Chi non sa le lingue straniere non sa niente della propria.

Secondo Education First, esistono più di 6 900 lingue ufficiali diverse nel mondo. La lingua araba è la quinta più utilizzata, dopo l’inglese, il francese, il tedesco, e i dialetti galloromanzi. La sua presenza è tale che sembra naturale che influenzi le lingue mondiali, come l’italiano.

Effettivamente, la nostra lingua si compone di una moltitudine di termini presi in prestito dalla lingua araba. Ma non solo: anche nei vari dialetti si possono trovare parole di origine araba, soprattutto di quelle città marinare che intrattenevano frequenti contatti con il Medio Oriente (come Genova e Venezia, due delle più grandi potenze commerciali in epoca moderna) o nelle terre conquistate dall’impero arabo islamico (come la Sicilia, dal 827 al 1091 d.C.).

È quindi interessante esaminare il nostro dizionario e la nostra fonetica, attraverso i diversi universi che li compongono.

A titolo personale, non immaginavo l’origine di alcune parole che utilizzo quotidianamente. La linguistica e i suoi tesori!

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La storia delle parole di origine araba

Imparare a distinguere le parole italiane derivanti dall’arabo può essere un esercizio davvero interessante!

Limone, zucchero, carciofo, divano, zero... sono tante le parole italiane impiegate quotidianamente riprese dalla lingua araba. È ciò che chiamiamo prestiti linguistici.

Il mondo arabo ha creato una buona parte dell’etimologia delle parole del vocabolario italiano. Un significato della parola che, anche se diverso dall’origine, porta la stessa radice spiegata dai dizionari italiano-arabo.

Ma come questa lingua si è imposta in modo così forte nella lingua italiana? Come la scrittura araba ha dato vita, secondo i linguisti, a un arabo volgare presente nel dizionario delle parole italiane?

Originariamente, l’arabo aveva una portata mondiale, in ragione dell’espansione della civiltà islamica nel VII secolo. Tale mondo arabo ha saputo espandersi e sviluppare una fonetica, una semantica e un’etimologia così forte che è ormai presente un po’ in tutto il vocabolario italiano.

Inoltre, questa cultura arabofona ha dominato linguisticamente l’Occidente fino al XIII secolo in moltissimi settori che analizzeremo successivamente.

In seguito, i paesi occidentali, principalmente del sud, hanno preso il comando... È per tale motivo che al giorno d’oggi le parole italiane hanno la stessa radice di alcune parole arabe.

La lingua è viva, è in continuo cambiamento ma, contemporaneamente, è una testimone formidabile di secoli e millenni di storia: storia di migrazioni, di incontri, di pacifici scambi commerciali, oppure di prevaricazioni, guerre e invasioni, storia di popoli o di singole personalità.

Dunque, non stupisce affatto la quantità enorme di vocaboli di origine araba che sono entrati a far parte della nostra lingua.

I contatti fra la penisola italiana e il mondo arabo, infatti, iniziarono già a partire dal IX secolo. Il primo episodio fu lo sbarco dei Saraceni in Sicilia, a Mazara del Vallo, nell’827: tutta l’isola venne strappata ai bizantini, conquistata e amministrata per più di due secoli. Basta farsi un giro tra le città e i paesi della splendida terra siciliana per rendersi conto, ancora oggi, di quanto è stata decisiva e vasta l’impronta araba nell’architettura, nella toponomastica, ma anche nelle tradizioni e nella cucina.

Alla splendida corte di Federico II, nel XIII secolo, il viavai di intellettuali e scienziati di origine araba era fitto e frenetico: studiosi di alchimia e medicina, matematica, astronomia, astrologia, filosofia e farmacologia. Lo stesso imperatore venne educato in giovinezza da precettori arabi: è questo uno degli esempi più emblematici di un’influenza che fu vasta, ricca e capillare. Un dialogo tra le due sponde del Mediterraneo che durò per secoli. E i segni, appunto, si ritrovano ancora oggi nella nostra lingua: negli ambiti più disparati.

Il segno del passaggio degli arabi in Italia è visibile anche nell'architettura!

Anche la letteratura ha giocato un ruolo fondamentale nell’istallazione dell’arabo nella lingua italiana. In effetti, se le idee di Platone sono state diffuse dagli autori latini, la filosofia di Aristotele è stata principalmente tramandata dai pensatori e i traduttori arabi.

Un modo per imparare l’arabo attraverso le parole italiane, anche se la fonetica è un po’ cambiata da allora.

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Le parole arabe più usate

Nessuno ci pensa, ma sono molte le parole utilizzate tutti i giorni nella lingua italiana che derivano dal mondo arabo.

La lingua con le sue trasformazioni è certamente un modo di interpretare questa cultura che poco a poco si è trasformata per, alla fine, creare il vocabolario italiano di oggi.

Il dizionario italiano arabo, se è uno strumento che ci informa sull’origine delle parole, non permette di parlare arabo. L’idea è di prendere alcune parole per conoscerne e comprenderne il carattere dialettale, la fonetica, l’etimologia o semplicemente il significato.

Un piccolo esempio molto facile: se ordino una tazza di caffè senza zucchero con una spremuta d’arancia, quante parole derivano dall’arabo? Quattro!

Partiamo da questi termini per scoprire un po’ meglio l’etimologia del lessico italiano attraverso la diffusione e l’origine della parola.

  • Tazza: L’origine di questo termine risale al XII secolo. Tuttavia, il suo utilizzo resta eccezionale fino al XIV secolo. Derivante dall’arabo tassa, la sua etimologia proverrebbe dall’importazione delle ceramiche orientali, provenienti dalla regione di Tiro. Ceramica che, ovviamente, ha conferito il significato del nome, equiparato a un contenitore.

 

  • Caffè: questa bevanda ormai famosa in Italia attinge la sua etimologia e il suo significato dal termine qahwa, che ricorda il buon vecchio caffettuccio familiare.                                                     Nel mondo arabo designa il chicco del caffè torrefatto e la bevanda calda preparata all’epoca. Questa origine linguistica fa soprattutto riferimento alla bevanda, scoperta in Europa nel XVII secolo grazie ai mercanti veneziani.  Un’altra tesi risiede nell’origine del nome. In effetti, per alcuni geografi, l’origine di questa locuzione sarebbe legata alla provincia dell’Etiopia, Kaffa. È chiamata K’hawah, che significa rigenerante in arabo
Eccoci nella provincia di Kaffa, in Etiopia... niente male, eh?
  • Zucchero: alla fine del XII secolo, è apparsa la locuzione italiana zucchero. Anche questo termine deriva dalla parola araba sukkar, derivante dal sanscrito (granello).  Tutte le versioni, ogni diminutivo, ogni significato deriva da tale. È il mondo arabo che ha lanciato la caratterizzazione dello zucchero nella maggior parte delle lingue europee che conosciamo oggi.
    Pfeifer, un linguista tedesco, spiega ugualmente che gli arabi e il mondo arabo avrebbero diffuso la cultura della canna da zucchero in Andalusia, in Egitto e in Sicilia.

 

  • Arancia: La prima origine di questa parola risale al XIII secolo. Originariamente, l’arancia è un frutto proveniente dalla Cina, introdotto nel resto del mondo dai navigatori portoghesi alla fine del XV secolo.
    Nel mondo arabo, la locuzione Arancia significava quindi… Portogallo!
    L’evoluzione del termine è abbastanza rocambolesca per arrivare nel vocabolario italiano. Nel corso di diversi secoli, Arancia ha conosciuto un itinerario dai molteplici percorsi e definizioni.
    In breve, dopo aver dato parole come orange in francese, naranjain spagnolo, o laranja in portoghese, questo termine significherà ciò che oggi chiamiamo arancia dolce, in opposizione all’arancia amara.  La scrittura araba possiede quindi delle ricchezze etimologiche inaspettate!

Oltre al lessico della tavola (potremmo ancora citare termini come caraffa, marzapanealbicocca, melanzana), l’arabo è una fonte inesauribile di etimologie, parole dialettali e significati, in molti campi:

  • L’abbigliamento: cotone, scialle, raso, gilet, ecc.,
  • I giochi: scacchi, cerbottana, ecc.,
  • La musica: liuto, nacchere, tamburo, ecc.,
  • La matematica: cifra, zero, algebra, logaritmo ecc.

Parole italiane derivate dall'arabo: una ricchezza

Tra questa moltitudine di locuzioni che traggono la loro origine o la loro etimologia dal mondo arabo, alcune parole sono un po’ più inaspettate di altre.

Questa è la vera ricchezza dell’arabo letterario e del dizionario arabo: una ricchezza etimologica e fonetica rara, che ha reso alcune parole indispensabili.

Essenziali nel vocabolario italiano, ma anche nel dizionario storico, o nell’apprendimento del vocabolario arabo online.

Quello di rintracciare le parole in arabo nell'italiano è un modo per imparare una lingua scoprendola sotto una luce diversa, attraverso alcune parole con la stessa radice. Per scoprirne altre, perché non prendere lezioni di arabo online?

Sulla piattaforma di Superprof sono moltissimi gli insegnanti disponibili a sondare insieme agli studenti questa bellissima lingua, attraverso lezioni in presenza oppure videolezioni a distanza per cui servirà disporre semplicemente di una connessione internet e di una webcam!

In più, spesso, la prima lezione è offerta, cosa che permette di valutare il prof e il suo metodo di insegnamento, prima di decidere se iniziare insieme un percorso di apprendimento.

Ma, tornando a noi: l’origine di una locuzione o di un’etimologia può essere un sorprendente... gran parte delle parole italiane deriva da un'altra lingua, quindi non si finisce davvero mai di imparare.

Tieni a portata di mano il tuo dizionario etimologico e il tuo Zanichelli!

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Parole arabe usate in italiano: le più curiose

Come abbiamo visto, le parole italiane che derivano dall'arabo sono davvero moltissime. Ce ne sono alcune davvero curiose che utilizziamo ogni giorno, senza avere idea di questa commistione linguistica.

Ecco alcuni esempi che capita di utilizzare spesso:

  • Giubba: questa parola, che fa ormai parte integrande del nostro guardaroba deriva dall’arabo jubbagiubba. Il senso letterale di questa parola è stato paragonato a un vestito o a una toga da uomo, o a una giacca. L’indecisione tra l’uomo e la donna è durata a lungo per infine orientarsi verso il significato di vestito femminile, che conosciamo oggi.
  • Lacca: la lacca non è nata con la pratica di cotonarsi i capelli, ma con lo scopo di rivestire e proteggere oggetti dipinti di vario tipo, da quelli ornamentali alle imbarcazioni. Il termine arabo da cui deriva è lakk.
  • Azzurro: questa parola deriva dal persiano lazward, passato poi all’arabo con lazurd, come adattamento popolare del sanscrito ravajarta (lapislazzuli) e infine alla nostra lingua. Altri colori hanno origine arabo-persiana, come scarlatto (saqirlat), cremisi(qirmiz) e lilla (lilak).
  • Materasso: Dall’arabo matrah dalla rad. taraha “gettare”, cioè “luogo dove si getta qualcosa”, ad esempio un “tappeto sul quale coricarsi”. La parola compare quasi contemporaneamente in Italia, Francia, Germania e Inghilterra, ma l’ipotesi più probabile e che il punto primo di diffusione, necessariamente meridionale, sia stato l’Italia.

Ecco quattro esempi tra molti altri... insomma: se ci si mette la lacca sul materasso con addosso una giubba azzurra, si è riusciti a usare in contemporanea quattro parole arabe nella lingua italiana... niente male, eh?

Insomma, se è vero che parlare arabo e parlare italiano sembra oggi diametralmente opposto, il dizionario delle parole italiane contiene etimologie e locuzioni con quella stessa radice.

Un vero dizionario etimologico e dialettale, che permette di prendere consapevolezza del senso letterale della parola che si utilizza nel vocabolario italiano fonetico. Potremmo inoltre citare nomi come zerbino, albicocco, ottone, tutte tratte dall’arabo.

In breve, tante parole che fanno parte della vita quotidiana con la stessa radice etimologica… Questo potrebbe in effetti dare uno slancio in più e invogliare ad imparare l’arabo.

Riuscire a decifrare la linguistica e i suoi misteri e individuare le parole in arabo nascoste nell'italiano è una sfida che può rivelarsi divertente e molto affascinante... una sfida che si può mettere in atto da soli, come autodidatti, o con qualcuno in grado di guidare lo studente alla scoperta della lingua.

Questa può essere una delle tappe dell'apprendimento della lingua araba, la prima... quella che permette di entrare in connessione con la lingua straniera e sentirne la vicinanza con la propria. Perché niente è più vero del fatto che le lingue sono vive e intrecciate nel corso della storia, che parlano e "si" parlano anche tra loro.

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Martina

Amo viaggiare e studiare le lingue, sono sempre alla ricerca di nuove esperienze che possano arricchire il mio bagaglio culturale.