La campanella suona, le lezioni finiscono e qualche ora più tardi ti ritrovi davanti a un altro studente, questa volta per una ripetizione privata. Un docente della scuola pubblica può farlo? Sì, ma non senza regole.

Dare lezioni private è infatti compatibile con il lavoro a scuola a determinate condizioni. Bisogna prestare attenzione soprattutto a chi sono gli studenti, agli obblighi nei confronti dell'istituto e alla gestione dei compensi ricevuti. E se stai pensando di trasformare qualche ora di ripetizioni in un'attività più strutturata, ci sono anche altri aspetti da conoscere.

In altre parole, non devi necessariamente scegliere tra cattedra e lezioni individuali. Vediamo quando le due attività possono convivere e quali limiti non bisogna oltrepassare

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Quando un docente pubblico può fare ripetizioni

Partiamo dalla risposta che probabilmente stai cercando: lavorare nella scuola pubblica non ti impedisce di offrire lezioni private a pagamento. Non hai quindi bisogno di rinunciare alle ripetizioni solo perché insegni già in un istituto statale. Ci sono però alcuni confini che non puoi oltrepassare.

Il più importante riguarda proprio gli studenti. L'articolo 508 del D.Lgs. 297/1994 stabilisce che un docente non può impartire lezioni private agli alunni del proprio istituto e prevede, quando assume delle lezioni, l'obbligo di informare il dirigente scolastico comunicando il nome degli studenti e la loro provenienza1.

Insegnante aiuta un'alunna a svolgere un esercizio durante una lezione in classe.
Per la legge un docente può impartire lezioni private al di fuori del proprio orario lavorativo, ma ci sono regole da rispettare.

Questo significa, per esempio, che se insegni matematica in un liceo puoi seguire privatamente uno studente di un'altra scuola, rispettando gli obblighi previsti; non puoi invece trasformare in un tuo allievo privato uno studente dell'istituto in cui lavori, anche se non frequenta una delle tue classi.

La separazione tra i due ruoli deve rimanere netta anche quando arriva il momento delle valutazioni. La normativa stabilisce infatti che un docente non possa giudicare un alunno al quale abbia impartito lezioni private; se ciò avviene, gli scrutini o le prove d'esame interessati sono nulli.

C'è poi un ultimo aspetto da considerare. Il dirigente scolastico può vietare l'inizio o la prosecuzione delle lezioni private quando queste risultano incompatibili con le esigenze di funzionamento della scuola. Dare ripetizioni è dunque possibile, ma l'attività privata non può prendere il sopravvento sugli obblighi che derivano dal tuo incarico pubblico.

SituazioneIn linea generaleCosa fare
Lezioni a studenti di un'altra scuolaConsentite nel rispetto delle condizioni previsteInformare il dirigente e comunicare nome e provenienza degli alunni
Lezioni a un alunno del proprio istitutoNon consentiteNon accettare l'incarico
Lezioni onlinePossibiliRispettare gli stessi obblighi previsti per le lezioni in presenza
Lezioni a domicilioPossibiliRispettare gli stessi obblighi e gestire correttamente i compensi
Attività incompatibile con le esigenze della scuolaPuò essere vietataAttenersi alle indicazioni del dirigente scolastico
Dipendente pubblico non docenteSi applicano regole diverseVerificare il regime generale delle incompatibilità

Docenti pubblici e altri dipendenti della PA: quali differenze?

Gli insegnanti delle scuole statali sono dipendenti della pubblica amministrazione, e questo comporta una serie di regole che accompagnano diversi momenti della loro carriera: dalle incompatibilità professionali fino alle pensioni degli insegnanti. Quando si parla di lezioni private, però, c'è una particolarità importante: non basta applicare indistintamente le norme previste per qualsiasi dipendente pubblico.

Il principio generale sull'incompatibilità tra un impiego nella PA e determinate altre attività lavorative o professionali è disciplinato dall'articolo 53 del D.Lgs. 165/2001. Lo stesso articolo mantiene però in vigore le disposizioni specifiche previste per il personale scolastico dall'articolo 508 del D.Lgs. 297/19942. In pratica, un insegnante e un altro dipendente della PA possono trovarsi davanti a regole diverse quando decidono di affiancare un'attività privata al proprio lavoro.

Docenti della scuola pubblica

Per un insegnante, dare qualche ora di ripetizioni e avviare una vera e propria libera professione non sono necessariamente la stessa cosa. Nel primo caso valgono le regole che abbiamo appena visto: è possibile impartire lezioni private, purché non siano rivolte agli studenti del proprio istituto e vengano rispettati gli obblighi di comunicazione previsti.

Se invece l'attività assume le caratteristiche di una libera professione, cambia anche la procedura. In questo caso serve la preventiva autorizzazione del dirigente scolastico e l'attività deve essere compatibile con l'orario di insegnamento, con quello di servizio e, più in generale, con la funzione docente.

Dirigente scolastica in piedi all'interno di un'aula.
Ricorda di verificare sempre le condizioni con il/la dirigente scolastico/a.

La distinzione può sembrare sottile, ma nella pratica è importante. Un insegnante della scuola pubblica che segue privatamente alcuni studenti di altri istituti non si trova automaticamente nella stessa posizione di chi svolge parallelamente un'altra attività professionale strutturata. Se non è chiaro in quale delle due situazioni rientri il tuo caso, il modo più semplice per evitare errori è verificarlo con il dirigente prima di iniziare.

Dipendenti pubblici non docenti

E se lavori nella Pubblica Amministrazione, ma non sei un insegnante? Qui bisogna cambiare prospettiva. Le disposizioni specifiche previste per i docenti non possono essere estese automaticamente a tutti gli altri dipendenti pubblici.

Il riferimento generale torna a essere l'articolo 53 del D.Lgs. 165/2001. Gli incarichi retribuiti che non rientrano nei compiti e nei doveri d'ufficio devono in linea generale essere previamente autorizzati dall'amministrazione di appartenenza, che valuta anche l'eventuale presenza di un conflitto di interessi.

Se un dipendente pubblico non docente vuole organizzare corsi privati o svolgere un'altra attività retribuita, quindi, non può semplicemente pensare: “lo fanno gli insegnanti, posso farlo anch'io”. Prima deve capire quale regime si applica al proprio rapporto di lavoro e alla specifica attività che intende svolgere.

Docenti a tempo pieno e part-time

Anche il numero di ore lavorate può cambiare le carte in tavola. Per i dipendenti pubblici con un rapporto part-time non superiore al 50% dell'orario a tempo pieno, il D.Lgs. 165/2001 prevede infatti un regime particolare rispetto ad alcune disposizioni sugli incarichi retribuiti. Questo non equivale, però, a un lasciapassare per qualsiasi secondo lavoro.

Per i docenti, poi, bisogna guardare anche alla natura dell'attività. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito, nel Quaderno n. 3 aggiornato nel giugno 2025, chiarisce che la libera professione può essere esercitata, nel rispetto delle condizioni previste, sia da chi insegna a tempo pieno sia da chi lavora a tempo parziale.

Più che chiedersi semplicemente “full-time o part-time?”, conviene quindi mettere insieme tutti gli elementi: percentuale dell'orario, tipo di attività esterna, compatibilità con il servizio ed eventuali conflitti di interesse.

Docenti precari e supplenti

Essere assunti con un contratto a tempo determinato non elimina automaticamente le regole sulle incompatibilità. Anche un supplente è un dipendente dell'amministrazione scolastica per la durata del rapporto di lavoro e deve quindi verificare che un'eventuale seconda attività sia compatibile con gli obblighi derivanti dal proprio incarico.

Le condizioni da verificare possono quindi cambiare nel corso della carriera, soprattutto quando si passa dal precariato al ruolo oppure si richiede un trasferimento e cambio di ruolo. Prima di affiancare un'attività privata all'insegnamento è sempre importante fare riferimento alla propria situazione lavorativa attuale e verificare preventivamente con l'amministrazione scolastica quali adempimenti siano necessari per diventare insegnante privato in regola.

CategoriaRegola generaleCosa verificare
Docente della scuola pubblicaPuò impartire lezioni private nel rispetto dei limiti previsti per il personale docenteObblighi verso il dirigente, provenienza degli alunni, incompatibilità e conflitti di interesse
Docente che esercita una libera professioneL'attività è possibile previa autorizzazione, se compatibile con la funzione docenteCompatibilità con orario di insegnamento, servizio e funzione docente
Dipendente pubblico non docenteSi applica il regime generale degli incarichi e delle incompatibilità della PANecessità di autorizzazione, disciplina del proprio rapporto e assenza di conflitti di interesse
Docente a tempo pienoPuò svolgere le attività consentite dalla disciplina specifica del personale docenteNatura dell'attività, compatibilità con servizio e adempimenti richiesti
Docente part-timeIl part-time può modificare il regime delle incompatibilità, soprattutto se non supera il 50% del tempo pienoPercentuale del part-time, natura della seconda attività e possibili conflitti di interesse
Docente precario o supplenteIl contratto a tempo determinato non elimina automaticamente le regole sulle incompatibilitàDurata e orario dell'incarico, natura dell'attività esterna e adempimenti richiesti

Lezioni private: quali limiti deve rispettare un docente?

Poter dare ripetizioni non significa avere carta bianca. Le regole previste per i docenti servono soprattutto a mantenere una separazione chiara tra il ruolo ricoperto a scuola e l'attività svolta privatamente, evitando situazioni in cui potrebbero nascere dubbi sull'imparzialità dell'insegnante.

Questo non rende le lezioni private particolarmente complicate da organizzare. Un docente può tranquillamente seguire studenti di altri istituti, anche durante l'anno scolastico: basta sapere fin dall'inizio quali confini non oltrepassare.

Insegnante aiuta uno studente durante una lezione privata individuale
Un docente può dare lezioni private a studenti di altri istituti rispettando gli obblighi previsti dalla normativa.

Molti sono gli insegnanti che prendono in considerazione l'idea di impartire lezioni private, ma prima di iniziare è quindi utile considerare non soltanto a chi sono rivolte, ma anche il rapporto con il proprio istituto, gli orari e gli eventuali conflitti di interesse.

Non dare lezioni agli alunni del proprio istituto

Questo è probabilmente il limite più semplice da ricordare. Se insegni in una scuola, non puoi dare lezioni private agli studenti che frequentano quello stesso istituto, anche quando non fanno parte delle tue classi.

Immagina, per esempio, di insegnare italiano in un liceo con diverse sezioni: non potresti accettare per le ripetizioni pomeridiane uno studente della stessa scuola solo perché frequenta la classe di un collega. Se invece lo studente proviene da un altro istituto, puoi seguirlo privatamente rispettando gli altri obblighi previsti.

Evitare conflitti di interesse e favoritismi

Evitare conflitti di interesse e favoritismi

La ragione del divieto diventa ancora più evidente quando pensiamo alle valutazioni. Scuola pubblica e rapporto economico privato devono restare due ambiti distinti: un docente non dovrebbe mai trovarsi nella posizione di valutare a scuola uno studente che lo paga per ricevere lezioni nel pomeriggio.

La stessa attenzione vale nel momento in cui cerchi nuovi allievi. Essere un insegnante può naturalmente rappresentare una garanzia di esperienza e competenza, ma il rapporto professionale costruito con studenti e famiglie della propria scuola non deve trasformarsi in un canale per procurarsi clienti.

Rispettare l'orario e gli obblighi di servizio

Una lezione alle cinque del pomeriggio, un incontro nel fine settimana oppure una ripetizione online dopo cena: dal punto di vista dell'orario, tutte queste soluzioni possono funzionare. Quello che conta è che gli impegni privati si adattino al lavoro a scuola, e non il contrario.

Consigli di classe, riunioni, scrutini e altri obblighi di servizio vengono quindi prima dell'agenda delle ripetizioni. E se da qualche lezione alla settimana si passa a un vero doposcuola privato a casa, con molti studenti e appuntamenti regolari, vale la pena fermarsi a valutare anche la natura che sta assumendo l'attività e i relativi aspetti fiscali.

Informare il dirigente scolastico

C'è infine un adempimento che non va dimenticato. Quando un docente assume lezioni private, deve informare il dirigente scolastico comunicando il nome degli studenti seguiti e la loro provenienza. Un generico “nel pomeriggio do ripetizioni”, quindi, non corrisponde a quanto richiesto dalla norma.

Meglio gestire la comunicazione in modo chiaro fin dall'inizio e conservarne una copia. Se nel tempo cambiano gli studenti che segui, sarà inoltre necessario assicurarti che le informazioni fornite alla scuola siano aggiornate.

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Come iniziare a dare lezioni private: la procedura da seguire

Hai controllato che non ci siano incompatibilità, sai quali studenti puoi seguire e hai chiarito gli obblighi nei confronti della scuola. A questo punto puoi passare alla parte più concreta: organizzare le tue prime lezioni private.

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PRIMA DI INIZIARE

Verifica compatibilità, rapporto di lavoro e provenienza degli studenti.

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ORGANIZZA LE LEZIONI

Definisci materia, modalità, calendario e tariffa.



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TIENI TRACCIA

Conserva comunicazioni, pagamenti e documentazione dell'attività.

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Non serve avere tutto perfettamente definito fin dal primo giorno. È però utile partire con alcune idee chiare su materie, disponibilità, tariffe e pagamenti: ti aiuteranno a tenere ben separata l'attività privata dal lavoro a scuola e, soprattutto, a evitare di dover improvvisare ogni volta che arriva un nuovo studente.

1

Verifica la tua situazione

Il primo controllo riguarda il proprio rapporto di lavoro e il tipo di attività che si vuole svolgere. Le regole possono cambiare a seconda che si tratti di semplici lezioni private, di un'altra attività professionale o di un secondo incarico. Bisogna inoltre considerare l'orario di servizio e verificare che non esistano situazioni di incompatibilità o conflitto di interessi. In caso di dubbi, è preferibile chiarire la propria posizione con l'amministrazione scolastica prima di iniziare.

2

Comunica le lezioni al dirigente

Se si impartiscono lezioni private, occorre rispettare gli obblighi di comunicazione che abbiamo visto in precedenza. È utile effettuare la comunicazione in forma tracciabile e conservarne una copia insieme alla documentazione relativa all'attività. Se cambiano gli studenti seguiti o le condizioni in cui vengono svolte le lezioni, bisogna inoltre assicurarsi che le informazioni comunicate alla scuola rimangano aggiornate.

3

Scegli materia, modalità e disponibilità

A questo punto puoi stabilire quali materie insegnare e a quale livello. Un docente qualificato per le ripetizioni può concentrarsi sulla propria disciplina oppure proporre percorsi più specifici, per esempio preparazione agli esami, recupero delle lacune o approfondimento. Bisogna poi decidere se lavorare online, a domicilio o a casa propria, stabilendo giorni e fasce orarie compatibili con gli impegni scolastici.

4

Stabilisci il prezzo delle lezioni

La tariffa può variare in base alla materia, al livello dello studente, all'esperienza dell'insegnante e alla modalità della lezione. Prima di stabilire un prezzo può essere utile osservare le tariffe richieste da altri insegnanti con una preparazione e un'esperienza comparabili. È inoltre importante chiarire fin dall'inizio durata della lezione, modalità di pagamento ed eventuali condizioni per cancellazioni o spostamenti. Regole semplici e trasparenti evitano incomprensioni con studenti e famiglie.

5

Organizza pagamenti e documentazione

Infine, i compensi ricevuti per le lezioni private devono essere gestiti correttamente dal punto di vista fiscale. Il trattamento dipende anche dalle caratteristiche dell'attività e dalla posizione dell'insegnante, quindi non bisogna considerare le ripetizioni come entrate automaticamente esenti o informali. Conservare un riepilogo dei compensi e la relativa documentazione rende più semplice adempiere agli obblighi fiscali e ricostruire l'attività svolta al momento della dichiarazione dei redditi.

Tasse sulle lezioni private: quanto paga un docente?

Dare ripetizioni può essere un buon modo per integrare lo stipendio da insegnante, ma c'è un aspetto che non conviene lasciare per ultimo: i compensi ricevuti devono essere dichiarati. E per i docenti titolari di cattedra esiste una disciplina fiscale specifica, diversa dal semplice “faccio qualche lezione e poi vedrò”.

La buona notizia è che il meccanismo di base non è particolarmente difficile da capire. Bisogna però tenere distinti tre aspetti che vengono spesso confusi: tassazione dei compensi, carattere occasionale o abituale dell'attività e contributi previdenziali.

L'imposta sostitutiva del 15%

Per i docenti titolari di cattedra nelle scuole di ogni ordine e grado, i compensi ottenuti con lezioni private e ripetizioni possono essere assoggettati a un'imposta sostitutiva del 15%, al posto dell'IRPEF e delle relative addizionali regionali e comunali. Resta comunque possibile scegliere la tassazione ordinaria. L'Agenzia delle Entrate conferma l'applicazione di questo regime anche per i compensi dichiarati nel 20263. 

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Attenzione

Il 15% non è una generica “tassa sulle ripetizioni” applicabile a chiunque dia lezioni. Il regime riguarda specificamente i compensi percepiti per lezioni private e ripetizioni dai docenti titolari di cattedra nelle scuole di ogni ordine e grado. Un insegnante privato che non rientra in questa categoria deve quindi verificare il regime fiscale applicabile alla propria attività.

Quando le lezioni sono occasionali?

Qualche ripetizione data sporadicamente durante l'anno e un'agenda con studenti fissi ogni settimana raccontano due attività piuttosto diverse. È proprio questa differenza concreta, più del semplice importo incassato, che bisogna osservare quando si cerca di capire se l'attività abbia carattere occasionale oppure abituale.

Non esiste infatti una cifra magica sotto la quale un'attività diventa automaticamente occasionale. Frequenza, continuità e organizzazione contano molto di più: seguire regolarmente diversi studenti durante tutto l'anno, per esempio, è ben diverso dall'accettare poche lezioni isolate prima di un esame.

Quando serve valutare l'apertura della partita IVA?

Se con il tempo le ripetizioni smettono di essere episodiche e diventano un'attività svolta abitualmente e in modo organizzato, anche l'inquadramento fiscale merita di essere rivalutato. Può succedere senza quasi accorgersene: si parte con due studenti, arriva il passaparola e qualche mese dopo l'agenda è piena per diversi pomeriggi alla settimana.

È qui che nasce uno degli equivoci più frequenti: superare 5.000 euro non fa scattare automaticamente l'obbligo di aprire la partita IVA. Quella cifra ha un significato specifico sul piano previdenziale per il lavoro autonomo occasionale; non è il criterio che, da solo, stabilisce se l'attività sia abituale.

Se le lezioni stanno diventando una vera seconda attività professionale, quindi, è il momento giusto per confrontarsi con un commercialista e capire quale inquadramento corrisponda a ciò che stai effettivamente facendo.

Quando le lezioni sono occasionali?

Una distinzione importante riguarda il modo in cui l'attività viene effettivamente svolta. Dare qualche lezione in maniera sporadica e svolgere durante tutto l'anno un'attività stabile, organizzata e continuativa non sono necessariamente situazioni equivalenti dal punto di vista fiscale.

Non esiste, soprattutto, una soglia di compensi che permetta da sola di stabilire se un'attività sia occasionale. Bisogna considerare le caratteristiche concrete con cui viene esercitata: continuità, abitualità e organizzazione sono elementi più significativi del semplice importo guadagnato.

Quando serve valutare l'apertura della partita IVA?

Se le lezioni assumono carattere abituale, la situazione fiscale deve essere valutata diversamente rispetto a un'attività realmente occasionale. Questo può accadere, per esempio, quando un insegnante offre corsi privati durante tutto l'anno, segue stabilmente numerosi studenti o struttura l'attività come una vera attività professionale.

Non è corretto affermare che la partita IVA diventi obbligatoria automaticamente al superamento di 5.000 euro. La necessità di aprirla dipende dal carattere abituale dell'attività e non da quella soglia presa isolatamente. In presenza di un'attività continuativa è quindi consigliabile verificare la propria situazione con un commercialista.

Cosa significa allora la soglia dei 5.000 euro?

Insegnante seduta a un tavolo con documenti fiscali e calcolatrice.

I 5.000 euro che vengono spesso associati al lavoro autonomo occasionale riguardano gli obblighi contributivi previdenziali: per i lavoratori autonomi occasionali, i primi 5.000 euro annui costituiscono una franchigia dall'obbligo contributivo. Superata questa soglia, è prevista l'iscrizione alla Gestione Separata INPS e la contribuzione sulla parte di reddito interessata4.

Questa soglia non determina invece se sia necessaria la partita IVA. La distinzione dipende dal carattere occasionale oppure abituale dell'attività: fiscalità, IVA e contribuzione previdenziale sono aspetti collegati, ma non coincidono e vanno quindi valutati separatamente.

Come documentare i compensi?

È buona pratica mantenere una registrazione ordinata delle lezioni svolte e dei relativi compensi, indipendentemente dal fatto che gli studenti paghino con bonifico o con un altro mezzo. In questo modo sarà più semplice ricostruire quanto percepito e riportarlo correttamente nella dichiarazione.

Quando l'attività diventa regolare o economicamente significativa, affidarsi a un professionista permette di individuare il corretto inquadramento fiscale e previdenziale evitando di applicare automaticamente regole pensate per situazioni diverse.

Lezioni online, a domicilio e altri casi pratici

Le ripetizioni non significano più necessariamente attraversare la città con libri e quaderni sotto braccio. Puoi incontrare lo studente a casa sua, riceverlo da te oppure accendere il computer e fare lezione a qualcuno che vive dall'altra parte d'Italia. La modalità cambia, ma le regole che abbiamo visto finora restano le stesse. Questo significa che online e presenza non sono due mondi separati dal punto di vista degli obblighi del docente pubblico. Vediamo allora cosa succede nelle situazioni che si incontrano più spesso.

Posso dare lezioni online?

Sì. Un docente della scuola pubblica può organizzare ripetizioni in videoconferenza, purché rispetti gli stessi limiti previsti per le lezioni in presenza. La modalità online non permette, per esempio, di aggirare il divieto di impartire lezioni private agli studenti del proprio istituto.

Insegnante impartisce una lezione online tramite computer portatile
Le ripetizioni possono svolgersi anche online, facendo risparmiare tempo all'alunno e all'insegnante.

Le lezioni a distanza possono anzi rendere più semplice raggiungere studenti di altre città e organizzare gli appuntamenti al di fuori dell'orario scolastico. Restano naturalmente gli obblighi relativi alla comunicazione dell'attività e alla corretta gestione dei compensi.

Posso fare lezioni a casa mia o a domicilio?

Sì. Le lezioni possono svolgersi a casa dell'insegnante oppure presso quella dello studente. Anche in questo caso, il luogo in cui avviene la ripetizione non modifica le regole relative all'attività del docente pubblico.

Una situazione diversa può presentarsi quando il semplice ricevimento di uno o due studenti si trasforma in un doposcuola privato a casa o in un'attività organizzata con numerosi allievi. In questo caso è opportuno verificare anche gli ulteriori adempimenti amministrativi, fiscali e previdenziali eventualmente collegati alle caratteristiche concrete dell'attività.

Posso trovare studenti attraverso una piattaforma?

Sì. Utilizzare una piattaforma per mettere in contatto insegnanti e studenti è semplicemente uno dei modi possibili per trovare persone interessate alle proprie lezioni. Essere iscritti a una piattaforma non modifica però lo status del docente né elimina gli obblighi legati al suo impiego pubblico.

Prima di accettare una richiesta, è quindi importante verificare da quale istituto provenga lo studente e organizzare la lezione in modo compatibile con gli impegni scolastici.

Posso dare lezioni durante l'anno scolastico?

Sì, non è necessario limitare le ripetizioni alle vacanze estive o ai periodi di sospensione delle lezioni. Devono però essere organizzate in modo da non interferire con l'orario e con gli altri obblighi derivanti dal servizio scolastico.

Questo significa che il problema non è il periodo dell'anno, ma la compatibilità tra le due attività. Riunioni, consigli di classe, scrutini e altri impegni professionali non possono essere subordinati al calendario delle lezioni private.

Posso pubblicizzare le mie ripetizioni?

In linea generale, un insegnante può far conoscere la propria disponibilità a dare lezioni private, per esempio attraverso una piattaforma o altri canali. È però importante mantenere una separazione chiara tra l'attività privata e il ruolo ricoperto all'interno dell'istituto.

In particolare, è prudente evitare di utilizzare la relazione professionale con studenti e famiglie della propria scuola come canale per procurarsi clienti, così da prevenire conflitti di interesse o situazioni che possano mettere in dubbio l'imparzialità del docente.

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ONLINE

Più flessibilità negli orari e possibilità di raggiungere studenti che vivono lontano.



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A DOMICILIO

La lezione si svolge nell'ambiente dello studente, ma bisogna considerare anche tempi e costi degli spostamenti.

🚌

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A CASA TUA

Nessuno spostamento tra una lezione e l'altra, purché l'attività rimanga compatibile con gli altri obblighi applicabili.
🏡

Come trovare studenti per le lezioni private

Una volta chiariti gli aspetti normativi e fiscali, resta una questione molto pratica: come trovare i primi studenti? Oggi chi cerca un insegnante confronta facilmente diverse proposte online, quindi competenze e chiarezza nella presentazionepossono fare la differenza almeno quanto il prezzo.

L'obiettivo non è soltanto comparire tra i risultati di chi scrive "cerco insegnanti", ma permettere allo studente di capire rapidamente se il docente è adatto alle sue esigenze.

Crea un profilo chiaro e specifico

Insegnante aiuta una studentessa durante una lezione privata a casa.

Una presentazione efficace dovrebbe indicare subito materia, livello degli studenti e tipo di supporto offerto. "Lezioni di matematica", per esempio, comunica meno di una proposta rivolta specificamente agli studenti delle superiori che devono recuperare insufficienze o prepararsi alla maturità.

Anche qualifiche ed esperienza sono importanti, soprattutto per chi cerca un docente qualificato per le ripetizioni. Non serve però trasformare la presentazione in un curriculum completo: è più utile selezionare le informazioni che aiutano lo studente a capire concretamente cosa aspettarsi dalle lezioni.

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Un'ultima occhiata

Prima di pubblicare il tuo annuncio, prova a leggerlo come se fossi uno studente. In pochi secondi dovrebbero essere chiare la materia che insegni, il livello a cui ti rivolgi, la modalità delle lezioni, la tua esperienza e la tariffa indicativa. Se una di queste informazioni manca, probabilmente vale la pena aggiungerla.

Stabilisci disponibilità e prezzo

Definisci a monte giorni, orari e modalità delle lezioni. Una disponibilità realistica è più utile di un calendario molto ampio che rischia poi di entrare in conflitto con gli impegni scolastici.

Anche il prezzo dovrebbe essere comunicato con chiarezza. Materia, livello, esperienza, durata della lezione, modalità online o in presenza e necessità di spostarsi possono incidere sulla tariffa.

Prepara con cura il primo incontro

La prima lezione serve anche a capire di cosa abbia realmente bisogno lo studente. Prima di iniziare un percorso può essere utile chiedere quali argomenti creano difficoltà, quali risultati si vogliono raggiungere e quanto tempo si ha a disposizione.

In questo modo è possibile costruire un percorso adatto alla situazione reale dello studente, invece di proporre lo stesso metodo a chiunque. È inoltre il momento giusto per concordare frequenza degli incontri, materiali e modalità di lavoro.

Costruisci la tua reputazione nel tempo

Recensioni e passaparola possono diventare particolarmente importanti quando si impartiscono lezioni private con continuità. Un'esperienza positiva non dipende soltanto dalla preparazione nella materia, ma anche da puntualità, capacità di spiegare, organizzazione e chiarezza nei rapporti con studenti e famiglie.

Le recensioni possono quindi aiutare i nuovi studenti a scegliere tra più insegnanti, mentre un profilo aggiornato permette di comunicare eventuali cambiamenti nella disponibilità o nelle materie proposte.

Lavorare come docente nella scuola pubblica non significa dover rinunciare alle ripetizioni. È possibile affiancare le lezioni private all'attività scolastica, ma i due ambiti devono rimanere chiaramente separati: non si possono seguire privatamente gli studenti del proprio istituto e bisogna rispettare gli obblighi di comunicazione, le incompatibilità e gli impegni legati al servizio.

Tazza con la scritta “Keep Calm and Carry on Teaching” accanto a un quaderno.

Lavorare nella scuola pubblica non significa dover rinunciare alle ripetizioni. Per molti docenti, seguire privatamente alcuni studenti può essere un modo per integrare lo stipendio e mettere a frutto la propria esperienza in un contesto diverso da quello della classe.

L'importante è mantenere ben separati i due ruoli: niente lezioni agli studenti del proprio istituto, rispetto degli obblighi verso la scuola e corretta gestione dei compensi. Una volta chiariti questi aspetti, puoi concentrarti su ciò che conta davvero: costruire lezioni efficaci e aiutare ogni studente a raggiungere i propri obiettivi.

Fonti

  1. Decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, art. 508.” Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, n. 143, 20 giu. 2024, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2024/06/20/143/sg/pdf.com
  2. Ministero dell’Istruzione e del Merito. Istruzioni per l’affidamento di incarichi individuali: Quaderno n. 3. Aggiornamento giugno 2025, sez. 2.4, “Svolgimento di attività libero-professionale,” Ministero dell’Istruzione e del Merito, giugno 2025, https://www.mim.gov.it/documents/20182/8938897/MIM_Quaderno%2Bn.%2B3_Aggiornamento_giugno%2B2025.pdf/6214eade-6899-f7d0-085b-449364376a68?t=1749137253938&version=1.0&
  3. Agenzia delle Entrate. “Quadro M – Redditi soggetti a tassazione separata e a imposta sostitutiva. Rivalutazione dei terreni.” Dichiarazione precompilata – Info e assistenza, 2026, infoprecompilata.agenziaentrate.gov.it/portale/quadro-m
  4. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. “I contributi dei lavoratori autonomi occasionali.” INPS, ultimo aggiornamento 7 ott. 2025, www.inps.it/it/it/dettaglio-approfondimento.schede-informative.49893.i-contributi-dei-lavoratori-autonomi-occasionali.html.

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Catia Dos Santos

Traduttrice e scrittrice con una passione per le lingue