ma è necessario essere ben informati sulle loro conseguenze. Essere riammessi sarà forse possibile, ma è sempre meglio avere ripensamenti prima di aver attivato la procedura. Sarà tutto meno complicato.

Nos précédents lecteurs ont apprécié cet article

Cet article vous a-t-il apporté les informations que vous cherchiez ?

Aucune information ? Sérieusement ?Ok, nous tacherons de faire mieux pour le prochainLa moyenne, ouf ! Pas mieux ?Merci. Posez vos questions dans les commentaires.Un plaisir de vous aider ! :) (moyenne de 5,00 sur 5 pour 1 votes)
Loading...
Alessandro
Appassionato di storytelling, mi piace raccontare scrivendo, disegnando e traducendo.

Commentez cet article

avatar
wpDiscuz