L’ottanta per cento di un esame si basa sull’unica lezione a cui non sei andato, nella quale si parlava dell’unico libro che non hai letto.

Arthur Bloch

Studiare per la maturità non significa aumentare le ore in modo indiscriminato, ma migliorare il metodo. La differenza reale non sta nella quantità di studio, ma nella capacità di scegliere cosa ripassare, come farlo e con quale ritmo. Senza queste tre leve, anche molte ore di studio producono risultati limitati.

Nella pratica, gli studenti che arrivano più preparati non sono quelli che “studiano sempre”, ma quelli che hanno costruito una routine sostenibile. Questo include sessioni regolari, ripasso attivo e momenti di verifica reale, come simulazioni o esposizioni ad alta voce. Il punto non è evitare la fatica, ma renderla efficace.

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Esame di maturità 2026 in sintesi

Prima prova scritta: mercoledì 18 giugno 2026
Seconda prova scritta: giovedì 19 giugno 2026
Colloquio orale: a partire dalla settimana successiva agli scritti, secondo calendario della commissione
Commissione: 6 membri (3 interni + 3 esterni) + presidente esterno
Materie seconda prova: comunicate dal Ministero tramite canali ufficiali
Crediti scolastici: fino a 40 punti
Prove d’esame: fino a 60 punti complessivi1

In questa guida trovi un approccio operativo: quando iniziare senza andare in overthinking, come organizzare un piano realistico, quali tecniche usare per il ripasso veloce e come gestire ansia e cali di energia. Per aspetti come struttura dell’esame o calendario ufficiale, è più utile fare riferimento alle guide dedicate.

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Quando iniziare a studiare per la maturità?

Stabilire quando iniziare è una delle decisioni più importanti, ma anche una delle più fraintese. Non esiste un momento “perfetto”, ma esiste una soglia oltre la quale si entra in difficoltà: iniziare troppo tardi costringe a comprimere tutto, mentre iniziare troppo presto senza metodo porta a dispersione.

Per molti studenti, un approccio realistico consiste nel partire gradualmente alcuni mesi prima dell’esame, quando le date dell'esame di maturità vengono annunciate, aumentando l’intensità nel tempo. Questo consente di costruire una base solida senza arrivare a periodi di studio estremi e poco sostenibili. La continuità, anche con poche ore al giorno, è il fattore che incide di più sul risultato finale.

Un altro aspetto spesso sottovalutato è che iniziare presto non significa “studiare tutto subito”. Significa iniziare a organizzare il materiale, individuare le lacune e costruire un ritmo. Senza questa fase iniziale, il rischio è arrivare a ridosso dell’esame con una visione confusa del programma.

La regola d’oro: partire prima con sessioni brevi

Il principio più affidabile è semplice: iniziare presto, ma con carichi sostenibili. Nella pratica, per molti studenti funziona un ritmo di 1–2 ore nei giorni feriali, affiancate da una sessione più lunga nel weekend dedicata a ripasso o simulazione. Questo permette di accumulare lavoro utile senza arrivare a saturazione.

L’errore più comune è alternare giorni molto intensi a giorni completamente vuoti. Questo crea un’illusione di produttività, ma rende difficile consolidare le informazioni. Uno studio regolare, anche breve, favorisce invece la memorizzazione e riduce il bisogno di ripassi massivi all’ultimo momento.

Nel tempo, questo approccio consente di arrivare all’ultimo mese con una base già consolidata. A quel punto il lavoro si sposta dal “capire tutto” al “ripassare e rifinire”, che è una fase molto più gestibile.

Come capire a che punto si è davvero

Uno dei problemi principali nella preparazione è la percezione distorta del proprio livello. Molti studenti pensano di “sapere” un argomento perché lo riconoscono, ma non sono in grado di spiegarlo o applicarlo. Questa differenza diventa evidente soprattutto nelle prove scritte e all’orale.

Per avere un quadro realistico, è utile fare una valutazione iniziale basata su tre elementi. Il primo è distinguere tra materie più solide e materie critiche. Il secondo è verificare quali argomenti si riescono a spiegare senza supporti e quali invece restano incerti. Il terzo è individuare il tipo di difficoltà: teoria non chiara, esercizi non automatizzati o difficoltà nell’esposizione.

AreaDomanda guidaSegnale di criticità
TeoriaSi riesce a spiegare l’argomento senza consultare appunti o libro?Necessità continua di rileggere o seguire uno schema per esporre
EserciziSi riescono a svolgere gli esercizi in autonomia?Errori ricorrenti sugli stessi passaggi o difficoltà a iniziare
OraleSi riesce a esporre in modo chiaro e continuo?Blocchi frequenti, risposte frammentate o poco organizzate

Questo tipo di analisi permette di evitare uno degli errori più frequenti: studiare tutto allo stesso modo. In realtà, ogni area richiede un intervento diverso e mirato.

Come organizzare un piano di studio realistico

Organizzare lo studio per l'esame di maturità non significa costruire un calendario perfetto, ma uno che regga nel tempo. Il problema più frequente non è la mancanza di impegno, ma l’uso di piani irrealistici che vengono abbandonati dopo pochi giorni. Un piano efficace deve essere semplice, ripetibile e adattabile.

Un ragazzo tiene un libro aperto poggiato sulla faccia.
Sviluppare un metodo di studio efficace ti permetterà di evitare un burnout!

Un altro errore comune è concentrare tutto sulla teoria. In realtà, la preparazione richiede tre componenti diverse: capire, applicare e ripassare. Se manca uno di questi elementi, lo studio resta incompleto e poco trasferibile alle prove reali. Per questo motivo, un piano settimanale funziona solo se integra tutte e tre le attività e le distribuisce in modo equilibrato. Non serve riempire ogni ora, ma creare una struttura chiara che guidi lo studio2.

Il calendario settimanale

Un piano realistico si basa su blocchi ricorrenti, non su giornate completamente diverse tra loro. La ripetizione della struttura è ciò che permette di creare abitudine e ridurre lo sforzo mentale nell’organizzazione.

Le tre componenti fondamentali sono:

  • teoria → comprensione degli argomenti 🧠
  • esercizi → applicazione pratica 🏋️‍♀️
  • ripasso → consolidamento 💪

Distribuire queste attività durante la settimana permette di evitare l’effetto “studio ma dimentico tutto”. In particolare, il ripasso deve essere presente in modo costante, non solo alla fine. Ecco l'esempio di come potresti organizzare una settimana tipo:

GiornoAttività principaleObiettivo
LunedìTeoria (materia impegnativa)Capire nuovi concetti
MartedìEserciziApplicare e verificare
MercoledìTeoria (materia più leggera)Continuare senza sovraccarico
GiovedìRipasso attivoFissare e semplificare
VenerdìEsercizi + correzioneRidurre errori ricorrenti
WeekendSimulazione o ripasso lungoConsolidare e testarsi

Questa struttura non è rigida, ma offre una base concreta. L’alternanza tra attività più impegnative e più leggere aiuta a mantenere continuità senza esaurire le energie.

Metodo 50/10: studiare senza crollare

Uno dei problemi più diffusi è la gestione dell’attenzione. Sessioni troppo lunghe portano a cali di concentrazione, mentre pause troppo lunghe interrompono il ritmo. Il metodo 50/10 è una soluzione semplice e verificata nella pratica.

La logica è:

50 minuti di studio senza distrazioni 🏃

10 minuti di pausa reale ✋

Durante i 50 minuti, l’obiettivo è lavorare su un solo compito. Durante la pausa, è importante staccare davvero, evitando attività che mantengono il cervello in stato di stimolazione continua, come lo scrolling.

Un'illustrazione grafica di una mano che regge un orologio.
Allenarti a gestire il tempo ti sarà di grande aiuto durante l'esame.

Questo approccio funziona perché rispetta i limiti dell’attenzione3. Permette di mantenere una qualità costante senza arrivare a sessioni improduttive. Inoltre, rende più facile iniziare a studiare, perché il carico percepito è più gestibile.Nel tempo, questo metodo aiuta a costruire una routine stabile. Non aumenta il numero di ore, ma migliora l’efficacia di ogni sessione.

Come studiare tutto il programma per la maturità senza andare in panico

Il problema principale non è la quantità del programma, ma come viene percepita. Quando tutto sembra urgente, si finisce per studiare in modo disordinato, saltando da un argomento all’altro senza consolidare nulla. Il risultato è una sensazione costante di ritardo, anche quando si stanno facendo molte ore.

Nel triennio si fanno in media
3000 ore

di lezione.

Sarebbe ovviamente impossibile memorizzare tutto. La soluzione non è “fare di più”, ma ridurre il campo e aumentare la qualità. Non tutti gli argomenti hanno lo stesso peso e non tutti richiedono lo stesso livello di approfondimento. Studiare tutto allo stesso modo è uno degli errori più frequenti e meno produttivi.

Un approccio efficace parte da una distinzione chiara tra ciò che è fondamentale, ciò che è utile e ciò che è secondario. Questa selezione permette di costruire una preparazione più solida e di evitare il blocco da sovraccarico.

Non ripassare tutto: ripassare ciò che serve

L’idea di “ripassare tutto” è irrealistica nella maggior parte dei casi. Anche quando il tempo lo permetterebbe, non è il modo più efficace di studiare. Il vero obiettivo è massimizzare i punti, non coprire ogni dettaglio del programma. Nella pratica, conviene concentrarsi su tre aree:

  • fondamentali della materia → concetti che tornano spesso
  • argomenti ricorrenti → tipologie di esercizi o temi frequenti
  • errori personali → ciò che fa perdere punti in modo sistematico

Questo approccio è più efficace perché lavora sui punti che hanno maggiore impatto reale. Migliorare su questi elementi produce risultati più visibili rispetto a uno studio uniforme. Soprattutto se si ha ben presente il formato dell'esame di Stato 2026.

Un altro vantaggio è la riduzione dell’ansia. Avere priorità chiare elimina la sensazione di dover fare tutto e permette di concentrarsi su obiettivi concreti.

Tecnica a piramide: base → approfondimento → esempi

Per evitare uno studio superficiale o dispersivo, è utile utilizzare una struttura sempre uguale. La tecnica a piramide permette di costruire ogni argomento in modo progressivo, evitando sia il nozionismo sia l’eccesso di dettagli. La sequenza è questa:

LivelloObiettivoErrore da evitare
BaseCapire cosa èMemorizzare senza comprendere
SpiegazioneDare sensoPerdersi in dettagli inutili
EsempiVedere come funzionaLimitarsi a leggere
EserciziVerificare autonomiaCopiare le soluzioni
CollegamentoPreparare l’oraleForzare collegamenti inutili

Questo metodo funziona perché obbliga a passare dalla teoria alla pratica. Se un argomento non arriva alla fase di applicazione, non è davvero consolidato.

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Come studiare velocemente per la maturità (ripasso efficace)

Studiare velocemente non significa ridurre la qualità, ma eliminare le attività inutili. Molto tempo viene perso in riletture passive, evidenziazioni e schemi troppo lunghi che non vengono mai davvero utilizzati.

Il ripasso efficace si basa su un principio semplice: recuperare attivamente le informazioni, non riconoscerle. Questo cambia completamente il modo di studiare e rende il tempo più produttivo.

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L'importanza del ripasso

Ripassare con intelligenza significa anche imparare dai propri errori: analizzare le simulazioni svolte in classe, capire dove si è sbagliato e perché, permette di arrivare più sicuri alla prova ufficiale.Entrambe le prove richiedono lucidità, allenamento e soprattutto consapevolezza delle proprie capacità. Saper scrivere bene, tradurre con attenzione, risolvere problemi o analizzare testi non è solo questione di memoria, ma di esercizio e fiducia. Per questo è importante iniziare presto e non aspettare l’ultimo momento per mettersi alla prova.

Per questo motivo, è utile sostituire parte dello studio tradizionale con tecniche che obbligano a ricordare, spiegare e applicare.

Ripasso attivo: interrogarsi batte rileggere

Il ripasso passivo (rileggere, sottolineare) crea una falsa sicurezza. Si ha l’impressione di conoscere l’argomento, ma senza la capacità di richiamarlo autonomamente. Questo problema emerge soprattutto all’orale o nelle prove scritte.

Il ripasso attivo, invece, funziona perché costringe a recuperare le informazioni. Alcuni strumenti concreti sono:

  • flashcard → domanda da un lato, risposta dall’altro
  • domande rapide → “spiega questo in 30 secondi”
  • spiegazione ad alta voce → simulazione dell’orale

Queste tecniche permettono di individuare subito i punti deboli. Se non si riesce a rispondere, significa che l’argomento va rivisto, non solo riletto.

Mappe e schemi: quando funzionano davvero

Mappe e schemi possono essere strumenti utili, ma solo se utilizzati nel modo corretto. Il problema non è lo strumento in sé, ma l’uso che se ne fa. Schemi troppo lunghi o dettagliati diventano una forma di copiatura, non di sintesi.

Uno schema efficace per prepararsi all'esame di maturità deve essere sintetico, leggibile e utile per collegare concetti. Se richiede molto tempo per essere costruito ma poco per essere utilizzato, allora non sta funzionando. In questo caso conviene ridurre e semplificare.

Metodo 3-2-1 per l’ultimo mese

Nell’ultimo mese prima dell’esame, il tempo diventa più limitato e la selezione ancora più importante. Il metodo 3-2-1 aiuta a mantenere il focus su ciò che conta davvero.

Una studentessa dei prepara all'esame di maturità sul letto con computer e diversi libri aperti.

Per ogni argomento:

  • 1 collegamento → solo se è naturale e utile
  • 3 concetti chiave → ciò che non può mancare
  • 2 esempi o esercizi → applicazione concreta

Questo schema permette di trasformare anche argomenti complessi in unità gestibili. Inoltre, facilita il ripasso veloce, perché ogni blocco è già organizzato.

Come prepararsi alle prove senza studiare “a caso”

Studiare senza verificare porta a una preparazione fragile. Molti studenti accumulano teoria ma non la testano in condizioni simili all’esame, e questo crea difficoltà nel momento in cui devono applicarla. L’allenamento alle prove serve proprio a trasformare le conoscenze in prestazione.

Il punto non è fare tante simulazioni, ma farle nel modo corretto. Una prova senza correzione o senza analisi degli errori ha un valore limitato, e in questo le ripetizioni online con Superprof possono aiutarti. È la fase successiva — capire dove si perdono punti e perché — a fare davvero la differenza.

Per questo motivo, conviene distinguere tra allenamento scritto e orale, costruendo una routine semplice ma costante.

Allenamento scritto: una simulazione a settimana

Per le prove scritte, una simulazione settimanale è sufficiente per allenare metodo e gestione del tempo. Non serve farne di più se non si analizzano gli errori. L’obiettivo non è “allenarsi tanto”, ma allenarsi bene.

Una ragazza studia nella propria camerata in vista dell'esame.
Facendo una simulazione a settimana, arriverai all'esame preparato e senza troppi timori.

Una routine efficace prevede tre passaggi:

  1. Simulazione con timer: stesso formato e stessi tempi della prova reale
  2. Correzione ragionata: individuare errori, lacune e punti deboli
  3. Intervento mirato: lavorare solo su ciò che non ha funzionato

Questo approccio evita uno degli errori più frequenti: rifare sempre da capo senza migliorare i punti critici. È molto più utile correggere un’introduzione debole o rifare un esercizio sbagliato che scrivere un altro compito completo senza analisi.

Allenamento orale: simulazioni brevi ma frequenti

Per l’orale, la frequenza conta più della durata. Sessioni brevi ma regolari permettono di costruire sicurezza e continuità nell’esposizione. Aspettare di “sapere tutto” prima di provare a parlare è controproducente.

Una struttura semplice aiuta a mantenere ordine:

  • apertura: introduzione del tema
  • sviluppo: 2–3 punti con esempi
  • chiusura: sintesi finale

Questo schema rende l’esposizione più chiara e facilita anche l’intervento della commissione. Non serve costruire discorsi lunghi, ma risposte coerenti e complete.

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Domande tipiche per allenarsi

“Puoi spiegarlo in modo semplice?”
“Qual è il punto più importante?”
“Puoi fare un esempio concreto?”
“Che collegamento ha con…?”
“Qual è la differenza rispetto a…?”

Allenarsi con queste domande permette di gestire meglio l’imprevisto e di evitare blocchi durante il colloquio.

Gestire ansia e stress prima della maturità

L’ansia è una componente normale della preparazione. Il problema nasce quando diventa paralizzante e interferisce con lo studio. In questi casi, non è una questione di volontà, ma di gestione. Una certa tensione può essere utile perché aumenta l’attenzione e la motivazione. Tuttavia, quando porta a evitare lo studio o a perdere concentrazione, diventa un ostacolo reale. Riconoscere questa differenza è il primo passo per intervenire.

Ansia normale vs ansia bloccante

L’ansia funzionale spinge ad agire: si studia, si ripassa, si cerca di migliorare. L’ansia bloccante, invece, porta a procrastinare, a rimandare o a sentirsi sopraffatti. Le due situazioni richiedono approcci diversi.

Un ragazzo tiene un gomitolo di fili bianchi e neri davanti alla faccia.
Impara a distinguere l'ansia buona da quella cattiva!

Se l’ansia è costante e impedisce di studiare con continuità, è utile chiedere supporto. Parlare con docenti, familiari o tutor permette di ridurre il carico e di avere un confronto realistico sulla preparazione. Non è un segnale di debolezza, ma una strategia efficace.

Routine che aiutano davvero

Molti consigli sulla gestione dello stress sono troppo teorici. In realtà, le abitudini più semplici sono anche le più efficaci, soprattutto quando vengono mantenute nel tempo. Tre elementi hanno un impatto diretto:

beenhere
Sonno regolare

Dormire con orari abbastanza stabili è uno dei fattori più sottovalutati. Migliora memoria, concentrazione e capacità di recuperare ciò che si è studiato. Ridurre il sonno per “fare di più” porta quasi sempre a studiare peggio il giorno dopo.
*

beenhere
Attività fisica leggera

Non serve allenarsi in modo intenso: anche una camminata o qualche minuto di movimento aiutano a scaricare tensione e a riprendere lo studio con più lucidità. È uno dei modi più semplici per evitare il senso di saturazione.
*

beenhere
Vere pause

Le pause funzionano solo se permettono davvero di staccare. Brevi momenti senza schermo aiutano il cervello a recuperare, mentre passare ai social o restare davanti al telefono mantiene attiva la fatica mentale.

*

beenhere
Routine quotidiana regolare

Avere orari e blocchi di studio abbastanza stabili riduce l’incertezza e la perdita di tempo. Non si tratta di rigidità, ma di avere una base: sapere cosa fare e quando farlo aiuta a partire senza rimandare.

*

Non servono cambiamenti radicali, ma continuità. Anche piccole variazioni nella routine possono migliorare la qualità dello studio.

Il giorno prima: cosa evitare

Il giorno prima dell’esame è spesso gestito in modo controproducente. La pressione porta a studiare in modo disordinato o eccessivo, riducendo la lucidità proprio quando serve di più. Tre errori da evitare:

  • studiare fino a notte fonda
  • affrontare argomenti completamente nuovi
  • confrontarsi in modo ossessivo con gli altri

In questa fase è più utile consolidare ciò che si sa già. L’obiettivo non è imparare altro, ma arrivare all’esame con maggiore stabilità e concentrazione.

Risorse utili per studiare meglio

Le risorse possono aiutare molto, ma solo se vengono selezionate con criterio. Accumulare materiali senza usarli crea confusione e rallenta lo studio. Meglio pochi strumenti, ma utilizzati bene. Le più utili sono:

  • le prove degli anni precedenti
  • gli schemi riassuntivi (meglio se fatti da te)
  • un supporto esterno come un insegnante privato o un tutor che possa aiutare a ripassare

I gruppi di studio possono funzionare, ma solo se organizzati. Senza obiettivi chiari e tempi definiti, rischiano di diventare una distrazione. Un supporto mirato può accelerare il processo. Un tutor aiuta a individuare errori ricorrenti e a costruire un metodo più efficace, soprattutto nelle fasi finali della preparazione.

Studiare per la maturità in modo efficace significa costruire un metodo sostenibile, magari rivolgendoti a un insegnante di ripetizioni. Non serve aumentare le ore in modo indiscriminato, ma lavorare su priorità, continuità e qualità del ripasso. Una preparazione solida si basa su tre elementi: routine stabile, selezione degli argomenti e allenamento pratico. Quando questi aspetti sono presenti, lo studio diventa più gestibile e i risultati più prevedibili.

Fonti

  1. Ministero dell’Istruzione e del Merito. Esame di Stato secondo ciclo 2026https://www.istruzione.it/esami-di-primo-e-secondo-ciclo-2025-2026/secondo-ciclo26.html
  2. Andrea Muzii. Metodo di studio: 6 errori da evitare. https://blog.andreamuzii.it/metodo-di-studio-6-errori/
  3. Vogue Italia. Tecnica del pomodoro: come concentrarsihttps://www.vogue.it/article/tecnica-del-pomodoro-come-concentrarsi-lavoro-studio-psicologia

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Nicolò

Scrittore e traduttore laureato in letterature comparate. Vivo a Bologna, dove coltivo la mia passione per i libri, il cinema e la buona cucina.