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Il professore della scuola pubblica cambia lavoro!

Di Igor, pubblicato il 23/04/2019 Blog > Lezioni private > Dare delle Lezioni Private > Come Avere Successo nella Riconversione da Insegnante!

Siete un insegnante di scuola pubblica, primaria o secondaria, e il vostro lavoro inizia a starvi stretto? Il costante
(e spesso sfiancante!) avvicendarsi di riforme scolastiche, i fondi destinati alla scuola sempre più esigui e la difficoltà nel relazionarsi con le giovani famiglie stanno erodendo in modo irrimediabile la vostra passione per l’insegnamento?

Il mestiere di insegnante vi sta usurando e sentite di non essere più efficaci come un tempo? Ebbene, sappiate che questo è un problema molto comune e diffuso, e sono molti gli insegnanti che, dopo moltissimi anni di carriera, sforzi, fatiche e costanti difficoltà, giungono a formulare un pensiero: “Non voglio più fare l’insegnante!” oppure “faccio l’insegnante e voglio cambiare lavoro”. Siete tra coloro che pensano di voler abbandonare il vostro lavoro come insegnanti?

Sappiate che non siete i soli! Alcuni sondaggi condotti a partire dal 2014 ci mostrano che quasi il settanta per cento degli insegnanti delle scuole superiori ha pensato almeno una volta nella propria carriera di cambiare mestiere. Pertanto non sentiatevi in colpa per un pensiero di questo tipo, è molto comune… e decisamente comprensibile!

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Insegnare: una fonte di stress… anche economico?

Lo stress prodotto dalla relazione con un numero eccessivo di studenti (pensate che un insegnante delle medie o delle superiori può arrivare ad avere centinaia di studenti in un anno scolastico, con relativi compiti da correggere e interrogazioni da fare!) spesso diventa un grande ostacolo nello svolgimento del proprio compito, sottraendo energia e motivazione al docente, oberato da innumerevoli incombenze e da un sistema scolastico spesso poco entusiasmante, per via dell’organizzazione poco fluida e per un sistema di retribuzione davvero avvilente, se paragonato a quello degli altri paesi europei.

L'Italia, ahinoi, è fanalino di coda per retribuzione del personale docente della scuola pubblica. L’Italia, ahinoi, è fanalino di coda per retribuzione del personale docente della scuola pubblica.

Una recente indagine statistica ha messo a confronto, sulla base dei dati resi noti dall’Ocse e rielaborati da Uil Scuola, gli stipendi dei docenti italiani con quelli europei. Un confronto che purtroppo si è rivelato impietoso, per certi versi, anche se, bisogna sottolinearlo, tutto deve essere commisurato alla singola realtà e al tenore di vita dei docenti.

Lo stipendio dei docenti in Germania è praticamente il doppio rispetto a quello della scuola italiana, per tutti i gradi di scuole e per tutte le anzianità, molto al di sopra della media europea; la Spagna, ha retribuzioni sempre al di sopra della media europea, soprattutto quelle iniziali; la Francia, ricalca l’andamento europeo, ma con le retribuzioni intermedie più basse; l’Italia, infine, parte in linea con l’Europa, si mantiene allineata fino all’anzianità di 15 anni e termina a fine carriera molto più in basso.

Questo semplice confronto ci fa comprendere uno degli aspetti più faticosi della vita di un insegnante: la scarsa retribuzione di un mestiere così nobile spesso erode la fiducia in sé e nella propria professionalità, e la totale mancanza di prestigio sociale (che viene determinata da salari più alti, inutile negarlo, soprattutto in una società capitalista!) implica uno scarso rispetto della società nei confronti di una categoria professionale che in altri contesti storici e geografici ha rivestito e riveste ancora un ruolo centrale nel progresso della società.

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La situazione è quindi piuttosto tragica, e solo coloro che sono animati dalla famigerata “mission” riescono a tenere duro e proseguire faticosamente nel proprio percorso educativo. Insegnare è faticosissimo e molto difficile. L’insegnamento è un lavoro usurante in tutti gli ordini di scuola, soprattutto quando si sceglie di metterci tutto il proprio impegno e tutta la propria passione. Quando si tengono lezioni per più ore di seguito senza interruzione, la stanchezza non tarda a farsi sentire. Per esempio, se prendiamo lo standard medio di un insegnante delle superiori, quattro ore in classe sono molto intense, soprattutto per le grandi responsabilità che comportano.

La scarsa retribuzione di un mestiere così nobile spesso erode la fiducia in sé. La scarsa retribuzione di un mestiere così nobile spesso erode la fiducia in sé.

Il burnout

Insegnare è faticoso perché consiste nell’aiutare gli altri. Ci sono molti studi che dimostrano come tutti i mestieri e le professioni che hanno questa caratteristica sono usuranti (medici, infermieri, psicologi, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, etc.): lo sono soprattutto a livello di fatica mentale, la quale non andrebbe mai sottovalutata.

Il famoso e tanto discusso “burnout” delle professioni educative non viene mai preso in considerazione. La “sindrome del burnout” è una tipologia specifica di disagio psicofisico connesso al lavoro che interessa, in varia misura, categorie diverse di lavoratori, operatori e professionisti che sono impegnati nel quotidiano, e ripetutamente, in attività che implicano le relazioni interpersonali.

Il burnout colpisce in misura prevalente coloro che svolgono le cosiddette professioni d’aiuto o di cura,  ma anche coloro che entrano costantemente in contatto con persone che vivono stati di disagio o sofferenza. Il problema è stato riscontrato in modo predominante in coloro che operano in ambiti sociali sociosanitari.

Lo stress lavorativo, causa principale del burnout, provoca conseguenze a livello generale del funzionamento dell’organismo, ed è facilmente intuibile a quanti e quali livelli possa manifestarsi il burnout:

  • Livello Comportamentale: aggressività, abuso di alcool e sostanze, mancanza di iniziativa, assenteismo.
  • Livello Fisico: emicrania, sintomi respiratori, insonnia, inappetenza, disturbi intestinali, senso di debolezza.
  • Livello Cognitivo/Emotivo: distacco emotivo, trascuratezza degli affetti e delle relazioni sociali, importanza eccessiva data al lavoro, demotivazione a lavoro, difficoltà di concentrazione, irritabilità e senso di colpa.

Lo stress lavorativo provoca conseguenze a livello generale del funzionamento dell’organismo. Lo stress lavorativo provoca conseguenze a livello generale del funzionamento dell’organismo.

Ma quali sono le cause del burnout? Le cause possono essere individuate sia a livello individuale, come un eccessivo bisogno di affermazione lavorativa a discapito della propria vita privata e personale, che a livello organizzativo, quali ad esempio eccessive richieste a livello lavorativo o lavoro monotono e scarsamente ricompensato nonché conflitti con colleghi e/o superiori.

Potrete facilmente ravvisare in alcune di queste cause la ragione per la quale molti insegnanti scelgano di non insegnare più nella scuola pubblica!

Il burnout a scuola: un problema molto diffuso e poco riconosciuto

Il lavoro dell’insegnante di scuola pubblica è molto frustrante, perché spesso non si è nelle condizioni di poter fare ciò che sarebbe opportuno,  perché mancano le risorse, il personale è sottostimato e carente, le classi sono troppo numerose, la burocrazia è sempre maggiore e le perdite di tempo conseguenti rendono sempre più difficile lavorare bene nella scuola.

Un insegnante deve possedere certe caratteristiche:

  • prima di tutto desiderare di insegnare agli altri quello che sa. E questo è il motivo principale per cui tanti scelgono questo lavoro nonostante le difficoltà che comporta.
  • Deve provare empatia verso i bambini e i ragazzi, anche verso quegli allievi sfidanti, faticosi da gestire, con difficoltà di apprendimento e di comportamento…la casistica è davvero ampia e spesso non ci si rende conto della immensa lotta quotidiana che un insegnante si trova a dover combattere per poter trasmettere i propri insegnamenti ai ragazzi.
  • Un buon insegnante deve nutrire e manifestare empatia verso i genitori, verso i loro problemi, verso le loro richieste a volte complesse e irragionevoli.
  • Un buon insegnante deve saper gestire e sopportare il coinvolgimento emotivo che nasce quando si viene a contatto con il disagio e la sofferenza di alcuni alunni.

Insegnare è faticoso perché è come essere sempre sul palcoscenico, e dover  mantenere un perfetto autocontrollo in ogni momento, perché si sa che che ogni cosa che verrà detta o fatto, rappresenterà un insegnamento.

Tutto questo fa sì che siano in molti gli insegnanti che, dopo anni e anni di onorato servizio, scelgono di abbandonare il cambio e traghettare verso lidi più tranquilli e meno impegnativi.

Insegnare è faticoso perché è come essere sempre sul palcoscenico. Insegnare è faticoso perché è come essere sempre sul palcoscenico!

Cambiare professione è possibile!

Non è mai troppo tardi per trovare un’altra via, la propria, e vivere una riorientamento professionale. I motivi per riconvertirsi da insegnante in qualcos’altro o che portano a diventare personal trainer possono essere molteplici: esercitare finalmente una professione che si sente più adatta a se stessi, seguire una vocazione pregressa che avevate abbandonato un giorno, o ancora dedicarsi ad un progetto che vi stia particolarmente a cuore.

Non è facile ritornare sul mercato del lavoro. Tanto più se si proviene da un’esperienza di totale sicurezza del posto di lavoro, come nel caso del settore pubblico. La vita dell’insegnante privato freelance è sicuramente più avventurosa, meno legata alla certezza dello stipendio a fine mese e molto orientata all’impegno personale finalizzato all’acquisizione di allievi interessati ai nostri corsi.

Ma la vostra nuova professione potrà donarvi anche molto di più a livello di guadagno economico, ma anche, e soprattutto, innumerevoli soddisfazioni personali e lavorative.

Scoprite le principali ragioni per rivolgervi a un riorientamento lavorativo e fate il punto soprattutto su quali potrebbero essere le tappe da affrontare per cambiare professionalmente, passando da insegnante pubblico o privato a qualsiasi altra cosa!

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Perché riconvertirsi?

Esistono numerose ragioni che possono spingere un insegnante a cambiare mestiere. Alcuni ritengono che il tipo di lavoro sia troppo stressante o addirittura influisca negativamente sulla vita privata. Altri, semplicemente, ne hanno abbastanza di giocare a fare il poliziotto quotidianamente con i propri allievi più indisciplinati, di correggere compiti e di preparare le lezioni la sera tardi in vista della lezione del giorno dopo. Ma i motivi che attualmente spingono sempre di più gli insegnati a cambiare carriera sono attualmente l’incremento della violenza in classe e la perdita di autorità sui giovani.

ra la violenza citata a riguardo, rientrano gli insulti, i propositi calunniosi, le minacce da parte delle famiglie e tanto, tanto altro!

Se hai una passione che conosci a fondo e la vuoi condividere, puoi farlo diventandone insegnante. Se hai la passione, puoi restare insegnante cambiando semplicemente la disciplina!

Anche le relazioni fra insegnanti e famiglie sono lungi dal fornire soddisfazione agli insegnanti. Questi ultimi si sentono spesso poco rispettati dai genitori, di anno in anno sempre più arroganti nei confronti degli educatori dei loro figli. L’assenza di sostegno da parte degli organi superiori è un altro motivo che può spingere alla riconversione, stando alle lamentele espresse da molti insegnanti delle scuole superiori.

Se, nonostante tutto questo, vi appassiona la professione dell’insegnante, potrete anche restare insegnanti cambiando disciplina. Gli insegnanti precari, ma anche quelli di ruolo che operano in zone considerate difficili, parrebbero provare ancor più questo sentimento di necessità di cambiamento. Sembra che addirittura 1000 insegnanti all’anno lascino la sicurezza dell’istruzione pubblica. Il numero è impressionante, se si pensa che le richieste di messa in disponibilità alle medie e alle superiori arrivano fino alle 6000 domande circa.

Questi numeri ci testimoniano una reale difficoltà insita in questa professione, davvero troppo bistrattata e data per scontata, al punto da spingere docenti che hanno superato un regolare concorso pubblico a rinunciare al loro posto fisso. Si può forse di parlare di emergenza educativa, come ormai nda anni fanno i media quotidianamente.

Avete bisogno di qualche esempio di riconversione per insegnanti,  al fine di trovare il coraggio di lanciarvi in una nuova professione?

Cosa comporta un cambio di mestiere?

È chiaro che una riconversione professionale implica una fase di adattamento a numerosi cambiamenti. In alcuni casi si tratterà di un ritorno ad una vecchia attività e occorrerà recuperare un vecchio ritmo di vita. In altri casi si tratterà di seguire una formazione, che si rivelerà necessaria.

L’ora dei conti

Se siete ancora in fase di riflessione, potete rivolgervi ad un consulente per effettuare un bilancio delle competenze. Di solito si svolge in tre tappe. Dapprima la definizione dei bisogni. In secondo luogo una fase di ricerca tesa a comprendere le vostre motivazioni, reperire le vostre competenze e riflettere su una possibile trasformazione. In terzo luogo, la redazione di un piano di azione. Terminato il bilancio, i punti chiave saranno riassunti per iscritto.

Questo tempo potrà ugualmente essere dedicato alla redazione di un bilancio personale, di tipo introspettivo. L’obiettivo sarà allora quello di cancellare alcuni pregiudizi, modificare lo sguardo rivolto all’entourage e a se stessi, al fine di dare spazio ad idee veramente motivanti ed incoraggianti.

Prendere una pausa… Oppure no

La durata di una riconversione nel privato dipende molto dalla competenze richieste per un dato mestiere. In effetti, certe riorientazioni possono aver luogo anche senza una lunga formazione. In tal caso possono bastare pochi mesi per trovare un nuovo mestiere.

Ad esempio, se hai pensato all’insegnamento privato, scopri subito come redigere il “volantino ripetizioni” per trovare rapidamente i tuoi primi allievi! In compenso, se il nuovo settore prescelto richiede una preparazione più consistente, la durata potrà essere compresa tra i tre ed i quattro anni. Una formazione può aiutarvi per il cambio di professione.

Non necessariamente devi avere già tutte le competenze di cui avrai bisogno. La formazione serve a questo. Una formazione può accompagnarti in un cambio di lavoro!

A volte è possibile stabilire delle equivalenze tra le competenze attese nel nuovo ambito ed una precedente attività di insegnante.

Naturalmente occorrerà rivolgersi ad organismi preposti ed attendere, a volte lungamente, la validazione dei titoli.

Il caso della trasformazione professionale

Approfittate di tutti i lati positivi di una trasformazione professionale! Vi aspettano delle nuove responsabilità e di certo cambiare il tipo di introiti vi incoraggerà nella trasformazione. La situazione si accompagna spesso ad una formazione professionale che permette di perfezionarsi ossia di acquisire competenze del tutto inedite.Il vostro nuovo mestiere potrà costituire un’opportunità di benessere tanto sperato.

Decidere del proprio futuro professionale

Quando avrete superato la fase di riflessione, dovrete fare uno o più progetti sul mestiere futuro. Occorrerà quindi prendere delle decisioni, e a tal fine, alcune domande potranno aiutarvi:

  • Avete davvero voglia di cambiare vita?
  • Quale progetto professionale vi sembra faccia davvero per voi?
  • Come dare lezioni private?
  • Come sapere se il progetto che avete in mente può funzionare?

Incontrare dei professionisti potrà aiutarvi in questa riorientazione.

Per rispondere poi all’ultimo quesito, dovete cercare di proiettarvi in ognuno dei mestieri a cui pensate. Spostatevi, andate sul terreno, incontrate gente che già esercita questi mestieri e scambiate opinioni con loro. Il feedback negli incontri di tal sorta potrà scoraggiarvi definitivamente o orientarvi ancor meglio nella direzione prescelta.

Sei veramente sicuro di voler lasciare il tuo lavoro? Quali sono le competenze che sfrutteresti? Queste ed altre domande potranno trovare risposta grazie ad un professionista! L’incontro con dei professionisti può aiutarti nel riorientarti professionalmente!

Considerate tutto un insieme di criteri precedentemente definiti:

  • Come vi organizzerete dal punto di vista logistico?
  • Dovrete trasferirvi? Dovrete cambiare mezzo di trasporto?
  • Quali saranno i vantaggi in termini di remunerazione?
  • Il relativo quadro di vita farebbe per voi? Il comfort di vita cui aspirate si sposa bene con tale quadro?
  • I vostri cari cosa ne pensano? Il loro pensiero vi influenzerà direttamente o indirettamente?
  • Il settore in questione vi entusiasma?
  • Esistono possibilità di evoluzione?

Insomma, è il momento di imparare ad ascoltare le vostre sensazioni e a seguire il vostro istinto al momento di effettuare la scelta.

Soprattutto, ponetevi la domanda seguente: questa situazione sarebbe realmente preferibile alla vostra attuale vita da insegnante?

Se la risposta è definitivamente sì, non vi sono più molte ragioni per indugiare!

Sappiate anche che all’interno del settore dell’istruzione esistono numerosi altri posti, oltre a quello di insegnante.

Si tratta di posti cui si accede per concorso, per incarico, per assegnazione, o in via provvisoria.

Per saperne di più consultate i siti dei vari ministeri.

Altri vecchi insegnanti guardano ad un nuovo mestiere in cui poter mettere a frutto le competenze acquisite nel corso della precedente carriera.

Potranno così riorientarsi verso la formazione per professionisti o il coaching. Altri desiderano non perdere il contatto privilegiato con l’altro e si orienteranno verso carriere di psicoterapeuti, ad esempio.

Fate del nuovo mestiere una realtà

Una volta identificata la vostra futura attività professionale, se vi sentite sempre motivati per cambiare strada, passate finalmente all’azione.

A tal fine, dovrete di nuovo rispettare alcune tappe: definite i vostri obiettivi, stabilite un piano d’azione, coinvolgete i vostri cari…. E conservate il vostro ottimismo!

È anche ora di preparare la transizione rispetto alla vecchia vita da insegnante. Se la cosa vi impaurisce, pensate a reperire un finanziamento apposito, fra quelli privati, statali e comunitari che esistono al momento. I bandi vanno consultati con cura, prestando attenzione alle modalità di erogazione e restituzione (per alcune categorie esistono fondi perduti e diverse modalità di sostegno).

Se le tue aspirazioni sono tali, allora puoi lanciarti, abbanonare il settore pubblico e aprire la tua attività. Per facilitare la tua riconversione ci sono degli aiuti disponibili!

La cosa più importante è che vi sentiate bene al quotidiano, in accordo con le vostre aspirazioni di fondo. Una volta che avrete trovato la vostra via e che vi sentirete realizzati nel lavoro, capirete che valeva la pena di compiere qualche sforzo!

Nulla è più bello del sentirsi finalmente al proprio posto. Godetevi la nuova serenità,  un equilibrio personale ritrovato e recuperate il gusto per il lavoro.

Restare nell’insegnamento?

Scegliere la riconversione non vuol dire per forza che si desideri completamente cambiare mestiere o ambiente. Si può ad esempio rimanere nel settore pubblico. Andare all’estero può esser un modo per scoprire altre facce di uno stesso mestiere.

Potete anche ottenere delle certificazioni supplementari. Investire nella propria formazione individuale rappresent spesso una soluzione intelligente e fruttuosa per uscire da una routine lavorativa ormai stantia e noiosa.

 

Insegnare all'estero non sarà mai uguale a farlo in Italia: motivazione degli studenti, ambiente in cui ti muovi, stimoli culturali, stipendio. Partire all’estero può essere un buon metodo per vedere un altro modo di svolgere lo stesso lavoro!

Un insegnante può anche aderire a progetti di formazione continua. La formazione continua (in inglese “continuing vocational training”) è un tipo di formazione che è volta a innalzare il livello di qualificazione e di sviluppo professionale delle persone che lavorano, assicurando al egli enti di appartenenza, sia pubblici che privati, capacità competitiva e dunque adattabilità ai cambiamenti tecnologici e organizzativi. Spesso è sufficiente seguire corsi di formazione periodici per riuscire a superare la propria crisi persopnale: studiare, confrontarsi con altri insegnanti, apprendere nuove teorie non può che rappresentare una preziosa occasione per crescere, miglioraree e cambiare prospettiva!

Un insegnante di italiano potrà anche cercare di andare all’estero per insegnare questadisciplina come lingua straniera, sia presso istituti di lingua che come insegnbante di lezioni private. La storia dell’arte, il teatro sono acquisizioni da certificare che potrebbero tornare utili.Il vostro cambiamento può passare tramite la certificazione o il concorso vero e proprio se volete integrare la vostra istruzione universitaria.

Se vi terrorizzano le classi troppo numerose, perché non pensate a capitalizzare le vostre competenze e progettate invece di diventare un insegnante privato? Si tratta sicuramente di una soluzione più tranquilla!

Potete anche pensare ad una nuova assegnazione, a tempo parziale o totale. Può trattarsi di missioni nell’ambito dell’università stessa, come insegnante di informatica o responsabile culturale, ad esempio. Potreste anche ottenere un ruolo come responsabile in un ambiente culturale (presso il servizio pedagogico ed educativo di un museo, ad esempio). Potreste anche integrare dei centri formativi a distanza.

Insomma si aprono a voi tante possibilità anche nei ruoli di inquadramento di terzi. Se volete poi evolvere nella gerarchia il concorso a preside e ad ispettore sono una ulteriore possibilità.

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Sara

Sono un’insegnante di sostegno in una scuola statale. Ultimamente sono oberata dai genitori che pretendono l’impossibile per il loro figlioletto handicappato e non considerata dal dirigente