La sopravvivenza delle piante e degli alberi che ci circondano è fondamentale per l’equilibrio del piante e per la nostra stessa esistenza. È stata la capacità di adattamento delle piante che ha permesso di far nascere la vita sulla terra, riducendo l'anidride carbonica e producendo ossigeno.
Sappiamo anche che il nostro modo di vivere, specie nell’ultimo secolo, ha accelerato i rischi ambientali per le piante: deforestazione, inquinamento, erosione dei suoli sono alcuni degli effetti negativi dell’attività umana.
Alle sfide poste dal nostro pianeta, le piante hanno sempre saputo reagire adottando delle strategie di sopravvivenza particolari che continuano ancora oggi a inventare.
In questo articolo vedremo qualche curiosità sul mondo delle piante, concentrandoci sulla loro incredibile capacità di adattarsi all’ambiente che li circonda.
La magia delle piante: dalla fotosintesi alla comunicazione
Che le piante siano degli esseri viventi speciali in grado di adattarsi a ogni ambiente, lo dice innanzitutto la loro capacità di catturare e trasformare la luce solare in energia, produrre zuccheri assorbendo anidride carbonica e rilasciare ossigeno nell’atmosfera.
Le alghe, che possiamo considerare i progenitori delle piante, hanno imparato a fare la fotosintesi clorofilliana circa 3,5 miliardi di anni fa.
Usando l’immensa quantità di luce solare che colpiva la terra agli albori, combinandola con l’acqua del mare, hanno imparato a trasformarla in nutrimento per se stesse e liberare ossigeno nell’atmosfera come materiale di scarto.

Dall’acqua in cui si trovavano i primi organismi in grado di effettuare la fotosintesi clorofilliana, circa 450 milioni di anni fa sono comparse delle piante e progressivamente gli alberi, vale a dire delle piante il cui fusto è legnoso.
L’albero più antico è stato ritrovato nella zona di New York negli Stati Uniti ed è la wattieza. In base ai ritrovamenti fossili è stata datata circa 385 milioni di anni fa, era alta tra 8 e 10 cm, aveva le foglie attaccate al tronco e come la felce, si riproduceva tramite le spore.
Progressivamente il nostro pianeta si è popolato di piante e alberi che oggi sono circa 3.000 miliardi suddivisi in 6.065 specie.
Oltre alla fotosintesi, le piante hanno dimostrato capacità di adattamento all’ambiente alternando periodi vegetativi a periodi riproduttivi.
La crescita di una pianta è un altro grande strumento di adattamento con cui le piante espongono i propri organi riproduttivi contenuti nei fiori e attirano gli agenti impollinatori. Insetti come le api prendono il polline e lo spargono favorendo la riproduzione della pianta. Quando il fiore si trasforma in frutto sono gli uccelli a essere attirati da particolari meccanismi come il colore che fanno in modo che mangino il frutto e ne spargono il seme.
Alcune piante sono in grado di autoimpollinarsi con fiori racchiusi in se stessi.
Le piante sono in grado di comunicare con l’ambiente circostante parlando non solo con altre piante ma anche con gli animali. Alcune ricerche hanno dimostrato che le piante sono in grado di riconoscere la propria prole grazie alle radici e a comunicare con loro e con altre piante unendo le proprie radici a quelle dei funghi.
Le piante inviano segnali anche per via area producendo molecole, composti organici volatili, che per esempio avvisano le piante vicine della presenza di parassiti o attirano i predatori dei parassiti per liberarsene. È il caso, per esempio, una pianta invasa sa bruchi che attrae uccelli che li possano mangiare.
Recenti studi dimostrano che le piante parlano perché sono in grado di emettere dei suoni!
Sopravvivenza delle piante: tattiche per ambienti estremi
Ma come fanno le piante che abitano in condizioni ambientali estreme a sopravvivere? Le strategie di sopravvivenza delle piante, inclusi gli alberi, diventano sempre più creative. Ecco alcune tattiche adottate dalle piante per adattarsi all’ambiente circostante.
Le piante che vivono senza luce
Dicevamo che la fotosintesi clorofilliana è un tratto distintivo delle piante e il segreto della loro sopravvivenza, insieme all’acqua e alla terra da cui traggono minerali che non riescono a produrre. Eppure, le piante sono in grado di sopravvivere anche senza o in presenza di scarsità di uno di questi elementi fondamentali: il sole.
Pensiamo alla foresta dell’Amazzonia che da sola detiene la più grande biodiversità sulla terra ed è il polmone verde più grande del nostro pianeta, seguito dalla foresta pluviale della Repubblica democratica del Congo.
Nelle fitte foreste fluviali del mondo, al di sotto degli alberi, lungo le sponde dei fiumi, ci sono molte piante in grado di sopravvivere quasi al buio: l’aspidistra, la monstera e l’aglaonema sono solo alcuni esempi dal Sud-est asiatico.

Piante e sopravvivenza con poca acqua
Spostiamoci nel deserto e incontreremo delle piante grasse dalle straordinarie capacità di vivere e riprodursi quasi senza acqua. In realtà le precipitazioni nel deserto ci sono, ma non superano i 250 mm l’anno. Le piante allora, hanno imparato a mettere in atto delle strategie che permettono loro di sfruttare al massimo la poca acqua a disposizione:
Foglie creative – le foglie delle piante del deserto si trasformano in spine, per tenere lontani i parassiti, diventano più piccole, si coprono di peluria per evitare l’eccesso di luce solare.
Radici profonde – nella maggior parte delle piante le radici crescono in larghezza e arrivano a una profondità di soli 45 cm nel sottosuolo. Alcune piante delle zone aride sono invece in grado di scendere in profondità di diversi metri alla ricerca dell’acqua. Altre piante come i cactus preferiscono lasciare le radici quasi in superficie per prendere al volo l’acqua piovana.
Dormienza – è un’ottima strategia con cui le piante fanno “dormire” i propri fiori quando sarebbero in pericolo, e li aprono quando le temperature sono adatte e gli uccelli e gli insetti sono pronti. Alcune piante invertono il ciclo di apertura degli stomi, “dormendo” di giorno e stando sveglie di notte quando le temperature sono più accessibili.
Piante che crescono senza terra
La Tillandsia è una pianta tropicale della famiglia dell’ananas ed è un esempio di pianta in grado di crescere in condizioni estreme, senza terra. Viene chiamata anche “air plant” o pianta aerea proprio per le sue capacità di crescere al di fuori del terreno. La possiamo trovare sulle rocce, a ridosso di altre piante. Non necessitando della terra, questa pianta non è dotata di radici e il suo segreto per la sopravvivenza è che usa le foglie per prendere l’acqua e il sole.
Piante che resistono al freddo
La temperatura, insieme all’umidità è un altro fattore che influisce sulla crescita delle piante e quindi sulla loro sopravvivenza. Ci sono delle piante che si adattano anche a climi polari.

Gli abeti e altri alberi sempreverdi come il pioppo o la betulla, sono i protagonisti delle foreste nei paesi con inverni freddi e rigidi. Il problema del freddo è che provoca l’apertura delle foglie che perdono acqua, facendo correre il rischio alla pianta di morire disidratata.
Il meccanismo di difesa delle piante che resistono a inverni rigidi è proprio la loro capacità di trattenere l’acqua all’interno delle cellule. Gli aghi del pino, per esempio, permettono di trattenere l’umidità e resistere al gelo. Gli alberi decidui, ossia quelli che non mantengono le foglie sempre verdi, le fanno cadere d’inverno per poter conservare le energie.
Altre piante, come quelle del deserto, invertono il ciclo di veglia e aprono i fiori di notte, attraendo insetti e animali impollinatori che vengono attratti dal bianco brillante dei loro fiori.
Piante e ambiente: adattamenti unici
Abbiamo già visto in questo corso giardinaggio che le piante grasse adottano diversi sistemi e meccanismi di difesa contro l’aridità del deserto, ma tra queste ce ne sono alcune che hanno dimostrato una straordinaria capacità di resistere a temperature superiori ai 50°.
Nella Death Valley, il deserto della California, cresce la Tidestromia oblongifolia dotata di una straordinaria tolleranza termica. Il segreto è la sua capacità di aumentare la quantità di CO2 assunta durante la stagione calda, producendo più energia utile per superare il gran caldo.

Le piante carnivore sono uno splendido esempio di adattamento per la sopravvivenza. La loro caratteristica principale è che riescono a intrappolare le loro prede all’interno del proprio fiore. Le piante producono il proprio nutrimento grazie alla luce, all’acqua e alla trasformazione della CO2 in zuccheri, ma hanno anche bisogno di minerali come il fosforo e l’azoto che traggono dal terreno.
Nell’habitat naturale delle piante carnivore manca proprio un terreno ricco di sostanze nutritive. Per questo hanno ideato un meccanismo che intrappola gli insetti, da cui ricavano i nutrienti di cui hanno bisogno. In alcuni casi, si muovono rapidamente per intrappolare la loro preda; in altri casi i fiori hanno una superficie appiccicosa che non lascia scampo agli insetti; altre piante ancora producono zuccheri e odori che attraggono le prede all’interno del fiore.
In realtà, le piante carnivore sono in grado di nutrirsi anche se non catturano insetti, come a dire meglio abbondare che deficere.
Il bambu è una pianta molto comune e molto antica che vive in Asia da circa 35 milioni di anni. Deve la sua longevità a un meccanismo di sopravvivenza unico: l’iperaccrescimento. È in grado di crescere anche 60 centimetri al giorno perché deve competere per nutrirsi e arrivare per primo ai raggi di sole nella fitta foresta che è il suo habitat naturale.
Il Baobab è uno degli alberi più antichi, grandi e resistenti al mondo. È originario dell’Africa orientale, ma i suoi semi hanno raggiunto anche l’Australia. Il suo tronco immenso può raggiungere fino a 10 metri di diametro ed è questo il segreto della sua sopravvivenza nella savana e nelle zone semi-desertiche. Il 70% della massa del suo tronco è fatta propria da acqua ed è questo che gli permette di resistere alla siccità e vivere tanto a lungo. Alcuni esemplari di Baobab sono millenari.
Le strategie delle piante per sopravvivere sono insite nel loro DNA ma hanno anche un grande tasso di creatività. Quello che possiamo fare per aiutarle, è non distruggere l’ecosistema che proprio grazie al loro apporto da milioni di anni ha reso il nostro pianeta vivibile.









