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Imparare l’italiano: come insegnare il lessico alla scuola primaria?

Di Nicolò, pubblicato il 03/07/2018 Blog > Sostegno Scolastico > Italiano > Corso Italiano: il Vocabolario da Conoscere alla Scuola Elementare!

«Non è necessario, né d’altra parte sarebbe umanamente possibile, conoscere a memoria tutto il vocabolario; l’importante è consultarlo con giudizio al momento opportuno, come non serve sapere tutto l’orario ferroviario, basta saperlo leggere quando dobbiamo prendere il treno.» Cesare Marchi.

Per imparare l’italiano, i bambini delle scuole elementari devono acquisire una grande quantità di competenze linguistiche, anche se l’italiano è la loro lingua madre: bisogna imparare a leggere, studiare la grammatica, fare esercizi di italiano scritto, di espressione orale e di vocabolario. 

Il lessico comune italiano comprende circa 47.000 vocaboli.

Il lemmario del Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia conta circa 210.000 parole, mentre il Grande dizionario italiano dell’uso di Tullio De Mauro ne annovera più di 260.000. Durante tutto il percorso scolastico, gli alunni devono migliorare le loro conoscenze lessicali dell’italiano: alla fine delle scuole elementari, un bambino dovrebbe conoscere all’incirca 8.000 vocaboli (un adulto con un buon livello di istruzione dovrebbe invece conoscerne tra le 30.000 e le 50.000). 

Come insegnare il vocabolario italiano alle scuole elementari? Ecco qualche trucco per gli alunni. 

Quali sono i vantaggi di imparare il vocabolario italiano alle elementari?

Esiste una relazione reciproca tra il vocabolario italiano e l’imparare a leggere: più un alunno legge, più il suo vocabolario si amplierà e la sua progressione scolastica sarà rapida. 

Per imparare una lingua ci sono diversi modi: uno dei più efficaci è senz'altro accompagnare agli esercizi anche molta lettura! Leggere: la soluzione numero 1 per arricchire il proprio vocabolario!

L’apprendimento dell’italiano come lingua materna non comincia con l’ingresso alla scuola materna, ma già dall’età di due anni. 

Quando il bambino inizia a parlare, riproduce le parole sentite dai genitori e dai fratelli, imparando così i suoi primi 50 vocaboli. Nelle classi della scuola materna, i bambini iniziano a scoprire il mondo e a differenziare il linguaggio orale da quello scritto. 

Durante il primo anno, il piccolo impara le sue prime 750 parole, per poi memorizzarne fino a 1500 durante il secondo anno e arrivare alla conoscenza di 2500 parole alla fine della scuola materna: è la scoperta del principio alfabetico. 

Durante i cinque anni delle elementari, tra la classe prima e la classe quinta, lo studio della lingua prosegue con l’acquisizione della metodologia che permette di arricchire il vocabolario e di imparare a leggere e a scrivere. Si richiede agli allievi di imparare tra le 2500 e le 6000 parole supplementari durante questo fase. 

Tutto questo rappresenta per il bambino una grande montagna da scalare, ma non preoccupatevi: sarà sempre guidato e accompagnato dalla pedagogia di un bravo maestro. 

La prima fondamentale fase di apprendimento si svolge durante i primi tre anni delle scuole elementari. 

Educare un bambino affinché conosca un massimo di vocaboli presenta:

  • Un interesse filosofico e sociologico: insegnare a dare un nome e una raffigurazione al mondo, appropriarsi del mondo che ci circonda per esprimere un pensiero, agire e interagire, comunicare, 
  • Un interesse linguistico: aumentare il proprio vocabolario e capire il senso di ogni parola studiata.

L’acquisizione del vocabolario da parte del bambino della scuola materna, poi della scuola elementare, serve poi a classificare le parole in tipi di frase e arrivare a scriverle nel corretto ordine grammaticale (soggetto, verbo e oggetto). 

Inoltre, l’alunno si costruisce un repertorio sintattico attraverso lo studio dei testi, dei documenti, delle filastrocche e di altri supporti vari. 

Acquisire il linguaggio è anche uno strumento di socializzazione che contribuisce all’integrazione sociale del bambino: più alto è il numero di parole che usa e di cui capisce il senso, più sarà portato per la lettura e la scrittura, attività che rendono il cervello più rapido, intellettualmente parlando. 

Si ridurrà così al minimo il rischio di cattivi risultati scolastici. 

Ma come insegnare il vocabolario ai propri figli? La lettura è un eccellente modo di migliorare il proprio vocabolario…

Insegnare le basi del vocabolario italiano alle elementari: i programmi scolastici 

I corsi di italiano e gli esercizi lessicali occupano un posto di rilievo nel sistema scolastico.

Non ci si deve stupire, poiché ogni parola italiana che l’alunno non capisce mette un freno alla buona comprensione del testo o alla comprensione orale.

Ma l’importanza del vocabolario e della capacità di parlare con una certa accuratezza non si limita ai soli corsi di italiano: anche la storia, la geografia e la matematica richiedono di imparare un vocabolario tecnico e specifico. 

L’indagine Pirls (Progress in International Reading) che analizza le capacità di lettura dei bambini di quarta elementare, situa l’Italia al 16o posto in una lista di 50 paesi: un risultato migliore rispetto a quello di Spagna e Francia, ma che ci lascia ancora lontani dal podio. 

Nel programma ministeriale, si afferma che: « La competenza linguistica […] è un fenomeno composito, che include perlomeno tre sottocompetenze distinte: quella fonologica (a livello orale) e ortografica (a livello scritto); quella morfosintattica; quella lessicale. »

I programmi scolastici del primo triennio della scuola elementare, per quanto riguarda il lessico, mirano a un perfezionamento delle competenze acquisite alla scuole materna attraverso la pratica della lettura e della scrittura, ricorrente nel corso degli anni scolastici. 

Per fare ciò, il Ministero dell’Istruzione domanda all’insegnante di italiano della scuola elementare di rispettare il progetto educativo enunciato nel programma ufficiale. 

Il maestro deve quindi sforzarsi di utilizzare le risorse pedagogiche che permettono la regolarità, la ripetizione e la classificazione dell’apprendimento degli studenti. 

Nel triennio costituito dalle classi 1^, 2^ e 3^, si incitano gli alunni a fare un’analisi differenziata delle parole in maniera sempre più disinvolta, a praticare la lettura ad alta voce e a iniziare a scrivere. 

L’obiettivo è di arrivare a far memorizzare l’ortografia delle parole frequenti o delle parole irregolari, di identificare con coerenza semantica l’ordine delle parole di una frase semplice, infine di imparare e comprendere parole nuove. 

I genitori degli alunni si aspettano dunque che la scuola permetta ai loro figli di acquisire un savoir-faire metodologico. 

Durante il biennio delle classi 4^ e 5^ gli alunni proseguono il consolidamento delle nozioni che dovrebbero essere state acquisite durante gli anni scolastici precedenti. I programmi pubblicati nei testi ufficiali vogliono anche dare «il dovuto spazio alla lettura, la cui importanza è, nella nostra civiltà, nonostante il peso crescente dell’immagine, ancora fondamentale».
Gli stessi programmi introducono l’analisi e la comprensione dei testi e delle scritture, e aggiungono: 

  • la padronanza della forma delle parole in relazione alla sintassi, 
  • il rispetto del funzionamento dei verbi e della loro ortografia.

Tutti i bambini sono, in teoria, portati ad acquisire la base comune di nozioni che gli stabilimenti scolastici hanno per missione di trasmettere.  

Ciononostante, un certo numero di alunni non riesce a seguire i rapidi ritmi scolastici imposti dal Ministero:

molti studi dimostrano che alcuni alunni della scuola primaria, soprattuto per quando riguarda l’istruzione pubblica, hanno grandi difficoltà.

Nonostante questa constatazione, il sistema educativo fatica ancora a insegnare ai nostri figli a esprimersi con un linguaggio orale e scritto ricco e variato, organizzato e comprensibile…

Migliorare la grammatica italiana è indispensabile alla scuola elementare. 

Corsi di italiano alla scuola primaria: come insegnare il vocabolario?

Leggere opere di letteratura contribuisce molto ad arricchire il vocabolario degli alunni. 

Ma possiamo far leggere e comprendere un testo di Manzoni, Verga o Moravia a bambini di 8-9 anni? La risposta è ovviamente no, a meno che non si stia insegnando a dei bambini prodigio. 

Bisogna anche tenere a mente che non tutti gli alunni hanno lo stesso tipo di capacità mnemoniche. Alcuni hanno una memoria visiva, auditiva o cinestetica.

In tenera età può essere utile imparare in modi alternativi e ludici, con le immagini ad esempio. Alcuni bambini hanno bisogno di divertirsi e di visualizzare le parole per memorizzarle!

Stimolare i diversi tipi di memoria

Con gli alunni la cui memoria più efficace è quella visiva si può:

  • Scrivere la parola che l’alunno deve imparare, 
  • Far leggere all’alunno la parola a voce alta,
  • Far compitare la stessa parola, 
  • Far scrivere o ricopiare la parola su un foglio di carta, 
  • Domandare all’alunno di «fotografare» la parola con gli occhi,  
  • Chiedere al bambino di chiudere gli occhi e di computare la parola a voce alta, 
  • Domandare all’allievo di scrivere la parola (l’adulto corregge in seguito l’ortografia). 

Si può chiedere all’alunno di distinguere le vocali e le consonanti di una parola. 

L’operazione è differente se si vuole insegnare l’italiano servendosi della memoria uditiva memoria uditiva: 

  • La parola è scritta su un foglio di carta bianco, 
  • L’alunno legge la parola pronunciando ogni lettera a voce alta, 
  • L’alunno legge la parola a voce alta per intero,
  • In seguito, riscrive la parola e la rilegge a due o tre riprese, 
  • La parola è in seguito nascosta, ma l’alunno deve scriverla aiutandosi con la memoria. 

La memoria cinestetica sintetizza i due approcci precedenti:

  • Il bambino pronuncia la parola a voce alta,
  • Scrive e ripete la parola, 
  • Verifica la parola e la corregge se ce n’è bisogno, 
  • Traccia la parola con il dito in aria o su una superficie (un muro o la schiena di un adulto), 
  • Ripete di nuovo la parola a voce alta, 
  • Scrive la parola a memoria, la verifica e la corregge. 

Ovviamente questo esercizio è adatto se si lavora con un numero di parole limitato, ma se è una pagina intera di testo a non essere stata capita, non si può svolgere questo esercizio per ogni vocabolo! 

L’insegnante potrà completare questo esercizio con un dettato ortografico, un disegno o un gioco. 

Giochi per imparare il vocabolario

Gli strumenti pedagogici a disposizione dei professori sono in effetti costituiti in gran parte da giochi per imparare e da dettati ortografici. 

Che soddisfazione quando vedere i progressi dei bambini nell'apprendimento della ligua e vedere come il loro vocabolario si arricchisce di giorno in giorno di nuove parole. Vittoria! Oggi mio figlio è riuscito a pronunciare la sua 50a parola!

Eh già, bisogna stare attenti a non spingere i più giovani a odiare la lingua italiana: il mezzo più efficace per catturare la loro attenzione è quello di imparare divertendosi.  

Ecco qualche gioco che si può fare con un alunno a scuola o con il proprio bambino:

  • cercare le famiglie di parole: data la parola « territorio », ad esempio, si potrà chiedere all’alunno se altre parole gli vengono in mente (come ad esempio « terreno » o « terra »),
  • Far scrivere altrove che nei quaderni: su una lavagna bianca, dei fogli colorati, ecc… al fine di liberare la creatività del bambino, 
  • Ripassare le parole della vita di tutti i giorni (vestiti, oggetti della casa, colori, animali, ecc…) e dividerle in categoria per imparare i campi lessicali, 
  • Creare liste di parole del vocabolario e farle leggere a voce alta al bambino, 
  • Far leggere le parole al bambino mentre l’adulto le scrive (inversione di ruoli),
  • Giocare a trovare su una mappa le capitali del mondo e compitare il nome delle città: un buon modo per imparare la geografia e l’ortografia dei nomi propri al contempo.

Variando la metodologia, imparare il vocabolario può diventare un’attività divertente per i bambini.

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