Nel 2026 ricorrono 800 anni dalla morte di San Francesco d'Assisi: quale momento migliore per riscoprire la storia di uno dei personaggi più affascinanti del Medioevo? Figlio di un ricco mercante, Francesco rinunciò a privilegi e ricchezze per abbracciare una vita radicalmente diversa, destinata a lasciare un segno profondo nella storia.
Ma chi era San Francesco d'Assisi davvero? Ripercorriamo la sua vita tra scelte rivoluzionarie, viaggi e incontri straordinari, cercando anche di capire dove finisce la storia e dove comincia la leggenda.
Chi era San Francesco d'Assisi?
Prima di diventare il santo che tutti conosciamo, Francesco era Giovanni di Pietro di Bernardone, figlio di una famiglia di mercanti della vivace Assisi medievale. La sua data di nascita non è conosciuta con certezza: gli storici la collocano generalmente tra il 1181 e il 11821.
Giovanni di Pietro di Bernardone, detto Francesco
Assisi, 1181/1182 circa
Assisi, 3 ottobre 1226
16 luglio 1228, da papa Gregorio IX
Basilica di San Francesco, Assisi
Il padre, Pietro di Bernardone, era un ricco mercante di stoffe; la madre è tradizionalmente ricordata con il nome di Pica, anche se questa denominazione è attestata soltanto da una tradizione tarda. Francesco crebbe quindi in un ambiente urbano e benestante, in un periodo in cui Assisi stava attraversando importanti trasformazioni economiche e politiche.
Anche il nome con cui è passato alla storia merita una piccola precisazione. Battezzato Giovanni, venne chiamato Francesco già durante la giovinezza: le fonti medievali collegano il soprannome alla Francia e ai rapporti commerciali del padre con quel paese, ma non permettono di stabilirne con assoluta certezza l'origine.
La morte di San Francesco d'Assisi viene datata al 3 ottobre 1226 e avvenne nei pressi della Porziuncola, nella notte tra il 3 e il 4 ottobre. Meno di due anni dopo, il 16 luglio 1228, papa Gregorio IX lo proclamò santo. Le sue spoglie furono trasferite nella nuova Basilica di San Francesco nel 1230 e si trovano ancora oggi ad Assisi.
1181/1182
La nascita ad Assisi
Nasce ad Assisi Giovanni di Pietro di Bernardone, figlio di una famiglia di ricchi mercanti. Sarà conosciuto con il nome di Francesco.
Prima del 1206
Gli anni della giovinezza
Francesco conduce la vita di un giovane benestante e partecipa alle vicende militari di Assisi, coltivando anche aspirazioni cavalleresche.
1206 circa
La conversione
Dopo un periodo di crisi e ripensamento, Francesco si allontana progressivamente dalla vita precedente e sceglie di vivere secondo il Vangelo.
1209 circa
Nasce la prima fraternità
Intorno a Francesco si raccolgono i primi compagni. Secondo la tradizione, la loro forma di vita riceve l'approvazione orale di papa Innocenzo III.
1212 circa
L'incontro con Chiara
Chiara d'Assisi abbraccia una vita religiosa ispirata dall'esperienza di Francesco, dando origine alla comunità femminile di San Damiano.
1219
L'incontro con il sultano
Durante la Quinta crociata, Francesco raggiunge l'Egitto e incontra il sultano al-Malik al-Kamil.
1223
La Regola e il Natale di Greccio
Papa Onorio III approva la Regola bollata dei Frati Minori. Nello stesso anno Francesco celebra il Natale a Greccio con una particolare rievocazione della Natività.
1224
Le stimmate alla Verna
Secondo le fonti francescane, durante un periodo di ritiro sul monte della Verna Francesco riceve le stimmate.
1225
Il Cantico delle Creature
Francesco compone gran parte del Cantico delle Creature, uno dei testi più antichi e importanti della letteratura italiana.
1226
La morte
Francesco muore la sera del 3 ottobre nei pressi della Porziuncola, ad Assisi.
1228
La canonizzazione
Il 16 luglio papa Gregorio IX proclama Francesco santo, meno di due anni dopo la sua morte.
La canonizzazione arrivò quindi in tempi rapidissimi, segno di quanto la figura di Francesco fosse diventata importante già negli anni immediatamente successivi alla morte. Eppure, la vita di San Francesco d'Assisi era cominciata in tutt'altro modo: da giovane amava le feste, desiderava distinguersi e sognava persino la gloria militare. Insomma, era ancora molto lontano dall'immagine del frate povero che conosciamo oggi!
Sapevi che la preghiera di San Francesco non è in realtà stata scritta da San Francesco?
La giovinezza e la conversione di Francesco
La storia di Francesco non comincia affatto con la povertà. Cresciuto nella famiglia di un ricco mercante di stoffe, il giovane Francesco apparteneva a quella nuova classe urbana che, tra XII e XIII secolo, stava acquistando sempre più peso nelle città italiane. Aveva denaro, una posizione sociale privilegiata e, almeno inizialmente, ambizioni molto lontane dalla vita religiosa.

La sua conversione non avvenne però da un giorno all'altro. Fu piuttosto un percorso fatto di esperienze successive, che le fonti francescane hanno poi raccontato e interpretato in modi diversi.
La vita agiata e il desiderio di gloria
Prima di chiedersi perché San Francesco ha scelto la povertà, vale la pena ricordare quanto fosse diverso il futuro che immaginava da ragazzo. Le prime biografie lo descrivono come generoso, amante delle feste e desideroso di distinguersi tra i suoi coetanei. Ma soprattutto Francesco aspirava al prestigio sociale associato alla cavalleria.
Partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia e, dopo la sconfitta degli assisani a Collestrada, fu fatto prigioniero. Tornato ad Assisi, attraversò anche un periodo di malattia che sembra aver contribuito a incrinare le sue precedenti certezze.
Tentò ancora la strada delle armi qualche anno più tardi, partendo verso la Puglia al seguito di un cavaliere. Il viaggio, però, si interruppe presto. Le fonti agiografiche raccontano di un sogno che lo avrebbe spinto a tornare ad Assisi: al di là del significato religioso attribuito successivamente all'episodio, è in questi anni che si colloca il progressivo abbandono delle sue aspirazioni cavalleresche.
L'incontro con il lebbroso
Tra gli episodi più famosi della conversione di Francesco c'è l'incontro con un lebbroso. Ed è anche un ottimo esempio di come, nel raccontare la sua vita, storia e tradizione non coincidano sempre perfettamente2.
Nel Testamento, Francesco racconta di essere andato tra i lebbrosi, di aver usato loro misericordia e di aver sperimentato così un cambiamento profondo. Non descrive però l'incontro con un singolo malato.3
La celebre scena di Francesco che incontra e abbraccia un lebbroso compare nelle biografie successive e appartiene quindi allo sviluppo della tradizione agiografica sulla sua conversione.
Il nucleo dell'esperienza resta comunque significativo. Avvicinarsi a persone che la società medievale tendeva a isolare significava per Francesco mettere concretamente in discussione le distanze sociali con cui era cresciuto.
Il crocifisso di San Damiano
Un'altra tappa celebre è legata alla piccola chiesa di San Damiano, poco fuori Assisi. Secondo Tommaso da Celano e le successive fonti francescane, mentre Francesco pregava davanti al crocifisso avrebbe sentito Cristo rivolgergli l'invito: “Francesco, va' e ripara la mia casa”.
Francesco avrebbe inizialmente interpretato quelle parole alla lettera, dedicandosi al restauro di alcune chiese abbandonate nei dintorni di Assisi. La tradizione francescana vi leggerà poi un significato molto più ampio: la “casa” da ricostruire sarebbe stata la Chiesa stessa, attraverso una nuova forma di vita evangelica.

Non possiamo verificare storicamente la voce attribuita al crocifisso. Il suo impegno nel recupero di San Damiano e di altri piccoli edifici religiosi appartiene invece concretamente alla fase in cui la sua nuova scelta di vita cominciò a prendere forma.
A questo punto Francesco non aveva ancora fondato un ordine religioso. Aveva però già abbandonato buona parte delle aspirazioni della giovinezza e iniziato a vivere ai margini del mondo sociale dal quale proveniva. Il passo successivo sarebbe stato il più clamoroso: rinunciare pubblicamente ai beni della famiglia e scegliere la povertà come forma di vita.
La scelta della povertà e la nascita del movimento francescano
La conversione di Francesco non rimase a lungo una questione privata. La rottura con la vita precedente diventò una scelta concreta e visibile, destinata a coinvolgere presto altre persone. È proprio da questo piccolo gruppo raccolto intorno a lui che, nel giro di pochi anni, sarebbe nato uno dei più importanti ordini religiosi del Medioevo.
La rinuncia ai beni paterni
Il rapporto con il padre Pietro di Bernardone si deteriorò quando Francesco cominciò a utilizzare parte dei beni familiari per sostenere la sua nuova vita religiosa e il restauro delle chiese. Il conflitto culminò ad Assisi, intorno al 1206, con la rinuncia pubblica ai beni paterni davanti al vescovo Guido.
Le biografie francescane hanno trasformato il momento in una delle scene più celebri della vita del santo: Francesco avrebbe restituito al padre persino i propri vestiti, dichiarando di riconoscere ormai come padre soltanto Dio. I particolari cambiano a seconda delle fonti, ma l'episodio segna simbolicamente una rottura decisiva con la famiglia e con la posizione sociale alla quale Francesco avrebbe potuto aspirare.
Perché San Francesco ha scelto la povertà? Non si trattava semplicemente di disprezzare il denaro o di condurre una vita austera. Francesco voleva seguire il Vangelo nel modo più letterale possibile, rinunciando alla proprietà e condividendo la condizione di chi viveva senza privilegi. La povertà diventava così anche un modo per sottrarsi alle gerarchie sociali e vivere in una condizione di fraternità.
I primi compagni
Una scelta tanto radicale potrebbe sembrare destinata alla solitudine. Accadde invece il contrario! Intorno al 1208-1209alcuni uomini di Assisi cominciarono a unirsi a Francesco, formando quella che inizialmente era una piccola fraternitas, più che un ordine religioso organizzato.
I fratelli conducevano una vita semplice e itinerante: lavoravano, predicavano, assistevano poveri e malati e si spostavano senza possedere individualmente beni. Anche il nome che avrebbero adottato, Frati Minori, esprimeva un ideale preciso: essere “minori”, cioè scegliere una posizione di umiltà e servizio invece di cercare prestigio e potere.
Il successo fu sorprendentemente rapido. Quella che era nata come l'esperienza di pochi compagni si allargò ben oltre Assisi e l'Umbria, rendendo necessario stabilire regole comuni e definire il rapporto della nuova fraternità con la Chiesa.
L'approvazione della Regola
Secondo la tradizione francescana, intorno al 1209-1210 Francesco si recò a Roma con i primi compagni per presentare a papa Innocenzo III una semplice forma di vita basata sul Vangelo. Non possediamo il testo originale e le ricostruzioni dell'incontro derivano soprattutto dalle fonti francescane successive: è quindi più prudente parlare di un primo assenso orale piuttosto che dell'approvazione formale di un ordine già strutturato4.
La crescita della fraternità rese presto necessarie regole più precise. Il percorso che portò alla nascita dell'Ordine francescano può essere riassunto in tre tappe.
| Data | Testo o evento | Che cosa cambia |
|---|---|---|
| 1209-1210 circa | Prima forma di vita | Secondo la tradizione, Francesco presenta a Innocenzo III una semplice forma di vita evangelica e riceve un primo assenso orale. |
| 1221 | Regola non bollata | Il movimento ormai cresciuto dispone di una Regola più articolata, che non riceve però una conferma pontificia formale. |
| 29 novembre 1223 | Regola bollata | Papa Onorio III approva la Regola definitiva dei Frati Minori. |
In poco più di un decennio, la piccola fraternità nata intorno a Francesco era diventata una realtà diffusa in diverse regioni d'Europa. L'esperienza personale di pochi compagni si era ormai trasformata in un vero movimento religioso, destinato a continuare anche senza il suo fondatore.
Gli Ordini francescani e le figure vicine a Francesco
La piccola fraternità nata ad Assisi non rimase a lungo un'esperienza riservata a Francesco e ai suoi primi compagni. Nel giro di pochi anni il nuovo modo di vivere il Vangelo attirò uomini e donne di condizioni diverse, fino a dare origine a quella che oggi conosciamo come famiglia francescana.
Parlare semplicemente di un unico “ordine di San Francesco”, quindi, può essere fuorviante. Dalla sua esperienza nacquero forme di vita religiosa differenti, accomunate dall'ideale di povertà, fraternità e semplicità.
L'Ordine dei Frati Minori
Il primo nucleo fu quello dei Frati Minori, nato dai compagni che iniziarono a seguire Francesco tra il 1208 e il 1209. Anche la scelta del nome dice molto del loro progetto: essere minori significava rinunciare a una posizione di superiorità e scegliere invece una vita fondata sul servizio, sul lavoro e sulla predicazione.

La crescita fu velocissima. Quando la Regola definitiva venne approvata nel 1223, i frati si erano già spinti oltre l'Italia e la fraternità delle origini stava assumendo le dimensioni di un grande ordine religioso. Nei secoli successivi il francescanesimo avrebbe conosciuto divisioni e riforme, dalle quali derivano anche le diverse famiglie di Frati Minori, Conventuali e Cappuccini che esistono ancora oggi.
Santa Chiara e le Clarisse
Non si può raccontare la vita di San Francesco d'Assisi senza incontrare quella di Santa Chiara d'Assisi. Nata in una famiglia aristocratica della città, intorno al 1212 Chiara decise di abbandonare la vita che le era stata destinata e si unì all'esperienza religiosa ispirata da Francesco.
Dopo un primo periodo trascorso presso comunità benedettine, Chiara si stabilì con altre donne a San Damiano, proprio la piccola chiesa che Francesco aveva contribuito a restaurare. Da questa comunità sarebbe nato l'ordine femminile che in seguito prese il nome di Clarisse.
Il rapporto tra i due è spesso semplificato dicendo che Francesco “fondò le Clarisse”, ma Chiara non fu semplicemente una seguace. Guidò la propria comunità per decenni e difese con grande determinazione il diritto delle sorelle a vivere senza proprietà, elaborando una forma di vita francescana specificamente femminile.
Il Terz'Ordine francescano
E chi non poteva — o non voleva — abbandonare famiglia, lavoro e vita quotidiana per entrare in convento? L'esperienza francescana trovò spazio anche fuori dalle comunità religiose.
Nel XIII secolo si svilupparono gruppi di Fratelli e Sorelle della Penitenza, composti da laici che cercavano di seguire gli ideali francescani continuando a vivere nel mondo. È a questa esperienza che viene tradizionalmente ricondotto il Terz'Ordine francescano, oggi rappresentato, nella sua forma secolare, dall'Ordine Francescano Secolare.
Per avvicinarsi alla spiritualità di Francesco, insomma, non era necessario diventare frate o monaca. La sua proposta poteva entrare anche nella vita quotidiana di chi aveva una famiglia, un mestiere e un ruolo nella società.
La comunità maschile nata intorno a Francesco: predicazione, lavoro, povertà e servizio.
La comunità femminile guidata da Chiara d'Assisi, sviluppatasi a San Damiano.
L'esperienza francescana aperta anche a uomini e donne che continuavano a vivere nel mondo.
Mentre il movimento cresceva, Francesco continuava a viaggiare e predicare, spingendosi infine molto più lontano dall'Umbria: fino all'Egitto della Quinta crociata.
I viaggi, la predicazione e l'incontro con il sultano
Francesco non trascorse la sua vita soltanto tra Assisi e i luoghi che oggi associamo al francescanesimo. Con la crescita della fraternità, la predicazione dei Frati Minori si spinse sempre più lontano e lo stesso Francesco tentò più volte di raggiungere terre non cristiane. Da questi episodi nacquero molti miti attorno alla vita di San Francesco.
Nel 1219 raggiunse Damietta, in Egitto, dove gli eserciti crociati combattevano contro le forze del sultano ayyubide al-Malik al-Kamil.
Bisogna però evitare di trasformare Francesco in un sostenitore del dialogo interreligioso nel significato contemporaneo dell'espressione: il suo viaggio si collocava anche nell'orizzonte missionario cristiano del suo tempo. Resta comunque sorprendente che, mentre cristiani e musulmani si affrontavano in guerra, un frate proveniente da Assisi sia entrato nel campo avversario, abbia incontrato personalmente il sultano e ne sia uscito incolume.
Le opere e i testi attribuiti a San Francesco
Il testo più famoso è il Cantico delle Creature, o Cantico di frate Sole, composto in gran parte intorno al 1225. Scritto in volgare umbro e considerato uno dei testi più antichi della letteratura italiana, presenta il sole, la luna, l'acqua, il fuoco e la terra come “fratelli” e “sorelle” all'interno di una comune lode a Dio.
Oltre al Cantico, gli scritti attribuiti con sicurezza a Francesco comprendono testi molto diversi per forma e funzione, dalle Regole destinate ai frati alle lettere e alle brevi esortazioni spirituali, mentre gli viene erroneamente attribuita quella che viene comunemente chiamata la Preghiera Semplice.
| Testo | Che cos'è | Perché è importante |
|---|---|---|
| Cantico delle Creature | Una lode composta in volgare umbro | È il testo più celebre di Francesco e una delle più antiche testimonianze della letteratura italiana in volgare. |
| Regola bollata | La Regola definitiva dei Frati Minori | Approvata nel 1223, definisce la forma di vita dell'Ordine francescano. |
| Ammonizioni | Brevi testi spirituali | Permettono di conoscere più da vicino alcuni temi centrali della predicazione di Francesco. |
| Testamento | Uno scritto composto verso la fine della vita | È una fonte fondamentale perché Francesco vi ripercorre direttamente alcuni momenti della propria esperienza. |
Dalla lettura di questi testi emerge un Francesco meno leggendario e più concreto: un uomo preoccupato soprattutto di indicare ai propri compagni come vivere, lavorare, pregare e rapportarsi agli altri. Proprio per questo gli scritti autentici sono fondamentali quando si vuole distinguere il suo pensiero dalle numerose frasi, preghiere e racconti che gli sono stati attribuiti nei secoli successivi.
No. La celebre preghiera che comincia con “Signore, fa' di me uno strumento della tua pace” è molto più recente e non appartiene agli scritti medievali autentici di Francesco.
La sua biografia deriva invece soprattutto da fonti successive, a partire dagli scritti di Tommaso da Celano e dalla Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio. È bene ricordarlo quando incontriamo miracoli ed episodi leggendari: l'agiografia medievale voleva raccontare la santità di Francesco, non scriverne una biografia secondo i criteri degli storici contemporanei.a Bagnoregio. È bene ricordarlo quando incontriamo miracoli ed episodi leggendari: l'agiografia medievale voleva raccontare la santità di Francesco, non scriverne una biografia secondo i criteri degli storici contemporanei.
Le stimmate, Greccio e gli ultimi anni
Gli ultimi anni della vita di Francesco furono intensissimi, ma anche segnati da una salute sempre più fragile e dalle difficoltà legate alla crescita dell'Ordine. È proprio in questo periodo, tra il 1223 e il 1226, che si concentrano alcuni degli episodi per cui è ancora oggi più conosciuto.
Il presepe di Greccio
Nel Natale del 1223, Francesco volle celebrare la Natività a Greccio predisponendo una mangiatoia, il fieno, un bue e un asino. L'episodio, raccontato da Tommaso da Celano e tradizionalmente considerato all'origine del presepe vivente, serviva a rendere concretamente visibili la povertà e l'umiltà della nascita di Cristo.
Le stimmate alla Verna
Nell'estate del 1224 Francesco si ritirò sul monte della Verna, nell'Appennino toscano, per un periodo di preghiera e solitudine. È qui che la tradizione francescana colloca l'episodio delle stimmate.
Ma che cosa sono le stimmate di San Francesco? Sono i segni delle ferite della crocifissione di Cristo che, secondo la tradizione, sarebbero comparsi sulle mani, sui piedi e sul costato di Francesco.

Le fonti, però, richiedono qualche cautela. Una testimonianza molto vicina alla morte di Francesco, attribuita a frate Elia, parla della presenza sul suo corpo di ferite associate a quelle di Cristo. Il racconto più dettagliato della visione del serafino sul monte della Verna appartiene invece alla successiva tradizione agiografica. La stessa bolla di canonizzazione del 1228 non menziona le stimmate: i particolari dell'episodio si definirono progressivamente nelle biografie e nella tradizione francescana.
Malattia, morte e Transito
Negli ultimi anni le condizioni di Francesco peggiorarono rapidamente. Soffriva soprattutto di gravi problemi agli occhi e di altri disturbi che le cure dell'epoca non riuscirono a risolvere. Eppure è proprio durante questo periodo difficile, intorno al 1225, che compose gran parte del Cantico delle Creature.
Nel 1226, sentendo avvicinarsi la fine, Francesco chiese di essere riportato alla Porziuncola, il luogo che aveva accompagnato la nascita della prima fraternità. Qui trascorse gli ultimi giorni circondato dai compagni e morì nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226, a circa 44 anni.
Nella tradizione francescana gli ultimi momenti e la morte del santo sono ricordati con il nome di Transito di San Francesco. Il suo corpo fu portato ad Assisi e sepolto nella chiesa di San Giorgio; nel 1230 le spoglie vennero trasferite nella nuova Basilica dedicata al santo, dove si trovano ancora oggi.
Il pensiero e la spiritualità di San Francesco
Povertà, pace, fraternità, amore per la natura: sono parole che oggi associamo immediatamente a San Francesco. Francesco non elaborò però un sistema filosofico e non scrisse trattati di teologia: cercò piuttosto di trasformare il Vangelo in una pratica quotidiana.
Povertà e semplicità
Per Francesco la povertà non coincideva semplicemente con il possedere poco. La scelta era molto più radicale: la Regola prescrive ai Frati Minori di vivere “senza nulla di proprio”4.
Rinunciare alla proprietà significava anche cercare una libertà diversa da quella garantita dal denaro e dalla posizione sociale. È importante, però, non trasformare questa scelta in una condanna universale della ricchezza: Francesco chiedeva ai suoi frati una forma di vita specifica e particolarmente esigente.
Fraternità e minorità
C'è una parola che aiuta a comprendere Francesco quasi quanto “povertà”: minorità. Non è un caso che i suoi compagni si chiamassero Frati Minori.
Essere “minori” significava scegliere di non collocarsi al di sopra degli altri. Per una società medievale costruita su gerarchie molto rigide, era un'idea tutt'altro che scontata: invece di cercare di salire nella scala sociale, Francesco invitava i suoi frati a scegliere volontariamente il posto degli ultimi.
Pace e dialogo
Il saluto che Francesco ricorda nel suo Testamento è semplicissimo: “Il Signore ti dia pace”. La pace occupa un posto importante nella sua predicazione e nella vita dei primi frati, chiamati a evitare conflitti e dispute.
L'incontro con al-Malik al-Kamil è diventato nei secoli il simbolo più famoso di questo atteggiamento, pur appartenendo a un contesto religioso e politico molto diverso dal nostro.
Natura e rispetto del creato
Forse nessun aspetto del messaggio di San Francesco sembra contemporaneo quanto il suo rapporto con la natura. Nel Cantico delle Creature il sole diventa “frate”, la luna “sora”, così come l'acqua, il fuoco e persino la morte entrano in una grande relazione di fraternità.
Francesco, però, non era un ambientalista ante litteram. La sua visione nasce da una concezione profondamente religiosa: le creature sono sorelle e fratelli perché condividono la stessa origine in Dio, non perché Francesco stia formulando una teoria ecologica nel senso moderno del termine.
Vivere senza fare del possesso e dell'accumulo il centro dell'esistenza.
Non cercare una posizione di superiorità, ma scegliere il servizio.
Evitare conflitti e costruire relazioni fondate sulla fraternità.
Riconoscere nelle altre creature una relazione comune fondata in Dio.
Povertà, minorità, fraternità e cura del creato fanno quindi parte di una stessa visione. Il mondo di Francesco è lontanissimo dal nostro, ma alcune delle domande che pone lo sono molto meno.
I luoghi di San Francesco ad Assisi e in Umbria
Per seguire le tracce di Francesco bisogna partire naturalmente da Assisi, dove San Francesco nacque e dove morì. Molti dei luoghi attraversati durante la sua vita sono ancora oggi visitabili e permettono di collegare gli episodi raccontati dalle fonti al territorio in cui si svolsero.
| Luogo | Area | Perché è importante |
|---|---|---|
| Basilica di San Francesco | Assisi | Custodisce le spoglie del santo, trasferite qui nel 1230. |
| San Damiano | Assisi | È legato alla conversione di Francesco e divenne poi la sede della comunità di Chiara. |
| Porziuncola | Santa Maria degli Angeli | Fu uno dei centri della prima fraternità e il luogo in cui Francesco morì. |
| Eremo delle Carceri | Monte Subasio | Luogo di ritiro e preghiera frequentato da Francesco e dai suoi compagni. |
La Basilica di San Francesco, insieme agli altri siti francescani di Assisi, fa oggi parte del Patrimonio mondiale UNESCO. È qui che si trovano le spoglie di San Francesco d'Assisi.
Perché San Francesco d'Assisi è ancora attuale?
Sono passati otto secoli, eppure il nome di Francesco continua a comparire ogni volta che si parla di pace, povertà, fraternità o rapporto con l'ambiente. Non è soltanto l'effetto di una devozione durata nei secoli: alcune delle domande poste dalla sua esperienza sembrano acquistare nuovi significati proprio davanti ai problemi del presente.
Basta guardare all'Italia di oggi. Iniziative di solidarietà verso persone senza dimora, anziani soli e migranti convivono con manifestazioni per la pace e mobilitazioni per la tutela dell'ambiente. Allo stesso tempo, il dibattito pubblico continua a confrontarsi con disuguaglianze sociali, consumo delle risorse, guerre e migrazioni.
Sono problemi molto diversi da quelli dell'Italia del Duecento. Eppure permettono di capire perché concetti francescani come sobrietà, attenzione agli ultimi, pace e tutela del creato continuino a essere utilizzati per leggere anche il presente.
Qual è stato, secondo te, il momento più “francescano” tra questi recenti eventi in Italia?
Il sondaggio non pretende naturalmente di stabilire che cosa Francesco avrebbe pensato di avvenimenti verificatisi ottocento anni dopo la sua morte. È piuttosto un modo per mettere alla prova, nel presente, alcune delle idee che abbiamo incontrato lungo la sua storia: che cosa significa stare dalla parte degli ultimi? Quanto siamo disposti a rinunciare in nome della sobrietà? Come affrontiamo il conflitto? E quale responsabilità abbiamo verso il mondo che abitiamo?

L'eredità di Francesco, del resto, non riguarda soltanto i valori che continuiamo ad associargli. La sua influenza sulla cultura italiana è enorme: dalla letteratura alle arti figurative, dalla spiritualità all'immaginario collettivo. Nel 1939 papa Pio XII lo proclamò Patrono d'Italia insieme a Santa Caterina da Siena, riconoscendo ufficialmente un legame che si era costruito nel corso dei secoli5.
La festa di San Francesco d'Assisi cade il 4 ottobre. La stessa data è stata scelta anche per la Giornata mondiale degli animali, proprio in riferimento al rapporto che la tradizione francescana attribuisce al santo con le altre creature.
Il modo più interessante per interrogarsi sul significato del messaggio di San Francesco oggi resta però quello di non trasformarlo in un personaggio del XXI secolo. Francesco non parlava di crisi climatica, sostenibilità o dialogo interculturale nel senso che diamo oggi a queste espressioni. Parlava però di limite, rifiutava l'accumulo come fondamento della propria vita e immaginava la relazione con gli altri attraverso la fraternità anziché il dominio.
Ed è forse qui che una figura medievale riesce ancora a provocarci. Di fronte a una società che consuma sempre di più, a guerre che continuano a dividere popoli e territori e a una crisi ambientale sempre più evidente, alcune delle domande poste dalla sua esperienza suonano molto meno lontane di quanto potrebbero far pensare otto secoli di distanza.
Quanto ci serve davvero? Chi stiamo lasciando ai margini? Quale rapporto vogliamo avere con il mondo che ci circonda?
Dalla giovinezza agiata alla scelta della povertà, la storia di San Francesco d'Assisi è quella di un cambiamento radicale che finì per coinvolgere migliaia di persone. Tre aspetti, in particolare, aiutano a capire perché la sua figura abbia attraversato i secoli: la scelta di vivere senza privilegi, l'idea di una fraternità aperta agli ultimi e un rapporto con il creato fondato sulla condivisione anziché sul dominio.
Intorno a queste idee sono nati ordini religiosi, opere letterarie, tradizioni e immagini che hanno spesso trasformato il Francesco storico nel Francesco della leggenda. Tornare alle fonti permette di distinguere i due senza dover scegliere tra l'uno e l'altro: significa piuttosto scoprire come la vicenda di un uomo vissuto nell'Italia del Duecento sia riuscita a parlare a epoche molto diverse dalla sua.
Fonti
- Roberto Rusconi, “Francesco d'Assisi, santo”, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 49, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, 1997, www.treccani.it/enciclopedia/santo-francesco-d-assisi_%28Dizionario-Biografico%29/.
- Chiara Frugoni, “Francesco d'Assisi, santo”, Enciclopedia dell'Arte Medievale, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, 1995, www.treccani.it/enciclopedia/santo-francesco-d-assisi_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/.
- Francesco d'Assisi, “Testamento”, Ordine dei Frati Minori, https://ofm.org/testamento.html.
- Francesco d'Assisi, “La Regola”, Ordine dei Frati Minori, 1223, www.ofm.org/la-regola.html.
- Pio XII, “Breve Pontificio con il quale San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena vengono proclamati Patroni Primari d'Italia”, La Santa Sede, 18 giugno 1939, www.vatican.va/content/pius-xii/it/briefs/documents/hf_p-xii_brief_19390618_patroni-italia.html.
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