“A questo può servire parlare di mafia, parlarne spesso, in modo capillare, a scuola: è una battaglia contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell'uomo per soldi.” — Pino Puglisi

Indipendentemente dalla generazione di cui facciamo parte, tutte e tutti in Italia abbiamo sentito parlare di mafia. Ed è molto probabile che tu abbia anche sentito nominare l'organizzazione mafiosa che più di tutte ha dato prova della sua spietatezza e della sua mancanza di scrupoli: Cosa Nostra. Per tutto il '900, e in particolare negli anni '90, Cosa Nostra ha avuto un enorme impatto sulla storia del nostro paese, ragion per cui è essenziale conoscere le vicende che ne hanno caratterizzato l'evoluzione.

Ma com'è nata questa organizzazione criminale e qual è stata la reale influenza che quest'ultima ha avuto sulle vicende storiche e politiche siciliane e italiane? Cerchiamo di capire meglio questi aspetti ripercorrendo la storia di Cosa Nostra dalle origini ai giorni nostri.

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Le origini di Cosa Nostra

Sebbene sia particolarmente indebolita, Cosa Nostra non può considerarsi sconfitta.
La città di Palermo è ancora particolarmente segnata dai soprusi di Cosa Nostra, anche se sempre più palermitani si ribellano e denunciano.

Come ogni fenomeno sociale criminale profondamente radicato in un determinato territorio, la mafia si è premurata non solo di guadagnare ed esercitare il proprio potere con la violenza, ma anche di costruire una mitologia intorno alle proprie origini, una leggenda che ne esaltasse storia e valori. Così nasce il mito fondatore dei tre fratelli spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso, tutti e tre membri di una società cavalleresca nota come la Garduña, incarcerati sull'isola di Favignana per aver ucciso un uomo al fine di difendere l'onore offeso della loro sorella. Il mito sostiene che durante i 30 anni di incarcerazione, i tre fratelli sviluppano un codice etico e un sistema di leggi volti a fondare una nuova società. Usciti dal carcere, i tre si dividono al fine di diffondere il più possibile i nuovi codici: Osso rimane in Sicilia dove fonda Cosa Nostra, Mastrosso attraversa lo stretto di Messina e arriva in Calabria dove fonda la 'Ndrangheta mentre Carcagnosso prosegue fino alla Campania, dove darà vita alla Camorra.

Ovviamente trattandosi di pura leggenda non esistono testimonianze storiche di queste vicende, pensate a tavolino per attribuire ai diversi clan mafiosi un'origine cavalleresca e un codice etico antico. La verità è che non si conosce con precisione l'origine delle mafie, e in particolare di Cosa Nostra. Quello che sappiamo è che la Sicilia è rimasta a lungo legata a un sistema feudale, e che è proprio in questo contesto che sono venuti a formarsi i primi clan mafiosi. Le prime testimonianze a riguardo risalgono addirittura alla prima metà dell'Ottocento, mentre è con l'opera dell'attore e commediografo Giuseppe Risotto, scritta nel 1863 e intitolata "I mafiusi de la Vicaria", che il termine "mafioso" si diffonde con l'accezione odierna in Sicilia e nel resto del paese.

Le guerre mondiali e il fascismo

La prima guerra mondiale fu un'occasione preziosa per la mafia in Sicilia. Tra soldati partiti al fronte e disertori in fuga dalle città, vennero a crearsi le condizioni ideale per un proliferare di attività criminali quali furti di bestiame, e i boss mafiosi riuscirono a imporsi come figure di mediazione e ad acquisire sempre più potere.

Più complessa è invece la fase del regime fascista: apertamente, il fascismo si presenta come nemico della mafia, e avvia una campagna contro i mafiosi siciliani, condotta principalmente da Cesare Mori, soprannominato il "prefetto di ferro", che fece arrestare e condannare centinaia di cittadini siciliani, alcuni dei quali non avevano probabilmente nulla a che fare con la Mafia. D'altra parte, alcuni storici hanno dimostrato che diversi mafiosi erano membri del Partito Nazionale Fascista, e che Mussolini stesso fosse al corrente delle loro attività illecite.

Nel corso dei decenni, il modus operandi di Cosa Nostra è cambiato più volte.
Il generale Dalla Guerra è stata una delle prime "vittime eccellenti" di Cosa Nostra.

Ciò che è certo è che il crollo del regime fascista rappresenta nuovamente un'occasione d'oro per i clan mafiosi, poiché i vuoti di potere lasciati dai gerarchi fascisti andavano riempiti, e molti mafiosi, quali il barone Lucio Tasca Bordonaro e Calogero Vizzini, facendosi passare per vittime della repressione fascista, ottennero cariche pubbliche.

Il dopoguerra e le guerre di mafia

La mafia esce quindi rinvigorita dalla seconda guerra mondiale, e il nuovo equilibrio geopolitico le fornirà l'occasione di fiorire e diventare sempre più influente e potente all'interno dei confini della Sicilia e non solo. Il dopoguerra si apre con la strage di Portella della Ginestra per mano dello spietato Salvatore Giuliano, avvenuta il I maggio 1947, in cui persero la vita undici persone e molte altre rimasero ferite. Negli anni successivi, la mafia consolida sempre di più la propria egemonia sui traffici illegali in Sicilia e in Italia, in particolare per quanto riguarda tabacco e sostanze stupefacenti, e lo fa in un clima di discrezione e omertà che le permette di restare lontana dai riflettori della stampa e dall'attenzione pubblica.

Nel frattempo però le tensioni tra le diverse cosche o famiglie mafiose si fa sempre più tangibile, e le rivalità conducono alla prima guerra di mafia nei primi anni '60, che mieté diverse vittime e ridisegnò gli equilibri di potere all'interno di Cosa Nostra. L'omertà che circolava intorno a questa organizzazione mafiosa fu rotta per la prima volta nel 1973, quando Leonardo Vitale, appartenente alla cosca di Altarello di Baida, si recò di sua volontà alla questura di Palermo rivelando preziose informazioni su Cosa Nostra. Si venne così a sapere dell'organizzazione delle cosche e dell'esistenza di una Commissione che aveva potere decisionale. Vitale sarà purtroppo ritenuto "seminfermo di mente" e la sua testimonianza poco attendibile.

Palermo è stata per anni il teatro dei più violenti crimini mafiosi.
La fotografa Letizia Battaglia, da poco scomparsa, ha per anni raccontato con le sue immagini la violenza della mafia a Palermo.

Nel frattempo il cosiddetto clan dei Corleonesi, di cui fanno parte Totò Riina e Bernardo Provenzano, guadagna sempre più potere e negli anni '80, con la seconda guerra di mafia, conquista l'intera Commissione, ormai composta solo da fedelissimi di questi ultimi. Iniziano in questi anni anche i cosiddetti "omicidi eccellenti": invece che agire nell'ombra, Cosa Nostra elimina con violenza i propri nemici, anche i più famosi e visibili, con l'obiettivo di dimostrare che la mafia non teme nulla e che non c'è nulla che non possa fare. Tra le vittime di questo nuovo modus operandi possiamo ricordare l'onorevole Pio La Torre, giunto in Sicilia per dirigere la sezione regionale del PCI, e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso poco dopo i suo insediamento come prefetto di Palermo. Fu proprio in seguito all'omicidio di Dalla Chiesa che il Governo Spadolini approvò la legge n.646 del 13 settembre 1989 che introdusse nell'ordinamento italiano il reato di associazione di tipo mafioso.

Il maxi processo, le stragi e il XXI secolo

In seguito all'aumentare delle tensioni tra politica e mafia, il giudice Antonino Caponnetto decise di creare un pool antimafia, composto dai magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe di Lello e Leonardo Guardnotta, che si sarebbe occupato soltanto di crimini di natura mafiosa. Grazie alle indagini dei magistrati e alle dichiarazioni dei collaboratori Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, si arrivò il 10 febbraio 1986 all'avvio di quello che passò alla storia come il "maxiprocesso": 476 indagati furono ascoltato in un'aula-buker costruita a posta per l'occasione nel carcere di Palermo. Il primo grado del processo si concluse l'anno successivo con 342 e ben 19 ergastoli, tra cui quello a Riina e a Provenzano, che erano però latitanti.

La storia italiana è piena di eroi che si sono rifiutati di ubbidire alla mafia.
La celebre fotografia che ritrae insieme i giudici Falcone e Borsellino.

Come risposta al maxiprocesso e al pugno della giustizia, nell'autunno 1991 la Commissione di Cosa Nostra, presieduta da Riina, stabilì l'inizio della stagione delle stragi, decidendo così di applicare una strategia del terrore simile a quella messa in atto dai gruppi armati terroristici durante gli anni di piombo, e di mirare in particolare ai principali nemici di Cosa Nostra, primi fra tutti i giudici Falcone e Borsellino.

Ma la strage di Capaci, un attentato dinamitardo avvenuto il 23 maggio 1992 in cui persero la vita il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, e quella di via d'Amelio, che costò la vita al giudice Borsellino e ai cinque agenti della scorte Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina non furono gli unici attentati di stampo mafioso di quegli anni.

In seguito alla strage di via d'Amelio, in cui perderà la vita Borsellino, il Governo Amato I avviò la cosidetta Operazione Vespri siciliani, che prevedeva l'invio di 7000 uomini dell'esercito in Sicilia per presidiare gli obiettivi sensibili e lottare contro il terrorismo di stampo mafioso.

La stagione delle stragi costa però caro a Cosa Nostra, sia perché lo Stato inasprisce le pene e le ritorsioni contro i mafiosi, sia perché l'organizzazione criminale perde molti consensi, e sempre più persone sono disposte a collaborare e condividere informazioni con la giustizia. Negli anni '90 vengono arrestati Totò Riina e Leoluca Bagarella, mentre nel 2006, dopo 43 anni di latitanza, anche Bernardo Provenzano finisce in manette.

La storia di Cosa Nostra non finisce certo qui, e non va sottovalutato il potere che questa organizzazione criminale detiene tutt'oggi. Va però detto che grazie all'eroismo di personaggi come Falcone e Borsellino, di Peppino Impastato e di tutte quelle persone che hanno deciso di rompere il silenzio e denunciare, Cosa Nostra è oggi molto più debole di quanto fu in passato. Se un giorno potremo affermare trionfalmente di aver sconfitto le mafie, lo dovremo soprattutto a tutti e tutte coloro che hanno alzato la voce e gridato "No alla mafia"!

 

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Nicolò

Scrittore e traduttore laureato in letterature comparate. Vivo a Parigi, dove coltivo la mia passione per i libri, il cinema e la buona cucina.