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Un corso di Latino per far parte dei migliori partiti?

Di Igor, pubblicato il 18/04/2018 Blog > Sostegno Scolastico > Latino > Imparare il Latino per Entrare nelle Classi Sociali Più Elevate?

Il sociologo francese Pierre Bourdieu (1930-2002), sviscerando il tema della riproduzione sociale in Francia, mostrava che l’istituzione scolastica riproduce e conferma le diseguaglianze economiche e sociali, esercitando “violenza simbolica” sui giovani e valorizzando una cultura borghese lontana dalle realtà dei ragazzi provenienti dalle classi popolari.

Un processo di dominio sociale che a suo avviso destinerebbe questi ultimi a fallire, favorendo l’accesso agli studi più nobili per i figli delle classi più privilegiate.

Seguendo quest’asse di analisi, l’insegnamento delle lingue antiche – cui si lega al scelta di frequentare il Liceo Classico studiando latino e greco a scuola, ad esempio, costituirebbe da sempre una strategia parentale per far sì che i propri rampolli, delle classi agiate, si ritrovino in classe con altrettanti rampolli, destinati tutti ad occupare i migliori posti delle migliori classi.

Conoscere il Latino si legherebbe ad una presunzione di nobiltà, ad un prestigio e ad una erudizione che i cosiddetti “eredi” considererebbero e userebbero come strumento di distinzione sociale.

È una riflessione tutt’ora valida? Studiare la lingua latina – ed in generale le lettere classiche, come il Greco – è riservato agli eredi di una élite sociale, ambasciatrice della cultura di alto livello e detentrice di tutti i capitali culturali?

Superprof cerca di approfondire la questione: che nesso c’è tra studiare Latino e far parte di un contesto scolastico e sociale elitario?

Et si vous donniez des cours de latin ?

Imparare Latino e Greco. Non più una questione di classe

Conoscere parole latine un tempo era considerato segno distintivo, sorta di lascia-passare per la scalata economica, politica e sociale.

Andare a scuola all’epoca di Cicerone e Seneca non era un diritto riservato a tutti, ma solo alle classi sociali più agiate. Rosa, rosae, …: a Roma imparare le declinazioni a scuola era segno di distinzione sociale!

Al giorno d’oggi, il Latino viene visto come una porta di accesso facilitato allo studio di numerose lingue moderne. Inoltre se ne dà per certa l’utilità nell’affinamento delle conoscenze della lingua madre. Ciò vale per noi Italiani, ma anche per gli altri popoli di lingua neo-latina.

Diciamo, allora, che in effetti è facile che chi studia latino possa poi distinguersi dagli altri, una volta in età adulta. Sia integrando citazioni alla lingua madre, sia accedendo, come vuole la tradizione, a filiere di studio quali la medicina, le lettere classiche, la giurisprudenza.

Diciamo che, da questo punto di vista, potremmo dire che chi frequenta il liceo sarà destinato a carriere universitarie e professionali di un certo tipo e ramo …

Ma è ancora vero tutto ciò?

In Italia, in realtà, la scelta di un liceo non si lega più in maniera univoca all’appartenenza ad una determinata classe sociale. Al contrario: negli ultimi trent’anni si è assistito, via via, ad una democratizzazione delle scelte scolastiche, dunque universitarie, infine professionali e impiegatizie.

A questo si aggiunga come il Latino non venga più insegnato solamente nei Licei destinati, com’era tradizione fino a qualche decennio fa – in via quasi esclusiva alla classe dirigente. O meglio, i Licei stessi non sono più solo appannaggio delle famiglie benestanti, ma rientrano tra le scelte scolastiche dei figli di tutte le classi e di tutti i ceti sociali.

I licei dove si va a lezione Latino – Liceo classico, Liceo scientifico e Liceo socio – psico – pedagogico – poi, hanno incrementato il numero di iscritti. E questo porta un maggior numero di persone a conoscere la lingua latina, o comunque ad averne un’infarinatura generale.

Lo studio della lingua latina non è appannaggio di classi privilegiate, ma di una scelta a carattere culturale, ambiziosa, ma anche astratta, poco pragmatica, se si vuole… se si guarda ai dati occupazionali relativi alle carriere legate al settore umanistico. Altra cosa vale se si considerano i liceali (quindi coloro che hanno studiato il Latino) che confluiscono in filiere scientifiche e mediche.

La cosa certa è che non esiste affatto una ripartizione dei figli dell’upper class ai licei e di quelli della classe operaia presso istituti tecnici e professionali.

Sicuramente no, ma la conoscenza della lingua di Cicerone aiuta a parlare meglio l’italiano e ad imparare più facilmente le lingue straniere. Per calcolare la potenza e le performance del motore, il Latino serve?

L’unico dato particolare, in termini di segregazione sociale, che potremmo incrociare con la conoscenza del Latino e con lo studio delle lingue latina e greca è, casomai di tipo geografico, regionale. Più nel dettaglio, diciamo che una tendenza a frequentare i licei (Classico, Scientifico e in seconda battuta Linguistico e Psicopedagogico) risente dell’appartenenza di classe solo se considerata condizionatamente ad una localizzazione geografica.

Nella parte settentrionale della Penisola, i ragazzi seguono maggiormente i propri risultati scolastici ottenuti alla scuola media, per orientare le scelte della scuola superiore (un istituto professionale, un istituto tecnico o un liceo con molte ore di latino?). Lo stesso vale per quanto riguarda la scelta della facoltà universitaria – o di un rapido ingresso nel mondo occupazionale – rispetto ai risultati e alle attitudini emersi durante il periodo scolastico dai 14 ai 18 anni.

Al Sud l’appartenenza di classe tende ancora ad influenzare lievemente la scelta del ramo disciplinare, per quanto questa tendenza concerna ormai più che altro i cosiddetti rampolli d buona famiglia, senza impedire ai ceti popolari di lanciarsi alla scoperta degli studi più classici e teorici (tramite la frequentazione di licei in cui siano previste ore di Latino e ore di Greco), ossia senza sbocco occupazionale immediato.

Anche i figli di operai studiano Ovidio, Cicerone e Orazio, magari anche senza ricorrere all’aiuto di genitori o di insegnanti privati che diano lezioni di lingue antiche.

Insomma, non dispiaccia agli intellettuali di sinistra, ai sociologi francesi o agli ex sessantottini: l’origine sociale non influisce più sull’orientamento verso le lettere classiche. Lo fa molto di più l’incontro con un insegnante illuminato, appassionante, bravo ad insegnare la propria materia, facendo letteralmente ‘’volare’’ le ore di Latino e quelle di Greco.

L’uso di Internet ha democratizzato le basi culturali in grado di influenzare le scelte. Anche i figli dell’upper class possono oggi rendersi conto della maggiore immediatezza di una scelta più tecnica e decidere di non studiare affatto il Latino, in barba alle tradizioni famigliari.

E i meccanismi di ascensione sociale erano sicuramente meno flessibili di quelli attuali: chi nasceva schiavo, non poteva diventare patrizio. Anche nella Roma antica esistevano le classi sociali, proprio come oggi!

Parimenti, dei giovani brillanti, curiosi e sensibili rispetto all’arte, alla letteratura, all’etimologia, all’eleganza del discorso, pur appartenendo a famiglie in cui nessuno abbia svolto studi universitari o in cui si privilegi il mondo dell’impresa e la produzione immediata di cifre economiche tramite la vendita di beni o servizi, sono oggi nella possibilità effettiva di dare sfogo al proprio sentire. Qualsiasi giovane abbia la fortuna di appassionarsi, magari con la complicità di bravi maestri e professori delle scuole elementari e medie, potrà poi scegliere liberamente e coraggiosamente, di tuffarsi nell’approfondimento delle lettere classiche (magari tramite ore supplementari di Latino, tramite ripetizioni di Latino e Greco, anche online).

Insomma, per tagliare corto, con un solo esempio: non solo i figli di insegnanti, oggi, scelgono di iscriversi al Liceo Classico. E non tutti i figli di insegnanti, oggi, devono per forza iscriversi al Liceo (subendo interminabili lezioni di Latino e Greco)!

I corsi di Latino nella società liquida: distinzione culturale ma non sociale

Per concludere con questa breve carrellata delle opinioni sullo studio della lingua latina e sulla presunta segregazione sociale rispetto allo studio delle lettere classiche, aggiungiamo ancora qualcosa.

I giovani che oggi studiano Latino e Greco sono tendenzialmente degli adolescenti che vanno al di là dell’immediatezza imposta dall’era di Internet.

Eh già, in questa società liquida e multimediale, pare possa ancora valer la pena di studia Greco e Latino.

I nostri nativi digitali possono ancora trarre beneficio dal confronto con i giganti latini, lontani anni luce.

Dalla riscoperta di Pompei abbiamo imparato molto sugli aspetti della vita di tutti i giorni degli uomini e delle donne della Roma antica. Nel 79 d.C., Pompei scompare sotto la lava … per riapparire intatta secoli dopo!

Ed è spesso proprio la fruibilità dei classici latini on line che può indurre i giovani ad interessarsi alle lettere classiche e a decidere di seguire le lezioni di lingua e letteratura latina e greca.

Lo studio dei classici dell’Antica Roma porta ad una introspezione che è proprio quella ricercata dagli adolescenti, sia nelle relazioni quotidiane, sia nella navigazione e nella ricerca di svago e di materiale online.

I classici latini trasudano solidità culturale, ancorano alla realtà storica e alla civilizzazione della zona di origine.  Inoltre, nell’era delle sfide multietniche, i pensatori latini aiutano a comprendere e sviscerare la complessità dell’attuale. Studiare Latino e Greco può ricreare legame, relazioni, tra le persone e le culture.

I giovani potranno capire meglio di noi le sfide della società attuale, le crisi politiche, i conflitti internazionali, il problema dei rifugiati e della loro circolazione nel mondo. Questo perché la spiccata intelligenza digital-correlata, unita con una conoscenza del mondo antico, potrà portarli ad elaborare concetti, comprensione e teorie sul presente più ricchi di quanto non si potesse fare negli anni Ottanta, per esempio.

Lo studio della letteratura latina può fornire una lente per interpretare il presente e decidere di operare su di esso.

Il logos dei greci – enfatizzato ai tempi nostri dallo sviluppo di algoritmi che stanno alla base dell’universo digitale – e la sophia – che oggi si trova potenziata e potenziabile all’infinito, grazie alla enorme disponibilità di informazioni e nozioni consentita dallo sviluppo tecnologico – sono di concezione greco-romana e tali restano.

Frequentando un liceo, mentre il mondo digitale non cessa di evolvere e di compenetrarsi ad ogni secondo della nostra attività cerebrale, si può avere il privilegio di controbilanciare stabilità, solidità, autorevolezza, da un lato, con velocità, immediatezza, e pluri – prestazione, dall’altro.

Studiare Latino a scuola, approfondire il Greco ed il Latino tramite lezioni private, insomma, consente di vivere e sfruttare con pienezza di senso il progresso tecnologico ed il fluire liquido e rapido delle informazioni da processare.

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