"Lavorare di buona voglia e il miglior mestiere"

Nel corso della vita, capita a volte persone di accorgersi di aver sbagliato percorso, o di non essere più soddisfatti della propria attività professionale, e di volersi quindi riorientare nel mondo del lavoro per trovare nuove vie. Sempre più persone decidono però di non affrontare questo cambiamento da sole, ma rivolgendosi a un servizio sempre di diffuso e riconosciuto: il coaching professionale.

Ma chi sono realmente i coach professionali, e che percorso bisogna intraprendere per esercitare questo mestiere? La redazione di Superprof si è interessata all'argomento per fornirti tutte le risposte che cerchi!

Il coach professionale — descrizione di un mestiere 

Un coach professionale è una figura la cui missione consiste nell’aiutare persone o gruppi di persone ad orientarsi nel mondo del lavoro, agevolando un eventuale cambiamento di percorso.

Sei in crisi col tuo lavoro? Rivolgiti al coaching professionale.
Un coach professionale deve essere in grado di adattarsi alle esigenze del proprio cliente.

Il coaching professionale può essere fatto in maniera individuale o in gruppo, e ha per principale vocazione quella di accompagnare singoli individui o gruppi di persone nella realizzazione dei loro obiettivi, in modo da renderli soddisfatti della propria attività.

Questo tipo di consulenza può quindi prendere diverse forme: può trattarsi di sedute individuali per formarsi a un nuovo mestiere, di un accompagnamento personalizzato per adattarsi a una nuova politica manageriale, o di incontri per ammortizzare le difficoltà dovute a un cambiamento nella vita professionale.

Il coaching professionale si rivolge a tutti, compresi i dirigenti o coloro che occupano i posti più alti all'interno di un'azienda o di un'impresa, per aiutarli a gestire lo stress o a imparare a migliorare la comunicazione (voce, gesti, intonazione) durante le interviste o le conferenze stampa. 

Infine, il coaching professionale può anche consistere in sedute di coaching di squadra volte a ottimizzare lo sviluppo delle competenze professionali legate a un’azienda precisa. 

Questa professione recente di declina quindi in tantissimi modi diversi. In effetti, le missioni di un coach professionale sono tante quante le difficoltà che le persone possono incontrare nell'ambito lavorativo.

Il coach personale è quello che riesce ad adattarsi alle richieste e alle problematiche dei suoi clienti. 

Il coaching in azienda è un ottimo strumento per i professionisti che vogliono risolvere un problema legato al lavoro — gestione dello stress, fiducia in sé stessi, gestione delle emozioni, gestione dei conflitti, comunicazione non violenta, accompagnamento al cambiamento, ecc… — o adattarsi a uno stile manageriale diverso.

I clienti dei coach professionali vanno quindi dai dirigenti agli impiegato, dagli stagisti ai responsabili.

Anche chi occupa i posti più alti in una società può in effetti provare delle difficoltà nell'affrontare situazioni delicate (prendere decisioni rapide, effettuare studio di mercato, gestire la competitività per tener testa alla concorrenza, occuparsi delle tensioni interne) e potrebbe per esempio sviluppare il desiderio di specializzarsi in gestione delle risorse umane.

Tuttavia, non è per forza necessario essere in difficoltà per ricorrere ai servizi di un coach professionista. 

È un po’ come andare da uno psicologo: non si soffre per forza di depressione o di un disturbo grave per sentire il bisogno di consultare uno specialista. 

Allo stesso modo, ci si può rivolgere a un coach professionale semplicemente per fare un bilancio delle proprie competenze e capire quali possibilità si aprono a noi, professionalmente parlando.

È quindi un mestiere che permette non solo di risolvere situazioni problematiche, ma anche di migliorare la quotidianità di molte persone.

Quali formazioni servono per diventare coach professionale?

Abbiamo capito che il coach professionale può essere una figura davvero utile, ma quali sono le competenze necessarie per esercitare questo mestiere?

Iniziamo col dire che, al giorno d'oggi, non sono richiesti diplomi particolari per esercitare questo mestiere. Tutti possono diventare coach professionali, ma non tutti sono in grado di svolgere questa attività correttamente.

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Sono moltissime le perone che, arrivate a un certo punto della propria carriera, vivono una crisi professionale e vorrebbero riorientarsi.

Il rischio è che tutte le persone in età lavorativa possono autoproclamarsi coach professionali. Proprio per questo è essenziale verificare il curriculum e le competenze di una persona prima di richiedere una consulenza.

Come regola generale, i bravi coach arricchiscono i loro CV con programmi di formazione specifici: coaching in approccio sistematico, analisi transazionale, formazione PNL (programmazione neuro-linguistica), ecc.

Per diventare bravi coach, è fondamentale individuare il pubblico a cui ci si rivolge (l’azienda, il suo ambiente, le sue problematiche, ecc…), in modo da seguire formazioni coerenti e poterle inserire nel proprio curriculum (questo permetterà ai futuri clienti di evitare truffe e mancanza di serietà). 

Esistono percorsi di grandi scuole che formano al mestiere di coach, oppure lauree in psicologia del lavoro.

Si raccomanda inoltre ai coach di seguire formazioni in maniera regolare, al fine di continuare a specializzarsi e/o di aggiornarsi sulle pratiche professionali in vigore. 

Il processo di certificazione può quindi essere relativamente lungo, anche se non esiste un vero e proprio diploma o un riconoscimento statale.

Se scegli però di frequentare una scuola di specializzazione, assicurati prima della serietà del corso, e che nel diploma siano indicati elementi come il numero di ore, ecc...

Più della metà dei coach professionali si sono diplomati in una scuola di commercio. Molti altri invece hanno fatto formazioni in gestione delle risorse umane e/o dell’organizzazione del lavoro in azienda. 

Possono essere diplomati in scienze sociali, in scienze umane, in psicologia o neuroscienze, avere un master o un dottorato: insomma, i profili dei coach professionali sono quindi molto eterogenei. 

Le competenze specifiche di un coach professionale 

Oltre ai diplomi e alle diverse formazioni per diventare coach certificati, bisogna anche saper utilizzare i principali strumenti del coaching. 

Ci riferiamo alle competenze che il coach deve avere per permettere al suo cliente di ottenere i risultati concreti. 

Essere coach significa prima di tutto aver la voglia di aiutare la persone a stare meglio.
Coltiva le tue competenze, al fine di diventare un coach preparato e stimato.

Secondo l’ICF (International Coach Federation), esiste un certo numero di competenze da acquisire. Un coach dovrebbe infatti: 

  • Avere comportamenti etici, 
  • Essere in grado di stabilire una relazione di fiducia con i propri clienti, 
  • Saper porre le domande giuste, 
  • Essere all'ascolto del cliente, 
  • Aiutare il cliente con consigli coerenti e adatti, 
  • Seguire e valutare i progressi.

Bisogna inoltre avere un livello sufficiente di maturità mentale ed emotiva per esercitare questo mestiere: inutile dire che una persona impulsiva o che si lascia sommergere dalle proprie emozioni o da quelle altrui, che non ha stima di sé e che non riesce a gestire il proprio stress difficilmente potrà ambire a insegnare ad altri come gestire le situazioni difficili. 

Spesso il coach professionale è un libero professionista: oltre all’esercizio del mestiere, deve anche conoscere le basi del marketing per trovare dei clienti e saper gestire la contabilità. 

Inoltre, le competenze richieste al coach dipendono molto dal contesto in cui deve intervenire (piccola azienda, start-up, grande impresa, associazione, ONG, amministrazione, ecc...) e dal pubblico a cui si rivolge (dirigenti, manager, impiegati, ecc...). 

Il mestiere di coach richiede una buona conoscenza di sé, essenziale per identificare bene i tratti della personalità dei propri clienti. 

Il coaching professionale ha per obiettivo quello di far sentire meglio una persona nel suo impiego. Proprio per questo, bisogna individuare gli ostacoli e imparare a sormontarli per sentirsi meglio e migliorare la propria produttività.

Questo richiede di iscrivere il coaching in un quadro deontologico, di essere all’ascolto del proprio cliente e di dar prova di empatia per capire al meglio le sue esigenze. 

Un buon coach deve riuscire a capire come funzionano le aziende, ovvero cogliere le politiche aziendali e le strategie, seguire l'evoluzione del mercato (concorrenza, prodotti, servizi, clienti) e la la sua struttura. 

Conoscere il leadership management (processo attraverso il quale una persona influenza un gruppo di persone per raggiungere un obiettivo comune) è una garanzia di professionalità: questa leadership deve essere instaurata in modo corretto per creare la propria azienda, sviluppare la comunicazione interpersonale, collaborare con altri coach e implementare le proprie capacità imprenditoriali. 

Un’altra competenza chiave è il rispetto. È importante saper adattare l’approccio utilizzato nel coaching alle caratteristiche etniche e culturali del proprio cliente: mai giudicare il proprio interlocutore o discriminarlo in base alla sua etnia o alla sua classe sociale.

Il coach che riesce nell'impresa di aiutare il cliente, vedrà riconosciuto il proprio lavoro, che sarà fonte non solo di guadagno, ma anche di soddisfazione personale. 

Coaching professionnale: quali sono le condizioni lavorative? 

Di fronte ai numerosi problemi che tutti incontriamo nel nostro percorso professionale, si fa a volte fatica a prendere un po’ di distanza e imparare come gestire lo stress. Il compito più importante del coach professionale è quello di far da spalla al cliente, supportarlo, guidarlo e vegliare al suo benessere sul luogo di lavoro. 

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Da libero professionista, dovrai anche essere in grado di tenere i conti e gestire il lato finanziario della tua attività.

Attenzione, fare da coach professionale non significa non interessarsi alle cause psicosociologiche che hanno portato al malessere o a un burn-out, ma mettersi in una prospettiva futura di cambiamento.

Si potrebbe pensare che i coach che si occupano di orientare e aiutare dirigenti e responsabili guadagnano molto.

Ma non è sempre vero, dal momento che spesso i coach professionali esercitano il loro mestiere part time, come completamento di un’altra attività retribuita o indipendente.

Prima di tutto, ci sono pochissimi coach professionali con uno stipendio fisso — la maggior parte di loro sono liberi professionisti, il che rende l’attività precaria e dispendiosa (in particolare, bisogna essere in grado di generare cifre d'affari ingenti per assicurarsi un salario mensile decente).

Inoltre, ci vogliono in media almeno tre anni di esercizio prima di farsi una rete di contatti abbastanza nutrita e una clientela stabile e regolare. Questo significa che alcuni impiegano fino a 5, 6 o 7 anni prima di riuscire a vivere di coaching. 

Un buon coach guadagna bene, ma ha bisogno di trovare la sua clientela, poiché le tariffe medie non consentono di lavorare a tempo pieno con un solo cliente.

Da un punto di vista monetario in effetti, il coach lavora spesso per appuntamento (tra i 150 e i 300€ per un'ora di coaching) o in base a una tariffa concordata quando interviene in un’azienda (400€ al giorno, per esempio). 

Da notare che il costo delle prestazioni varia a seconda della notorietà e l’esperienza del coach, come un professore di musica o un professore di lingue. 

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Nicolò

Scrittore e traduttore laureato in letterature comparate. Vivo a Parigi, dove coltivo la mia passione per i libri, il cinema e la buona cucina.