La resistenza delle donne è stata anche uno scontro tra il silenzio e la voce, e la sua stessa storia, nel Dopoguerra, sprofonda in larga parte nell’oblio, come se la guerra di Liberazione fosse stata solo una faccenda di maschi in armi.

Benedetta Tobagi

La Resistenza italiana1 (1943–1945) fu la lotta che portò alla liberazione del Paese dal nazifascismo durante la fase finale dellaSeconda guerra mondiale. Spesso questa pagina di storia viene raccontata soprattutto attraverso le azioni dei combattenti partigiani, ma la Resistenza non fu combattuta solo dagli uomini. Migliaia di donne parteciparono in modo attivo e organizzato, svolgendo un ruolo fondamentale nella rete civile e militare che rese possibile la lotta di liberazione.

Molte operarono come staffette partigiane, mantenendo i collegamenti tra le brigate e trasportando messaggi, armi e viveri. Altre parteciparono ai Gruppi di Difesa della Donna, organizzazioni clandestine che sostenevano la Resistenza e mobilitavano la popolazione civile contro l’occupazione nazista e la Repubblica Sociale Italiana. Le donne furono presenti anche nella propaganda antifascista, nell’assistenza ai combattenti e, in alcuni casi, nelle stesse azioni armate.

In questo articolo analizzeremo numeri, ruoli e alcune storie emblematiche per comprendere meglio il contributo femminile alla Resistenza e il peso che queste esperienze ebbero nella nascita della futura Repubblica Italiana.

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Donne partigiane famose

Per comprendere il ruolo delle donne2 nella Resistenza italiana e negli eventi che hanno portato alla celebrazione del 25 aprile può essere utile conoscere alcune figure simbolo. Non si tratta di un elenco completo, bensì di alcuni profili rappresentativi che mostrano la varietà e la complessità delle esperienze femminili nella lotta contro il nazifascismo durante la Seconda guerra mondiale.

Foto storica di partigiane milanesi, simbolo delle donne nella resistenza.
Le donne hanno giocato un ruolo fondamentale nella storia della Resistenza.

Carla Capponi

Partigiana romana, Carla Capponi3 fu protagonista di diverse azioni dei GAP nella capitale occupata. Dopo la guerra ricevette la Medaglia d’oro al valor militare per il suo contributo alla lotta di liberazione.

Carla Capponi
Anno di nascita:
1918
Anno di morte:
2000
Ruolo nella Resistenza:
partigiana nei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) a Roma
Contributo noto:
partecipò ad azioni armate contro l’occupazione nazista ed è una delle figure più note della partecipazione femminile combattente.

Irma Bandiera

Irma Bandiera4 è una delle figure più ricordate della Resistenza bolognese. Il suo sacrificio è diventato simbolo della resistenza civile e della determinazione dei partigiani contro il nazifascismo.

Irma Bandiera
Anno di nascita:
1915
Anno di morte:
1944
Ruolo nella Resistenza:
staffetta e collaboratrice delle brigate partigiane a Bologna
Contributo noto:
arrestata, torturata e uccisa dai fascisti senza rivelare informazioni sui compagni.

Ada Gobetti

Intellettuale e attivista, Ada Gobetti5 svolse un ruolo importante nell’organizzazione della Resistenza nel Piemonte. Nel dopoguerra continuò il suo impegno civile e politico per l’educazione democratica e l’emancipazione femminile.

Ada Gobetti
Anno di nascita:
1902
Anno di morte:
1968
Ruolo nella Resistenza:
organizzatrice e coordinatrice nella Resistenza piemontese
Contributo noto:
figura chiave nel collegamento tra gruppi partigiani e società civile.

Tina Anslemi

Ancora giovanissima durante la guerra, Tina Anselmi6 partecipò alla Resistenza come staffetta. In seguito fu una protagonista della vita pubblica della Repubblica Italiana, diventando la prima donna ministro della storia italiana.

Tina Anselmi
Anno di nascita:
1927
Anno di morte:
2016
Ruolo nella Resistenza:
staffetta partigiana nel Veneto
Contributo noto:
dopo la guerra divenne una delle principali figure della politica repubblicana italiana.

Se ti interessa approfondire la storia delle donne nella Resistenza italiana puoi seguire delle lezioni di storia con uno dei nostri Superprof!

Quante furono le donne partigiane?

Stabilire con precisione quante donne7 parteciparono alla Resistenza italiana non è semplice. Le cifre variano infatti a seconda di cosa si intende per partecipazione alla lotta di liberazione durante la Seconda guerra mondiale. Alcune donne furono riconosciute ufficialmente come partigiane combattenti, inserite nelle brigate e impegnate direttamente nelle azioni militari. Molte altre operarono invece nella rete di supporto della Resistenza, svolgendo compiti essenziali ma meno visibili.

Una parte molto ampia della partecipazione femminile riguardò attività come il trasporto di messaggi e materiali, il collegamento tra le formazioni partigiane, l’assistenza ai combattenti feriti o nascosti e il sostegno logistico alle organizzazioni clandestine.

Staffetta partigiana, uno dei simboli delle donne nella resistenza.

Una parte molto ampia della partecipazione femminile riguardò attività come il trasporto di messaggi e materiali, il collegamento tra le formazioni partigiane, l’assistenza ai combattenti feriti o nascosti e il sostegno logistico alle organizzazioni clandestine. In diversi casi queste attività erano organizzate anche attraverso i Gruppi di Difesa della Donna, che mobilitarono migliaia di donne nelle città e nelle campagne.

Un ulteriore elemento che rende difficile quantificare con esattezza la presenza femminile nella Resistenza è il fatto che molti di questi ruoli non furono registrati nei documenti ufficiali del dopoguerra. Numerose donne agirono in modo informale o clandestino, senza ricevere un riconoscimento ufficiale, pur avendo contribuito in maniera determinante alla lotta di liberazione.

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Numeri in breve

Circa 35.000 donne furono riconosciute ufficialmente come partigiane combattenti.
Oltre 70.000 parteciparono come organizzatrici, staffette e collaboratrici della Resistenza.
Migliaia di altre donne offrirono sostegno logistico, assistenza e protezione ai partigiani, spesso senza registrazione ufficiale.
Le differenze tra le cifre dipendono proprio dalla varietà dei ruoli svolti e dal fatto che non tutte le attività della Resistenza furono documentate o riconosciute formalmente nel dopoguerra.

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Cosa facevano le donne partigiane e che ruolo avevano nella Resistenza?

Durante la Resistenza italiana le donne non svolsero soltanto funzioni di supporto generico, ma ricoprirono ruoli operativi fondamentali per il funzionamento della lotta clandestina contro il nazifascismo. Tra il 1943 e il 1945, nel contesto della Seconda guerra mondiale, migliaia di donne parteciparono alla rete organizzativa, politica e logistica che permetteva alle formazioni partigiane di comunicare, rifornirsi e coordinare le proprie azioni. La loro attività si sviluppò sia nelle città sia nelle zone montane dove operavano le brigate partigiane. In molti casi le donne agirono come organizzatrici, collegamento tra gruppi diversi e protagoniste di iniziative politiche e sociali che sostenevano la Resistenza.

I Gruppi di Difesa della Donna (GDD)

Uno dei principali strumenti di mobilitazione femminile furono i Gruppi di Difesa della Donna (GDD)8, organizzazioni nate nel 1943 con l’obiettivo di sostenere la lotta contro l’occupazione nazista e il regime della Repubblica Sociale Italiana. I GDD svolsero un ruolo importante nel coinvolgere le donne nella vita politica e nella resistenza civile. Le loro attività comprendevano la diffusione di stampa clandestina e di propaganda antifascista, l’organizzazione di proteste e mobilitazioni popolari e il sostegno alle famiglie dei partigiani arrestati o perseguitati. In questo modo contribuirono a creare una rete sociale di solidarietà che rafforzò il movimento resistenziale, di cui ogni professore dovrebbe parlare nelle lezioni di storia.

Staffette partigiane

Un altro ruolo fondamentale fu quello delle staffette partigiane9, figure incaricate di mantenere i collegamenti tra le diverse brigate della Resistenza italiana e tra i gruppi armati e le reti clandestine presenti nelle città.

La staffetta partigiana Caterina Rigoni Boemo, una delle donne nella resistenza.
La staffetta partigiana Caterina Rigoni Boemo.

Le staffette trasportavano messaggi, documenti, armi e viveri, spostandosi tra montagne, campagne e centri urbani. Grazie alla loro mobilità e alla capacità di passare più facilmente inosservate ai controlli militari, rendevano possibile una comunicazione rapida e continua tra le varie formazioni partigiane. Questo ruolo comportava rischi altissimi: molte donne furono arrestate, torturate o deportate perché sospettate di collaborare con la Resistenza.

La loro attività fu quindi decisiva per il coordinamento delle operazioni partigiane, e per il funzionamento della rete clandestina che contribuì alla liberazione dell’Italia.

Donne combattenti, GAP e SAP

Sebbene molte donne operassero nella rete di collegamento e sostegno della Resistenza italiana, alcune parteciparono direttamente anche alle azioni armate. In diversi casi entrarono a far parte di formazioni operative che agivano soprattutto nei centri urbani o nei contesti industriali, contribuendo a sabotaggi, operazioni clandestine e difesa delle strutture partigiane durante la fase finale della Seconda guerra mondiale.

Tra le principali organizzazioni attive nelle città vi furono i Gruppi di Azione Patriottica (GAP) e le Squadre di Azione Patriottica (SAP). Anche alcune donne presero parte a queste strutture, partecipando ad azioni di sabotaggio, alla distribuzione di armi o al supporto diretto alle operazioni contro le forze naziste e contro la Repubblica Sociale Italiana.

Vediamo dunque in sintesi le principali caratteristiche dei GAP e dei SAP:

GAP (Gruppi di Azione Patriottica)SAP (Squadre di Azione Patriottica)
Piccoli gruppi clandestini altamente segretiFormazioni territoriali più diffuse
Soprattutto grandi cittàQuartieri, fabbriche e territori locali
Azioni armate mirate contro obiettivi nazifascistiDifesa del territorio e supporto alle brigate partigiane
Sabotaggi, attentati, operazioni rapideProtezione infrastrutture, sostegno alle insurrezioni

Logistica, cura e supporto alla popolazione

Una parte essenziale del contributo femminile alla Resistenza, che dovrebbe essere affrontata anche nelle lezione di storia, riguardò la logistica e il sostegno alla popolazione civile, attività senza le quali le formazioni partigiane avrebbero avuto grandi difficoltà a operare.

Gruppo di partigiane, donne nella resistenza italiana.

Molte donne misero a disposizione case sicure e rifugi per partigiani ricercati, prigionieri fuggiti o perseguitati politici. Altre si occuparono di procurare cibo, medicinali e vestiti, oppure di preparare documenti falsi utili a chi doveva spostarsi clandestinamente nei territori controllati dalle truppe tedesche.

Un altro compito fondamentale fu l’assistenza ai feriti e ai combattenti nascosti, spesso curati in abitazioni private o in luoghi improvvisati. In numerosi casi le donne si occuparono anche della protezione di bambini e famiglie coinvolte nella repressione nazifascista, garantendo aiuti materiali e supporto quotidiano.

Queste attività, meno visibili rispetto alle azioni armate, costituirono però una parte decisiva del funzionamento della rete resistenziale e del sostegno civile alla lotta di liberazione.

Resistenza taciuta ed emancipazione

Nonostante il ruolo concreto10 svolto nella Resistenza italiana, nel dopoguerra il contributo femminile alla lotta di liberazione fu spesso ridimensionato nella memoria pubblica. Molte donne parteciparono attivamente alle attività clandestine, alla logistica e in alcuni casi anche alle azioni armate, ma ottenere un riconoscimento formale come partigiana fu spesso più difficile rispetto ai combattenti uomini, protagonisti indiscussi dei canti della Resistenza.

Una delle ragioni principali riguarda il modo in cui la Resistenza venne raccontata negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale.

La narrazione pubblica e politica privilegiò a lungo la figura del combattente armato, mentre molte attività svolte dalle donne – collegamenti, organizzazione, assistenza, propaganda – furono considerate secondarie o rimasero meno documentate nei registri ufficiali.

Gruppo di partigiane, donne nella resistenza in Italia.

Tuttavia l’esperienza resistenziale ebbe un’importanza profonda anche per l’evoluzione della cittadinanza femminile. La partecipazione alla lotta contro il nazifascismo contribuì a rafforzare la presenza delle donne nella vita politica e civile del Paese, in un momento cruciale che avrebbe portato alla nascita della Repubblica Italiana. In questo senso, la memoria della Resistenza è strettamente collegata anche alla conquista di nuovi diritti e alla partecipazione politica femminile nel dopoguerra.

Il ricordo delle donne della Resistenza continua oggi a essere parte della riflessione civile legata alla Festa della Liberazione del 25 aprile, che celebra non solo la fine del regime fascista ma anche il percorso verso una società democratica più inclusiva. Se ti interessa approfondire la storia appassionante della Resistenza italiana puoi iscriverti a un corso di storia online.

Conclusione

La partecipazione femminile alla Resistenza fu ampia e articolata. Le donne svolsero ruoli cruciali e operativi, contribuendo alla rete clandestina, alla logistica e alla mobilitazione civile che rese possibile la lotta di liberazione.

Figure come le staffette partigiane e le organizzatrici dei Gruppi di Difesa della Donna dimostrano che il contributo femminile non fu marginale, ma parte integrante della struttura stessa della Resistenza. Senza queste reti di collegamento, supporto e organizzazione, molte operazioni partigiane non sarebbero state possibili.

Raccontare oggi queste storie significa restituire memoria e riconoscimento, attraverso la ricca letteratura sulla Resistenza, a una componente fondamentale della storia italiana e comprendere meglio come la lotta di liberazione abbia contribuito alla costruzione della democrazia nel Paese,

Fonti

  1. Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Le donne nella Resistenza: https://www.reteparri.it/. Consultato il 9 aprile 2026.
  2. Immagine Partigiane a Brera: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/89/Partigiane_a_Brera.jpg. Consultato il 9 aprile 2026.
  3. Immagine Carla Capponi: https://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/fotostorie/le-partigiane-i-volti-dellorgoglio-e-della-dignita/#jp-carousel-1749. Consultato il 9 aprile 2026.
  4. Immagine Irma Bandiera: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3a/Irmabandiera.jpg. Consultato il 9 aprile 2026.
  5. Immagine Ada Gobetti: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/87/Ada_Gobetti.jpg. Consultato il 9 aprile 2026.
  6. Immagine Tina Anselmi: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ac/Tina_Anselmi_3.jpg. Consultato il 9 aprile 2026.
  7. Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI). Le donne nella Resistenza italiana, 2024: https://www.anpi.it/libri/le-donne-nella-resistenza. Consultato il 9 aprile 2026.
  8. Enciclopedia Treccani. “Gruppi di Difesa della Donna.”, 2023:
    https://www.treccani.it/enciclopedia/gruppi-di-difesa-della-donna. Consultato il 9 aprile 2026.
  9. Enciclopedia della Resistenza Piacentina, Staffette partigiane": https://www.enciclopediaresistenzapc.it/wiki/le-staffette-partigiane/. Consultato il 9 aprile 2026.
  10. De Grazia, Victoria. How Fascism Ruled Women: Italy, 1922–1945. University of California Press, 1992: https://www.academia.edu/33708253/How_Fascism_Ruled_Women_Italy_1922_1945. Consultato il 9 aprile 2026.

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Catia Dos Santos

Traduttrice e scrittrice con una passione per le lingue