Secondo l’Enciclopedia dell’Olocausto, il Diario di Anna Frank rappresenta la prima, e probabilmente l’unica testimonianza diretta che molte persone hanno dell’ Olocausto. Il motivo è semplice: il Diario di Anna Frank viene adottato come testo scolastico in molti paesi, da ormai decenni.

Rappresenta senza dubbio uno dei testi che più hanno contribuito a raggiungere l'obiettivo del Giorno della Memoria: tenere viva la memoria dei fatti che hanno portato alla Shoah.

Chi era Anna Frank e perché il suo diario è così importante?

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Anna Frank: la fuga dal nazismo

Nel Diario di Anna Frank il racconto intimo delle persecuzioni alla propria famiglia, diventa un monito a tutta l'umanità.
Il diario di Anna Frank racconta l'Olocausto con gli occhi di una ragazza piena di sogni.

Annelise Marie Frank è una ragazza ebrea tedesca che tra i 13 e i 15 anni vive in un appartamento segreto al centro di Amsterdam nascondendosi, insieme alla famiglia e altri amici dalle persecuzioni naziste.

Nasce il 12 giugno del 1929 a Francoforte, in Germania, ma quando ha quattro anni raggiunge la sua famiglia che si era trasferita da poco in Olanda.

Nel 1933 Hitler e il suo partito nazional-socialista sono i più votati nel governo federale della Baviera, dove risiede da generazioni la famiglia Frank. Preoccupato per il crescente antisemitismo, il padre Otto Frank approfitta dei legami commerciali che lo legano ad Amsterdam per traferirvi a poco a poco il centro della propria attività. Gestisce, infatti, un’azienda che si occupa della produzione di pectina, gel che serve per la produzione di marmellate, e poco dopo apre un’altra azienda alimentare. Per proteggere la famiglia, Otto come altri 25.000 ebrei tedeschi, decide di rimanere in Olanda.

Anna e sua sorella Margot, di tre anni più grande, frequentano la scuola Montessori ad Amsterdam e sembrano condurre una vita tranquilla, trovando nuovi amici, tra cui Hannah Goslar sopravvissuta allo sterminio che poi racconterà di aver incontrato Anna nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, in Germania.

Le notizie che arrivano dalla Germania però, non sono incoraggianti perché nel 1935 vengono varate le leggi di Norimberga che inseriscono nel diritto concetti razzisti a danni degli Ebrei limitandone a poco a poco la libertà. Dal divieto di matrimonio con tedeschi considerati puri, si passa presto all’esclusione dalle cariche politiche, in un crescendo di violenza che porterò all'olocausto.

La situazione precipita anche in Olanda, quando il paese viene occupato dalle truppe naziste nel maggio del 1940. Gli ufficiali tedeschi importano anche qui il modello di segregazione e repressione degli Ebrei, costretti a indossare stelle per il riconoscimento e cacciati piano piano dalla vita pubblica.

Non potendo più frequentare la scuola Montessori, Anna e gli altri studenti vengono iscritte al Liceo ebraico. Il 5 luglio 1942 viene recapitata una lettera alla famiglia Frank in cui si chiede a Margot di presentarsi alle autorità naziste. I rastrellamenti, ossia la ricerca sistematica di porta in porta e la deportazione degli Ebrei della città verso i campi di concentramento in Polonia erano appena iniziati.

Otto cerca un posto sicuro per la famiglia, ma è impossibile abbandonare l’Olanda senza essere catturati. La soluzione è quella di trasferirsi nell’appartamento segreto posto dietro la fabbrica di Otto, al 263 di Prinsengracht. Anna lo chiamerò l’alloggio segreto, ed effettivamente la porta d’ingresso dell’appartamento è una finta libreria che si trova sul retro della fabbrica.

Presto, insieme alla famiglia Frank formata da Anna, la sorella Margot, la madre Edith e il padre Otto, si nascondono anche  Hermann e Auguste van Pels, con il figlio Peter di 16 anni, e un dentista amico di famiglia, Fritz Pfeffer.

A proteggerli ci sono gli amici e i colleghi di Otto Frank: Johannes Kleiman, Victor Kugler, Jan Gies, and Miep Gies. Saranno loro a portare cibo, vestiario per tutto il periodo in cui la famiglia rimane nascosta.

Il 4 agosto 1944 la famiglia Frank e tutte le persone rifugiate nell’alloggio segreto verranno arrestate e portate nei campi di concentramento. Solo Otto Frank sopravvivrà e dedicherà la vita a mantenere vivo il ricordo della Shoah proprio tramite le parole che Anna ha scritto nel suo diario. Otto morirà in Germania nel 1980 all'età di 91 anni.

Diario di Anna Frank: il racconto

Nel Diario di Anna Frank la ragazza racconta la trasformazione della sua realtà a causa delle persecuzioni.
Il diario di Anna Frank è una testimonianza storica della Shoah.

Per il suo tredicesimo compleanno, il 12 giugno 1942, Anna Frank aveva avuto in dono da suo padre un nuovo diario. L’amica Hannah Goslar raccontò che Anna amava sempre tenere dei diari che poi non faceva leggere a nessuno. Quello del 1942, però, diventò un diario speciale.

Nel luglio del 1942 la famiglia Frank iniziò a nascondersi nell’alloggio segreto, un appartamento su più piani con un’unica finestra in soffitta con affaccio sulla città. Quella che doveva essere una permanenza temporanea si trasformò in una residenza forzata. L’unico modo per sfuggire alla persecuzione e allo sterminio era rimanere nascosti, è così fecero i Frank per due anni.

Il periodo più delicato dell’adolescenza, Anna Frank lo passa segregata in una casa con tutte le emozioni e il disagio che questo comportava. Trovò nel suo diario segreto uno sfogo con cui raccontare le esperienze che viveva: la complicità con il padre e le difficoltà di comunicazione con la madre, l’ammirazione per la sorella Margot e la simpatia per Peter. Annotava anche la visita delle persone che segretamente li aiutavano e prese l'abitudine di usare per tutti loro degli pseudonimi. Per sé Annelies scelse Anne e racconta che anche la sorella teneva un diario, mai ritrovato.

Il 4 agosto 1944 il diario di Anna si interruppe raccontando di come la famiglia aspettasse in silenzio l’arrivo della Gestapo che aveva fatto irruzione nell’appartamento. Da lì in poi, gli otto inquilini dell’alloggio segreto presero strade diverse.

Anna Frank e la deportazione

Otto Fran ritornò nell'alloggio segreto e incontrò nuovamente Miep e gli altri collaboratori che li avevano aiutati.
Otto Frank l'unico sopravvissuto dell'alloggio segreto.

Tutto quello che successe ad Anna e alla sua famiglia dopo il 4 agosto 1944 è stato ricostruito dal padre Otto Frank. L’uomo era sopravvissuto al campo di concentramento e sterminio di Auschwitz. Aveva perso le tracce della moglie Edith e delle figlie Anna e Margot a circa un mese dall’arresto quando erano stati portati nel campo di smistamento di Westerbork, in Olanda.

Da qui i Frank erano stati mandati ad Auschwitz. Otto era con Hermann e Peter van Pels. Hermann morì poco dopo in una camera a gas e Peter rimase con Otto fino all’ordine di evacuazione, quando le truppe sovietiche iniziarono a respingere l'esercito tedesco da est. Non riuscendo a nascondersi, come gli aveva consigliato Otto, Peter van Pels dovette intraprendere la marcia della morte, ossia l’evacuazione forzata ordinata dai nazisti per liberare i campi di concentramento prima che arrivassero le Armate Rosse, il 27 gennaio 1945.

Otto Frank riuscì a tornare ad Amsterdam qualche mese dopo la liberazione e fu lì che apprese delle sorti del resto della famiglia. Edith morì ad Aushwitz nel gennaio del 1945. Anna e Margot erano rimaste per un solo mese ad Auschwitz per poi essere trasferite ai lavori forzati a Bergen-Belsen in Germania, nell’ottobre del 1944. A causa delle dure condizioni in cui furono costrette, le due sorelle morirono di tifo, una malattia infettiva portata da batteri, tra febbraio e marzo del 1945 a distanza di poco tempo l’una dall’altra, come hanno raccontato alla Croce Rossa da alcune sopravvissute.

Quando arrivò la lettera che portava la notizia della morte della figlia, la signora Miep Gies che ospitava Otto Frank, gli consegnò il diario che aveva raccolto e messo al sicuro quando era tornata nell’alloggio segreto dopo che i rifugiati erano stati catturati nell'agosto del 1944.

Diario di Anna Frank: il significato

Non solo il diario di Anna Frank, ma anche la casa in cui si nascosero mantengono vivi il ricordo dell'Olocausto per non dimenticare.
La casa di Anna Frank oggi è un museo ad Amsterdam.

Il diario di Anna Frank era tutto quello che rimaneva a Otto della figlia: i ricordi di una ragazzina piena di vita con il sogno di diventare una scrittrice. Dopo aver condiviso delle pagine con degli amici, Otto esaudì il desiderio della figlia di veder pubblicato il proprio diario. Nel 1947 consegnò alla stampa olandese una versione dal titolo “Il retrobottega”.

Nel 1952 il libro fu tradotto in inglese e intitolato Il Diario di Anna Frank. Nel 1955 fu realizzato uno spettacolo teatrale a Broadway, ottenendo un grande successo. Nel 1959 Il Diario di Anna Frank arriva la cinema, diventando uno dei 10 film più visti sulla Shoah. Una delle versioni più recenti è il film di animazione Anna e il Diario Segreto.

Ci sono state molte critiche al Diario di Anna Frank perché secondo alcuni critici sarebbe stato ritoccato rispetto agli scritti originali; altri dicono che sia una versione troppo blanda dell’orrore dell’Olocausto; altri ancora hanno messo in dubbio la veridicità del diario. Miep Gies, morta nel 2010,  ha difeso fino alla fine la veridicità del diario, che è anche stata provata scientificamente, ma soprattutto ha voluto mantenere in vita il ricordo di Anna perché l'Olocausto non fosse dimenticato.

I manoscritti di Anna Frank esistono, la casa dove la famiglia era nascosta è diventato il Museo di Anna Frank e il racconto del diario è semplicemente dirompente. Fa vedere con gli occhi di un’adolescente cosa significa vivere braccati, cosa significa vedersi negare ogni diritto, anche solo quello di affacciarsi alla finestra perché considerati non umani.

Il significato più profondo del Diario di Anna Frank è che le nefandezze dell’umanità non possono essere cancellate finché la storia degli orrori del passato rimane viva.

Anna Frank vive grazie al suo diario e insegna ai ragazzi di tutto il mondo a vivere i propri sogni. Il suo era quello di diventare una scrittrice e la sua opera non solo è uno dei libri più celebri al mondo, ma è anche una testimonianza storica fondamentale per tutta l'umanità, che non deve dimenticare per non ripetere più gli orrori del passato.

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Catia

Traduttrice e scrittrice con una passione per le lingue