“I giovani siciliani si vergognano di essere accostati a Totò Riina o a Bernardo Provenzano, ma nella nostra terra sono nati anche Giovanni Falcone, Peppino Impastato, Rocco Chinnici, Paolo Borsellino, Calogero Zucchetto, Ninni Cassarà, Rosario Livatino, il giudice ucciso a 38 anni: eroi veri e siciliani anche loro. Esiste la possibilità di scegliere ed è giusto che i giovani abbiano l’opportunità di conoscere questi grandi uomini, per avere un esempio in cui credere, continuarne la missione e creare un futuro diverso.” — Pif

Il miglior modo per cambiare il corso della storia e portare una società verso orizzonti migliori è senz'altro quello di conoscere il proprio passato, comprese le pagine più buie di esso. La storia di Cosa Nostra e delle altre grandi organizzazioni mafiose attive in Italia è profondamente legata alla storia del nostro paese, e ha lasciato un segno profondo nelle vite di molti italiane e molte italiane nel corso dei decenni.

A trent'anni dalla stragi di Capaci e di Via d'Amelio che sono costate la vita a due grandi magistrati diventati l'emblema della lotta contro la criminalità organizzata, Superprof vuole ripercorrere insieme a te i passaggi fondamentali della lotta a Cosa Nostra e della carriera di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e rendere omaggio a tutti coloro, dai giudici palermitani alle associazioni come Libera, che hanno dedicato la propria esistenza a una ricerca di giustizia e di pace per la Sicilia e per l'Italia.

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Una breve storia di Cosa Nostra

La storia di Cosa Nostra è una storia fatta di violenza e di crimini disumani.
Troppo spesso l'immagine della Sicilia è stata associata a quella di Cosa Nostra, e troppo poco spesso invece a quella di tutti gli eroi e le eroine che hanno combattuto la mafia a costo della propria vita.

Non si conosco con esattezza le origini di Cosa Nostra e del fenomeno mafioso in generale, anche se si sa che ha avuto origine nel contesto feudale che in Sicilia è rimasto in voga almeno fino al Risorgimento e anche oltre. Le prime tracce scritte che testimoniano l'esistenza di clan mafiosi in Sicilia risale alla prima metà dell'Ottocento. Inoltre, esiste una versione "mitologica" della fondazione delle principali organizzazioni mafiose italiane, probabilmente diffusa dai clan stessi al fine di giustificare la propria etica e i propri crimini. Secondo questa versione della storia, sarebbero stati tre fratelli spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso, membri di una società cavalleresca nota come la Garduña incarcerati sull'isola di Favignana per aver ucciso un uomo al fine di difendere l'onore offeso della loro sorella, a fondare, all'uscita di prigione, Cosa Nostra, la 'Ndrangheta e la Camorra.

Al di fuori del mito, la storia di Cosa Nostra diventa più chiara a partire dalla seconda guerra mondiale, quando l'organizzazione mafiosa riesce a trarre vantaggio dai vuoti di potere lasciati in Sicilia a seguito della Liberazione e della caduta nel regime fascista. Da qui in poi, Cosa Nostra inizierà a controllare un numero sempre maggiore di attività criminali, legate in particolare allo spaccio ma non soltanto. Diverse famiglie mafiose si arricchiranno, e poco a poco all'interno dell'organizzazione cresceranno tensioni e lotte per il territorio, che sfoceranno in due sanguinose guerre di mafia, la prima nei primi anni '60 e la seconda all'inizio degli anni '80.

Al termine di questi conflitti, il clan dei Corleonesi, composto da criminali del calibro di Totò Riina e Bernardo Provenzano, si afferma come il più potente dell'isola, e la Commissione, ovvero l'organo di Cosa Nostra che prende le decisioni più importanti come ordinare le esecuzioni, è composta solo da fedelissimi del clan.

Vuoi saperne di più sulla storia della mafia e di chi l'ha combattuta? Scopri le nostre lezioni di storia.
Il maxiprocesso di Palermo fu il processo penale più grande della storia.

Al termine degli anni '70 inizia anche il climax di violenza di Cosa Nostra, che cambia modus operandi dando il via a quelli che verranno definiti "omicidi eccellenti": l'organizzazione non si limita più a regolamenti dei conti interni o a riscuotere il pizzo da imprenditori, ma inizia una battaglia aperta con le istituzioni eliminando cariche pubbliche, giornalisti e altre figure di spicco che ne denunciano i crimini. Tra le vittime di questa nuova fase possiamo nominare l'onorevole Pio La Torre, giunto in Sicilia per dirigere la sezione regionale del PCI, e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso poco dopo i suo insediamento come prefetto di Palermo.

Come risposta alla scalata di violenze di matrice mafiosa, viene creato un pool antimafia, composto dai magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe di Lello e Leonardo Guardnotta, il cui compito era di indagare sui crimini di mafia. Le indagini del pool condussero, anche grazie ai collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, al maxiprocesso di Palermo, ad oggi il più grande processo penale che si sia svolto al mondo, con 476 imputati, 346 condanne in primo grado e 19 ergastoli.

Il maxiprocesso indebolì notevolmente Cosa Nostra, ma fu seguito dalla tristemente celebre stagione delle stragi, in cui persero la vita diverse persone che avevano dedicato la propria esistenza al contrasto alla mafia, tra cui il giudici Falcone e Borsellino. Vediamo insieme più nei dettagli la loro storia.

Giovanni Falcone e la strage di Capaci

Il giudice Falcone ha dedicato la propria vita alla lotta contro la mafia.
Il "metodo Falcone" ha permesso di rendere più efficace le indagini contro i membri di Cosa Nostra e i mafiosi in generale.

Giovanni Falcone nasce il 18 maggio 1939 in una famiglia della borghesia palermitana, e trascorre l'infanzia nel quartiere della Kalsa a Palermo. Frequentando l'Oratorio e giocando a calcio, conosce il futuro collega Paolo Borsellino, e i due resteranno amici fino alla morte di Falcone nel maggio '92.

Dopo essersi diplomato nel 1957, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo, dove si laurea col massimo dei voti nel 1961. È nel 1964 invece che vince il concorso per entrare in magistratura.

La prima esperienza diretta con la mafia giunge con l'inchiesta sull'imprenditore Rosario Spatola. In questa occasione, Falcone ha un'intuizione che lo renderà uno dei migliori magistrati antimafia del nostro paese: il giudice palermitano capisce infatti che gli spostamenti di denaro sono un elemento fondamentale da studiare per scovare i malaffari, e inizia quindi a sorvegliare i movimenti bancari legati a Spatola e ai suoi affiliati. Questa modalità di indagine passerà alla storia come "metodo Falcone" e permetterà di giungere all'arresto di diversi mafiosi.

Nonostante i successi del pool antimafia in cui Falcone era entrato a far parte e che avevano condotto al maxiprocesso di Palermo, nel 1988 è a sorpresa Antonino Meli, e non Falcone, ad essere eletto consigliere istruttore della Procura di Palermo. A partire da questo momento sorgeranno tensioni sempre maggiori: Meli smantellerà poco a poco il pool antimafia e Falcone sarà vittima di una campagna di attacchi da parte di giornalisti e politi che lo discrediteranno sempre più, al punto che pochi giorni prima della scomparsa il giudice afferma ad alcuni amici: "Mi hanno delegittimato, stavolta i boss mi ammazzano".

Il 23 maggio 1992, mentre il giudice sta tornando a Palermo per il fine settimana, un tratto d'autostrada che collega l'aeroporto al centro della città salta in aria all'improvviso, uccidendo Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Per l'Italia intera sarà uno shock, e la prova che Cosa Nostra non si ferma davanti a nulla. Ma nonostante la violenza stragista, risulta chiaro a 30 anni da quella tragedia che Falcone abbia vinto la sua battaglia, diventando un simbolo immortale della lotta alla mafia in tutte le sue forme.

Paolo Borsellino e la strage di Via d'Amelio

Conoscer la storia del proprio paese è essenziale per far evolvere la società.
Per quanto lontani caratterialmente, Falcone e Borsellino sono sempre stati legati da una grande amicizia e da un forte rispetto reciproco.

Come abbiamo visto in precedenza, Paolo Borsellino nasce e cresce nello stesso quartiere di Falcone. Nel 1958  si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo, e nel 1962, a soli 22 anni, si laurea col massimo dei voti. Nel 1963 vince il concorso per entrare in magistratura, diventando così il più giovane magistrato italiano.

Coinvolto come Falcone nel pool antimafia e in seguito nel maxiprocesso di Palermo, Borsellino continuerà sempre ad esprimersi pubblicamente anche su argomenti sensibili come i legami tra la mafia e alcune figure parlamentari. Pur non conoscendo l'avversità di media e politici che conosce il collega Falcone, Borsellino verrà a sua volta poco a poco isolato dalle istituzioni per le sue dichiarazioni scomode.

In un'intervista rilasciata il 21 maggio 1992 — la penultima della sua vita — Borsellino ribadisce l'esistenza di legami tra Cosa Nostra e parte dell'ambiente industriale milanese, e sottolinea inoltre l'esistenza di legami tra il mafioso Vittorio Mangano e il senatore Marcello dell'Utri, che più tardi verrà condannato dalla giustizia. L'intervista viene giudicata scomoda dalla maggior parte dei media, e verrà trasmessa solo 8 anni più in seconda serata sul canale satellitare Rai News.

A soli due giorni da quell'intervista, l'amico e collega Giovanni Falcone muore tra le braccia di Borsellino, dopo essere rimasto gravemente ferito in uno degli attentati di mafia più violenti e spietato di sempre.

Dopo la morte di Falcone, Borsellino non smette mai di denunciare pubblicamente le calunnie e le false accuse che avevano portato all'isolamento di Falcone, e quindi alla sua morte. Inoltre, il giudice palermitano si dimostrò sempre estremamente cosciente dei rischi che stava correndo e del fatto che il suo nome era sulla lista nera di Cosa Nostra.

57 giorni dopo la morte di Falcone, il 19 luglio 1992, anche Paolo Borsellino rimane vittima di un'attentato dinamitardo di Cosa Nostra. Un'auto imbottiva di tritolo viene fatta esplodere sotto l'abitazione della madre del magistrato in via d'Amelio, uccidendo quest'ultimo e cinque agenti della scorta: Emanuela Loi, prima donna della polizia di stato a morire in servizio, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Contrariamente a quelli di Falcone, i funerali di Borsellino si svolgono in forma privata, poiché la moglie del magistrato accusa apertamente lo Stato di non aver adeguatamente protetto il marito. Ai funerali partecipano comunque 10.000 persone — un forte segnale a Cosa Nostra e allo Stato che le cose stavano cambiando, e che i cittadini siciliani non erano più disposti a tollerare la presenza della mafia.

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Nicolò

Scrittore e traduttore laureato in letterature comparate. Vivo a Parigi, dove coltivo la mia passione per i libri, il cinema e la buona cucina.