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Una proposta: lezioni di Italiano per chi scrive sul web!

Di Igor, pubblicato il 30/06/2018 Blog > Sostegno Scolastico > Italiano > Un Insegnante di Italiano per Aiutare chi Pubblica Online!

L’ortografia e la grammatica, queste sconosciute.

Eppure non dovrebbe essere proprio così. Siamo italiani, nati in Italia e cresciuti in Italia. La nostra lingua è l’Italiano.

Perché allora tutti questi errori, queste imprecisioni, questi dubbi?

La televisione e il corso Italiano

Sin da piccoli attorno a noi, tutti parlavano solo Italiano (va beh, qualche nonno e qualche nonna magari se ne uscivano con delle espressioni in dialetto stretto, ma era questione più che altro di folklore). Sin da piccoli ci sedevano davanti alla TV, che, soprattutto fino a dieci – quindici anni fa, parlava solo Italiano.

Nel caso di Internet non si può dire la stessa cosa. A scrivere e parlare online ci si mette chiunque. La TV ha portato l’Italiano nelle case degli italiani. E il Web?

Poi è venuto l’asilo o “scuola dell’infanzia”, come si chiama oggi) e, a seguire, la scuola elementare (la “scuola primaria”, sempre secondo la nomenclatura post moderna dettata dal Ministero competente) e la scuola media (“secondaria inferiore”) e così via.

Ma com’è possibile, allora, che, dopo tutti questi anni di TV, fumetti e libri, chiacchiere tra amici e con parenti, ma soprattutto lezioni a scuola, studio indefesso a casa, ripetizioni a memoria di coniugazioni e regole grammaticali, attenzioni prestate alle eccezioni della nostra lingua, com’è possibile – si diceva – che a 20 anni, 30, 40 e chi più ne ha, più ne metta, ancora per molte persone, restino tanti meandri oscuri nell’utilizzo dell’Italiano?

Sistema scolastico, insegnanti o studenti? Tutti a ripetizioni Italiano

Che sia tutta colpa del sistema scolastico, non all’altezza della situazione? Che la responsabilità invece sia da ricercare negli insegnanti, poco e male preparati, ma soprattutto pigri, attenti più che altro a compiere il proprio dovere nel modo più asettico possibile, senza trasmettere un minimo di passione agli studenti? Oppure la colpa sarà da ricercare proprio tra quei bambini, ragazzi, pre-adolescenti, adolescenti e post adolescenti, svogliati, interessati a tutto fuorché alla scuola e alle nozioni che questa vorrebbe loro inculcare?

Probabilmente, come spesso accade, non si può fare di tutta l’erba un fascio.

Se il sistema scolastico, nonostante i tentativi, per quanto goffi e infruttuosi, di realizzare la Buona Scuola, zoppica, vi sono delle realtà più felici, dove le cose vanno meglio, studenti, insegnanti e presidi varcano la soglia con il sorriso stampato sulle labbra; e un sorriso reale, non fittizio.

Vi sono degli insegnanti illuminati, che riescono a lasciare a bocca aperta dei ragazzini, increduli di fronte a cotanta manifestazione di sapere e a cotanto interesse dimostrato nei loro confronti; insegnanti che riescono a farsi ascoltare dall’uditorio e soprattutto riescono a passare dei messaggi.

E vi sono, infine, dei ragazzi che non pensano solo al momento in cui torneranno a casa o che riflettono a quale ulteriore dispetto far patire alla vittima predestinata, bersaglio di tutta la classe.

La lingua e il web: un corso di Italiano per tutti

Se però, in molti, adulti compresi, si registra una misconoscenza di alcune regole fondamentali della lingua italiana, questo lo si deve anche a fattori che prescindono da quegli anni della vita che si sono trascorsi tra i banchi di scuola. Certo, se all’insegnante di Italiano si fosse dato più ascolto, magari oggi la situazione sarebbe diversa.

Ciononostante, vi è un fenomeno di massa che ha una buona parte di responsabilità in tutto ciò: stiamo parlando del web e soprattutto di chi scrive sul web.

Possiamo, in maniera molto generale, suddividere in tre macro categorie gli scrittori della rete.

Corsi di Italiano obbligatori prima di scrivere sui social?

La prima è quella del fruitore libero del web: ognuno, di qualunque categoria professionale, con qualsiasi titolo di studio, di qualsiasi età, può disporre di un profilo social (Facebook, Twitter, Instagram o altro), su cui pubblica in genere foto e brevi commenti ad altre foto, ad altri post o ad eventi di qualsiasi natura (dal nuovo Governo, alla festa della birra della sera prima). Non c’è un vero e proprio controllo su quanto scritto (e su come è scritto) sui social e sui blog, ad eccezione di frasi o foto che offendano il pudore, la libertà di espressione ed altre libertà fondamentali.

Ci sentiamo qui di scomodare qualcuno di immensamente più grande di noi, quando, commentando l’avvento e la pervasività del web nella società contemporanea, disse all’incirca che “Internet ha dato la possibilità di parola a legioni di imbecilli”; prima la gente andava al bar a dire qualsiasi cosa, ora lo fa davanti al pc. Quando Umberto Eco ha detto questo ha scatenato un putiferio; è stato forse frainteso e gli si è dato del classista, dell’incompetente, del disfattista, per non citare che i commenti migliori.

Questa frase ha suscitato un putiferio, ma si tratta di una grande verità. Tutto sta nel trarne le giuste conseguenze, ora. Il web e i social hanno dato il diritto di parola a legioni di imbecilli!

Non è questo il luogo per approfondire la questione, ovviamente. Vorremmo però trarre spunto per il nostro discorso dall’esternazione di Eco.

Al bar, effettivamente, si sentivano e si sentono frasi di tutti i tipi, non solo nei contenuti, ma anche nella forma. E sul web è all’incirca lo stesso.

Chi perché sbaglierebbe comunque, chi perché ha fretta di digitare centinaia, migliaia di tasti al minuto, per riuscire a rispondere il prima possibile e il più possibile, entrambi commettono degli errori. Che non vengono corretti.

Questa assenza di correzione è alla base, almeno in parte, di un’ignoranza generalizzata su almeno due aspetti: l’ortografia e la punteggiatura.

Un insegnante Italiano per i giornalisti

Un’altra categoria potrebbe essere quella dei “professionisti”: è il caso di giornalisti, certo, ma anche di tutti quei ricercatori, professori universitari e di scuole superiori, che, per motivi legati al loro lavoro, producono documenti, articoli, sunti di dati, pezzi di informazione o altro, che poi restano indelebilmente a disposizione di tutti.

I ricercatori e i professori universitari o di scuola sono anche loro ritenuti avere una padronanza linguistica di eccellenza, o così dovrebbe essere. Ma in questo caso, i loro articoli sono solitamente letti da una minima parte di internauti, ovvero solo da un pubblico specialistico, quindi il loro caso esula dal discorso che si vuole fare qui.

I giornalisti dei vari quotidiani, disponibili anche in formato cartaceo, ma anche quelli di riviste o siti di informazione presenti esclusivamente sul web, si ritiene siano dei “professionisti della scrittura”: hanno generalmente una laurea, a volte due, un master di specializzazione, spessissimo hanno seguito la scuola di giornalismo e poi hanno superato l’esame per diventare giornalisti veri e propri (dopo un’eternità trascorsa al rango di “articolisti”, pagati tanto – anzi pochissimo – al pezzo). Eppure, spesso, troppo spesso capita di leggere degli strafalcioni, degli errori di ortografia, delle mancanze o degli eccessi di punteggiatura e, a volte, purtroppo anche nell’uso di condizionali e congiuntivi. Perché succede? Non riusciamo a pensare che sia per ignoranza vera e propria (anche se può certamente essere che, in alcuni casi, la regola tal dei tali non sia conosciuta o sia sottovalutata dall’autore del pezzo), ma piuttosto per fretta di concludere l’articolo.

Il lavoro a cottimo degli articolisti e la necessità di scrivere prima della testata avversaria complicano una situazione già di per sé difficile. Non sempre sui quotidiani online si trova la qualità dei giornali cartacei!

E la fretta si giustifica per due ragioni. La prima è che i giornalisti, soprattutto quelli alle prime armi, sono pagati a pezzo: prima completano un articolo, prima ne avranno assegnato un altro; più scrivono, più guadagnano. Una sorta di produzione di massa di prodotti culturali. Anche quando non sono pagati a singolo articolo, i giornalisti hanno un obbligo, che è quello di dare la notizia prima dei colleghi di altri giornali.

Se “uno più uno, fa due”, ecco spiegata la fretta ed ecco spiegati gli errori e le sviste.

Ma ciò non toglie che chi legge l’articolo o lo assorbe così com’è, assieme a tutti i suoi errori, o se ne accorge e rimane in qualche modo disgustato della scadenza del pezzo e del pressapochismo di chi lo ha pubblicato.

Gli scrittori del web? A lezione di Italiano

Vi è poi una categoria intermedia, rappresentata da tutti coloro che, per motivi professionali (ma diversi da quelli che spingono giornalisti, ricercatori e professori) scrivono sul web. E le loro produzioni rappresentano sicuramente la quota maggiore: ne troviamo esempi sui blog generalisti e su quelli specialistici. I loro testi sono, come qualità, tra i più vari in assoluto: se ne trovano di ben fatti, ben scritti, con fonti verificate, ma se ne trovano purtroppo anche tanti di sommari, con errori e imprecisioni ortografiche da far accapponare la pelle. Di che sequestrare loro il pc e lo smartphone e costringerli a frequentare ripetizioni di Italiano per un periodo indeterminato.

Anche in questo caso, come per i giornalisti di cui sopra, vale il discorso della fretta: pagamento a cottimo, prezzi bassi, necessità di produrre il maggior numero di pezzi possibile, … Un insieme di fattori che fa sì, in questo caso come nei precedenti, che Internet sia un terreno minato per chi sia alla ricerca di imparare Italiano. Il rischio infatti, è quello di disimparare quello che si sapeva, se si prende per oro colato tutto quello che si legge, come lo si legge.

Lezioni Italiano sin da piccoli

Ed è proprio questo il punto. Nel navigare, l’ideale è sapere che si rischia di incappare in qualche documento che come forma, ma anche come contenuti, potrebbe essere più “nocivo” che utile.

La soluzione potrebbe essere quella di filtrare tra tutti i siti e i blog che si riescono a reperire quelli con un buon uso dell’Italiano, in modo da andare sul sicuro. Oppure di leggere “con le pinze”, nel senso di prendere i contenuti, tralasciando la forma, per quanto possibile.

I più giovani sono permeabili anche al modo in cui un articolo è scritto, non solo ai contenuti scritti e di immagini e video del web. I più piccoli sono inermi di fronte al web, non solo per i contenuti, ma anche per le forme!

E soprattutto, se si hanno dei figli che iniziano a navigare, si dovrebbe quasi realizzare un “controllo parentale” non solo sui siti a luci rosse o con immagini violente, ma anche su quelli con un “Italiano violentato”! E nel frattempo, perché no, proporgli delle lezioni di Italiano, in modo da fargli apprendere le regole e le eccezioni della lingua di Dante: una sorta di vaccino contro gli errori nella lingua madre.

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