Riflettere sulla possibilità di abbandonare l'insegnamento scolastico è una cosa, decidere di farlo per davvero è un'altra. A maggior ragione se questo significa uscire da un lavoro statale, gettando via i vantaggi tipici di questa tipologia di mestiere (ad esempio, la famosa sicurezza dello stipendio a fine mese).
Ma se questa è la scelta che sei determinato o determinata a fare, quali sono le procedure giuridiche da seguire? Come avviene la richiesta di dimissioni? O quali sono le alternative alle dimissioni? Una cosa da sapere è che gli insegnanti - a meno che non si parli di un docente a tempo determinato - possono rassegnare le dimissioni anche nel corso dell'anno accademico, ma queste decorreranno solo dal 1° settembre dell'anno successivo.
In ogni caso... è probabile che ti stia ponendo decine di domande su cosa comporti tale decisione: cerchiamo di dare una risposta alle più frequenti.
Arrivare al momento dell'esasperazione: licenziarsi da scuola pubblica
Un giorno accade che il fuoco della passione per la pedagogia si affievolisce, e nella testa si enumerano diverse ragioni per dare le dimessioni. Ma lasciare l'insegnamento è davvero l'unica via d'uscita di fronte a questo stato d'animo?

Quando hai cominciato questo percorso lavorativo, avevi certamente dentro di te la motivazione giusta e anche un interesse a fare la differenza e dare il tuo contributo a una delle risorse più importanti, se non la più importante, del nostro Paese. Ora, sei sicuro/a di voler mollare? Magari hai solo bisogno di una boccata di aria fresca, potresti iscriverti a Superprof per dare ripetizioni roma e nelle altre città italiane!
Prima di iniziare a preoccuparci di questioni come i termini del preavviso, i sussidi di disoccupazione o le condizioni della fine del contratto, concentriamoci sul capire quali possano essere i motivi che ti hanno spinto alla decisione di dimetterti.
L'impressione di aver sbagliato strada
Quando un aspirante docente decide di intraprendere il mestiere dell'insegnamento, sente di avere in sé una vocazione, ma può capitare che dopo tanti anni la passione viene sostituita da delusione, noia, frustrazione. Probabilmente il salario inadeguato, la mancanza di riconoscimento del ruolo svolto, la mole di lavoro da fare, non sono d'aiuto.
Così molti insengnanti sognano un contratto a tempo indeterminato in un altro settore o qualcosa di completamente diverso come ad esempio diventare insegnante di yoga.
Poche evoluzioni in vista
L'obiettivo di una carriera professionale, soprattutto quando si ha un contratto a tempo indeterminato, è di evolvere e fare progressi in termini di competenze, responsabilità e stipendio a fine mese. Qui il problema è soprattutto il terzo punto.
Solo due criteri possono influenzare la remunerazione di un insegnante: il tipo di scuola in cui insegna (scuola elementare, scuola media, scuola superiore) e il grado di anzianità. Gli scatti avvengono dopo un certo numero di anni, quindi anche i tempi di attesa prima di ottenere l'aumento sono lunghi. Per questo alcuni cambiano completamente settore, altri si dedicano ai corsi privati come ad esempio diventare istruttore fitness!
Una professione stressante
Se l'insegnamento per te è una passione, magari puoi licenziarti e scegliere di diventare indipente e dare ripetizioni milano! Sicuramente sarà meno stressante... lo stress da insegnamento è motivo di vari disagi psicofisici. Come dimostrano statistiche svolte in vari paesi europei, il fenomeno non è solo italiano.
Una mobilità eccessiva
Un insegnante a inizio carriera, come ad esempio un supplente, oggi deve essere disponibile a trasferimenti un po' ovunque in Italia. Che tu venga dalla Sicilia, dalle Marche o dal Trentino-Alto Adige, potresti essere trasferito a centinaia di km da casa tua.

Una volta iniziato l'incarico, è improbabile riuscire a "fuggire" dalla nuova destinazione in tempi brevi.
Spesso bisogna attendere anni, a seconda della posizione nelle graduatorie.
Altre volte, dopo tempo passato nella propria città, l'algoritmo criptato che ha il compito di assegnare le cattedre in tutta Italia, all'improvviso invia l'insegnante dall'altra parte del Paese.
Ma ora andiamo ad analizzare come funzionano le dimissioni. Prima di prendere una decisione, è sempre bene conoscere la procedura che si intende mettere in atto e le sue conseguenze giuridiche.
Procedura per dimettersi da insegnante
Il tuo desiderio di abbandonare l'insegnamento scolastico e di interrompere il tuo contratto a tempo indeterminato proviene forse da una delle ragioni citate fino ad ora. Il problema ora è un altro. In concreto, come licenziarsi dalla scuola?
Con le dimissioni volontarie, il lavoratore interrompe le proprie funzioni per decisione unilaterale. Questo atto non ha bisogno di essere motivato e va effettuato rispettando un termine di preavviso determinato dai contratti collettivi nazionali.
Come anticipato, secondo le norme vigenti in materia scolastica, gli insegnanti - a meno che non si parli di un docente a tempo determinato - possono rassegnare le dimissioni anche nel corso dell'anno accademico, ma queste decorreranno solo dal 1° settembre dell'anno successivo. Fino a quel momento, il dipendente è tenuto a prestare il suo regolare servizio.
E se uno volesse mollare e non vedere più i suoi alunni a partire dal, vediamo, il giorno dopo? Facciamo un esempio, parliamo di "dimissioni volontarie personale ata tempo indeterminato".
Se il lavoratore vuole chiudere il rapporto di lavoro senza attendere l'1 settembre deve aspettarsi sanzioni disciplinari per:
- assenza senza giustificazione dal posto di lavoro (max 3 giorni in un biennio)
- assenza senza giustificazione dal posto di lavoro (max 7 giorni in un decennio)
- assenza ingiustificata e mancata ripresa del servizio.
Insomma, tutto si può fare ma prima informati sulle procedure che potrebbero essere attivate nei tuoi confronti.

E se parliamo di "dimissioni volontarie personale ata tempo determinato"? Qui le cose cambiano. Le dimissioni docente a tempo determinato viaggiano con regole diverse. Il docente con contratto a tempo determinato può rassegnare le dimissioni in qualsiasi momento dandone comunicazione al Dirigente Scolastico e indicando la data di decorrenza delle stesse.
Certamente, anche se non espressamente sancito dal regolamento, un periodo di preavviso consono permetterebbe alla scuola di organizzarsi al meglio per non lasciare la cattedra scoperta neanche un giorno e garantire continuità di studio ai ragazzi.
Dimissioni "classiche" e dimissioni per giusta causa
Le dimissioni comportano la fine del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla volontà del datore di lavoro di accettarle, per cui non serve l'accettazione da parte della pubblica amministrazione.
Anche se dipendono dalla volontà del dipendente pubblico, questo è tenuto a dare un preavviso. Nel periodo tra il preavviso e le effettive dimissioni, il lavoratore mantiene i suoi obblighi lavorativi. Ciò non impedisce, però, che il dipendente mostri la volontà di chiudere il rapporto di lavoro con effetto immediato. Può farlo, ma pagando al datore di lavoro un'indennità di mancato preavviso. Quest'indennità varia da caso a caso: si calcola in base all'importo che sarebbe spettato al lavoratore se questo avesse continuato a lavorare fino alle sue effettive dimissioni.
Caso diverso sono le dimissioni per giusta causa, per cui non è necessario il preavviso. Con queste il richiedente dichiara l'impossibilità a proseguire il lavoro, anche temporaneamente, perché il rapporto lavorativo si è irrimediabilmente incrinato. Le ragioni possono essere molteplici: mancata retribuzione, mobbing, peggioramento delle condizioni di lavoro, molestie sessuali, spostamento immotivato della sede di lavoro, comportamento ingiurioso dei superiori.
Licenziarsi da scuola pubblica: come farlo
Per rassegnare le dimissioni, il lavoratore deve riempire un modulo, che oggi si può trovare solo online, al fine di contrastare il fenomeno diffuso delle dimissioni in bianco. Le nuove regole del Jobs Act prevedono due opzioni:
- inviare il modulo tramite il sito del Ministero del Lavoro. In tal caso, è necessario munirsi del Pin INPS Dispositivo. Si accede così a un modulo online che permette di recuperare le informazioni sul proprio rapporto di lavoro. Si potrà quindi inserire i dati relativi alle dimissioni;
- rivolgersi a un soggetto abilitato (un'organizzazione sindacale, un consulente del lavoro, un patronato, l'Ispettorato del lavoro) col compito di compilare i dati e inviarli al Ministero del Lavoro.
Il lavoratore può revocare le dimissioni volontarie entro 7 giorni successivi alla richiesta. Scaduto questo termine, il diritto di ripensamento decade.
Gli effetti delle dimissioni
Hai deciso di dimetterti, ma sei a conoscenza degli effetti giuridici di tale azione? Di certo, avviene innanzitutto quello che ti aspetti: l'interruzione del rapporto di lavoro.
Attenzione però che questa interruzione è irrevocabile. Le dimissioni comportano la perdita della propria funzione in modo permanente! Normalmente, le dimissioni hanno effetto dal momento in cui il datore di lavoro ne viene a conoscenza.

Cosa succede se una mattina, dopo mesi o anni dalle dimissioni, ti svegli e decidi che vuoi reinserirti nel pubblico impiego?
Se le dimissioni sono permanenti significa che non potrai più essere riassorbito o riassorbita da una professione pubblica?
Tranquilli, la riposta è no... ma la richiesta di riammissione può essere accettata solo nel rispetto di procedure precise.
- L'interessato deve presentare la domanda di riammissione alla Sovrintendenza Scolastica entro il 15 gennaio di ogni anno;
- L'ultima scuola in cui il docente ha lavorato deve esprimere un parere sull'interessato;
- Dopo che la sezione competente della Direzione Scolastica Regionale esprime un parere, la Sovrintendenza Scolastica valuta la compatibilità della domanda;
- Si verifica la disponibilità di cattedre disponibili;
- All'interessato viene comunicata la disponibilità di cattedre;
- Stipulazione del contratto e assunzione dell'interessato a partire dall'inizio dell'anno scolastico successivo (1° settembre).
Visto che la riammissione dipende dalla presenza di cattedre disponibili dopo le operazioni di trasferimento, è possibile che l'insegnante sia riammesso in una scuola diversa dall'ultima in cui ha lavorato.
Le dimissioni non danno diritto ad alcun sussidio di disoccupazione, a meno che non si tratti delle dimissioni per giusta causa.
Nel caso di dimissioni per giusta causa, potrai richiedere la Naspi: "Lo stato di disoccupazione, necessario per ottenere l’ indennità di disoccupazione Naspi, deve essere involontario, quindi che il rapporto di lavoro non sia terminato a causa di dimissioni o consenso volontario. Unica eccezione è il caso delle dimissioni per giusta causa: in quel caso e solo in quello, anche se dal punto di vista formale la decisione di interrompere il rapporto lavorativo è presa dal dipendente, in realtà questa avviene dopo una serie di pressioni e atteggiamenti del datore o di altri colleghi."
Insomma, le dimissioni sono una decisione lecita per tanti insegnanti, ma è necessario essere ben informati sulle loro conseguenze. Essere riammessi sarà forse possibile, ma è sempre meglio avere ripensamenti prima di aver attivato la procedura.
Se dare le dimissioni è proprio la tua scelta, puoi leggere come ottenere un'indennità dopo le dimissioni dall'insegnamento per magari diventare personal trainer o, perché no, diventare life coach!
Licenziarsi dalla scuola o richiedere l'aspettativa?
Prima di fare il grande passo e dare le dimissioni dal sistema scolastico, è bene pensare ad alcune alternative che hai a disposizione in qualità di funzionario pubblico.

Dopo tutta la fatica che ha fatto per assumerti, lo Stato vuole che tu sia assolutamente sicuro della tua scelta.
Ti dirò di più, ti concede un anno di tempo per fare altre esperienze, ma in fondo spera che tu rimanga a fare il docente.
Da parte tua pensi che la vera fatica l'hai fatta tu:
- Anni di studio e di aggiornamenti;
- Concorsi vari;
- Periodi lontano dai tuoi affetti;
- Anni di precariato prima di diventare insegnante di ruolo;
- Incalcolabili ore di lavoro extra.
Prima di dimetterti dovresti valutare la possibilità di prenderti un anno sabbatico. Tecnicamente si chiama aspettativa non retribuita e ha queste caratteristiche:
- Rimani lontano dal lavoro per 1 anno
- Conservi il tuo posto di lavoro
- Non ricevi lo stipendio né i contributi
Come chiedere l'aspettativa
Le procedure da seguire per far scattare l'aspettativa sono semplici:
- inviare una lettera al proprio dirigente dell'istituto scolastico
- spiegare le motivazioni per la richiesta di aspettativa
- dare una prova dell'inizio del nuovo lavoro
Non si tratta di una vera e propria domanda, quanto di una comunicazione. Questo perché il tuo dirigente scolastico non può in alcun modo rifiutarsi di metterti in aspettativa.
Ma chi può fare la domanda di aspettativa non retribuita? Praticamente tutti quelli che lavorano a scuola con contratto a tempo indeterminato:
Dirigenti scolastici
Insegnanti
Personale ATA
Alcune condizioni dell'aspettativa
La richiesta per l'aspettativa può essere fatta in ogni momento ma il tempo di riferimento è l'anno accademico, per cui l'astensione dal lavoro scatta a settembre e varia in base ai motivi per cui viene richiesta.
Ricorda, inoltre, che quando vai in aspettativa congeli l'anzianità. Quindi quell'anno di aspettativa non verrà calcolato nello scatto per gli aumenti di stipendio. Si può richiere per motivi famigliari, personali, un evento eccezionale, un lutto o motivi di natura sociale, ma anche per un nuovo lavoro.
Tieni sempre a mente queste condizioni così sarai davvero in grado di prendere una decisione consapevole.
Aspettativa dalla scuola per altro lavoro per chi ha il contratto a tempo indeterminato
In base all'art. 18/3 del CCNL per la Scuola:
Il dipendente è collocato in aspettativa, a domanda, per un anno scolastico senza assegni, per realizzare l'esperienza di una diversa attività lavorativa o per superare un periodo di prova.

Vuol dire che se non sei sicuro di voler abbandonare la tua carriera di insegnante e vuoi prima sondare il terreno in un altro campo, hai la possibilità di farlo con le spalle coperte. Se infatti il nuovo lavoro alla fine non ti convince, hai un anno di tempo per riprenderti la tua cattedra.
Niente male, eh? Un cambio di vita che però ti permette di non fare un salto nel vuoto e di tornare sui tuoi passi nel caso in cui dovessi accorgerti che la tua decisione non ti convince appieno.
Il nuovo lavoro può essere sia nel settore pubblico (eccetto la scuola, per cui è previsto un altro strumento, non l'aspettativa) o privato.
Per esempio, se sei un appassionato di arte, puoi dare una mano al Ministero dei Beni Culturali. In questo caso, invece di insegnare storia dell'arte, potresti lavorare all'organizzazione di scambi museali, facendo una prova di un anno.
Un lavoro nel privato può includere qualunque settore: potresti anche lavorare in una scuola privata e continuare a insegnare. Ci sono diverse figure ricercate sempre di più, come l'insegnante di sostegno in inglese. Insomma, puoi scegliere il lavoro che vuoi, a patto che invii alla Ragioneria Territoriale dello Stato la prova che questo nuovo lavoro esista, ad esempio con un contratto.
Accettare un altro contratto di tipo amministrativo con la scuola
Se metti in stand-by il tuo lavoro di docente per accettare un altro incarico nella scuola pubblica la tua situazione cambia notevolmente e viene disciplinata dagli articoli 36 e 59 del CCNL comparto scuola. In questo caso non prendi un'aspettativa per lavoro diverso perché non vai a lavorare per un'altra amministrazione, né per il settore privato, ma rimani nella scuola, per esempio, come amministrativo.
In situazioni come questa, la legge prevede che l'insegnante o il personale ATA possono accettare un lavoro a tempo determinato di almeno un anno,
anni
Al termine di questo periodo puoi continuare a svolgere il lavoro di tipo amministrativo, o ritornare a insegnare e fare lezione.
Aspettativa per motivi familiari e di studio
Come anticipato prima, il cambio di lavoro non è l'unico motivo per cui puoi richiedere un'aspettativa.
In base al comma 1 e 2 dell'art 18 del CCNL comparto scuola, il personale scolastico può chiedere un'aspettativa non retribuita anche quando si tratta di:
- Motivi familiari: non necessariamente per motivi gravi, ma anche per qualunque situazione che richieda la presenza della persona che quindi non può lavorare. Ovviamente, si tratta di usare un po' di buonsenso e di richiederla solo in caso di reale necessità.
- Motivi di studio: l'aspettativa è un'alternativa possibile anche per chi vuole andare avanti con gli studi e comunque mantenere il proprio posto di lavoro a scuola.
Piccola digressione: per il dottorato di ricerca c'è uno strumento specifico che è il congedo straordinario, quindi diverso dall'aspettativa per motivi di studio. A differenza dell'aspettativa per altro lavoro può farne richiesta anche chi ha un contratto a tempo determinato.

Ci sono anche altre differenze importanti tra l'aspettativa per motivi familiari o di studio e l'aspettativa per altro lavoro:
- l'aspettativa per motivi di studio può essere continuativa per un massimo di 12 mesi, o frazionata, in base ai bisogni di chi la richiede;
- è possibile prorogare l'aspettativa di altri 6 mesi, per i casi più gravi;
- la richiesta per l'aspettativa deve essere accettata dal dirigente scolastico, se la risposta non arriva entro 30 gironi dalla richiesta vale il principio del silenzio-assenso.
Anche in questo caso l'insegnante in aspettativa non riceve lo stipendio e non si vede calcolata l'anzianità.
Tieni a mente che nel caso dell'aspettativa per motivi familiari il dirigente scolastico ha un grande potere:
- può negarti il permesso;
- può ridurre o ritardare il periodo dell'aspettativa.
Questo perché ci sono dei "motivi di servizio" che prevalgono sulle esigenze del singolo e il dirigente è tenuto a dare una spiegazione precisa e a prendere le decisioni con imparzialità. Un'altra cosa da tenere a mente è che in questo periodo di aspettativa non puoi svolgere un'altra attività lavorativa per il pubblico, per il privato o come libero professionista.
Altre soluzioni oltre a licenziarsi dalla scuola: anno sabbatico
Gli insegnanti e i dirigenti scolastici con contratto a tempo indeterminato che hanno superato il periodo di prova e di formazione hanno un altro strumento esclusivo a loro disposizione: l'anno di riflessione importante per la formazione, o anno sabbatico.
Ne hai già sentito parlare? L'articolo 26 comma 14 della legge 448/1998 dice che
I docenti e i dirigenti scolastici che hanno superato il periodo di prova possono usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita della durata massima di un anno scolastico ogni dieci anni. Per i detti periodi i docenti e i dirigenti possono provvedere a loro spese alla copertura degli oneri previdenziali.
Vuol dire che per ogni 10 anni lavorati, l'insegnante o il dirigente scolastico hanno la possibilità di prendersi un anno di pausa vera! Sai tutto sulla scadenza domanda anno sabbatico scuola?
Allora forse saprai che la legge stabilisce che:
- Possono chiedere l’anno sabbatico solo dirigenti e insegnanti con cattedra (non riguarda quindi docenti a tempo determinato);
- Durante l’anno sabbatico la scuola non versa i contributi INPS, ma il dipendente può pagarli autonomamente;
- L’istanza va presentata al Preside, il quale la gira all’Ufficio Territoriale Scolastico. Insieme verificheranno che non ci sia alcun impedimento e decideranno se concederla o meno al docente che ne fa richiesta.

Per l'anno sabbatico non dovrai offrire alcuna spiegazione:
è un tuo diritto e, in quanto tale, puoi in ogni momento fare domanda per usufruirne.
Niente lavoro in un'altra pubblica amministrazione, niente motivi familiari, niente studio da giustificare.
Una pura e semplice pausa, senza campanelle che suonano.
Chi lavora nella scuola conosce bene le gioie e i dolori dell'insegnamento. Non sono pochi gli insegnanti che affrontano difficoltà emotive dopo anni di lavoro. Forse questo strumento è stato pensato proprio per loro. Il bello è che può essere accumulato con gli altri tipi di aspettativa.
Quindi... se vuoi davvero lasciare la scuola puoi rassegnare le dimissioni seguendo le procedure previste per il corpo docente. Se in realtà quello che ti serve è un periodo di riflessione, hai molti altri strumenti a tua disposizione.
Qualunque sia la tua decisione, l'importante è farla in modo consapevole sfruttando al massimo tutti gli strumenti offerti ai docenti della scuola pubblica. Prima di rassegnare le tue dimissioni, ricorda che il tuo non è un mestiere come gli altri.
Se in questo momento fai fatica a riportarle alla mente, ti ricordiamo alcune buone ragioni per cui lo hai scelto:
- Insegnare ti dà un ruolo nella formazione intellettuale dei giovani e quindi la possibilità di avere un impatto enorme sul futuro loro e del mondo in generale;
- Ami il sapere e la sua diffusione e vuoi farlo attivamente con un contributo quotidiano;
- Vuoi metterti alla prova e crescere un po' ogni giorno, stando a contatto con bambini, ragazzi e nuove generazioni.
Se uno di questi motivi è ancora ben presente in te e senti ancora acceso il fuoco della passione, forse non è ancora arrivato il momento di rassegnare le dimissioni e allontanarsi da quello che è stato a lungo il tuo mondo e al quale hai avuto accesso solo dopo lunghi anni di studio, concorsi e sacrifici.
Riassumi con IA






Gentilissimi
Mi darestè riferimenti legislativi per chiedere aspettativa come insegnante scuola statale e lavorare un anno in una privata?
Grazie
Io mi sono reso conto di avere un incompatibilità di lavoro.
Essendo socio snc di un attività estiva nn posso lavorare nella scuola.
Quindi dopo aver fatto l abilitazione , aver vinto il concorso, mandato curriculum. iniziato l Anno di prova.
Ora mi devo , mi dovranno licenziare??
Nn ho parole. . …in Italia uno nn è nemmeno libero di poter lavorare!!
Ho sempre solo sacrifici!!!
Quindi con 31 anni di ruolo potrei star in aspettativa. 3?
ma durante gli anni di aspettativa posso versare i contributi ?
Devi riscattarli nel momento che si va in pensione
buonasera,articolo molto esaustivo, ma mi pongo una domanda,chiedendo il licenziamento,e’ possibile inserirsi nelle gae nuovamente?Inquale fascia?
Scusate ,una domanda.E’ obbligatorio il licenziamento a entro il 31 Agosto?, grazie.
Grazie! Un articolo che ti fa riflettere e che nello stesso tempo ti informa sulle pratiche burocratiche da intraprendere!
Grazie Elisa, ci fa davvero piacere che tu abbia trovato l’articolo interessante e utile!
Articolo molto interessante. Avrei una domanda: io ho un contatto a termine fino al 30 giugno come docente di sostegno; mi sono stati dati degli alunni che nel tempo si sono rivelati molto complicati perché richiedono più che un sostegno didattico un sostegno psichiatrico e cura della persona a cui io non mi sento preparata. Posso chiedere il licenziamento per giusta causa prima del 30 giugno? Grazie, Carol
Ciao Carol, grazie per il tuo commento e per aver condiviso una situazione così delicata.
Comprendiamo perfettamente il tuo disagio: il ruolo del docente di sostegno è già molto impegnativo di per sé, e trovarsi di fronte a casi che richiederebbero un intervento clinico specialistico può essere davvero difficile da gestire, soprattutto se non si è stati adeguatamente formati o supportati.
Per quanto riguarda il tuo contratto, essendo a tempo determinato, puoi presentare dimissioni volontarie, ma il termine “giusta causa” in questo caso si applica più comunemente ai contratti a tempo indeterminato. Ti consigliamo di confrontarti con il dirigente scolastico o con il tuo referente per l’inclusione, spiegando con chiarezza la situazione. Può anche essere utile contattare un sindacato o un consulente del lavoro della scuola per capire meglio come muoverti dal punto di vista formale.
Un caro augurio per tutto, e grazie per il grande impegno che stai mettendo nel tuo lavoro 🙏📚
Buonasera, io sto accarezzando l’idea di mollare tutto, sono demotivata stanca, in più avevo scelto l’insegnamento perché pensavo di avere così il tempo per fare quello che realmente volevo : lavorare a teatro, invece non è stato così perché non hai tutto questo tempo a disposizione ed in più ci sono tanti vincoli. Sto cercando di capire come muovermi per vedere se riesco a lavorare nel settore che desidero, cosa mi consigliate? Anno sabbatico è un po’ tosto perché senza stipendio…..
Cara Pia, ci dispiace sentire che la sua esperienza nell’insegnamento non è stata all’altezza delle aspettative. L’unico consiglio che le possiamo dare è di pensare a lungo e seriamente prima di scegliere una strada da cui non sarà possibile tornare indietro. Provi a darsi un po’ di tempo, se poi l’insegnamento continuerà a precluderle di vivere la sua vera passione, siamo sicuri che troverà la soluzione più adatta.
Buonasera vorrei prendere un anno di aspettativa dalla scuola statale per provare ad insegnare in una scuola privata. E’ possibile?
inoltre se fra 10 anni cambiassi idea e volessi tornare ad insegnare in una scuola statale in cosa consiste il rientro?grazie
Buonasera Marika,
Secondo le norme stabilite dall’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), un dipendente in aspettativa non può svolgere alcuna attività lavorativa. Tuttavia, esistono delle eccezioni che consentono un impiego secondario nel caso in cui vengano rispettate determinate condizioni. L’attività lavorativa deve essere di natura temporanea e occasionale, non deve creare conflitti con gli interessi dell’amministrazione e deve essere compatibile con l’attività lavorativa di servizio. È importante notare che questa nuova esperienza lavorativa può iniziare solo dopo la stipula del contratto di lavoro nella scuola, in quanto sarebbe incompatibile con il lavoro nella Pubblica Amministrazione. La decisione di concedere o meno al dipendente la possibilità di svolgere un’attività lavorativa in aspettativa spetta al Dirigente Scolastico. Nella scuola, l’aspettativa più comune è quella finalizzata al miglioramento delle competenze, per motivi di studio e ricerca.
Per quanto riguarda il rientro nel sistema pubblico dopo 10 anni, questo non sarà possibile in maniera automatica, inoltre le normative rischiano di cambiare diverse volte su un lasso di tempo così prolungato.
Speriamo di aver risolto qualche dubbio!
Buonasera, ho intenzione di licenziarmi dalla scuola paritaria in cui lavoro. Devo dare un preavviso di due mesi. Fino a quale data posso presentare le dimissioni?
Buongiorno Matilde,
non ci risulta che esista una data limite per presentare le dimissioni: queste saranno effettive dopo due mesi dalla data del preavviso se il suo contratto lo prevede.
Articolo interessante.. ma ad un certo punto ho letto che un docente può accettare un incarico di tipo amministrativo nella scuola per 3 anni.. non mi risulta, io so che gli ATA possono accettare contratti come docenti per tre anni.. ma il. contrario. no, chiedo cortesemente di verificare perché mi iinteresserebbe tantio ringrazio
Ciao!
Ti ringrazio per aver portato alla nostra attenzione questo punto. In Italia, la normativa che regola il personale scolastico è piuttosto complessa e può subire modifiche nel tempo. Verificheremo rapidamente la fonte e l’accuratezza di quanto riportato nell’articolo e apporteremo le necessarie correzioni. La tua attenzione ai dettagli è preziosa e ci aiuta a migliorare la qualità delle informazioni che forniamo. Grazie mille e resta sintonizzata per gli aggiornamenti!
Molto bello ma io ho 63;anni e 38 anni effettivi di contributi anche se lavoro da molto di più , un tumore con invalidità al 70/100 e mi aspettavo di poter andare in pensione quest’ ‘ anno con ape sociale!
Gentile Elena,
Purtroppo non offriamo questo genere di servizi, non essendo un centro di assistenza fiscale. Le consigliamo di consultare un commercialista o la sua CAF di fiducia per avere informazioni più precise riguardo alla sua situazione e le auguriamo tutto il meglio e di poter andare in pensione il prima possibile.
Per docente a tempo determinato ( per assunzione a tempo indeterminato presso altra PA) qual è la
modalità con la quale si rassegnano le dimissioni al dirigente scolastico? C’è un apposito modello digitale ?
Grazie mille per la risposta e per la completezza e chiarezza delle informazioni scritte sull’argomento
Gentile Maddalena,
Per rassegnare le dimissioni come docente a tempo determinato, puoi utilizzare un fac-simile di lettera di dimissioni che può essere stampato, compilato e inviato tramite PEC al dirigente scolastico. Non è specificato un obbligo di preavviso, ma è consigliabile avvisare con qualche giorno di anticipo. Le dimissioni volontarie possono comportare sanzioni come l’impossibilità di conseguire supplenze per tutte le graduatorie in cui si è inseriti per l’intero periodo di vigenza delle graduatorie stesse.
Inoltre, esiste un modulo online per la presentazione telematica delle dimissioni, che deve essere compilato e inviato tramite il portale web del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Questo modulo è suddiviso in sezioni per inserire dati del lavoratore, del datore di lavoro, del rapporto di lavoro, e la tipologia di richiesta (dimissioni volontarie, revoca per giusta causa o risoluzione consensuale). Una volta inviate le dimissioni, è possibile visualizzare e scaricare la ricevuta. È anche possibile revocare le dimissioni entro 7 giorni dall’invio.
Per i docenti della provincia autonoma di Trento, esiste un modulo specifico per la domanda di dimissioni dal servizio disponibile sul sito di Vivoscuola.
Speriamo che la nostra risposta ti sia d’aiuto e in bocca al lupo.
La ringrazio molto per la sua risposta estremamente esaustiva! Grazie davvero e…viva il lupo!
Grazie, l’articolo è fatto benissimo, dà peso alla decisione importante per cui viene letto, e si sofferma ampiamente a sulle conseguenze e alternative.
Grazie Cecilia, ci fa davvero piacere che il nostro articolo ti sia piaciuto!
Quanto costa versare un anno di contributi all’ Inps nel caso di richiesta di un anno sabbatico?
Grazie!
Il costo per versare un anno di contributi all’INPS in caso di richiesta di un anno sabbatico dipende da vari fattori, tra cui il tuo reddito e la base imponibile su cui si calcolano i contributi. Generalmente, il calcolo si basa su una percentuale del tuo reddito annuale.
Per gli insegnanti, la percentuale per il versamento volontario dei contributi è intorno al 33% del reddito lordo annuo. Quindi, per esempio, se il tuo reddito annuo è di 30.000 euro, il costo per coprire un anno di contributi sarebbe circa 9.900 euro.
Ti consiglio di verificare direttamente con l’INPS o con un consulente del lavoro per ottenere un calcolo personalizzato basato sulla tua situazione specifica.
Articolo molto interessante, ma mi rimane in dubbio una cosa: posso chiedere l’anno sabbatico, ma non posso accettare un lavoro in un’azienda privata con un contratto di lavoro temporaneo per un anno? Non capisco quali sono le incompatibilità dei lavori che si non si possono fare e che andrebbero in conflitto con la professione docente!! Grazie per un’eventuale risposta.
Grazie per il tuo commento! In generale, per gli insegnanti nel settore pubblico, durante l’anno sabbatico puoi dedicarti ad altre attività, ma ci sono delle limitazioni su quali lavori puoi accettare. In particolare, non puoi svolgere attività che possano essere considerate incompatibili con il tuo ruolo di docente pubblico, come accettare un contratto di lavoro subordinato presso un’azienda privata, anche se temporaneo. Tuttavia, puoi svolgere incarichi occasionali o attività di consulenza che non pregiudichino la tua funzione di insegnante.
Ti consiglio di verificare nel dettaglio con la tua amministrazione o il sindacato per avere chiarimenti specifici in base alla tua situazione 😊
Ho 26 anni di ruolo nella scuola primaria. Se voglio dare le dimissioni e aspettare la pensione, a 67 anni prenderò la minima o avrò la pensione che ho maturato all’atto delle dimissioni? Dove posso trovare la normativa a riguardo? Grazie
Ciao Annalisa,
In Italia, se decidi di dimetterti e non lavori fino al raggiungimento dell’età pensionabile, la tua pensione sarà basata sui contributi effettivamente versati fino al momento delle dimissioni. Non prenderai la “pensione minima” a meno che i contributi non siano insufficienti per una pensione di vecchiaia normale, nel qual caso potresti avere diritto alla pensione sociale, a seconda dei requisiti di reddito.
Per le normative specifiche, puoi consultare il sito dell’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) o contattare un loro ufficio per avere informazioni dettagliate sulla tua situazione.
Grazie!! Articolo illuminante!!
Grazie a te Alberto, ci fa molto piacere che il nostro articolo ti sia piaciuto!
Ciao
Molto utile questo articolo. Vorrei però sapere se ad oggi è cambiato qualcosa nella procedura di dimissioni (specialmente dopo l’OM dello scorso maggio). Se ho un contratto a termine presso scuola pubblica fino al 30 giugno prossimo e non sono inserito né in GPS né in GI…non sono in nessua graduatoria insomma (incarico da MaD), a quali sanzioni incorrerei se dessi le dimissioni? Quanti giorni di preavviso bisognerebbe dare? Con che modalità? tramite mail alla segreteria o bisogna anche darle tramite modulo in via telematica dal portale del Ministero del Lavoro? Potrei in seguito eventualmente candidarmi per altri interpelli presso altre scuole pubbliche? Dovrei risarcire la scuola se decidessi di porre fine al contratto anticipatamente? Non ho ancora firmato il contratto perché ancora non me l’hanno fatto…in questo caso, cambierebbe qualcosa?
Grazie se vorrai ripondermi! un saluto, A.
Ciao A.! 😊 Grazie per il tuo messaggio, davvero preciso e utile per molti che si trovano nella tua stessa situazione. Se l’incarico è stato assegnato da MAD e non sei inserito in graduatorie, puoi dimetterti senza incorrere in sanzioni economiche, anche se in alcuni casi l’interruzione può portare all’esclusione da futuri incarichi per l’anno scolastico in corso.
Non ci sono obblighi di preavviso rigidi per i contratti a termine, ma è sempre buona prassi avvisare la segreteria della scuola con qualche giorno di anticipo, via email o PEC.
Se il contratto non è stato ancora firmato, la situazione è ancora più flessibile, ma una volta preso servizio vale comunque come accettazione. Per avere indicazioni certe sulla tua posizione specifica, il consiglio migliore è contattare direttamente la segreteria della scuola o, se vuoi un parere più tutelante, anche un sindacato della scuola. In bocca al lupo per tutto! 🍀
vorrei porti un quesito: il 28 febbraio 2025 ho ottenuto dall’inps il riconoscimento dei requisiti per accedere all’APE sociale.
posso dare le dimissioni a scuola (ATA) con effetto immediato per accedere all’APE?
considera che io al momento sono in congedo senza retribuzione. grazie
Buongiorno Carmine,
Congratulazioni per aver ottenuto il riconoscimento dei requisiti per l’APE Sociale il 28 febbraio 2025. Per accedere a questo beneficio, è necessario cessare l’attività lavorativa. Nel settore scolastico, le dimissioni devono essere presentate in forma cartacea al dirigente scolastico entro il 31 agosto 2025, con decorrenza dal 1° settembre 2025.
La tua attuale situazione di congedo senza retribuzione non sostituisce la necessità di presentare formali dimissioni. Pertanto, per accedere all’APE Sociale, dovrai presentare la domanda di cessazione dal servizio seguendo le modalità e le tempistiche indicate. Ti consigliamo di contattare l’ufficio del personale della tua scuola o un consulente previdenziale per ulteriori dettagli.
Buongiorno, vorrei un informazione, ho avuto incarico annuale da Gps fuori regione, dopo presa di servizio ho preso congedo biennale per assistere mio figlio, con 104.qrt 2.com.3,fino fine aprile ,ha revisione a fine mese,se.non fosse rinnovata la legge dovrei lasciare la supplenza perché impossibilitato non avendo aiuti, come devo procedere? Basta comunicare con una mail le intenzioni o bisogna fare qualche pratica? Cosa comporta per il prossimo anno l abbandono di supplenza? Grazie e
Buongiorno Claudia,
Ti consiglio di rivolgerti direttamente all’ufficio scolastico provinciale della tua sede di servizio o alla segreteria della scuola in cui hai preso servizio: sono loro i referenti ufficiali per darti indicazioni chiare su come procedere, quali documenti inviare e se una semplice mail sia sufficiente oppure no.
Per quanto riguarda l’abbandono della supplenza, in generale potrebbe comportare l’impossibilità di ottenere nuovi incarichi da GPS o GI per l’anno scolastico successivo, ma ci sono eccezioni previste in caso di gravi motivi personali o familiari, come nel tuo caso. Proprio per questo è fondamentale che tutto sia comunicato in modo formale e documentato.
Spero di esserti stato utile, un caro in bocca al lupo per tutto!