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Il trattamento pensionistico dei docenti

Di Catia, pubblicato il 17/04/2019 Blog > Lezioni private > Dare delle Lezioni Private > Che Pensione Spetta a un Insegnante della Scuola Pubblica?

Parlare di pensioni, oggi, in Italia, è come prepararsi a ricevere una pioggia di pomodori e uova marce. Ci si addentra su un terreno arduo, carico di punti interrogativi e foriero di mille sofferenze.

L’argomento è spinoso in qualsiasi Paese, ma lo è ancor più in un Paese come il nostro, dalla lunga tradizione assistenziale, carica di contraddizioni, ma anche di valori saldamenti radicati nelle coscienze e nell’immaginario popolare.

Moltissimi italiani, oggi, hanno incubi notturni, sindromi d’ansia e panico, legati alla questione pensionistica. Le richieste di aiuto psicologico e farmacologico relative a questo ambito sono andate sorprendentemente crescendo.

Lo stress da prepensionamento, da dubbio, è davvero presente nelle richieste di aiuto, tanto fra i dipendenti aziendali, quanto tra operai e impiegati del settore pubblico ed amministrativo. Tra questi, gli insegnanti risultano la categoria più debole, dal punto di vista della prevedibilità del futuro, della programmabilità di spese, acquisti immobiliari, inizio di cure (per esempio dentarie).

Questa incertezza generalizzata, oltre a nutrire le problematiche di tipo psicologico, infierisce sulla salute fisica, dato che contribuisce all’abbassamento delle difese immunitarie. Non è necessario prendere lezioni di medicina, per capire che l’incertezza, l’ansia, l’infelicità fanno stare male, piuttosto che bene!

Il Ministero delle Finanze ha il controllo sui conti dello Stato e tiene quindi l'ultima parola. Ed è proprio qui che si decide il tuo futuro … pensionistico!

Come fare, allora, per correre ai ripari? E, prima ancora, come è potuto accadere che un Paese come l’Italia, in cui si viveva piuttosto bene e sereni, perdesse progressivamente ogni traccia di previdenza, cultura assicurativa, cenno di sostegno economico alle famiglie e alle fasce deboli della popolazione?

Non potendo naturalmente, in questa sede, ripercorrere tutte le tappe della storia della previdenza in Italia, né, tanto meno, quelle della crisi economica e finanziaria – a sua volta legata a una situazione politica tanto sui generis quanto duratura – degli ultimi quindici anni, partiamo, piuttosto, da un paio di anni fa…

Dalla fatidica Legge Fornero in poi, le regole per andare in pensione in Italia sono cambiate completamente.

Tutto un universo si è trasformato, in bene, in peggio…Comunque sia, la verità è che molti di noi stanno ancora cercando di capirci qualcosa…

Quest’oggi, naturalmente, non intendiamo entrare nel merito di un’analisi critica della riforma in questione. Tuttavia, è evidente che non possiamo, allo stato attuale, in quanto cittadini consapevoli della fase critica in atto, non considerare l’insieme di cambiamenti della condizione dei futuri pensionabili e pensionati che la riforma ha messo in moto.

Sono stati lungimiranti, questi riformatori? Accorti? Avventati? Oppure avrebbero dovuto, dapprima, prendere lezioni di demografia, economia e finanza?

L’insieme delle trasformazioni avviatesi negli ultimi anni, in parte per la variata congiuntura economica e lavorativa, in parte per l’eccesso di forza lavoro ed il parallelo allungamento della vita, sono grossi macigni da portare sulle spalle.

Ognuno di noi ne avverte il peso, a prescindere dall’età. Se poi si pensa alle generazioni future la cosa diviene addirittura raccapricciante!

Ma non è fra gli obiettivi di Superprof suscitare panico e disperazioni tra i lettori! Al contrario, spesse volte vi abbiamo indirizzato sulla via della calma, ad esempio consigliandovi di prendere lezioni di meditazione, di yoga…

Comunque, mettendo da parte ogni battuta, prendiamo atto dell’attualità, e riteniamo che analizzarla con coscienza possa tornare utile a tutti.

Diciamo allora le cose come stanno: sono finiti i tempi in cui si andava in pensione a 60 anni (o anche prima! Abbiamo dimenticato i baby pensionati che ancora lo Stato italiano mantiene, dopo aver erroneamente creduto, con quell’opinabile iniziativa, di creare spazi lavorativi?). Tutto torna, tutto si paga, i nodi vengono al pettine.

Le varie riforme pensionistiche sono dovute all’aumento della speranza di vita e all’invecchiamento della popolazione. E questo è un dato di fatto. Non si può accusare nessuno, se non i progressi della scienza e della farmacologia!

Questo vuol dire che non solo si vive di più, oggi si muore dopo gli 80 anni, ma il numero di persone anziane in pensione cresce più del numero delle persone in età lavorativa (15-65 anni). È evidente che la cosa non può reggere, non poteva reggere ancora…! La matematica non è un’opinione (e qui non si tratta di prendere lezioni di aritmetica). Si tratta di fare i conti con la realtà, con le risorse demografiche, con dati fattuali inalterabili, salvo…scoperchiare dopo decenni pentoloni zeppi di cattive sorprese.

La piattaforma di Superprof recensisce un gran numero di profili e CV di insegnanti privati e aspiranti tali. Molti di loro, come ormai sai bene, svolgono la professione di insegnanti anche presso la scuola pubblica e cercano di arrotondare le entrate mensili grazie al grosso numero di utenti che ha bisogno di prendere lezioni private.

In Italia è davvero frequente che gli insegnanti della scuola pubblica svolgano altre piccole prestazioni. La loro posizione retributiva, come le previsioni pensionistiche, è piuttosto insoddisfacente. Vediamo di capire, nel dettaglio, come funzionano le cose.

Come funziona la pensione per gli insegnanti della scuola pubblica? A che età vanno in pensione? Come si calcola l’ammontare dell’assegno pensionistico? E’ ancora possibile andare in pensione anticipata? Si può lavorare mentre si è pensionati?

Cerchiamo di rispondere a queste domande per capire meglio a cosa vai incontro se sei un docente della scuola pubblica. Perché, per quanto strano appaia, esiste ancora gente che intraprende questa carriera o che ci prova.

La pensione per gli insegnanti della scuola pubblica

L’ex Ministra del Governo Monti, Elsa Fornero diede la notizia delle nuove norme per la pensione in lacrime. E se piangeva lei … Con un annuncio così era chiaro che ci sarebbero state brutte notizie per i futuri pensionati.

Anche per gli insegnanti della scuola pubblica le regole per le pensioni sono molto più rigide! Con queste pensioni, c’è da piangere!

Dal 2011 in poi, infatti, tutti in Italia sono passati al sistema contributivo. Significa qualcosa di radicalmente diverso, questo? Vuol dire che vai in pensione in base ai contributi versati e non più sulla base degli ultimi stipendi. Shock per molti, per intere famiglie, che avevano fatto i propri conti, sacrificandosi e stringendo i denti per anni.

Alcune categorie di lavoratori, inclusi quelli pubblici, oggi adottano un sistema transitorio che è un misto tra il retributivo e il contributivo. Disparità rispetto ad altre categorie? Non è solo questo il problema. I cambiamenti introdotti dalla riforma sono stati diversi. Declinati diversamente in base alle categorie lavorative. Tutte interessate. 

Ma la vera novità della riforma Fornero è stata l’innalzamento dell’età pensionabile.

Tutti gli italiani, inclusi gli insegnanti della scuola pubblica vanno in pensione:

  • a 65 anni nel 2018
  • a 67 anni nel 2021

Non è tutto, chiaramente. Teniamoci forte. Tra le altre novità:

  • gli uomini e le donne vanno in pensione alla stessa età dal 2018
  • non esisterà più la pensione di anzianità, cioè il pensionamento, anche prima dell’età pensionabile, per chi ha raggiunto molti anni di contributi, anche se le ultime novità si quota 100 hanno cambiato la situazione per alcuni lavoratori

Ogni anno viene fatto il calcolo sui requisiti per la pensione anticipata e la pensione di vecchiaia.

Vediamo insieme come si andava in pensione nel 2017.

Pensione di vecchiaia e anticipata per i docenti

La sola anzianità (40 anni di carriera per esempio) non ti garantisce più la pensione. Chi vuole andare in pensione anticipata può farlo, invece, se rispetta alcune condizioni.

Si va, allora, in pensione anticipata con:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
  • 41 anni e 10 mesi per le donne

Chi lavora nel settore pubblico, come gli insegnanti, e ha cominciato a lavorare prima del 31 Dicembre 1995, rientra nel sistema retributivo misto e per avere la pensione di vecchiaia deve:

  • avere 66 anni e 7 mesi

Ricordiamo che per avere la pensione di vecchiaia a queste condizioni bisogna aver versato almeno 20 anni di contributi prima del 1995!

Con la riforma delle pensioni si lavorerà più a lungo per una pensione più bassa. Gli insegnanti vanno in pensione sempre più tardi!

Se invece i 20 anni di contributi si sono perfezionati dopo il 1 gennaio 1996 le regole per la pensione di vecchiaia sono:

  • metodo di calcolo contributivo (prendi in base a quello che hai versato)
  • 20 anni di contributi
  • 66 anni e 7 mesi di età
  • i contributi versati devono essere 1.5 volte l’assegno di pensione

Se non soddisfi questi requisiti vai in pensione a 70 anni se hai almeno 5 anni di contributi.

Una nota: i dipendenti pubblici devono lavorare 1 anno in più dei dipendenti privati, che infatti maturano la pensione di vecchiaia a 65 anni e 7 mesi!

Sembra complicato anche solo capire quando si va in pensione, ora cerchiamo di capire con quanto ci andrai.

Come calcolare l’importo della pensione

Esiste un sito, elaborato dal Sole 24 Ore, che ti permette di calcolare con quale importo andrai in pensione.

Facciamo finta che tu sia un insegnante della scuola pubblica.

Inseriamo la tua data di nascita, per esempio il 20 gennaio 1965. Hai cominciato a lavorare come maestra delle elementari il 15 Settembre 1989. A quei tempi ancora si poteva cominciare la carriera di insegnanti da giovani!

Ad oggi hai maturato 28 anni di esperienza con una retribuzione netta di 16.600€ l’anno, circa 1200€ al mese.

Vuoi davvero sapere il risultato?

Andrai in pensione nel settembre 2034 a 69 anni e 8 mesi dopo aver versato contributi per 45 anni e 4 mesi!

Prenderai una pensione pari all’85% del tuo reddito prima della pensione!

Con questo abbiamo detto tutto. Non solo l’età pensionabile si è alzata, ma se non raggiungi un tot di contributi dovrai lavorare più a lungo dei 67 anni!

Non risulta difficile capire perché molti insegnanti nel pieno delle loro forze cominciano a guardarsi intorno per cercare un lavoro alternativo. Ad esempio, l’insegnante di sostegno in inglese è sempre più richiesto anche privatamente.

Perché dare lezioni private come secondo lavoro?

Un insegnante oggi non riesce sempre a sbarcare il lunario.

Tra le nuove prospettive professionali la più allettante può essere quella di dare lezioni private o di diventare life coach.

Ma esiste davvero molta gente che voglia prendere lezioni di vita?

Tornando al dilemma pubblico, privato, pensione, risparmio…: qual è la differenza di salario tra la funzione pubblica e i corsi privati?

Avendo passato buona parte della propria vita nella pubblica istruzione, un insegnante esperto, di una certa età anagrafica, avrà già messo da parte i contributi per la sua pensione. In questo modo può affrontare un nuovo lavoro con serenità.

L’esperienza nell’insegnamento lo rende perfetto per dare corsi a domicilio perché i genitori si fidano di più. Ed è sempre di più la gente che chiede di prendere lezioni a casa propria. La sua qualifica di ex-prof gli consentirà anche di applicare le tariffe a seconda delle sue aspirazioni. I genitori di alunni giovani, infatti, si fideranno di più di un insegnante che abbia lavorato a scuola, che non di un insegnante che dia esclusivamente lezioni private a domicilio. 

Di fatto, il prezzo medio di un’ora di lezione su Superprof è intorno ai 18€. Ma questa media tiene anche conto degli annunci degli studenti universitari. Un professore esperto ha tariffe decisamente migliori.

I docenti di scuola chiedono in media 26€ l’ora (ragionando per difetto), di cui un terzo se ne va in gestione separata INPS e irpef, se si lavora con partita IVA agevolata. Rimangono quindi circa 18€ netti l’ora. 

Ipotizziamo che in totale un insegnante di scuola lavori 36 ore a settimana (incluse 18 ore di lezione), per uno stipendio medio di 1300€ netti, rimane una tariffa oraria di 9€. Le lezioni private valgono circa il doppio di una lezione a scuola. E la domanda per i corsi privati è in continua crescita! Vi sono sempre più adulti, giovani e piccini che necessitano di prendere lezioni private, per scelte proprie o dei genitori. Altre volte, spinti proprio dagli insegnanti della scuola, ne constatano la preparazione insufficiente. 

Altri vantaggi:

  • Basta verifiche da correggere: per un insegnante delle medie o del liceo dare lezioni a domicilio significa togliersi lunghe ore di correzione di compiti in classe! Anche se le ore effettive di insegnamento sono meno di 18, non bisogna dimenticare che il tempo di preparazione delle lezioni e la correzione dei test di verifica impegna gli insegnanti per altre 18 ore minimo! Naturalmente, parliamo di lavoratori coscienziosi, non di coloro che si improvvisano a scapito degli alunni.
  • Un approccio personalizzato con l’alunno: la difficoltà principale quando si lavora per la scuola pubblica risiede nel fatto che dovendo insegnare a una classe intera, è difficile lavorare sulle lacune dei singoli studenti. Applicare un proprio metodo di insegnamento poi, è fantascienza. Nei corsi privati invece sei tu che scegli la metodologia.
  • Nessun programma da terminare in fretta e furia: l’obiettivo di un docente della scuola è terminare il programma ministeriale entro l’anno scolastico. Spesso, questo viene fatto a discapito della qualità, soprattutto al liceo dove i programmi sono molto vasti. In un corso privato, invece, c’è la possibilità di approfondire e rispondere ai bisogni dello studente con più esercitazioni di matematica, o passaggi di filosofia.

Puoi decidere in libertà se dare lezioni private durante le vacanze! Organizzi le vacanze in modo diverso con le lezioni private!

Avere la certezza del proprio lavoro è un vantaggio innegabile della funzione pubblica e garantisce una pensione dignitosa, anche leggermente superiore alla media dei pensionati italiani. Ma per dare un po’ di pepe alla tua vita lavorativa, puoi sempre affiancare le lezioni private al tuo ruolo di prof!

Ci sono due strade che puoi percorrere per cambiare il tuo percorso nella pubblica istruzione: andare in aspettativa e tentare un’altra carriera come dipendente statale oppure chiedere un anno sabbatico, e dedicarti a un altro lavoro nel privato, come le lezioni a domicilio. Sono innumerevoli e vari i campi in cui oggi le persone chiedono di prendere lezioni private e corsi di recupero. Si va dall’ippica alla geometria euclidea per studenti universitari iscritti in Scienze Matematiche. 

Le lezioni private possono essere una vera manna finanziaria, oltre a permetterti una vita più piacevole, più vicina al tuo ideale d’insegnamento. Attenzione, gli orari potrebbero essere molto diversi. Sarai tu a darti un ritmo, a pianificare i corsi come meglio credi, compatibilmente con le esigenze e le richieste di chi necessita lezioni private.

Una lezione privata di solito si tiene a fine giornata, il pomeriggio o durante il week-end. Ma se ti troverai a dare lezioni a pensionati, casalinghe, disoccupati, potrai essere richiestissimo proprio se risulti disponibile anche al mattino.

Durante le vacanze scolastiche si devono prevedere orari di lavoro più intensi, perché gli studenti hanno più tempo! E da bravo insegnante ed ex studente, saprai bene che occorre approfittare di questi tempi miracolosi, che possono anche rivelarsi decisivi per il risultato finale! Se vorrai sbaragliare la concorrenza, potrai puntare proprio sul riposo degli altri… che tu, naturalmente, non prenderai. Più sarai disponibile e pronto, più lavorerai.

Quindi cambia totalmente il modo in cui impieghi il tuo tempo se decidi di passare alle lezioni private. Chi è abituato a farsi le vacanze scolastiche da una vita potrebbe incontrare qualche difficoltà nel cambiamento. Ma di certo, se stai leggendo questo articolo, sarai una persona piuttosto motivata! Al guadagno, all’impegno, alla prestazione coscienziosa e, ci auguriamo, alla trasmissione del sapere in modo spassionato ed illimitato.

Eppure, se le cose continuano così e se la speranza di vita continua ad allungarsi, il rischio è proprio questo. Non vorrai andare in pensione a quest’età, vero?

Molti insegnanti scelgono la via di mezzo: tengono il loro posto nella scuola pubblica e danno lezioni private come attività extra, anche in vista di una pensione integrativa.

Naturalmente si tratta di una possibilità.

Facendo entrambi i lavori gli insegnanti si tutelano rispetto a due grossi problemi della scuola pubblica: 

  • la mobilità nella pubblica istruzione
  • le prospettive di carriera nella scuola

Vediamo di sintetizzare la complessa situazione, insomma:

  • Come impiegato pubblico, l’insegnante non solo ha la sicurezza del posto fisso, ma anche la certezza di avere una pensione;
  • Il problema è quanto a lungo bisognerà lavorare e quanto si prenderà, ecco perché molti pensano a un secondo lavoro;
  • La pensione di anzianità, invece, non sarà più possibile. E’ possibile la pensione anticipata, ma devi rispettare comunque dei criteri;
  • E’ possibile svolgere un secondo lavoro e le lezioni private sarebbero perfette!
  • Basta ricordarsi che c’è una diversa organizzazione del tempo con i corsi privati. Se ancora non sei convinto, e hai 10 anni di lavoro nella scuola puoi sempre prenderti un anno sabbatico!

L’insegnamento è la tua passione? Ritieni di avere una facilità nell’instaurare feeling propizio alla trasmissione di competenze? Ti trovi particolarmente a tuo agio con bambini, adolescenti, adulti? Punta a una queste categorie di utenti, o meglio di papabili “discenti”. Chi sceglie di prendere lezioni private, naturalmente, cerca non solo una persona preparata in una determinata materia. Ricerca, soprattutto, una relazione pedagogica, una partecipazione empatica da parte dell’insegnante alla propria vicenda di “apprendista”. La cosa è particolarmente vera o ve si tratti di adolescenti. Ma il caso di adulti che si mettano a studiare una disciplina da zero è simile. Tutti, oggi, ricercano una guida per affrontare le difficoltà del mondo attuale. Esso ci richiede conoscenze sempre più audaci, e da soli non è sempre facile mettersi al passo coi tempi e con le esigenze del mercato e della scuola.

La tua funzione non sarà solo trasmettere competenze disciplinari proprie del tuo ramo. Sarà anche quella di impartire, suggerire un metodo, un approccio anche psicologico al sapere e alle novità.

Immagina un signore di sessant’anni che scelga di prendere lezioni di Russo. Dovrai davvero incoraggiarlo ad aprire la mente a strutture di pensiero e logiche del tutto inedite. La qualità della relazione interpersonale dovrà essere la chiave del tutto successo come insegnante privato. Pronto ad affrontare la sfida?

Informati subito su come diventare insegnante! Oppure lanciati nello sport e scopri come diventare personal trainer oppure come diventare insegnante di yoga!

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Fazzino Maria Grazia.
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Fazzino Maria Grazia.

Io desidero sapere quando prendero’ di pensione di ruolo nel 1990 con 3 anni di pre-ruolo ho 66 anni sono insegnante dell’infanzia.Grazie.

maria rosaria maltese
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maria rosaria maltese

vorrei saper di quanto sara la mia buonuiscita con 40 anni di contributi insegnante scxuola primaria

Gallo Maria Gabriella
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Gallo Maria Gabriella

Sono un’insegnante dell’infanzia di anni 67, sono entrata di ruolo nel 2007 quindi per raggiungere il minimo della pensione dovrò rimanere in servizio ancora qualche anno. Con 20 anni di servizio prenderò una piccola liquidazione e quando prenderò di pensione?Grazie

Anna Maria
Invité
Anna Maria

Ho 61 anni e 40 anni di contributi. Sono un’ insegnante di scuola primaria. Quando andrò in pensione e con quale assegno?