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E’ difficile per i docenti pubblici avere il trasferimento o il passaggio di ruolo?

Scritto da Catia, pubblicato il 16/05/2017 Blog > Lezioni private > Dare delle Lezioni Private > La Mobilità è il Più Grande Problema degli Insegnanti?

Cominciamo col dire che non basta una laurea in giurisprudenza per capire l’intricato mondo di regole e sotto-regole della mobilità per i docenti.

Quello che è chiaro è che, come per ogni amministrazione pubblica, gli ultimi arrivati devono andare ovunque serva la loro presenza. All’inizio della carriera non si può scegliere dove andare, ma con il passare del tempo (3 anni?) si può chiedere il trasferimento.

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Come funziona la mobilità per i docenti della scuola pubblica?

La mobilità è intesa sia nel senso di trasferimento da una provincia a un altra, sia nel senso di passaggio professionale. Un insegnante casertano a cui viene assegnata la cattedra a Brescia può chiedere il trasferimento vinco Caserta dopo 3 anni di insegnamento.

La mobilità dei docenti della scuola significa anche che a inizio carriera devono insegnare ovunque siano mandati! E’ difficile per un insegnante di Caserta insegnare nella lontana Brescia!

Poi c’è la mobilità di ruolo o cattedra. Un insegnante della scuola d’infanzia può passare alla scuola primaria a certe condizioni. Per il personale ausiliario si chiama passaggio di profilo, per esempio da mansioni tecniche a quelle amministrative.

Abbiamo provato a cercare di capire quali sono i criteri per poter fare richiesta di trasferimento ma c’è davvero una giungla di regole con graduatorie e liste di serie B e C, punteggi una tantum, precedenze, trasferimenti volontari e d’ufficio, atti dovuti o a scelta… Siamo onesti non ci abbiamo capito molto.

Quel che è chiaro è che ogni docente in base alla sua esperienza, al suo ruolo (supplente, di ruolo o di sostegno) deve seguire una trafila per insegnare in una provincia diversa o passare dalle scuole medie al liceo, per esempio.

Ogni anno ci sono delle date ben precise in base al grado delle scuole per poter fare la domanda. Per esempio per il 2017 la richiesta di mobilità per i docenti della scuola d’infanzia si è chiusa il 6 Maggio.

Mai come nel 2017 però, ci sono stati così tanti trasferimenti di insegnanti. Che cosa è successo? Non sarà forse questo il motivo per cui molti insegnanti vedono sempre più di buon occhio le lezioni private?

Gli effetti della mobilità: esodo e controesodo degli insegnanti del Sud

Nell’anno scolastico 2016/2017 1 docente su 3 ha cambiato cattedra. una vera tarantella degli insegnanti da Guinness dei primati per la scuola pubblica.

Stiamo parlando di oltre 200.000 persone che si sono spostate da una provincia all’altra e da un ordine all’altro. A fare le valigie sono stati soprattutto gli insegnanti del Sud Italia che hanno chiesto il trasferimento dal Nord al Sud in 130.000.

L’anno prima , nel 2016 c’era stato il movimento contrario: buona parte degli insegnanti erano stati spostati verso il Nord, provocando una serie di polemiche.

Il record dei trasferimenti degli insegnanti nel 2017 è un chiaro indice dei problemi della pubblica istruzione in Italia. Ogni anno migliaia di docenti della scuola pubblica fanno le valigie!

C’era chi aveva la casa di proprietà in Basilicata e che pur di non perdere la tanta agognata cattedra, con tanto di contratto a tempo indeterminato, si è trasferito al Nord per pagare un affitto e dilapidare lo stipendio da insegnante, che si sa non è certo come quello di un manager, in trasferte.

Il motivo di questo movimento dal Sud è principalmente numerico: nel corso degli anni il numero di studenti del Sud Italia continua a diminuire, mentre quello degli alunni del Nord è in continuo aumento.

E allora non ci sono molte speranze, se sei un neo insegnante del Centro-Sud, se vuoi uscire dal precariato e lavorare devi accettare qualunque posto ti venga assegnato.

Un sistema di mobilità che spinge a interrogarsi sulla propria carriera nella pubblica istruzione

Ogni anno è la stessa storia. Un insegnante che supera il concorso e finalmente viene chiamata dopo anni di supplenze e deve andare a più di 1.000 Km da casa! Il marito o la moglie lavorano nel settore privato e la mobilità se la scordano!

Vedersi solo il fine settimana, spendere buona parte del proprio stipendio nei trasporti… e se ci sono i figli poi, non vedersi è uno strazio! La gioia dell’insegnamento diventa un incubo che solo pochi stoici possono sopportare a lungo. La felicità per essere diventati finalmente di ruolo lascia il posto all’amarezza. Si capisce bene quindi, che l’insegnante allontanato da casa cominci a farsi delle domande sul senso della scuola pubblica…

E questo è ancora più vero se si pensa alle differenze di salario tra la scuola pubblica e i corsi privati.

Fortunatamente le cose non vanno male per tutti. Rimangono sempre altri 500 mila insegnanti che rimangono al loro posto e garantiscono la tanto agognata continuità.

Record di insegnanti trasferiti nel 2017 e chi ne paga le spese sono gli alunni che non hanno continuità. Con tutta questa mobilità a perderci sono gli studenti!

Con tutto questo parlare di trasferimenti di docenti è facile perdere di vista il punto centrale della scuola pubblica: gli studenti e la qualità dell’insegnamento.

E’ anche vero che con un insegnante soddisfatto e stabile è più facile dare continuità e quindi garantire la qualità delle lezioni in aula.

E come fare a rendere gli insegnanti più felici?

Quale insegnante non sogna di poter contribuire a preparare gli studenti del proprio paese- O quale non desidererebbe vivere nella regione di cui si è innamorato durante un viaggio per via del suo parco naturale, la montagna, i suoi monumenti?

Per poter raggiungere il suo obiettivo di poter insegnare lì dove batte il suo cuore, il docente deve mandare giù il rospo all’inizio. Ma un pensiero inquietante gli rimane: e se non riuscisse mai ad avvicinarsi a casa o insegnare dove vuole?

Ecco perché tanto malcontento, qualche caso di depressione, le aspettative e le dimissioni.

Oltre alla mobilità ci sono altre questioni che preoccupano i docenti:

  • le prospettive di promozione nella pubblica istruzione
  • la pensione per la scuola pubblica.

Bisogna avere davvero una bella resistenza per potersi dire: « ancora un po’ di sforzo e fra tre anni potrò lasciare questo posto infernale dove, tra le tante altre cose, cambio pneumatici alla macchina ogni settimana…« 

Diventare il capo di te stesso decidendo di dare lezioni private

L’esercizio del proprio ruolo di insegnante a scuola significa sottostare a una gerarchia.

Ovviamente il programma ministeriale non si tocca, ma anche dove c’è libertà di manovra, non si muova foglia che il capo d’istituto non voglia!

L’insegnante deve sottostare alle decisioni di suoi superiori. Non è libero di scegliere il posto dove esercitare la sua professione, né quando cambiarlo.

Di fronte a questo ineluttabile rapporto di dipendenza, nella mente degli insegnanti si fa sempre più strada una certa idea: forti delle loro conoscenze, della propria esperienza cominciano a pensare di voler cambiare vita e specializzarsi nelle lezioni a domicilio! Diventano allora dei lavoratori autonomi e danno lezioni di matematica, italiano, latino e greco, lingue o altri corsi privati.

Le lezioni sono organizzate per ore, l’insegnante può vivere dove vuole. L’unica cosa di cui preoccuparsi è trovare i potenziali clienti. Di fatto l’insegnante diventa padrone della propria vita professionale, e anche l’unico in grado di prendere decisioni in materia.

Il rovescio della medaglia di questa emancipazione è la perdita di un posto di lavoro fisso. E’ possibile rimediare a questa situazione mettendosi in aspettativa, per cui si continua a percepire lo stipendio, o prendersi un anno sabbatico. In questo caso non si ha lo stipendio, ma si mantiene il posto bloccato per un anno. Giusto il tempo di vedere se la nuova strada porta al successo! Informati sulla perdita di punteggio e anzianità in questo caso e vedi se ne vale veramente la pena.

Studenti più soddisfatti e insegnanti più liberi di esprimersi, ecco il segreto delle lezioni private. Prova a dare lezioni private, è tutta un’altra storia!

Oltre ai 200 mila insegnanti che hanno cambiato cattedra nell’anno scolastico 2016/2017, bisogna anche tenere in considerazione i 100 mila precari, senza posto fisso, che non necessariamente hanno insegnato nelle stesse scuole dell’anno precedente.

Anche per questi insegnanti la tentazione di essere finalmente padroni del proprio destino è grande. E allora quale può essere la soluzione?

Come per i docenti di ruolo, le supplenze saranno pure malpagate (40€ al giorno), ma sono comunque una fonte di esperienza, oltre che di entrata.

Per questo la cosa migliore sarebbe tentare la doppia via: continuare  a essere un docente della pubblica amministrazione per tirarne fuori tutti i vantaggi e allo stesso tempo dare delle lezioni private per arrotondare e ricaricare la propria motivazione.

Non dimentichiamo che oltre ad avere un costo orario più alto, le lezioni private danno la possibilità agli insegnanti di cimentarsi in un nuovo tipo di relazione allievo/insegnante.

Tanto per cominciare il rapporto è 1 a 1. Fosse anche solo per l’eliminazione del rumore acustico di un’aula di 25 persone, dare lezioni private è decisamente più rilassante.

Il programma poi, lo decidi tu in base alle esigenze del tuo studente. Addio libri di testo e basta, potrai usare una serie di strumenti interattivi per far fare al tuo studente gli esercizi di matematica, per esempio.

Visto che non ci sono voti, ma un obiettivo comune da raggiungere, tu e lo studente formerete una squadra che ha tutto l’interessa a lavorare insieme. Non ci sarà la tipica contrapposizione degli adolescenti nei confronti dell’insegnante, anzi. Gli alunni dei tuoi corsi privati ti vedranno molto più come una guida, un mentore da seguire per poter raggiungere il traguardo.

Non lasciare il tuo lavoro nella scuola pubblica, soprattutto dopo tutta la fatica e i sacrifici che hai fatto per entrarci. Lavora come insegnante privato per arrotondare e scoprire le gioie di un insegnamento a tu per tu.

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