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I requisiti e le procedure per accedere a un sussidio di disoccupazione da ex dipendente pubblico

Scritto da Alessandro, pubblicato il 11/01/2017 Blog > Lezioni private > Dare delle Lezioni Private > Come Ottenere un’Indennità Dopo le Dimissioni dall’Insegnamento?

Se stai pensando di dimetterti dall’insegnamento, è probabile che ti sarai posto o posta molte domande su quello che comporta uscire dal sistema scolastico e dall’impiego pubblico in generale.

Oltre alle domande sul tuo futuro professionale, potresti infatti chiederti se nel periodo tra le dimissioni e un nuovo impiego potrai beneficiare di qualche ammortizzazione economica.

In concreto, avresti modo di accedere a un’indennità di disoccupazione? Quali sono i requisiti per accedervi? Come si calcola il suo ammontare? E ancora, quali sono le procedure da seguire per ottenerla?

In questo articolo cercheremo di dare una risposta a queste domande.

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Perché dimettersi dall’insegnamento?

Dopo tanti anni di esercizio presso una scuola elementare, media, o superiore, hai infine preso una decisione: vuoi dimetterti dal mestiere di insegnante.

Le ragioni che possono portare alle dimissioni sono varie: dalla voglia di nuove sfide alla impossibilità di proseguire per problemi sul posto di lavoro. Per una ragione o per l’altra, è arrivato il momento di dimettersi.

Lasciare un lavoro da dipendente pubblico è una scelta non da poco, i vantaggi di questo tipo di impiego sono noti (lo stipendio a fine mese assicurato, i contributi pagati, gli orari di lavoro precisi, gli obiettivi ben definiti). Non c’è da stupirsi che molte persone non siano disposte a un tale salto “nel vuoto”, che potrebbe comportare lunghi periodi senza lavoro e l’accesso a un’altra professione che magari non offre uno stipendio adeguato alle tue esigenze.

Eppure, è innegabile che l’abbandono dell’insegnamento sia un trend sempre più diffuso in Europa, e l’Italia non fa eccezione.

Le ragioni di questo fenomeno sono varie:

  • lo stipendio relativamente basso e con scarse evoluzioni;
  • la mancanza di strumenti adeguati a disposizione degli insegnanti;
  • il mancato riconoscimento della funzione di insegnante da parte degli allievi, dei genitori e dello Stato;
  • il comportamento violento, verbalmente e fisicamente, di alcuni allievi;
  • la ripetitività del mestiere nel lungo termine;

Accade, così, che un giorno hai perso tutta la tua motivazione iniziale. Cresce in te il bisogno di una professione più dinamica, fosse anche dare corsi privati a domicilio. Così decidi di iniziare l’iter che porterà alle tue dimissioni.

Prima di lanciarti nei vari periodi di preavviso, fine del contratto di lavoro e riconversione professionale, concentriamoci sul tema “indennità”. Se infatti pianifichi la tua strategia di dimissioni dando per scontato che ti spetterà un ammortizzazione economica nel periodo in cui cercherai un nuovo impiego, sarà meglio sapere se ne avrai davvero diritto.

Infatti, vale la pena chiarire sin da ora che in Italia non ricevi alcuna indennità in caso di dimissioni volontarie (diversamente, ad esempio, da quanto avviene in  Francia), ma solo in caso di dimissioni involontarie o per giusta causa.

Chi ha diritto a un’indennità di disoccupazione?

Su questo punto è necessario essere ben consapevoli della regolamentazione nazionale.

Se hai deciso di dimetterti anche perché pensi di ricevere un'indennità di disoccupazione, sarà meglio accertarti che ti spetti. Prima di prendere una decisione, sai già se avrai diritto a un’indennità?

Innanzitutto, possono accedere alle attuali indennità di disoccupazione i lavoratori subordinati come gli apprendisti e i dipendenti a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni.

Come anticipato, per accedere all’indennità le dimissioni devono essere involontarie o avvenire per giusta causa.

Per dimissioni involontarie si intendono le dimissioni indipendenti dalla volontà del lavoratore, come nel caso di licenziamento o cessazione del rapporto di lavoro a termine.

Cosa si intende invece per dimissioni per giusta causa? Ebbene, sono quelle dimissioni che hanno luogo quando emergono delle circostanze che non consentono la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro. Nello specifico, quando:

  • risultano mancati pagamenti della retribuzione;
  • vengono subite molestie sessuali a lavoro;
  • le mansioni lavorative sono modificate in peggio;
  • si è vittima di mobbing, ossia di un crollo dell’equilibrio psico-fisico causato da comportamenti vessatori dei superiori gerarchici o dei colleghi;
  • le condizioni di lavoro sono variate notevolmente;
  • la sede di lavoro è stata spostata senza ragioni tecniche, organizzative e produttive previste dall’art. 2103 del Codice Civile.

La disciplina più recente (Jobs Act) stabilisce i requisiti con cui è possibile accedere alla NASpI, ovvero l’indennità di disoccupazione attualmente in vigore. Oltre al requisito delle dimissioni involontarie o per giusta causa, il lavoratore diventato disoccupato può infatti beneficiare dell’indennità se:

  • ha risolto consensualmente il contratto di lavoro;
  • è ufficialmente in stato di disoccupazione;
  • ha almeno 13 settimane di contribuzione nel quadriennio precedente l’inizio della disoccupazione;
  • ha svolto almeno 30 giornate di lavoro effettivo o equivalenti nei 12 mesi precedenti l’inizio della disoccupazione.

Hai diritto a un’indennità anche nel caso in cui il tuo datore di lavoro (nel caso dell’insegnante, la Pubblica Amministrazione) non ti abbia versato i contributi, a condizione che solo quest’ultimo sia responsabile di questa irregolarità.

L’indennità è applicabile anche in caso di dimissioni in periodo di maternità, ossia da 300 giorni prima della data presunta di nascita fino al compimento di 1 anno del bambino.

I casi di esclusione

Innanzitutto, non hanno diritto all’indennità di disoccupazione tutti coloro che hanno rassegnato dimissioni volontarie.

I requisiti per avere diritto all'indennità di disoccupazione sono molto specifici. Non si applicano, ad esempio, al caso di dimissioni volontarie. Attenzione ai requisiti necessari per accedere all’indennità!

Inoltre, per il calcolo della NASpI, non si tiene conto dei giorni di malattia, degli infortuni, della cassa integrazione, dell’aspettativa sindacale, del lavoro all’estero in paesi non convenzionati con l’Italia in materia previdenziale.

Infine, sono esclusi dal diritto i tirocinanti e i dipendenti a tempo indeterminato delle Pubbliche Amministrazioni.

Procedura di accesso all’indennità e tempistiche

Ora che conosci i criteri per ottenere l’indennità di disoccupazione, dovresti aver capito se ne hai diritto o meno.

Se la risposta è sì, è senz’altro una buona notizia.

Ma come procedere per ottenerla?

L’indennità di disoccupazione NASpI è una prestazione a domanda. Bisogna dunque seguire una determinata procedura per poterne beneficiare.

In quanto lavoratore disoccupato, devi presentare la domanda per il riconoscimento dell’indennità all’INPS, esclusivamente in via telematica, seguendo uno di questi canali: web (inserendo il proprio PIN nel portale dell’istituto), Contact Center integrato INPS-INAIL (numero 803164 gratuito da rete fissa, numero 06164164 da rete mobile), Enti di Patronato.

Devi presentare la domanda con tempi diversi a seconda del tuo caso (vedi pagina dedicata sul sito dell’INPS). Normalmente, entro 68 giorni dalla cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro. Ma in caso di maternità, infortunio professionale e altri fattori specifici la durata di questo periodo può variare.

Anche il periodo di decorrenza varia da caso a caso. Ad esempio, se presenti la domanda entro gli 8 giorni successivi alla data di cessazione del tuo rapporto di lavoro, l’indennità inizierà dall’ottavo giorno; se invece la presenti dopo 8 giorni, l’indennità inizierà dal giorno successivo a quello di presentazione della domanda.

Tieni sempre d’occhio il sito dell’INPS per avere informazioni e aggiornamenti sulla disciplina delle indennità.

A questo punto ti chiederai: ma quanto dura l’indennità?

Potrai beneficiare della NASpI mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni. Se non sei una saetta nei calcoli a mente, ti conviene sederti per un conteggio preciso con la calcolatrice alla mano. Nel conteggio, devi considerare:

  • quanti mesi hai lavorato;
  • a quanto ammontava il tuo stipendio lordo mensile;
  • le settimane effettive di lavoro.

A quanto ammonta la tua indennità?

Per quanto riguarda l’ammontare dell’indennità di disoccupazione, la normativa è in fase di cambiamento. Fino al 2016, per il primo anno di disoccupazione l’assegno corrispondeva in pieno allo stipendio che si percepiva da lavoratori, per poi abbassarsi nell’anno successivo.

Per il calcolo dell'indennità NASpI, devi tenere conto delle settimane lavorative degli ultimi 4 anni! Per calcoli complicati, meglio munirsi di calcolatrice!

Per il 2017, la NASpI prevede un assegno non superiore al 75% dello stipendio se questo non supera i 1.195 euro; per le cifre superiori varrà solo per il 25% e non potrà superare i 1.300 lordi al mese con una riduzione del 3% a partire dal 4° mese di erogazione.

Una volta terminato il sussidio NASpI, il disoccupato può richiedere fino a 6 mesi l’Aspi, il sussidio economico precedente alla NASpI e che è rimasto in vita per la gestione di tutte le condizioni di indennità attive al 30 aprile 2015. L’ammontare corrisponderà al 75% della NASpI.

Se vuoi diventare un lavoratore autonomo

Se hai deciso di mettere in moto il procedimento di dimissioni perché hai in mente un tuo progetto imprenditoriale o hai intenzione di associarti in cooperativa, puoi richiedere l’indennità di disoccupazione anticipata in un’unica soluzione. Così, potrai sfruttare la liquidazione per finanziare la tua nuova attività.

La NASpI prevede questa possibilità come incentivo all’autoimprenditorialità.

Per usufruire dell’anticipazione, devi presentare la domanda apposita entro i termini di fruizione della prestazione mensile e comunque non oltre i 30 giorni dall’inizio dell’attività autonoma o dalla sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa.

Se hai già iniziato l’attività durante l’insegnamento, devi trasmettere la domanda di anticipazione non oltre 30 giorni dalla data di presentazione della domanda di indennità.

Insomma, dimettersi dal pubblico impiego si può fare e talvolta ha anche senso, ma è necessario essere consapevoli delle conseguenze giuridiche di questa decisione in relazione al proprio caso.

L’impulso alle dimissioni volontarie, che non danno diritto ad alcun indennità, deve venire da un desiderio di cambiare vita e dalla volontà di crescere professionalmente con nuove sfide.

In caso di dimissioni involontarie o per giusta causa, invece, lo Stato ti viene incontro anche economicamente perché ti ritrovi in una situazione indipendente dalla tua volontà.

Considerando comunque la complessità e la dinamicità della normativa, rimane opportuno monitorare sempre gli aggiornamenti in materia.

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