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Le lingue derivanti dalla lingua latina

Scritto da Francesca, pubblicato il 26/03/2018 Blog > Sostegno Scolastico > Latino > Quali Lingue Derivano dal Latino?

Dall’Antichità al Medioevo, lo spazio indoeuropeo vide emergere sul suo territorio un gran numero di lingue regionali e dialetti diversi, un’evoluzione delle lingue derivante da importanti flussi migratori, contatti, scontri e colonizzazione tra i popoli.

L’Europa è infatti il ​​prodotto di un’evoluzione plurimillenaria, durante la quale molte popolazioni – a volte con origini lontane – hanno vissuto insieme o si sono scontrate l’una con l’altra, formando un substrato di culture derivante da civiltà e imperi che si sono succeduti e le cui eredità hanno dato vita a molte lingue.

Il latino, inizialmente il dialetto parlato soltanto dal popolo del Lazio, si è affermato in tutta Europa come lingua ufficiale dell’Impero Romano.

Di fatto, vengono create due forme di lingua latina: il latino classico – la lingua dell’amministrazione romana – e il latino volgare – quello parlato dai popoli colonizzati.

Alla caduta dell’Impero Romano, la lingua latina resistette al suo inevitabile abbandono, mutando a poco a poco in lingue diverse: così, le varie forme di latino volgare parlato nelle province precedentemente sotto il dominio romano formano le cosiddette lingue romanze.

Chiamiamo “lingue romanze” tutte le lingue che sono ereditate, – prese in prestito o derivate, direttamente o indirettamente – dalla lingua latina, le lingue risultanti dall’evoluzione del latino parlato dalla gente.

L’area geografica del latino è così grande che può essere suddivisa in due categorie: le lingue neolatine occidentali e le lingue neolatine orientali.

Se il latino ha dato vita a un’intera serie di lingue romanze – le lingue figlie- usate da più di un miliardo di persone in tutto il mondo, possiamo davvero considerare il latino come una lingua morta?

Ecco, dalla redazione di Superprof, una breve presentazione delle lingue derivanti ​​dalla lingua latina.

Il latino, culla delle lingue italiane

La lingua latina – la lingua franca di Roma – emerse nella regione del Lazio.

La civiltà romana decollò grazie alla sua capacità di assimilare e imitare le tecniche e le conoscenze delle altre province non latine della penisola italica, in particolare degli Etruschi.

L'italiano risente moltissimo dell'influenza latina! C’è una grande somiglianza tra il latino e l’italiano!

Quando i Romani imposero il latino come lingua universale dell’impero, le lingue italiche erano numerose: osca, sannita, marsa, marrucina, vestina, sabina, dialetto equo, volsca, umbra, veneziana, sicula, ecc.

L’egemonia dell’impero di Roma provocò un processo di latinizzazione dell’intera penisola italica, poiché questi dialetti – vicini al latino – non furono più usati.

L’italiano appartiene al gruppo delle lingue italo-dalmate, e raggruppa tutti i dialetti italiani: piemontese, lombardo, genovese (o ligure), veneziano, istriano, toscano, romano, umbro, calabrese, siciliano, ecc.

Tutte le lingue italiche hanno radici greche ma soprattutto latine. Si tratta quindi di lingue romanze, parlate ancora oggi: essendoci stata una tardiva unificazione (1861), molti sistemi linguistici coesistono tuttora in Italia.

Anziché ricordarne una sola, sarebbe meglio parlare diverse lingue italiane.

Al nord, esistono dialetti vicini al francese e allo spagnolo, mentre al sud troviamo principalmente lingue romanze la cui vicinanza al rumeno è la più forte.

Questa dicotomia delle lingue italiane deriva da una linea – immaginaria – che separa le influenze linguistiche tra il mondo romano occidentale e il gruppo orientale delle lingue romanze: la linea La Spezia-Rimini.

Ciò corrisponde in realtà al massimo progresso che i Galli hanno compiuto nell’Italia settentrionale tra il V e il III secolo a.C. La linea distingue così la Gallia Cisalpina (al nord della Toscana) dal resto d’Italia prima della conquista romana della Pianura Padana.

Per la cronaca, ancora oggi, gli italiani del nord rivendicano una cultura molto diversa dagli italiani del sud, a tal punto che alcuni gruppi indipendentisti dell’Italia settentrionale desiderano separarsi dall’Italia meridionale.

A nord di questo confine, le lingue romanze italiche – il veneziano, il ladino, il romancio, il lombardo, il veneto e il ligure – sono quindi incluse nel gruppo occidentale delle lingue romanze, mentre al sud si troverà nel gruppo orientale il toscano (italiano standard), il napoletano e il siciliano.

A nord e a ovest di questa linea, le consonanti di certe parole latine sono cadute ma sono state mantenute nel sud e nell’est.

Come si dice "fuoco" nella lingua degli Antichi Romani? Come si dice “fuoco” in latino?

Ad esempio, la parola latina focum è diventata fuoco nell’italiano standard, foc in romeno, ma fuego in spagnolo e feu in francese: lo spazio orientale delle lingue romanze ha mantenuto il suono del latino classico.

Un’altra differenza è la formazione del plurale.

Nell’Italia settentrionale, il plurale nei dialetti deriva dal plurale accusativo del latino e spesso termina con la consonante “s” (come nella scrittura spagnola, portoghese o francese).

Nelle zone romaniche dell’est, il plurale termina con una vocale, come nei testi letterari latini. La fonetica è diversa tra il nord o il sud Italia.

Imparare il latino per comprendere le principali lingue romanze occidentali

Le lingue romanze derivanti dal latino sono, nell’ovest europeo, il francese, lo spagnolo e il portoghese.

Il francese

La Gallia fu conquistata sotto il regno di Giulio Cesare (-100; -44).

Di conseguenza, la lingua francese – come le altre lingue – si è evoluta dal latino incorporando il vocabolario preso in prestito dagli idiomi gallici, franchi, ma anche dalle lingue germaniche.

La parola castello è molto simile nelle varie lingue romanze! Per dire la parola castello, diciamo castellum in latino, château in francese, castelo in portoghese, castel in rumeno, castillo in spagnolo, castell in catalano. Ecco come la lingua e la cultura latine hanno influenzato l’Europa!

Anche se la lingua francese è stata unificata nel 16° secolo, due principali dialetti romanzi e un altro, minoritario, sono coesistiti in Francia: la lingua d’oïl al nord, la lingua d’oc nella metà meridionale, e l’arpitano (il francoprovenzale) in uso intorno alla valle del Rodano e sulle Alpi (nell’odierna regione Rhône-Alpes), in una parte d’Italia e in Svizzera.

Così troviamo molte parole francesi con una locuzione latina e fonemi risalenti all’antica Roma (VII secolo a.C. – V secolo d.C.).

Inoltre, molte preposizioni sono costruite con l’accusativo nel francese latino.

La lingua d’oïl, che rischiava di diventare una lingua morta, raggruppa diversi dialetti: pittavino-santongese, champenois, gallo, lorenese, mayennais, normanno, francoconteese, borgognone-morvandiau, courtisien, puccardo, vallone.

Per quanto riguarda le lingue d’oc, queste includono gli idiomi derivanti dal latino e parlati in parte della Francia meridionale, in Occitania (guascone, alvernese, limosino, linguadoca, provenzale). La lingua occitana è anche la lingua regionale più parlata in Francia.

Si noti che l’origine della lingua bretone e quella dell’alsaziano non è romana: uno è di origine celtica, l’altro di origine germanica.

Lo spagnolo e il portoghese

La penisola iberica fu conquistata dai Romani a partire dal 3° secolo a.C. (- 228). Le lingue romanze del gruppo ibero-romano, il latino volgare della Spagna romana hanno dato vita a molte lingue:

  • Castigliano,
  • Catalano,
  • Andaluso,
  • Estremegno,
  • Murciano,
  • Aragonese,
  • Galiziano,
  • Portoghese.

Dopo l’epoca dell’antica Roma, il castigliano (meglio conosciuto come spagnolo) è stato fortemente influenzato dall’arabo, come conseguenza della colonizzazione degli Ottomani e degli Arabi durata sette secoli, durante il Medioevo.

Il catalano, parlato in Catalogna, è una variante dell’occitano francese, che è il motivo per cui è più semplice per un francese capire uno spagnolo di Barcellona.

In Portogallo e in Spagna la latinizzazione è stata molto rapida secondo gli storici. I Romani, quando colonizzavano un territorio, vi facevano stabilire un gran numero di soldati e funzionari dell’impero.

In effetti, la lingua latina è penetrata facilmente nella lingua locale e i popoli, di generazione in generazione, a poco a poco hanno dimenticato la loro lingua madre (celtico, iberico, leonese, cantabrico, basco) utilizzata prima della nascita dell’impero romano.

Alcuni dialetti hanno comunque resistito alla lingua latina: è il caso, per quanto riguarda la Spagna e la Francia, del basco, la cui radice grammaticale non è latina (e la cui origine linguistica rimane in parte inspiegabile).

Nel gruppo gallo-romano e ibero-romano delle lingue che discendono dal latino, troviamo anche altri linguaggi di varia importanza e la cui sfera di influenza si riduce, come quello parlato in Corsica e in Sardegna.

Il gruppo orientale delle lingue romanze

Conosciuto anche come “Diasistema romanzo dell’est”, il gruppo orientale delle lingue romanze riguarda quattro lingue derivanti dal latino, parlate in Romania e in Moldavia: il dacoromeno, l’istrorumeno, l’aromeno e il meglenorumeno.

Il Tropaeum Traiani in Romania, simbolo della dominazione romana nel Paese! Il Tropaeum Traiani che celebra la battaglia di Adamclisi (101-102), è uno dei simboli dell’Impero Romano in Romania!

Secondo alcuni linguisti, il lessico latino incorporato nell’albanese e nella lingua greca devono essere considerati come lingue romanze dell’est.

In altre parole, sono le lingue romanze parlate nei Balcani nell’antica Roma, nella zona nord della linea Jireček, una linea fittizia che delimita i territori balcanici sotto l’influenza latina nel 4° secolo d.C.: Romania, Moldavia, Albania, Serbia, Bosnia, Croazia.

L’imperatore Traiano (53-117) sottopone la Dacia all’impero romano tra il 101 e il 106 d.C.

Secondo alcune teorie, è stata la presenza romana in Romania che ha reso possibile che il romeno sia oggi considerato un’isola di latinità in un oceano slavo. Ma non sappiamo da che parte del Danubio – in Dacia, Macedonia, Moldavia o nel sud del Danubio – si sia formata la lingua romena.

I romeni usano l’alfabeto latino. Inoltre, ci sono molte somiglianze nella lingua romena con la fonetica e la grammatica latina.

Inoltre, il 71,66% del lessico rumeno deriva dal vocabolario latino, direttamente o indirettamente.

In definitiva, dato che il latino è la lingua madre delle lingue romanze, imparare a parlare il latino aiuterà davvero nell’apprendimento delle lingue indoeuropee.

Studiare il latino per imparare a tradurre un testo, impararne il vocabolario latino o conoscere la storia della letteratura latina (Ovidio Cicerone, Livio, ecc.) non serve soltanto per erudirsi, ma aiuta anche a capire meglio tutte le lingue parlate in Europa.

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