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Lezioni di cucina italiana: la cucina più famosa al mondo

Di Igor, pubblicato il 29/11/2018 Blog > Arte e Svago > Cucina > Corso di Cucina Italiana: la Cucina Italiana nel Mondo

Se c’è una cosa di cui molti italiani sentono la mancanza quando si trasferiscono all’estero, è indubbiamente il sugo al pomodoro della nonna. Eh sì. Non possiamo farci niente. Ma questo a buona ragione! La cucina italiana è indubbiamente una delle più apprezzate e conosciute in tutto il mondo.

Pasta, pizza, ragù alla bolognese, lasagne, tiramisù… sono solo alcuni dei nomi che sono conosciuti universalmente e che praticamente ogni straniero almeno una volta nella vita ha mangiato o di cui ha sentito parlare.

Ma cosa rende la cucina italiana così famosa in tutto il mondo? Cosa la rende così particolare? Cerchiamo di scoprirlo insieme in questo articolo che Superprof ha preparato per te!

L’arte della cucina italiana: una parte importante del patrimonio culturale

A molti potrebbe sembrare ridicolo, ma non è così. La cucina è indubbiamente una parte integrante della cultura di un paese. Se conoscere la lingua o poter apprezzare la letteratura di un paese richiedono tempo, studio e applicazione, la cucina invece rappresenta un mezzo grazie al quale possiamo immediatamente entrare in contatto con la realtà di un paese.

La cucina italiana è probabilmente quello che apprezzano di più i milioni di turisti di tutto il mondo. La cucina italiana è probabilmente quello che apprezzano di più i milioni di turisti di tutto il mondo.

La cucina italiana, insieme ai monumenti e all’atmosfera del paese, è probabilmente quello che apprezzano di più i milioni di turisti di tutto il mondo che ogni anno vengono nel Bel Paese per apprezzare le bellezze che può offrire. Bellezze estetiche e, ovviamente gastronomiche.

Ogni regione ha un proprio dialetto e una propria cadenza, così come ogni regione può offrire le proprie specialità culinarie. Spostandoci di pochi chilometri possiamo assaporare gusti diversi, ma il minimo comune denominatore è sempre lo stesso: la tavola rappresenta per gli italiani un vero e proprio momento di convivialità, di condivisione e di piacere. Questo è quello che notiamo quando ci spostiamo in altri paesi, dove invece il cibo rappresenta forse più una necessità che un piacere…

Senza fare nomi, altre cucine a noi vicine e spesso considerate molto raffinate, nascondono poi nella quotidianità abitudini culinarie di minore impatto, nate probabilmente dall’idea che la cucina non sia poi così importante come “elemento di unione”. Non vuole essere una critica, ovviamente, ma soltanto una constatazione, però a me personalmente è capitato di essere ospite da amici d’oltralpe per i quali sembrava del tutto normale offrire per cena un piatto di formaggi misti (deliziosi!) e una bottiglia di ottimo vino.

Resta il fatto che la cucina italiana è uno dei fiori all’occhiello del nostro paese e non solo per i turisti che vengono da noi, ma anche all’estero. Ristoranti italiani e pizzerie sono sparsi negli angoli remoti di tutto il pianeta e anche all’estero i piatti italiani vengono rivisitati e reinterpretati secondo le tradizioni locali (a tutti sarà capitato di sentire parlare della famosa pizza con l’ananas…)

Le tradizioni locali nella cucina italiana

Per fare l’Italia bisogna prima fare gli italiani!

Era un motto del Risorgimento italiano e una profonda verità. Se a fare gli italiani ci ha pensato poi soprattutto la televisione, che è stata in grado di portare in tutto il paese una cultura in qualche modo uniforme, è anche vero che l’influenza delle ricette locali si è in alcuni casi diffusa a tutto il paese portando anche alla nascita di una tradizione culinaria uniforme. Se per esempio nel nord del paese erano più diffuse polenta e carne, nel sud del paese invece era molto più semplice trovare pasta e verdure.

Per fare l'Italia bisogna prima fare gli italiani... anche a tavola. Per fare l’Italia bisogna prima fare gli italiani… anche a tavola!

I motivi che hanno portato alla nascita di una determinata tradizione culinaria vanno naturalmente ricercati nelle caratteristiche del territorio e di quello che esso poteva offrire. I miei nonni del nord, per esempio, non facevano uso degli spaghetti in modo così frequente quanto faccio io oggi, ma a questo ha contribuito una modifica del sistema economico e di distribuzione dei prodotti che negli ultimi anni si è diffuso ampiamente.

La cosiddetta tradizione culinaria italiana è stata poi per molti anni un semplice simbolo dietro il quale si nascondeva scarsa qualità. Per moltissimi anni le ragioni commerciali hanno spinto alla diffusione di prodotti in tutta italia, ma parallelamente a una netta diminuzione della qualità del cibo.

E’ solo negli ultimi anni che l’attenzione verso un cibo di maggiore qualità si è fatta strada, in particolare grazie alla nascita di realtà che hanno avuto da sempre la difesa del prodotto locale.

Sono state ragioni puramente commerciali che per anni dominato il panorama produttivo italiano a distruggere la vera tradizione culinaria italiana, ma realtà come Slow Food hanno permesso di sensibilizzare le persone a capire che è importante consumare cibi locali, ecc.

La ricerca di una diversità nel cibo: il caso di Slow food

Slow Food è un’associazione italiana nata a Bra in provincia di Cuneo nel 1986, con l’biettivo di promuovere l’idea che il pasto e tutto ciò che lo riguarda debba essere vissuto come un piacere. E’ nato come riposta alla diffusione capillare che si stava avendo negli anni Ottanta del fast food, ossia il cibo da consumare velocemente. Di fronte a un mondo che camminava sempre più veloce anche il cibo doveva essere veloce, nutrire per nutrire, per non rubare tempo alla produzione. Un concetto che personalmente trovo davvero limitato e poco sensato, specialmente quando il fast food diventa cibo spazzatura.

Negli ultimi anni l'attenzione verso un cibo di maggiore qualità si è fatta strada Negli ultimi anni l’attenzione verso un cibo di maggiore qualità si è fatta strada.

L’impegno di Slow food si è poi rivolto anche in un’altra direzione, ossia la difesa della biodiversità e del cibo locale. Solo questo tipo di lotte permetteranno in futuro di evitare una omologazione della tavola a cui ci sta portando l’economia mondiale.

Forse non ce ne rendiamo conto, ma le ragioni economiche che stanno nascoste sotto il coperchio delle nostre pentole sono tantissime:

  • gli interessi delle multinazionali legate al cibo
  • gli interessi delle multinazionali legate alla produzione di materie prime
  • le manipolazioni genetiche…

Tutte queste questioni rappresentano oggi delle realtà a cui tristemente dobbiamo fare attenzione nelle scelte di ogni giorno.

Cosa possiamo fare noi come consumatori? Le soluzioni a nostra disposizione sono moltissime:

  • quando andiamo a fare la spesa possiamo scegliere di frequentare i banchi dei contadini del mercato piuttosto che gettarci sui banchi del supermercato, questo ci permette di scegliere prodotti stagionali a km0
  • possiamo scegliere prodotti biologici che sono disponibili ormai ovunque, dalla farina alle uova, dalla carne ai cereali per la colazione, dal latte a i succhi di frutta.
  • scegliere prodotti certificati dalla denominazione di origine controllata, evitare le contraffazioni alimentari. Sono moltissimi i prodotti, specialmente all’estero, che si spacciano per italiani e italiani non sono. Basterà fare un salto su siti in cui troviamo videoricette italiane fatte all’estero, con mozzarelle improbabili e parmigiano che parmigiano non è…

Il caso pizza: da prodotto locale a prodotto mondiale

Siamo spiacenti per tutti quelli che mangiano pizza all’estero, ma la vera pizza è quella italiana e non c’è storia. Questo è probabilmente uno dei più grandi equivoci culinari a cui si possa trovare uno straniero che assapora la pizza all’estero. Dopo tutto succede lo stesso in Italia con altre cucine: è difficilissimo trovare infatti un ristorante cinese “autentico” in Italia, per lo più troviamo locali in cui vengono preparati piatti standard che spesso hanno poco a che vedere con la vera cucina cinese e che sono adattati semplicemente al gusto del paese in cui vengono preparati.

La pizza ha una tradizione che risalirebbe addirittura al latino volgare. La pizza è una tradizione attestata addirittura dal latino volgare.

La pizza è un piatto che risalirebbe addirittura all’epoca in cui si usava il latino volgare, stiamo parlando dell’anno 1000 circa, in cui questo nome inizia a comparire nei primi documenti. Ma la pizza vera e propria chiamata con questo nome compare nel 1500 a Napoli ed era un pane schiacciato.

Mentre in un primo tempo il condimento principale era una salsa bianca, più tardi questa salsa viene sostituita da una serie infinita di prodotti, descritti addirittura dal celebre autore francese Alexandre Dumas padre.

Mentre la pizza marinara nasce nel 1734, la più celebre pizza, la Margherita, nasce successivamente. Fu il cuoco napoletano Raffaele Esposito infatti, nel 1889, a creare la pizza Margherita in onore della regina d’Italia Margherita di Savoia: scelse tre prodotti, il basilico, la mozzarella e il pomodoro che rappresentavano tre colori, ossia il verde il bianco e il rosso che simboleggiano i colori della bandiera del nostro paese.

Da allora la pizza ha fatto moltissima strada ed è diventato un simbolo della cucina italiana e anche dello street food… non c’è paese al mondo infatti in cui non si possa trovare un trancio di pizza!

In particolare negli Stati Uniti questo prodotto ha avuto un grande successo. Il merito della diffusione della pizza nel Nuovo Mondo è senz’altro legato alla forte presenza di migranti provenienti dal Bel paese e che a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso si sono spostati in America alla ricerca di maggiore fortuna. In questo modo hanno portato negli Stati Uniti una tradizione tutta italiana.

La pizza come molti altri prodotti però vanno difesi nella loro forma originaria, con prodotti certificati e con ricette originali… mai come oggi sulla tavola occorre diffidare dalle imitazioni!

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