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La guida per chi ha deciso di dimettersi dal mestiere di insegnante scolastico

Par Alessandro le 12/01/2017 Blog > Lezioni private > Dare delle Lezioni Private > Tutto Quello che Devi Sapere sulle Dimissioni dall’Insegnamento
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Abbandonare l’impiego pubblico può avvenire in vari modi, più o meno desiderati. Dal caso del licenziamento (probabilmente il caso meno desiderato!), passando per le dimissioni per giusta causa, fino alle dimissioni volontarie per intraprendere un nuovo progetto professionale.

Concentriamoci qui sul caso delle dimissioni. Quali sono le ragioni che spingono un insegnante a dimettersi dal sistema scolastico? Quali sono le tappe da seguire? E quali tempistiche bisogna rispettare?

In questo articolo cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Le ragioni che spingono un insegnante a dimettersi dall’insegnamento

Non sono disponibili dati precisi, ma in Italia si stimano a migliaia gli insegnanti che rassegnano le dimissioni ogni anno. Sono cifre considerevoli di un fenomeno che non si può certo ignorare.

Non stupisce che online siano frequenti ricerche del tipo « come dimettersi da insegnamento », « come fare dimissioni telematiche », e simili.

Quali sono le ragioni che spingono alle dimissioni?

Il mestiere dell’insegnante, che sia esercitato nell’ambito di una scuola elementare, media o superiore, è prima di tutto una passione. O meglio sarebbe bene che lo fosse. Anche se oggi molti insegnanti mettono in discussione il modo dire, per varie ragioni anche legittime, una volta si diceva « insegnanti si nasce ». Forse era proprio il desiderio viscerale di trasmettere conoscenze alle nuove generazioni ad alimentare la percezione dell’insegnamento come attitudine naturale.

Molti insegnanti lamentano stipendi troppo bassi rispetto alla pubblica utilità della loro funzione. Se il tuo obiettivo è fare soldi, non scegli l’insegnamento!

Per sfortuna, talvolta in questo mestiere il tempo mortifica questo « fuoco » della pedagogia, spegnendolo a poco a poco. Le ragioni dell’abbandono sono molteplici, ma tra le più frequenti ricordiamo:

  • un alto livello di stress da lavoro;
  • uno stipendio basso e che evolve poco rispetto a quello percepito nel settore privato;
  • una mancanza di riconoscimento, da parte dello Stato, degli allievi e dei genitori, del ruolo svolto;
  • il desiderio di creare una propri impresa e di affrontare nuove sfide;
  • degli allievi talvolta violenti sul piano fisico e verbale.

Come funziona la richiesta di dimissioni dall’insegnamento?

Per una o più delle ragioni che abbiamo appena elencato, hai fatto la tua scelta di cambiare vita: lascerai la scuola per intraprendere nuove avventure.

Ma cosa significa rassegnare le dimissioni? Stando alla definizione che puoi trovare su Wikilabour,

« Le dimissioni sono l’atto con cui un lavoratore dipendente recede unilateralmente dal contratto che lo vincola al datore di lavoro. Secondo la legge, le dimissioni si configurano come una facoltà del lavoratore. Questa facoltà può essere esercitata senza alcun limite, con il solo rispetto dell’obbligo di dare il preavviso previsto dai contratti collettivi. In caso di grave inadempimento da parte del datore di lavoro, tale da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro, l’obbligo di preavviso viene meno e il lavoratore ha diritto di recedere immediatamente (c.d. dimissioni per giusta causa). »

Dunque, qui non si parla di abbandono del posto di lavoro o di licenziamento, ma della rottura volontaria di un contratto e, ad eccezione del caso di dimissioni per giusta causa, di un periodo di preavviso.

Passiamo allora al procedimento necessario per rassegnare le dimissioni. Col Jobs Act del 2016 è sorta un po’ di confusione in merito alla procedura di dimissioni per i dipendenti pubblici, ma nel corso dei mesi il Ministero del Lavoro e Delle Politiche Sociali ha chiarito: diversamente dalle dimissioni nel settore privato, ai lavoratori della Pubblica Amministrazione non si applica la nuova procedura di dimissioni online.

Questo perché, a detta del Ministero in questione, la procedura online serve ad arginare il fenomeno delle dimissioni in bianco, purtroppo frequenti nel settore privato, ma quasi assenti nel settore pubblico.

Cosa vuol dire dimettersi? Quali sono le differenze tra dimissioni classiche e dimissioni per giusta causa? « Mi vedete ragazzi? Bene, tra poco non mi vedrete più! »

Allora cosa deve fare un dipendente pubblico, come un insegnante, a lasciare il proprio mestiere?

La procedura per rassegnare le dimissioni dall’insegnamento

Ma prima di lanciarti nell’iter delle dimissioni, devi conoscere le procedure da seguire. Come abbiamo detto, uno degli errori che potresti commettere è di pensare che la pratica avvenga online, come nel caso dei lavoratori nel settore privato. Cosa devi fare da dipendente pubblico, quindi?

Innanzitutto, puoi iniziare la procedura di dimissioni in qualsiasi momento dell’anno accademico, ma queste inizieranno a decorrere solo dal 1° settembre dell’anno successivo. Fino a quel momento, il rapporto di lavoro rimane attivo in tutte le sue mansioni e quindi devi prestare regolare servizio.

La prima tappa delle dimissioni è il preavviso: questo punto è fondamentale e non va sottovalutato, visti i costi che comporta una sua mancata applicazione. Se vuoi recedere dal tuo rapporto di lavoro, devi infatti rispettare i termini di preavviso per inoltrare la tua richiesta. Normalmente, i tempi per inoltrarlo sono i seguenti:

  • 30 giorni per l’anzianità di servizio pari o inferiore a 5 anni;
  • 45 giorni per l’anzianità di servizio compresa tra i 5 e i 10 anni;
  • 60 giorni per l’anzianità di servizio superiore a 10 anni.

Se non rispetti questi termini, devi pagare alla Pubblica Amministrazione una spiacevole indennità per mancato preavviso. L’importo dell’indennità corrisponde allo stipendio che ti sarebbe spettato per il periodo di preavviso non lavorato. Sarebbe opportuno presentare la domanda di dimissioni il giorno 1 o il giorno 16 del mese per poter stabilire la tempistica corretta in termini di preavviso.

Ricordati che nel preavviso non saranno conteggiati i tuoi giorni di assenza per malattia, infortunio, ferie e maternità.

Come si inoltra la richiesta di dimissioni? In forma scritta tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, o consegnandola direttamente all’ufficio preposto della sede dell’amministrazione di appartenenza.

Le tue dimissioni volontarie si perfezionano con la loro accettazione da parte dell’amministrazione. Attenzione, però, che a questo punto i giochi sono fatti. Non puoi più revocare le tue dimissioni dopo questa fase, anche se non hai ancora avuto una comunicazione formale dell’accettazione.

Non vengono conteggiati tra i giorni di preavviso delle dimissioni, le assenze del lavoratore per malattia, infortunio, ferie, maternità. In questi casi, il periodo di preavviso di dimissioni riparte dal giorno in cui il dipendente rientra al lavoro, cessando la causa di assenza.

Nel dare le dimissioni conviene tenere conto del periodo di preavviso per evitare di ritrovarsi a pagare delle indennità alla Pubblica Amministrazione! Studia bene le conseguenze delle tue eventuali dimissioni!

Questo procedimento non vale per le cosiddette dimissioni per giusta causa. Per queste infatti non devi dare alcun preavviso, perché sono motivate dall’impossibilità, anche temporanea, di proseguire il tuo lavoro in quanto il rapporto lavorativo si è irrimediabilmente incrinato. Di quali casi stiamo parlando? Pensa all’eventualità di mancata retribuzione, mobbing, peggioramento delle condizioni di lavoro, molestie sessuali, spostamento immotivato della sede di lavoro, comportamento ingiurioso dei superiori.

Cosa succede in caso di ripensamento?

Può succedere che un ex insegnante si penta delle sue dimissioni dopo mesi o anni. Ti chiedi allora se è possibile reinserirsi nella professione pubblica. La risposta è: si può fare. Tuttavia, per la richiesta di riammissione devi rispettare delle procedure.

Prima di tutto, devi presentare la domanda di riammissione all’Ufficio Scolastico Regionale di competenza entro il 15 gennaio di ogni anno. Poi, l’ultima scuola in cui hai prestato servizio dovrà esprimere un parere su di te. A quel punto l’Ufficio Scolastico valuterà la compatibilità della tua domanda e verificherà che siano disponibili delle cattedre. Dopo che ti sarà stata comunicata l’eventuale disponibilità, potrai essere assunto a partire dall’inizio dell’anno scolastico successivo.

Siccome la riammissione dipende dalla disponibilità o meno di cattedre, devi essere disposto o disposta a ricominciare in una scuola diversa dall’ultima in cui hai lavorato.

Puoi ricevere un’indennità dopo le dimissioni?

In Italia, le dimissioni volontarie non danno diritto all’indennità di disoccupazione NASpI prevista dalla normativa attuale. Puoi invece accedere a questo tipo di sussidio se le dimissioni sono involontarie o per giusta causa. Questo perché, secondo il legislatore, la stato di disoccupazione in cui ti ritroveresti è indipendente dalla tua volontà.

Inoltre, nella Pubblica Amministrazione hai diritto alla NASpi solo se hai un contratto a tempo determinato.

Trattandosi di una prestazione a domanda, per ottenere l’indennità devi seguire una procedura precisa.

Devi presentare la domanda all’INPS per via telematica, inserendo il tuo PIN nel portale dell’istituto, oppure puoi rivolgerti al Contact Center integrato INPS-INAIL (numero 803164 gratuito da rete fissa, numero 06164164 da rete mobile) o agli Enti di Patronato.

A seconda del tuo caso, devi presentare la domanda con tempi diversi. Sul sito dell’INPS trovi tutte le informazioni per ogni caso. Di solito, se non sussistono maternità, infortuni professionali e altri casi specifici, il termine è 68 giorni dalla cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro.

Anche il periodo di decorrenza può variare. Se presenti la domanda entro gli 8 giorni successivi alla data di cessazione del tuo rapporto di lavoro, l’indennità inizierà a decorrere dall’ottavo giorno; se invece la presenti dopo 8 giorni, l’indennità inizierà a decorrere dal giorno successivo a quello di presentazione della domanda.

L'indennità è prevista solo in caso di dimissioni involontarie. Se è il tuo caso, fatti due conti su quanto ti spetta! Vuoi sapere quanta indennità ti spetta? Preparati a far di conto!

Per quanto riguarda la durata, puoi beneficiare dell’indennità a cadenza mensile per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni. Per farti un’idea, ti conviene prendere la calcolatrice e la cartella con tutti i tuoi documenti di lavoro necessari a ricostruire la tua vita professionale. Nel calcolo, devi tenere conto di quanti mesi hai lavorato, quanto era il tuo stipendio lordo mensile, le settimane effettive di lavoro.

Le dimissioni sono una scelta importante, spesso lecita, ma è doveroso prenderla consapevolmente. Non è per forza una strada senza ritorno, ma conviene pianificare il più possibile la propria vita dopo le dimissioni.

Potresti progettare, ad esempio, di dedicarti alle lezioni private!

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Alessandro
Appassionato di storytelling, mi piace raccontare scrivendo, disegnando e traducendo.

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