Il mese di settembre è da sempre legato a un nuovo inizio: le vacanze che giungono al termine e la routine lavorativa e scolastica che riprende possono essere vista in maniera positiva, ma possono anche rivalersi una grande fonte di stress. Quando si parla di scuola, l'inizio di ogni anno scolastico porta con sé grandi preoccupazioni: compagni/e che cambiano, professori/esse nuovi/e, debiti da recuperare, esami che si avvicinano, ecc...

Quest'anno però le preoccupazioni legate al ritorno tra i banchi sono molte più del solito: la pandemia di coronavirus ha causato la chiusura delle scuole per diversi mesi, e la riapertura è fonte di stress per alunni, insegnanti, personale ATA, dirigenti scolastici e tutte le altre figure professionali legate all'ambiente scolastico.

In fondo, la scuola è uno spazio sociale, in cui i giovani hanno voglia di essere in contatto gli uni con gli altri, e il rischio di contaminazione, con un conseguente aumento dei casi di positività al covid19, è davvero alto. Proprio per questo, verranno addottate moltissime misure per assicurare il corretto svolgimento delle lezioni senza mettere a repentaglio la salute pubblica. Vediamo assieme quali sono le maggiori preoccupazioni di genitori, studenti e insegnanti per quanto riguarda la ripresa delle lezioni, e quali sono le soluzioni fino ad ora proposte dal governo.

Riapertura scuole: test, positività e competenze

Una seconda ondata di contagi da Covid-19 metterebbe a dura prova la nostra società.
Se la scuola deve garantire la sicurezza degli alunni, è importante anche che le famiglie contribuiscano tenendo sotto controllo la salute dei propri figli.

Secondo le linee guida indicate dal governo, gli/le insegnanti dovrebbero avere accesso al test sierologico prima dell'inizio delle lezioni, al fine di individuare eventuali focolai di casi e impedirne l'espansione. Il governo, tramite il commissario per l'emergenza Covid Domenico Arcuri, ha fatto sapere di aver acquistato a questo scopo ben due milioni di test . Purtroppo, alcuni professori stanno segnalando difficoltà ad accedere ai test, mentre altri rifiutano di farli.

Per quanto riguarda gli studenti, verranno effettuati test a campione su base volontaria e gratuita. I test non verranno effettuati a scuola, ma nelle strutture sanitarie di competenza. All'ingresso degli istituti scolastici dovrebbe essere d'obbligo il controllo della temperatura. Se questa dovesse superare i 37,5 gradi, l'alunno/a o l'insegnante non sarà ammesso/a. Ovviamente anche i genitori sono invitati a tenere costantemente controllata la temperatura corporea dei figli, e ad avvisare le autorità sanitarie se dovessero riscontrare febbre.

Ma cosa accadrà nel caso in cui un/un'insegnante o uno/a studente/essa risulti positivo/a? Chiuderà tutta la scuola, o solo la/le classe/i del soggetto in questione? Purtroppo, su questo punto c'è ancora poca chiarezza: il governo a stabilito che le decisioni a riguardo dovranno essere prese dai dirigenti scolastici in base a una valutazione del singolo caso, mentre questi ultimi chiedono che siano le Asl a valutare e prendere le decisioni in merito, sostenendo di non avere competenze sanitarie.

Sarà un anno particolare per la scuola, ma questo non significa che debba essere un anno da dimenticare.
È essenziale che tutti diano il proprio contributo affinché si possa presto tornare a ridere, scherzare e giocare assieme.

Nelle ultime settimane, diversi incontri di trattativa tra la ministra Azzolina e i sindacati hanno portato all'accordo su molti aspetti, mentre molte altre questioni rimangono problematiche e mostrano un profondo disaccordo tra il governo e il mondo della scuola.

Questo tipo di problematiche non riguardano solo l'Italia, ma tutti i paesi della zona euro e del mondo. Bisognerà seguire attentamente gli incontri tra parte dell'ambiente scolastico e il ministero dell'istruzione nell'ultima settimana di agosto e le prime di settembre per avere notizie definitive sul rientro in classe.

Scopri tutto quello che c'è da sapere sul ritorno a scuola 2020.

Riapertura scuole: sarà possibile assicurare la distanza di sicurezza?

Come ormai sappiamo, la migliore soluzione per fermare i contagi da coronavirus è rispettare le misure di sicurezza, in particolare indossando la mascherina e mantenendo la distanza di sicurezza di almeno un metro dalle altre persone. Ma come sarà possibile farlo all'interno di classi spesso sovrappopolate?

Una prima risposta l'ha data la ministra dell'istruzione Azzolina, affermando che potranno essere recuperati più di 3.000 edifici scolastici in disuso, al fine di suddividere ulteriormente le classi ed evitare una distanza insufficiente tra gli alunni. La distribuzione di questi spazi sul territorio italiano non è però equa: più della metà (1.798) di trovano nel sud Italia, mentre le regioni del nord ne contano soltanto 739. Inoltre, non si sa esattamente con quali criteri questi spazi saranno attribuiti ai diversi istituti, anche se una mappatura degli spazi è stata fatta in tutto il territorio italiano negli ultimi mesi.

La scuola ha il dovere di tenere a mente le esigenze di tutti/e gli/le alunni/e.
Il coronavirus potrebbe offrirci l'occasione per migliorare l'accessibilità nelle scuole e nei palazzi pubblici.

Ma il mese di agosto ha visto sorgere anche un'altra problematica rispetto all'obbligo di distanza inter personale imposta dal coronavirus: quella dei banchi di scuola. I banchi utilizzati negli anni passati non sono infatti idonei per far fronte all'emergenza attuale, motivo per qui il governo ha indetto un concorso vinto da 11 imprese, che dovranno produrre 2,5 migliori di banchi monoposto con rotelle.

Il problema? Molte associazioni hanno segnalato quanto questi banchi siano inadatti per bambini con deficit di attenzione e iperattività, per bambini autistici e addirittura per bambini sovrappeso. Inoltre, nessuna attenzione è stata dedicata ai bambini con disabilità motorie. E se questo non bastasse, non sono antisismici: in caso di terremoto, gli studenti non potranno rifugiarsi sotto al banco. Insomma, le associazioni denunciano una spesa di migliaia di euro che risolve solo in parte i problemi legati all'ambiente scolastico.

Certo, la situazione è complessa e difficile da gestire, poiché molti sono i fattori da mettere in conto, ma c'è da augurarsi che tutto quello che riguarda le disabilità o le misure di sicurezza oltre al covid saranno aspetti presi in considerazione dal ministero nelle settimane a venire.

Sapevi che il 54% degli studenti non ha apprezzato la didattica online? Scopri perché!

Rientro a scuola: come funzionerà il trasporto scolastico?

Ricorda di indossare sempre la mascherina sui mezzi pubblici.
La questione del trasporto scolastico sta sollevando diverse polemiche tra governo e regioni.

Non tutti gli studenti godono di un mezzo proprio o di un passaggio con mezzo privato: in molti devono prendere mezzi pubblici per recarsi a scuola, soprattutto quelli che abitano in paesi di periferia. Ma cosa cambierà con le misure anti-covid?

Innanzitutto, va detto che i mezzi per il trasporto scolastico sono esonerati dal distanziamento imposto ai mezzi pubblici: tutti i posti potranno essere utilizzati, a patto che si tratti di tragitti inferiori ai 15 minuti e che tutti i passeggeri portino la mascherina.

Ovviamente, i genitori (o i tutori) dovranno assicurarsi dello stato di buona salute dei propri figli, dal momento che è fatto assoluto divieto di salire sui mezzi a ragazzi che abbiano la febbre, difficoltà respiratoria o che comunque siano entrati in contatto con persone positive al Covid-19 nelle due settimane precedenti.

I mezzi dovranno ovviamente essere igienizzati di spesso, e si deve rispettare la distanza interpersonale di un metro alla fermata, e  salire in modo ordinato, in modo da evitare assembramenti. Tutto questo rischia di causare ritardi nel trasporto? Lo scopriremo nelle settimane a venire!

Una cosa è però certa: dalla didattica online alle misure anti-covid per il ritorno in classe, il 2020 sarà di certo ricordato come uno tra gli anni più singolari per quanto riguarda l'apprendimento.

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Nicolò

Scrittore e traduttore laureato in letterature comparate. Vivo a Parigi, dove coltivo la mia passione per i libri, il cinema e la buona cucina.