Disegno
Italiano Lingua Straniera
Francese
Disegno
Italiano Lingua Straniera
Inglese
Italiano Lingua Straniera
Flauto
Superprof la community
1.421.871
di prof e insegnanti privati
TOP 10 insegnanti
Italiano Lingua Straniera
Matematica
Storia dell'arte
Inglese
Matematica
Italiano scolastico
Matematica
Matematica
Disegno
Italiano Lingua Straniera
Francese
Disegno
Italiano Lingua Straniera
Inglese
Italiano Lingua Straniera
Flauto
Italiano Lingua Straniera
Matematica
Storia dell'arte
Inglese
Matematica
Italiano scolastico
Matematica
Matematica
Superprof la community di prof e insegnanti privati
TOP 10 insegnanti
Musica Lezioni private Lingue straniere Sostegno scolastico
Condividi

In che modo inquadrare l’attività di insegnante a domicilio?

Scritto da Catia, pubblicato il 31/05/2017 Blog > Lezioni private > Dare delle Lezioni Private > Bisogna Dichiarare al Fisco le Lezioni Private?

Avrai senz’altro dedicato un po’ del tuo tempo ad aiutare un allievo in difficoltà: i tuoi figli, i figli di amici, dei vicini…Forse l’hai fatto gratuitamente, oppure chiedendo un compenso più o meno simbolico.

Avrai trovato delle difficoltà nel capire come dichiarare al fisco i servizi resi.

Aiuto compiti o lezioni private, insegnante o tutor, sono molte le sfaccettature del mercato dei corsi personalizzati in Italia.

Il solo mercato delle ripetizioni si aggirerebbe intorno a 1 miliardo di euro e coinvolgerebbe 500 mila studenti.

I clienti sono i genitori che chiedono un sostegno per i figli iscritti alle scuole elementari, alle medie o al liceo, o anche adulti.

L’insegnamento può essere offerto da professionisti dell’istruzione (insegnanti abilitati, docenti di scuola, professori associati) o da studenti e neo-laureati, o anche da liceali, a seconda del livello di partenza dell’allievo in difficoltà.

Questa grande disparità nelle competenze e nelle qualifiche spiega anche la varietà nelle tariffe richieste. E’ un mercato aperto alla concorrenza e soggetto alla legge della domanda e dell’offerta.

Ma una volta intascato il compenso per un’ora di lezione, cosa deve fare l’insegnante?

Corinne

I nostri insegnanti sono talmente contenti

”Con Superprof, ho potuto trovare degli allievi seri, motivati e con molta voglia di imparare. Consiglio assolutamente Superprof!”

Corsi a domicilio: la tentazione del lavoro in nero

Il lavoro in nero è quasi la prassi per tutti quelli che offrono lezioni a domicilio, anche perché i rischi nel settore sono abbastanza limitati.

Il lavoro in nero riguarda soprattutto i servizi alle famiglie come i corsi e le lezioni a domicilio. Buona parte delle lezioni private non sono dichiarate al fisco!

Anche se sei minorenne, non è possibile ricevere una remunerazione per i tuoi servizi senza dichiararla, in un modo o in un altro, al fisco. So che non è proprio il tuo primo pensiero, soprattutto quando non ci sono guadagni costanti.

L’irregolarità spesso riguarda adulti e professionisti navigati che danno decine d’ore di lezione a settimana. Perché corrono il rischio di essere multati, facendo queste attività in nero?

Anche per gli studenti e le loro famiglie ci sono possibili ripercussioni. Dopotutto sono loro i clienti o « datori di lavoro » dell’insegnante. A volte si può pensare più al risparmio immediato ottenuto dal lavoro in nero, piuttosto che ai guadagni futuri come la pensione per gli insegnanti o lo sgravio fiscale per studenti e famiglie.

Il lavoro irregolare in Italia

In Italia il lavoro in nero raggiunge delle cifre preoccupanti. Innanzitutto si definisce lavoro nero la situazione in cui un lavoratore svolge le mansioni da dipendente senza che il datore di lavoro lo comunichi allo Stato (all’Inps, principalmente, per versare i contributi).

Quando è il lavoratore a non volere il contratto si parla di impiego senza contratto.

Secondo i dati della CGIA Mestre, 3 milioni di lavoratori italiani si trovano in questa situazione di irregolarità. In totale producono ricchezza per 100 miliardi di € l’anno, ovvero il 6.5% del Pil. Ma visto che questa cifra non è dichiarata, lo stato italiano perde più di 42 miliardi in tasse ogni anno.

Il fenomeno è presente in tutta Italia, ma nel Sud arriva a colpire il 40% dei lavoratori. Specialmente in tempi di crisi economica, molti accettano lavori irregolari per non rimanere veramente disoccupati. Ci sono casi, però, in cui è il lavoratore a chiedere di non avere il contratto, spesso per non perdere altre entrate (la disoccupazione, la pensione di reversibilità, una borsa di studio ecc.).

Se un insegnante non dichiara i proventi delle lezioni private rischia una multa salata. Lavorare in nero è un reato!

Qualunque sia il motivo, il lavoro irregolare è vietato dalla legge e per i trasgressori ci sono delle sanzioni:

  • Per il datore di lavoro, multe crescenti da 1500€ a 36.000€, a seconda del numero di impiegati irregolari (con un aumento del 20% nel caso di lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno o ragazzi al di sotto dell’età lavorativa, 16 anni). Il datore di lavoro può avere una multa ridotta se entro 120 giorni regolarizza le posizioni illegali.
  • Per il lavoratore è prevista una sanzione fino a 25.800€, nel caso in cui pur lavorando in nero, abbia percepito un’indennità di disoccupazione. Nel caso in cui abbia preso in nero più di 4.000 € c’è anche il rischio di finire in prigione da 6 mesi a 4 anni.

Questa situazione potrebbe riguardare un insegnante che lavora senza contratto per un ente di formazione. Ogni giorno si presenta nella sede, impartisce lezioni agli studenti secondo un orario deciso dall’ente di formazione, ma a fine mese viene pagato in contanti, senza busta paga.

Quando non si svolge lavoro come dipendenti, ma si è autonomi o liberi professionisti e non si emettono ricevuta o fattura, si sta parlando di evasione fiscale.

La pena in questi casi va dal 100% al 200% del valore non dichiarato al fisco.

Secondo lo studio condotto ogni anno da Eurispes l’economia sommersa, che include lavoro nero, criminalità organizzata e proventi non dichiarati al fisco, nel 2016 ha raggiunto 540 miliardi di euro, ovvero il 30% del Pil italiano.

In base ai sondaggi, a lavorare in nero sono:

  • babysitter (80% è senza contratto)
  • insegnanti di ripetizioni (78.7%)
  • collaboratori domestici (72.55)

Seguono altri lavoratori autonomi come giardinieri, elettricisti, idraulici ecc.

I vantaggi del lavoro regolare

Per rispondere alle difficoltà dei freelanceer lo stato ha creato un Jobs Act per i lavoratori autonomi e con partita IVA, prevedendo:

Per i professionisti con partita IVA:

  • più prestazioni sociali, soprattutto per i professionisti che hanno visto diminuire le loro entrate per motivi che non dipendono da loro o per via di una grave malattia
  • la possibilità di partecipare a bandi per offrire servizi alla pubblica amministrazione (finora potevano farlo solo le società e non gli autonomi con partita IVA).

Per i lavoratori autonomi con contratto di lavoro continuativi:

  • diritto alla disoccupazione (DIS-COLL) in caso di mancato rinnovo del contratto;
  • possibilità di essere sostituiti da un lavoratore autonomo di fiducia in caso di maternità

Per un insegnante che tiene corsi a domicilio come prima occupazione può essere una forma di tutela in più e un incentivo a dichiarare i proventi delle proprie lezioni.

Altri vantaggi nel mettere in regola le proprie lezioni

La legalità, oltre a farti dormire sonni tranquilli, senza il rischio di multe o denunce da parte della guardia di finanza, serve a darti più diritti in materia di protezione sociale.

Qualunque sia il modo che hai scelto per dichiarare i proventi legati alle lezioni private, sappi che questo ti porta dei vantaggi per la pensione.

Per quanto le prospettive di pensione siano meno radiose per gli autonomi, è sempre meglio che non avere nulla quando smetterai di lavorare.

Anche agli autonomi conviene dichiarare i proventi delle lezioni private e pagarsi le pensioni. Con un lavoro irregolare, guadagni oggi, ma perdi domani!

Se ci pensi bene il lavoro in nero non è soltanto un danno per il tuo futuro, ma anche per quello dell’intera collettività. Con cosa pensi che si paghino le pensioni di oggi?

E se il futuro sembra incerto, senza alcun contributo pensionistico lo è ancora di più.

Come regolarizzare il tuo lavoro di insegnante a domicilio

Negli ultimi anni l’Italia ha visto una serie di riforme che hanno cercato di rimettere a pari le dissestate finanze statali di oggi e per i prossimi decenni. Si è cominciato con la riforma delle pensioni nel 2011, per continuare con l’eterna riforma della scuola, e il discusso Jobs Act sul mondo del lavoro.

La necessità è quella di stare dietro a una realtà in continuo cambiamento dove il numero dei dipendenti con contratto a tempo indeterminato si riduce, mentre aumentano le forme di lavoro definite atipiche.

Oggi il mondo del lavoro per gli under 40 è dominato da autonomi e partite IVA e il mondo dei corsi a domicilio non fa eccezione.

Lavorare come autonomo non è solo un modo per crearsi un guadagno extra, ma è sempre più l’unico modo per trovarsi un’occupazione, ingegnandosi e mettendo a frutto le proprie competenze.

Gli insegnanti hanno tutti i vantaggi nel dichiarare le loro lezioni private sfruttando la semplificazione per autonomi e partite IVA Pensa la tuo futuro, prima di lavorare in nero!

L’insegnante a domicilio che vuole dare un gran numero di ore può lavorare per un ente di formazione. In questo caso l’insegnante è messo in contatto con i suoi studenti tramite un intermediario. Alcuni insegnanti sono inquadrati come lavoratori dipendenti, per altri ci sono i contratti di collaborazione come autonomi.

L’uberizzazione dell’economia rimette in discussione il ruolo di lavoratore salariato. Il lavoro autonomo è sempre più diffuso: essere il proprio capo, sembra la soluzione al precariato, ma anche la sfida di una generazione che ormai non ci crede più al posto fisso.

In questa logica, ci si allea con le nuove tecnologie per raggiungere facilmente un gran numero di clienti. Un insegnante può mettere annunci online su siti generalisti, tipo Kijiji, o specializzati, come Superprof.

L’insegnante, come lavoratore autonomo, entra in rapporto diretto con la fiscalità.

Può scegliere di lavorare in modo occasionale ed emettere una ricevuta a ogni studente. A fine anno (fiscale) dichiara tranquillamente i proventi delle lezioni nel modello 730, se ha un altro contratto come dipendente, o redditi (ex modello unico) se ha altre fonti di lavoro autonomo.

Se invece il lavoro avviene su base regolare, l’insegnante deve aprirsi la partita IVA, e se prevede di guadagnare meno di 30.000€ l’anno può godere del regime forfettario per cui le tasse sono il 5% dell’imponibile.

Il futuro dei voucher lavorativi, abrogati, poi reintrodotti, è ancora troppo incerto. Ma si può pensare che presto si avranno altre forme per inquadrare lavori occasionali con una riduzione delle tasse per il lavoratore, come l’insegnante a domicilio, e per le famiglie che godono del suo servizio.

L’idea è quella di rendere la vita semplice a chi lavora, nel rispetto della legalità.

Buon inizio come insegnante!

Condividi

I nostri lettori hanno apprezzato questo articolo
Hai trovato le informazioni che cercavi?

Nessuna informazione utile? Sei sicuro?Ok, cercheremo di fare meglio la prossima volta!La sufficienza, menomale! Niente di più?Grazie! Scrivici le tue domande nei commenti!É stato un piacere aiutarti! :-) (media di 5,00 su 5 per 3 voti)
Loading...

Lascia un commento su questo articolo

avatar
wpDiscuz