Il primo Premio Nobel per la Medicina fu assegnato nel 1901. Ma la prima donna a riceverlo arrivò soltanto nel 1947… Non solo: in tutta la storia di questo riconoscimento, sono state appena 13 le donne premiate. Molte di loro, come si può vedere anche nella tabella qui sotto, hanno condiviso l’anno con altri vincitori e, in alcuni casi, la stessa ricerca. Cosa dimostra questo? Che il percorso è stato lungo e non sempre semplice, anche se, come ben sappiamo, per le donne non è certo una novità. Giusto?
A confermarlo ci sono anche i dati ufficiali:
La percentuale di ricercatrici è aumentata di un punto rispetto al rapporto precedente, arrivando a rappresentare nel 2022 il 34% del personale di ricerca in Italia.
Rapporto “She Figures 2023” e dati MIUR.
Ti sembrano cifre positive? Dipende dai punti di vista: considerando che, ancora oggi, non esiste una piena parità nella ricerca scientifica, è chiaro che, sebbene il percorso sia diventato molto più accessibile, la meta non è stata ancora raggiunta. E le 13 donne premiate con il Nobel per la Medicina ne sono una testimonianza significativa. Sono state delle pioniere e ora tocca proseguire il loro lascito.
Diamo loro un nome e un cognome! 👩🔬
| Nome | Anno | Motivazione | Nazionalità |
|---|---|---|---|
| Gerty Cori | 1947 | Per la scoperta, insieme a Carl Ferdinand Cori, del meccanismo della conversione catalitica del glicogeno | Stati Uniti 🇺🇸 |
| Rosalyn Yalow | 1977 | Per lo sviluppo dei radioimmunoassaggi degli ormoni peptidici | Stati Uniti 🇺🇸 |
| Barbara McClintock | 1983 | Per la scoperta degli elementi genetici mobili | Stati Uniti 🇺🇸 |
| Rita Levi-Montalcini | 1986 | Per le scoperte, insieme a Stanley Cohen, sui fattori di crescita | Italia 🇮🇹 e Stati Uniti 🇺🇸 |
| Gertrude B. Elion | 1988 | Per le scoperte, insieme a James W. Black e George H. Hitchings, di importanti principi nel trattamento farmacologico | Stati Uniti 🇺🇸 |
| Christiane Nüsslein-Volhard | 1995 | Per le scoperte, insieme a Edward B. Lewis ed Eric F. Wieschaus, sul controllo genetico delle prime fasi dello sviluppo embrionale | Germania 🇩🇪 |
| Linda B. Buck | 2004 | Per le scoperte, insieme a Richard Axel, dei recettori odoranti e dell’organizzazione del sistema olfattivo | Stati Uniti 🇺🇸 |
| Françoise Barré-Sinoussi | 2008 | Per la scoperta, insieme a Harald zur Hausen, del virus dell’immunodeficienza umana (HIV) | Francia 🇫🇷 |
| Carol W. Greider e Elizabeth H. Blackburn | 2009 | Per la scoperta, insieme a Jack W. Szostak, dell’enzima telomerasi e di come i cromosomi siano protetti dai telomeri | Stati Uniti 🇺🇸 |
| May-Britt Moser | 2014 | Per le scoperte, insieme a John O'Keefe ed Edvard I. Moser, delle cellule che costituiscono un sistema di posizionamento nel cervello | Norvegia 🇳🇴 |
| Tu Youyou | 2015 | Per le scoperte su una nuova terapia contro la malaria | Cina 🇨🇳 |
| Katalin Karikó | 2023 | Per le scoperte, insieme a Drew Weissman, sulle modificazioni delle basi nucleosidiche che hanno permesso lo sviluppo di vaccini efficaci a mRNA contro il COVID-19 | Stati Uniti 🇺🇸 e Ungheria 🇭🇺 |
🥇Scopri tutti i vincitori del Premio Nobel per la Medicina e i loro principali traguardi.
Gerty Cori
Gerty Cori fu la prima donna a vincere il Premio Nobel per la Medicina nel 1947. In precedenza, un riconoscimento femminile era già arrivato, ma nella categoria della Fisica, con la celebre Marie Curie; per quanto riguarda la Medicina, invece, il premio tardò un po’ di più ad arrivare.
Fino a quel momento, il percorso di Gerty non era stato semplice. Nata a Praga in una famiglia ebrea e intellettuale, era figlia di un rinomato chimico.

Decise di studiare Medicina e all’università conobbe quello che sarebbe poi diventato suo marito, Carl Ferdinand Cori. Dopo aver conseguito il dottorato, nel 1920, spiega National Geographic1, si sposarono. Dopo un breve periodo a Vienna, appena due anni dopo le nozze emigrarono negli Stati Uniti, fuggendo dall’antisemitismo e dalla difficile situazione economica che il loro Paese viveva dopo la Prima guerra mondiale.
Fu lì che avviarono le ricerche che valsero loro il Nobel: scoperte fondamentali per comprendere il funzionamento del glucosio e dei carboidrati.
Il cosiddetto ciclo di Cori fu alla base delle ricerche della coppia di scienziati e descrive come, attraverso una serie di reazioni biochimiche, l’organismo metabolizzi il glicogeno in acido lattico nel muscolo per poi riconvertirlo in glucosio nel fegato2.
Una scoperta che “non solo ha chiarito come i carboidrati vengano utilizzati e immagazzinati nell’organismo, ma ha anche fornito un quadro di riferimento per comprendere meglio la fisiologia del metabolismo energetico, fondamentale per lo sviluppo di trattamenti contro malattie come il diabete”.
👨⚕️Sai chi fu il primo italiano a ottenere questo riconoscimento? Camillo Golgi vinse il Nobel per la Medicina nel 1906!
Françoise Barré-Sinoussi
Bisognerà attendere fino al 2008 perché la francese Françoise Barré-Sinoussi riceva il Nobel per la Medicina, dopo una vita intera dedicata alla ricerca sul virus dell’AIDS. Il riconoscimento venne condiviso con il collega di studi Luc Montagnier e, nello stesso anno, fu premiato anche Harald zur Hausen, ma per un’altra scoperta: l’identificazione del virus del papilloma umano (HPV).
Nata a Parigi nel 1947, studiò Scienze, conseguì la laurea magistrale in biochimica e il dottorato in virologia all’Università di Parigi (1974). Anni più tardi iniziò le sue ricerche con Luc Montagnier e, insieme a lui, nel 1983 riuscì a isolare il virus dell’HIV, dimostrando che era il responsabile dell’AIDS.
Una pandemia che, secondo le stime di France Presse3, causò la morte di tra i 25 e i 35 milioni di persone. All’epoca la malattia non aveva cure e poteva essere letale, motivo per cui la scoperta di Françoise Barré-Sinoussi risultò fondamentale per arrivare alla situazione in cui ci troviamo oggi.

Françoise Barré-Sinoussi dedicò l’intera carriera a questa ricerca: non si limitò a scoprire l’origine del virus, ma studiò anche il suo trattamento e la sua prevenzione. Questo lavoro, realizzato insieme al collega Luc Montagnier, le valse il Premio Nobel per la Medicina.
Mai prima d’allora scienza e medicina erano state così rapide nell’individuare, identificare l’origine e sviluppare terapie per una nuova malattia.
Comitato del premio Nobel.
Tu Youyou
Nel 2015 Tu Youyou ricevette il Premio Nobel per la Medicina rompendo molti schemi, e non solo per il fatto di essere donna in un ambito in cui poche hanno ottenuto questo riconoscimento. Tu Youyou non è soltanto l’unica donna cinese insignita di questo premio, ma anche l’unica persona della Cina ad averlo ricevuto. Ciò che però la rende davvero rivoluzionaria, al di là di cifre e genere, è il metodo che adottò nella sua ricerca sul trattamento della malaria, che le è valso il riconoscimento e l’ammirazione a livello mondiale.

Il percorso di questa scienziata si distingue molto da quello delle altre colleghe citate in questo articolo, quasi tutte formatesi o legate ai più prestigiosi centri di ricerca e università del mondo. Tu Youyou, invece, era lontana da tutto questo. Nonostante ciò, e grazie al fatto di appartenere a una famiglia benestante, riuscì a superare le difficoltà di un Paese segnato da povertà e guerre e poté studiare farmacia e medicina tradizionale cinese.
Le ricerche venivano condotte in maniera isolata, senza tener conto né subire l’influenza di ciò che accadeva nel resto del mondo. Priva di strumenti e dell’accesso all’informazione scientifica internazionale, Tu Youyou non utilizzò la bibliografia esistente a livello globale, ma — ed è qui la vera novità — recuperò migliaia di testi di filosofia, alchimia e medicina tradizionale cinese per analizzare i trattamenti “antichi” contro diverse malattie.
Fu proprio studiando questa vasta bibliografia che individuò un trattamento contro la malaria basato su una pianta del genere Artemisia. Da lì nacque la formula che battezzò artemisinina, pubblicata nel 1977. Da allora, secondo le stime universitarie, oltre 200 milioni di persone sono state curate contro questa malattia — potenzialmente mortale in alcune aree del mondo — grazie alla scoperta di Tu Youyou.
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Katalin Karikó
Malaria, AIDS, diabete… malattie che, grazie alle ricercatrici citate in precedenza, oggi sono condizioni con cui è possibile convivere, almeno nei Paesi sviluppati. E naturalmente, viene subito in mente l’ultima grande pandemia che abbiamo vissuto non sui libri di storia, ma nei telegiornali: il Covid-19.
I vaccini portano anche la firma di una donna: Katalin Karikó che, insieme al collega Drew Weissman, è stata l’ultima donna a ricevere il Premio Nobel per la Medicina, nel 2023, diventando così la tredicesima nella storia a ottenere questo riconoscimento.
Il Comitato del Nobel ha premiato entrambi gli scienziati per le loro scoperte che “hanno permesso lo sviluppo di vaccini efficaci a RNA messaggero contro il Covid-19”4, sottolineando come le loro ricerche abbiano dato un contributo decisivo in un momento di crisi mondiale.
L’RNA è una molecola che da tempo veniva studiata e utilizzata nella ricerca di cure per diverse malattie, come ad esempio l’ebola, l’influenza, e persino in sperimentazioni per trattamenti contro l’HIV e il cancro.
Ma, prima di arrivare a questo riconoscimento — e con un premio in mano sembra facile dimenticarlo — il percorso di questa scienziata non fu affatto semplice, così come non lo fu ottenere finanziamenti per le sue ricerche o il rispetto dei colleghi, spiega la BBC in un altro articolo sulla ricercatrice5.
Nata in Ungheria in una famiglia umile, iniziò lì i suoi studi, ma i suoi progetti rimasero presto senza fondi. Decise così di tentare la fortuna negli Stati Uniti, dove cominciò a dedicarsi allo studio dell’RNA, anche se inizialmente senza grandi risultati…

Poi, nel 1997, all’Università della Pennsylvania, incontrò l’immunologo Drew Weissman e con lui iniziò a collaborare. Il resto è storia della medicina più recente.
Il caso di Katalin Karikó rappresenta quello di tante donne che, nonostante lavori brillanti, si sono scontrate con il famoso “soffitto di cristallo”: hanno dovuto affrontare più ostacoli di altri, per motivi di genere, di classe sociale o per la situazione politica del loro Paese. Donne che non si sono arrese e hanno continuato a lavorare, studiare, fare ricerca, rompendo barriere. E che oggi sono una fonte d’ispirazione per tutti, ma in particolare per quelle bambine che, sempre più numerose — per fortuna — sognano di diventare ricercatrici.
Bibliografia
- Freire, N. (2024b, junio 25). Gerty Cori, la científica que sentó las bases para el estudio de la diabetes. National Geographic. https://www.nationalgeographic.com.es/ciencia/gerty-cori-cientifica-que-sento-bases-para-estudio-diabetesc_22585
- (S/f-b). France24.com. Recuperado el 10 de septiembre de 2024, de https://www.france24.com/es/20200424-vih-sida-pandemia-origenes-infeccion
- Ediciones El País, S. L. (s/f). Françoise Barré-Sinoussi : Mujeres de la Ciencia. EL PAÍS. Recuperado el 10 de septiembre de 2024, de https://elpais.com/especiales/2018/mujeres-de-la-ciencia/francoise-barre-sinoussi.html
- Broggi, C. B. (2023, octubre 5). Tu Youyou y la revolución en el tratamiento de la malaria. Arts i Humanitats. https://blogs.uoc.edu/humanitats/es/tu-youyou-premio-nobel-revolucion-cientifica-malaria/
- Redacción. (2023, octubre 2). Covid. BBC. https://www.bbc.com/mundo/articles/cp64kj982yro









