“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.” — Paolo Borsellino

Non conoscere la storia della mafia, e in particolare quella di Cosa Nostra, significa ignorare un passaggio fondamentale della storia italiana del Novecento. In quanto cittadini e cittadine, il modo migliore per lottare contro le organizzazioni mafiose è infatti quello di studiare e onorare la propria storia, informarsi ed essere coscienti di cosa significhi la parola mafia oggi e di cosa abbia significato in passato per tutti e tutte coloro che vi si sono opposti/e.

Tra questi, non possiamo non ricordare la figura del giudice Paolo Borsellino, che insieme al collega Giovanni Falcone dedicò la propria esistenza alla lotta contro Cosa Nostra, e finì col pagare il prezzo più alto, la propria vita, per i valori in cui credeva. A 30 anni dalla strage di via d'Amelio che costò la vita a Borsellino, Superprof vuole rendere omaggio a questo grande esempio di integrità morale e professionale che, insieme ai colleghi e alle colleghe, ha permesso di indebolire notevolmente Cosa Nostra nel corso degli anni.

I/Le migliori insegnanti di Storia disponibili
Lorenzo
5
5 (27 Commenti)
Lorenzo
33€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Stefano
5
5 (17 Commenti)
Stefano
15€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Francesco
5
5 (15 Commenti)
Francesco
25€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Jacopo e.
4,9
4,9 (17 Commenti)
Jacopo e.
20€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Michele
4,9
4,9 (15 Commenti)
Michele
15€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Alfredo
5
5 (18 Commenti)
Alfredo
10€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Marta
5
5 (24 Commenti)
Marta
15€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Gabriele
5
5 (5 Commenti)
Gabriele
10€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Lorenzo
5
5 (27 Commenti)
Lorenzo
33€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Stefano
5
5 (17 Commenti)
Stefano
15€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Francesco
5
5 (15 Commenti)
Francesco
25€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Jacopo e.
4,9
4,9 (17 Commenti)
Jacopo e.
20€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Michele
4,9
4,9 (15 Commenti)
Michele
15€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Alfredo
5
5 (18 Commenti)
Alfredo
10€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Marta
5
5 (24 Commenti)
Marta
15€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Gabriele
5
5 (5 Commenti)
Gabriele
10€
/h
Gift icon
Prima lezione offerta!
Inizia subito

Infanzia e studi

Scopri i dettagli della storia di Borsellino con le nostre lezioni di storia.
Paolo Borsellino è considerato uno dei protagonisti della lotta alla mafia.

Paolo Borsellino nasce a Palermo il 19 gennaio 1940 in una famiglia benestante e tradizionalmente legata ai valori della destra. Giocando a calcio nel quartiere in cui vive tutta l'infanzia, quello della Kalsa, conosce Giovanni Falcone. I due, che hanno soltanto 8 mesi di differenza, diventeranno grandi amici e lo rimarranno fino alla loro morte, avvenuta a pochi mesi di distanza nelle stragi di Capaci e di via d'Amelio.

Nel 1958 Borsellino si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo, iniziando così il percorso che lo porterà a diventare magistrato. Simpatizzante di destra, contrariamente al futuro collega Falcone, durante gli anni dell'università si iscrive al Fronte Universitario d'Azione Nazionale, legato al Movimento Sociale Italiano. Nel 1962, a soli 22 anni, Borsellino si laurea in giurisprudenza con 110 e lode. L'anno successivo supera il concorso per entrare nella magistratura italiana, diventando di fatto il più giovane magistrato del paese.

Durante i primi anni Borsellino viene prima assegnato alla sezione civile del tribunale di Enna, poi nominato pretore a Mazara del Vallo e a Monreale, e nel 1975 viene trasferito allUfficio istruzione del tribunale di Palermo, dove si occupa di mafia, portando avanti un'indagine avviata da Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo ucciso da Cosa Nostra nel luglio 1979. Nel frattempo, Borsellino stringe un rapporto professionale e umano con Rocco Chinnici, capo dell'ufficio istruzione, che si concluderà drammaticamente e prematuramente il 29 luglio del 1983, quando anche Chinnici cade vittima di un attentato dinamitardo di Cosa Nostra.

Il pool antimafia e il maxiprocesso

Falcone e Borsellino collaborarono nel pool antimafia.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono amici e colleghi uniti dal desiderio di fermare Cosa Nostra e costruire una società più equa in Sicilia e in Italia.

Prima di morire, Chinnici coltivava il progetto di creare un pool antimafia, il cui obiettivo principale sarebbe stato quello di concentrarsi a tempo pieno sui reati di mafia, applicando il metodo Falcone e creando una rete di indagini volte a smantellare la criminalità organizzata. Il suo successore Antonino Caponetto decise di portare avanti il progetto convocando quattro magistrati istruttori: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe di Lello e Leonardo Guarnotta.

I membri del pool si divisero i lavori di indagine, condividendo al contempo le informazioni e creando per la prima volta un metodo efficace e collettivo di contrasto a Cosa Nostra. Anche grazie alle informazioni ottenute tramite i collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, ex mafiosi pentiti che decisero di collaborare coi magistrati rivelando informazioni essenziali sulla struttura del clan mafioso, le operazioni portate avanti dal pool antimafia condussero al maxiprocesso di Palermo, che vide al banco degli imputati ben 475 accusati — diventando di fatto il più grande processo penale mai svoltosi al mondo, record che conserva ancora oggi —, e che si concluse con condanne per un totale di 2665 anni di reclusione.

Nel 1998 si tiene l'elezione del consigliere istruttore della Procura di Palermo, e Giovanni Falcone, data la sua esperienza, era dato per favorito. A sorpresa venne invece eletto Antonino Meli, i cui metodi erano in aperto contrasto con quelli utilizzati precedentemente dai membri del pool. Questo genera una serie di tensioni che porteranno al graduale smantellamento del pool, fatto che Borsellino non smetterà mai di denunciare pubblicamente.

Oltre che a Borsellino, nella strage persero la vita cinque agenti della scorta.
Paolo Borsellino venne ucciso il 19 luglio 1992 nella tristemente celebre strage di via d'Amelio a Palermo.

In maniera generale, negli anni che seguono il maxiprocesso, Borsellino non smetterà mai di esprimersi pubblicamente riguardo a questioni sensibili, in particolare per quanto riguardava le relazioni tra mafia e politica. Le sue dichiarazioni vengono considerate scomode e sebbene il giudice non conosca l'opposizione pubblica e mediatiche che incontra invece il collega Falcone, anche lui verrà sempre più isolato dalle istituzioni.

Nella sua penultima intervista, rilasciata il 21 maggio 1992, Borsellino parlò dei legami tra Cosa Nostra e parte dell'ambiente industriale settentrionale e più in particolare lombardo, e fece riferimenti espliciti ai rapporti tra il mafioso Vittorio Mangano e il senatore Marcello dell'Utri. Quest'intervista incontrò molta ostilità da parte dei media, al punto che nessuna trasmissione e nessun presentatore volle prendersi la responsabilità di trasmetterla. Solo più tardi, nel 2000, la registrazione venne rinvenuta e trasmessa dal canale satellitare Rai News 24 in seconda serata.

Per molti, l'intervista e le dichiarazioni pubbliche di Borsellino furono gli elementi che portarono alla sua morte, dal momento che era diventato un personaggio scomodo non solo per Cosa Nostra, ma anche per una parte della politica che aveva elementi da nascondere per quanto riguarda la corruzione di alcuni parlamentari e senatori e per la celebre trattativa Stato-mafia, il cui processo è ancora in corso dopo le condanne in primo grado nel 2018 e le assoluzioni dell'appello del 2021. Starà ora alla Cassazione stabilire la verità dei fatti di quel periodo oscuro della storia italiana, anche se nulla potrà mai riparare a quello che è stato e alle perdite umane della stagione delle stragi.

Due giorni l'intervista di Borsellino si verifica uno dei fatti più gravi e terribili di questa oscura vicenda: l'amico e collega Giovanni Falcone muore tra le braccia di Borsellino in seguito alla bomba esplora sul tratto di autostrada che collega l'aeroporto di Palermo alla città.

La strage di via d'Amelio

La morte di Borsellino è una delle pagine più nere della storia italiana.
Ai funerali di Borsellino, tenuti in forma privata per volere della famiglia e in protesta alle negligenze dello Stato italiano, parteciparono più di 10.000 persone.

Dopo la morte di Falcone, Borsellino non smette mai di gridare a gran voce quanto l'amico sia stato isolato tramite calunnie e falsità, e quanto la posizioni dei giudici che si occupano di mafia sia fragile e esposta, in particolare quando si smette di avere l'appoggio delle istituzioni. Fino all'ultimo, Borsellino si dimostrò estremamente lucido e cosciente dei rischi che correva con la sua professione. Pochi giorni prima dell'attentato che gli sarebbe costato la vita, dichiarava infatti:

«Io accetto la… ho sempre accettato il… più che il rischio, la… condizione, quali sono le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei dire che sapevo fin dall'inizio che dovevo correre questi pericoli. Il… la sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi in, come viene ritenuto, in… in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare… dalla sensazione che, o financo, vorrei dire, dalla certezza, che tutto questo può costarci caro.» — [Paolo Borsellino, intervista a Sposini, luglio 1992]

57 giorni dopo la morte di Falcone, Il 19 luglio 1992, Paolo Borsellino si reca, dopo aver pranzato con la moglie e i figli, a trovare la madre in via d'Amelio a Palermo, accompagnato dalla scorta. Alle ore 16:58 un'auto imbottita di tritolo parcheggiata sotto casa della madre esplode, portandosi via il giudice Borsellino e cinque agenti della scorta: Emanuela Loi, prima donna della polizia di stato a morire in servizio, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. È di nuovo uno shock per tutto il paese, che ancora non si è ripreso dall'attentato di Capaci.

La moglie di Borsellino rifiutò che venissero organizzati funerali di stato per il marito, poiché accusava il governo di non averlo protetto come avrebbe dovuto. I funerali di Borsellino si svolsero quindi in forma privata il 24 luglio, ma vi presero parte più di 10.000 persone che vollero in quell'occasione gridare il proprio dissenso e il proprio disgusto per la mafia e per la connivenza tra mafia e stato.

>

Il portale che connette insegnanti privati/e e allievi/e

1a lezione offerta

Ti è piaciuto quest'articolo? Lascia un commento

5,00 (1 voto(i))
Loading...

Nicolò

Scrittore e traduttore laureato in letterature comparate. Vivo a Parigi, dove coltivo la mia passione per i libri, il cinema e la buona cucina.