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Occorre usare l’imperativo per ottenere una comunicazione orale efficace?

Di Francesca, pubblicato il 15/06/2018 Blog > Sostegno Scolastico > Italiano > Lezioni di Italiano: Cosa Significa Comunicare?

Ogni mattina mettiamo in scena noi stessi, costruiamo la nostra immagine per la giornata, in base alle circostanze o alle persone che incontreremo.

D’altra parte, siamo quotidianamente in contatto con le immagini, cioè con delle rappresentazioni significative che possiamo interpretare perché abbiamo acquisito determinati codici e convenzioni che ci consentono di farlo.

Es.: Divieto di fumo, alcol per donne in gravidanza, cibo.

Bisogna quindi ammettere fin dall’inizio che un’immagine non è la realtà, è una rappresentazione costruita, quindi ricercata e in nessun modo libera o fortuita.

Comunicare significa “costruire relazioni con qualcuno”.

CHI? Dice COSA? A CHI?

Cioè un trasmettitore, un messaggio e un ricevitore.

Tendiamo spesso a dimenticare un protagonista fondamentale della comunicazione, noi stessi! Spesso tendiamo a dimenticare noi stessi in una comunicazione!

È anche necessario che il messaggio sia comprensibile per il destinatario, che la comunicazione non sia mai diretta, che l’informazione sia trasmessa da un canale, che ci siano codifiche (verbali, gestuali, iconografiche, ecc.), dei segni…

In breve, QUALE MEZZO?

Infine, aggiungiamo che esiste un’intenzione, un obiettivo e un ritorno, un feedback per essere in grado di valutare il successo della comunicazione, se il messaggio è stato recepito.

Qual è la reazione del ricevitore?

In tutte le comunicazioni c’è:

  • lo sfondo
  • le parole che per il 7% portano del significato, del significante
  • la forma

Il paralinguaggio va oltre le parole pronunciate.

La voce (il paraverbale…)

Essere ascoltati…

Il timbro è personale, immutabile.

In breve, con QUALE EFFETTO?

  • La voce 38%.
  • Il non verbale 55% porta del significato.
  • L’intensità è il livello del suono, deve essere adattata alle dimensioni dello spazio.
  • L’intonazione: è il movimento melodico della voce, variazioni delle altezze; è necessario variare le intonazioni per catturare l’attenzione del pubblico.
  • Flusso: si tratta del numero di parole al minuto. Attenzione, la maggior parte degli oratori parla troppo velocemente. Occorre respirare tra le frasi, nelle frasi e fare pause per riprendere fiato… E lasciar respirare anche il pubblico.
  • La dizione: questa è la pronuncia corretta di consonanti, sillabe e dittonghi.

Essere ascoltati

Il ritmo: i cambiamenti di ritmo danno al discorso la sua musicalità ed evitano la monotonia.

Devi variare i ritmi per dare vita alla sua esibizione.

La punteggiatura: puoi fermarti dove vuoi in una frase.

Ecco come rafforzare l'ascolto! Questo aiuta a rafforzare l’ascolto e a dare peso a certe parole o idee!

Prendersi del tempo prima di una parola, dopo una parola, o prima e dopo una parola, aiuta a darle più forza.

Attacchi, inizi di parola: sostenere le prime parole con una forza vocale leggermente più alta quindi posizionare immediatamente un silenzio con lo spanning: ponte che collega la fine di una frase all’inizio di un’altra (molto utile per riattivare l’attenzione dell’ascoltatore, e per evitare di essere tagliati); i silenzi: è prima di tutto un respiro, che dà all’altra persona il tempo di capire ciò che è appena stato detto, è aspettare quello che verrà detto.

Alcuni silenzi sono ricchi di significato.

Esistono più silenzi:

  • quello della persona che è furiosa, offesa o irritata, che è autonoma, che non è in pace con se stessa e con gli altri e cerca di isolarsi;
  • quello della persona attenta che ascolta l’altro fino alla fine, per capire cosa vuole dire e ricevere il suo messaggio;
  • quello della persona annoiata che esprime isolamento dagli altri;
  • quello della persona che non ha nulla da dire a un estraneo, questo silenzio di indifferenza si verifica quando non c’è desiderio di comunicare con l’altro;
  • quello della persona che esprime la sua incomprensione verso ciò che viene detto, questo silenzio dubitativo si riferisce allo scetticismo o alle domande;
  • quello della persona che esprime rispetto o riverenza nei confronti di una terza persona;
  • quello della persona che esprime superiorità, arroganza;
  • quello tra amanti, questo silenzio reciproco si realizza perché non c’è bisogno di parole, accade quando c’è una profonda conoscenza e comunione tra le due persone che comunicano;
  • quello della persona che esprime il dolore o la preoccupazione.

Ogni silenzio deve essere interpretato e analizzato in base al contesto. Dobbiamo stare molto attenti a non produrre inferenze in questa interpretazione perché equivale a dare un significato a ciò che sembra vuoto.

Il silenzio può essere appropriato o inappropriato (come le parole).

La modulazione: il tono della voce varia facendo affidamento su determinate sillabe, determinati dittonghi e su alcune parole.

Un altro modo per enfatizzare certe parole è scandirle: rafforzare vocalmente una parola (o un’idea).

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Essere capiti

Struttura il tuo messaggio → scegli il vocabolario e il registro della lingua → adatta il registro della lingua al tuo interlocutore.

→ Ridurre le parole:
“Credo che” – “Devi saperlo”;

“Forse” -“senza dubbio”;
“Ho dimenticato di dirti” – “Non te l’ho ancora detto”)
tic verbali: direi, perché, quindi …; i termini dispregiativi: “devi sapere”, “è ovvio che”…

La maggior parte delle volte, una voce euforica, paurosa, timida…unisce molti di questi fattori.

Parentesi: è ovvio che la scelta delle parole usate causi “immagini” nel nostro interlocutore.

Alcune espressioni forniranno anche un significato inconscio, sia al trasmettitore che al ricevitore.

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La scelta delle parole

Le parole “riccio”

  • no
  • guerra
  • problema
  • dovere (verbo)
  • reato
  • dovrebbe
  • catastrofe – vincolo
  • pressione
  • crisi – forza – tassa

Le parole positive

  • beneficiare
  • approfittare
  • economizzare
  • salute
  • esperienza
  • garanzia – sicurezza – risultato
  • leggero
  • nuovo – scoprire

Le espressioni pungenti

  • Per niente
  • Ti stai sbagliando
  • Ti sbagli

Le espressioni positive

  • Hai ragione
  • Sono d’accordo con la tua analisi
  • Cosa ne pensi?
  • Siamo lieti di…

Il non verbale

  • Fisico. Si tratta di una comunicazione personale. Include espressioni facciali, tono della voce, senso del tatto, odore (profumo, feromoni…) e movimenti del corpo.
  • Estetico. Si tratta di una comunicazione che si svolge durante le espressioni creative: suonare uno strumento, ballare, dipingere e fare sculture.
  • Segni. Si tratta di una comunicazione meccanica, che include bandiere, sirene di nebbia, sirene, ecc.
  • Simbolico. Si tratta di una comunicazione che utilizza i simboli di religione, status, moda, ecc.

Il non verbale è intenzionale o non intenzionale.

Il non verbale è un linguaggio specifico: dalla nascita, il bambino è affascinato dall’espressione facciale e comunica per imitazione.

Per tutta la vita, l’umano perfezionerà le conversazioni del suo corpo imitando inconsciamente il suo interlocutore.

Questo linguaggio esternerà i nostri stati interni e le nostre emozioni.

Osservando il suo interlocutore, si possono riprodurre e sentire le emozioni dell’altro.

Il non verbale, il linguaggio del corpo, accompagna il verbale, può rafforzarlo, indebolirlo o addirittura neutralizzarlo.

  • Postura (sottomissione, dominio, rifiuto, apertura, fuga…), viso, (sorriso, risata, sguardo, sopracciglia,…);
  • Gesti (movimento, mani…).

Le posture

Diverse posture possono essere simultanee:

  • Posizioni dominanti: postura in estensione con mento e testa in alto, spalle aperte, gambe divaricate, piedi aperti, palmi rivolti verso il basso.
  • Posture di sottomissione: postura in contrazione con testa retratta o inclinata, spalle basse, busto piegato, piedi chiusi, palmi verso l’alto.
  • Postura di rigetto: testa all’indietro o voltata, braccia incrociate, busto del profilo, sguardo di traverso.
  • Posture in avvicinamento: atteggiamento partecipativo con testa in avanti, collo disteso, busto proteso in avanti, braccia verso l’altro, mani aperte, un piede in avanti.

La comunicazione non verbale può dire molto di noi! Il non-verbale dice chi siamo, traduce le nostre emozioni, MA può anche forgiare il nostro stato mentale!

Dobbiamo analizzare:

  • la coerenza o l’incoerenza tra la sostanza di ciò che l’individuo dice, il significato delle parole e la postura del suo corpo;
  • dissonanza e consonanza: c’è dissonanza quando due posizioni parziali si contraddicono a vicenda. C’è consonanza quando tutto si armonizza;
  • congruenza o incongruenza: tutto quello che sento internamente è anche ciò che esprimo. C’è congruenza quando due persone adottano le stesse posizioni. C’è incongruenza quando gli atteggiamenti sono opposti. Per natura, gli umani, ma anche molti animali, sviluppano empatia per i loro simili.

Nella comunicazione interpersonale, preferiremo piuttosto essere aperti senza metterci al posto di, essere distinti senza essere distanti.

L’empatia non può essere sufficiente per la comprensione degli altri, suppone in aggiunta un ascolto della risonanza delle parole, dei gesti, degli atteggiamenti dell’altro…su se stessi. Ecco come potresti trovare lavoro più facilmente!

Il viso

Alcune mimiche possono facilitare la comunicazione:

  • lo sguardo: lo sguardo diretto (fattore di franchezza), in contrasto con quello sfuggente (rottura del contatto visivo = noia, fastidio…). – lo sguardo sostenuto = intenzione ostile, l’occhiolino;
  • il sorriso: da usare, perché permette di marcare la sua non aggressività, incoraggia la convivialità. Lo psicologo Paul Ekman, specialista dell’espressione facciale, ha elencato diciotto modi per sorridere, tra cui: il piccolo sorriso fisso di cortesia, il sorriso imbarazzato, il sorriso tirato, il sorriso esausto e il sorriso sadico, senza dimenticare il sorriso compiaciuto, il sorriso duraturo e il sorriso diplomatico, fino al rapimento estatico.

Con la nostra espressione facciale, possiamo comunicare molte cose! L’espressione facciale è un mezzo di comunicazione vero e proprio!

Il cervello non ha finito di sorprenderti.

I gesti che parlano

  • i gesti di supporto del discorso verbale;
  • i gesti portatori di un messaggio: gesti codificati che trasmettono un messaggio senza l’intervento del discorso (applausi, ecc);
  • i gesti di punteggiatura: supportare il discorso, spiegare le proprie parole;
  • i gesti regolatori: accompagnano l’ascolto del ricevente (annuendo) i gesti emozionali. Traducono delle emozioni ed esprimono gli stati interiori degli auto-contatti: raschiando, pizzicando…Segnano uno stato di riflessione o più spesso uno stato di ostacolo delle attività di diversione: presa di oggetti, manipolazioni, spostamenti, supporti…
  • i gesti di collegamento: presa di mano, di braccia, contatti con l’interlocutore (manipolazione dell’altro).

Non dimentichiamo che siamo in RAPPRESENTAZIONE.

Non si tratta, quindi, di interpretare la nostra identità profonda ma soltanto un’immagine di noi in un determinato momento.

Secondo Edgar Morin, la RAPPRESENTAZIONE è una sintesi cognitiva ottenuta attraverso un processo di costruzione a partire da:

  • l’azione della realtà sui nostri sensi (la percezione);
  • la nostra memoria (schemi memorizzati, schema di riferimento).

La nostra memoria è l’organo sensoriale più importante. Vediamo, il 99% riconosce, ciò che è già presente nella nostra memoria.

  • Le nostre fantasie che ci fanno preferire certi aspetti rispetto ad altri.

Il nostro cervello può falsificare l’informazione proiettata sulla retina: possiamo cancellare la realtà che ci circonda per darle la forma adatta a ciò in cui crediamo.

Questa costruzione è SELETTIVA (parte della realtà è eliminata) o ADDITIVA (aggiungiamo aspetti)

Le differenze di interpretazione devono quindi essere prese in considerazione.

Nel complesso, l’essere umano percepisce, seleziona e conclude.

È un eufemismo dire che questa interpretazione sia fragile e casuale.

Non dimenticare che la comunicazione è anche scritta. Passa attraverso l’ortografia. Scopri come diventare un buon copywriter!

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