Non tutti lo sanno, ma la parola italiana "scuola" deriva dal vocabolo latino schola, a sua volta derivato dal termine greco skholḗ, che indicava inizialmente il "tempo libero", inteso come tempo dedicato allo svago della mente: in altre parole, lo studio. Sembra quasi paradossale a pensarci oggi, eppure l'etimologia non mente.

E sebbene tra i più giovani sia comune lamentarsi degli impegni scolastici, mai come quest'anno ci si è resi conto dell'importanza della scuola: a seguito del decreto del governo del 4 marzo, che annunciava la chiusura degli istituti scolastici su tutto il territorio nazionale a causa della pandemia da coronavirus, la società ha realizzato quanto fondamentale sia questa istituzione.

In queste ultime settimane di agosto in cui l'aumentare dei casi di positività al coronavirus è in aumento, sono in molti a chiedersi se le scuole riusciranno effettivamente a riaprire, come previsto, il prossimo 14 settembre, e se la didattica online rimarrà solo un (cattivo) ricordo legato al lockdown. Ma perché la cosiddetta DAD (didattica a distanza) non potrà mai sostituire le classiche lezioni frontali? Scopriamolo assieme!

La scuola: un luogo di condivisione sociale

Sapevi che le prime "scuole" di cui si ha notizia risalgono a più di 4000 anni fa?
Sebbene abbia cambiato forma molte volte nel corso dei secoli, la scuola è sempre stata il luogo di formazione per eccellenza.

La scuola non è solo un luogo in cui occupare un banco per qualche ora al giorno: si tratta, da tempi immemori, del luogo in cui ci si forma anche alla socialità, in cui si impara a relazionarsi con gli altri, la scambiare, a condividere, ecc...

Certo, non che questo avvenga sempre in buone condizioni: gli episodi di bullismo e la discriminazione scolastica sono argomenti che non vengono ancora affrontati come si dovrebbe nel nostro paese, ma senza scuola, rischia di venire meno anche quella trama di legame affettivi essenziale alla buona tenuta del tessuto sociale.

La sospensione delle attività didattiche in presenza nei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno ha evidenziato quanto, dalla scuola dell'infanzia alla secondaria, passando per la primaria, il personale docente, gli alunni e i genitori vengano penalizzati da un'istruzione svolta esclusivamente online.

Sebbene si sia trattato di misure necessarie per garantire la sicurezza, i contenuti, le risorse e i materiali scolastici condivisi solo via video o per mail non sono riusciti a tenere il passo con la didattica svolta in classe. Vediamo insieme perché.

Scopri le regole che entreranno in vigore per il nuovo anno scolastico!

Rientro a scuola: i problemi e i limiti della didattica online

Senza scuola, il mondo sarebbe decisamente più triste.
La scuola è il luogo in cui si impara a convivere con gli altri e a riconoscere il valore della differenza.

Il Ministero della pubblica istruzione ha pubblicato lo scorso 8 marzo una nota in cui precisava che l'obiettivo degli insegnanti in questa fase difficile era accompagnare gli alunni della scuola primaria e secondaria durante la fase difficile del lockdown, e di supplire “[all']assenza della dimensione comunitaria e relazionale del gruppo classe”. A detta di molti docenti però, le comunicazioni via Google Classroom o con altre piattaforme di lezione online non hanno permesso di seguire ogni singolo alunno come avviene in classe.

Le difficoltà maggiori sono state riscontrate con le classi della primaria: i bambini che frequentano le elementari hanno una minore autonomia per quanto riguarda il mantenimento del legame sociale e affettivo con i compagni, e hanno bisogno di essere costantemente seguiti dal corpo docente. Inoltre, da un punto di vista didattico, è difficile mantenere viva l'attenzione dei più piccoli attraverso il filtro dello schermo.

 

Per essere inclusiva, la scuola deve riuscire a mettere tutti sullo stesso piano, aiutando chi ha particolari difficoltà.
Non tutte le famiglie dispongono degli strumenti necessari per la didattica online, come un computer o una buona connessione ad internet.

Ma le conseguenze più gravi della didattica a distanza hanno riguardato gli/le alunni/e con esigenze speciali, primi tra tutti quelli/e che soffrono di disturbi dell'apprendimento o deficit di attenzione, ma non soltanto. Le lezioni tramite piattaforme quali google, skype, zoom, ecc. richiedono un certo numero di materiali che non tutti posseggono, dal computer alle webcam, passando per la connessione a internet. E non è un problema di secondo piano.

In alcuni casi, l'istituto scolastico ha messo a disposizione delle famiglie meno abbienti le risorse necessarie per accedere ai contenuti didattici, ma l'area o la zona di residenza possono in questi casi rivelarsi determinanti ed escludenti. Se alcuni aiuti statali sono stati stanziati direttamente alla scuola, non v'era alcuna modulistica ufficiale per segnalare alla regione o al comune la necessità di ottenere il materiale per la DAD. Il risultato? Non tutti i ragazzi hanno avuto accesso alle lezioni via web. La valutazione dei docenti e dei genitori per quanto riguarda l'attività didattica a distanza non è quindi positiva, dal momento che questa non si è rivelata del tutto in grado di aiutare gli/le studenti/esse più bisognosi. Ma cosa ne pensano i diretti interessanti? Scoprilo nella prossima sezione!

Quali sono le principali problematiche legate al coronavirus? Scoprilo qui!

Didattica a distanza: cosa ne pensano i ragazzi?

La scuola permette anche di costruire una routine necessaria al benessere psicofisico.
Molti ragazzi/e affermano di aver riscontrato importanti alterazioni del ritmo sonno-veglia durante il lockdown.

Stando ai risultati dell'inchiesta "Giovani e quarantena", realizzata dall'Associazione Nazionale Di.Te. con la collaborazione di Skuolanet su una base di 9.000 studenti tra gli 11 e i 20 anni, il 54% degli studenti e delle studentesse italiani/e non ha apprestato la didattica a distanza. Per un terzo degli intervistati, concentrarsi durante le lezioni è risultato faticoso, mentre un sesto ha dichiarato che il fatto di avere a disposizione internet durante le lezioni sia stato una fonte di distrazione.

Inoltre è risaputo: l'infanzia e l'adolescenza sono momenti in cui la sfera sociale e affettiva ricopre una grande importanza, e sentirsi separati dai propri amici e compagni può innescare una senso di solitudine. Con l'aumentare delle ore trascorse davanti a video o comunque ad uno schermo a causa dell'attività didattica online, molti ragazzi hanno segnalato poi di riscontrare problemi di insonnia.

Studenti della scuola primaria e secondaria, docenti, personale ATA, ecc... attendono impazientemente la riapertura del proprio istituto scolastico e la ripresa delle lezioni, anche se le questioni relative alla sicurezza e i dati in aumento negli ultimi giorni destano preoccupazione. È importante però, nel rispetto della distanza inter personale e delle altre misure di sicurezza, che l'attività didattica riprenda in classe, e non su piattaforme di video conferenze.

Incrociamo quindi le dita affinché quello che è avvenuto a marzo, aprile e maggio sia presto solo un brutto ricordo, le attività didattiche riprendano in Italia e nel mondo, e gli alunni possano tornare a riempire le classi nelle scuole, ora che abbiamo tutti un po' più chiaro il valore dell'istruzione!

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Nicolò

Scrittore e traduttore laureato in letterature comparate. Vivo a Parigi, dove coltivo la mia passione per i libri, il cinema e la buona cucina.