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Le diverse tappe per decifrare un’opera musicale

Di Catia, pubblicato il 31/07/2018 Blog > Musica > Piano > Come si Legge uno Spartito per Pianoforte?

Un’opera musicale viene scritta in modo che altri musicisti possano suonarla. E’ stato con l’invenzione della stampa nel 1450 che le partiture hanno cominciato a circolare.

La teoria musicale da quel momento in poi ha smesso di essere appannaggio dei religiosi e delle grandi scuole. Un numero sempre più grande di persone ha potuto cominciare a conoscere la musica e il suo linguaggio.

Chiave di fa, tonalità, chiave di sol, ritmica, notazione musicale, nome delle note, lettura della musica sono diventati concetti sempre più familiari. 

I corsi di musica spesso sono la chiave per imparare a suonare uno strumento a partire dal solfeggio. Lezioni di piano, lezioni di chitarra, formazione musicale, esercizi di solfeggio sono il pane quotidiano per un musicista.

Non s’impara a leggere uno spartito dall’oggi al domani. Non per niente i Mozart, Beethoven e Schubert sono rari!

L’apprendimento del solfeggio, o meglio lo studio della teoria musicale, richiede qualche conoscenza di base. Tuttavia, se il tuo obiettivo è leggere uno spartito per pianoforte per eseguire un brano sappi che non è poi così complicato.

Occorre però procedere per tappe. Bisogna leggere la partitura più volte prima di arrivare a suonare un brano al pianoforte.

Aspirante chitarrista, pianista o violinista, è dalla teoria musicale che devi cominciare!

Che cosa significa leggere uno spartito per piano?

Anche se alcuni intellettuali greci avevano già teorizzato la musica nell’antichità, i primi spartiti, o meglio le partiture, sono state scritte per trascrivere i canti gregoriani nel Medioevo. I cantori indicavano l’altezza delle note con l’aiuto dei neumi.

Nei secoli successivi i musicisti e i cantori hanno continuato a usare le partiture, anche se in una forma più evoluta.

La notazione musicale che usiamo oggi per gli spartiti per piano risale al Medioevo. I primi partiti sono stati scritti grazie a i neumi!

A proposito, si dice spartito o partitura? Ecco una breve definizione di spartito secondo il vocabolario online della Treccani:

Versione ridotta per canto e pianoforte di una composizione per canto e orchestra… Nell’uso corrente è per lo più usato, erroneamente, come sinonimo di partitura. 

Una partitura, è una trascrizione delle note che ogni strumento di un’orchestra deve fare. Uno spartito è la parte della partitura dedicata a un solo strumento. Comunque lo si chiami, lo spartito o la partitura hanno l’obiettivo di lasciare una traccia scritta di una composizione musicale. Leggere uno spartito per pianoforte  significa decifrare i segni che compongono una  parte della partitura in modo da sapere quali note suonare con questo strumento.

Si tratta di un vero e proprio linguaggio internazionale della musica. Per poter “parlare” questa lingua bisogna imparare a capirla.

E’ l’opposto dell’improvvisazione e della trasmissione orale che passa da musicista a musicista.

La musica classica è la più grande fruitrice delle partizioni.

L’esecuzione viene trascritta grazie alle note. Le parti corali e strumentali sono destinate a strumenti solisti o a gruppi strumentali.

Anche se molti musicisti fanno a meno delle partiture grazie alle tablature per chitarre, per esempio, oppure grazie all’orecchio assoluto, le partizioni rimangono una parte fondamentale per l’esecuzione. Rappresentano una guida per i musicisti e facilitano l’apprendimento di un brano.

Prima tappa: leggere uno spartito per piano nel suo insieme

Prima di cominciare a strimpellare il piano, battere o pizzicare le corde, un buon musicista deve esaminare il suo spartito. 

Per esaminare uno spartito comincia col dargli una rapida occhiata per avere una visione d’insieme.

Prima bisogna leggere uno spartito, dopo essere riusciti a trovare lo spartito per piano che ti interessa.

Attenzione, in questa prima fase non devi suonare!

Durante la prima lettura devi concentrarti sulle misure e leggere lo spartito nella sua totalità senza provare a eseguirlo col tuo strumento.

In questo modo ti fai una rapida idea sul brano che dovrai imparare.

Presta attenzione alle pause e ai passaggi più ritmati. Devi comprendere la complessità del brano dall’inizio alla fine.

Uno spartito si legge da sinistra a destra, come un qualunque testo. Certo, se la tua lingua madre è l’arabo, dovrai abituarti a fare il processo inverso.

Uno spartito è composto da pentagrammi.

Un pentagramma o rigo musicale è un piano cartesiano composto da cinque linee parallele ed equidistanti sulle quali si scrive la musica. Oltre alle linee, si usano anche le interlinee, ossia lo spazio tra due righe.

Le note che si sovrappongono si suonano contemporaneamente. In questo caso, si tratta di accordi.

Nel pianoforte è molto comune trovare un pentagramma doppio con indicazioni per melodia e accordi. Il pentagramma doppio permette di distinguere accordi e melodia!

Per capire un pentagramma doppio, pensa che il rigo in alto in genere designa la melodia, suonata con la mano destra al piano, quello in basso invece indica gli accordi, in genere suonati con la sinistra.

Ora che conosci le basi, puoi dare inizio alla seconda fase!

Seconda tappa: leggere lo spartito per piano più nel dettaglio

Questa seconda fase consiste nel leggere lo spartito in mondo più approfondito. Vuol dire esaminare il tempo, la chiave, le misure, l’armatura di chiave, le alterazioni diesis, bemolle ecc.

Una delle prime lezioni di solfeggio consistono nell’imparare a riconoscere le note: do, re, mi, fa, sol, la, si, ne avrai sicuramente sentito parlare!

Qualche reminiscenza delle medie e delle lezioni con il flauto, usato più per i duelli con i compagni appena si voltava l’insegnante?

E’ proprio in quegli anni che hai imparato a riconoscere le note musicali, magari prendendo uno spartito per piano senza neanche saperlo.

Oltre a riprendere gli appunti delle medie, per leggere le note del tuo spartito dovresti aggiungere un’informazione importante: il valore del tempo delle note.

In uno spartito, i pentagrammi sono divisi in misure che, a loro volta, contengono note che hanno una certa durata.

Bisogna allora capire la grafia delle note, i simboli usati per scrivere la musica: semibreve, minima, semiminima ecc. con una testa vuota, con un gambo, con una testa nera, con più code ecc.

Ecco un piccolo schema riassuntivo:

Il primo passo per leggere uno spartito è conoscere i simboli delle note musicali. E’ essenziale conoscere la durata delle note!

A questo punto sei pronto per un dettato di solfeggio! Comincia a esercitarti con uno spartito gratuito per piano

Terza tappa: capire il ritmo di uno spartito per piano

Il ritmo è la parte più importante della musica, ancor prima della melodia e dell’armonia. 

Il ritmo è un elemento essenziale per poter decifrare il resto di uno spartito.

Se non conosci il ritmo di un brano, non andrai molto lontano.

Questo spiega il perché dei tanti esercizi fatti battendo le mani durante le prime lezioni di musica e solfeggio.

Se impari a suonare da autodidatta, allenati a battere il piede o le mani per trovare il ritmo giusto.

Il ritmo si regge su due concetti: la misura e il valore della misura.

La misura è la segmentazione della durata di un discorso musicale. In altri termini la misura è la divisione di un brano musicale in parti di uguale durata. Questa divisione viene indicata sul pentagramma con delle linee verticali, dette anche stanghette. 

Il tipo di misura è quello scritto all’inizio dello spartito, subito dopo la chiave di sol o la chiave di fa.

Il valore più diffuso è quello del tempo in 4/4. Bisogna contare quattro tempi per misura. Ogni battuta indica una nota.

Sta a te contare mentre leggi e tenere il ritmo con l’aiuto del piede.

Quarta tappa: imparare la melodia dello spartito per piano

Dopo il ritmo, viene la melodia. Questa la definizione del dizionario Garzanti.

Successione di suoni di varia altezza e durata avente senso musicale compiuto. 

Si tratta quindi di note che si susseguono e che producono un suono orecchiabile.

Per cogliere la melodia bisogna leggere le note una dopo l’altra. Non dimenticare il ritmo del tuo brano per pianista principiante.

Se il pentagramma è doppio, è più semplice cominciare dal rigo più alto, quello della melodia, piuttosto che da quello inferiore che rappresenta gli accordi.

I musicisti più esperti non hanno alcuna difficoltà a decifrare entrambe le sezioni contemporaneamente. 

Per te che sei agli inizi, è un ottimo esercizio leggere ad alta voce. 

Non ti fermare mai, neanche in caso di errore. In questa fase devi solo capire la melodia da suonare.

La melodia è quella che rende piacevole la musica durante le lezioni di piano. L’armonia è fondamentale per la gioia delle nostre orecchie!

Per avere un punto di riferimento, ricordati di osservare la chiave che trovi all’inizio dello spartito. Questa ti permette di capire a quale altezza dl pentagramma si trova il sol.

Mentre nella chiave di sol, lo troviamo nella seconda linea partendo dal basso, nella chiave di fa sarà invece sulla prima linea.

Quinta tappa: suonare il piano

Alla fine arriva il momento tanto atteso! Ora devi suonare lo spartito e tutto quello che sei riuscito a leggere con l’aiuto del tuo strumento musicale.

Ora puoi rileggere lo spartito per intero mentre lo esegui sul tuo strumento. 

Cerca di rilassarti, ma mantieni la giusta posizione e cerca di evitare gli errori il più possibile. Si tratta di una prima lettura con il tuo strumento.

Dovrai poi lavorare sui passaggi più complicati. 

Con un partitura puoi eseguire un brano con qualunque strumento: un piano a coda, un sintetizzatore, una chitarra, un flauto traverso, un organo, un violoncello, un basso o un violino.

E’ un grande vantaggio e un argomento a favore per cominciare da subito una lezione di solfeggio. 

Saper leggere uno spartito per poi ignorarlo

Come ben saprai, se ti interessi al mondo della musica, è importante, ad un certo punto della propria vita di musicista e della propria carriera musica, iniziare ad accumulare un certo repertorio – o averlo addirittura già accumulato – tenendolo sempre “rinfrescato”.

Per repertorio si intende l’insieme delle note pianoforte, dei brani e dei pezzi musicali che un musicista – a prescindere dallo strumento suonato – conosce bene ed è in grado di eseguire correttamente, preferibilmente senza spartito.

Naturalmente, un simile stato dei fatti viene molto dopo la fese dello studio dello spartito, il quale segue la “prima lettura dello spartito”.

Ma non solo, perchè Chopin era soprattutto un compositore romantico di successo, allora come oggi. Lui si che era un valido pianista!

Insomma, all’apice dell’allenamento di un bravo musicista – il quale abbia a cuore anche la possibilità di far felice il proprio pubblico, eseguendo più e più pezzi celebri e non – sta la capacità di suonare ed eseguire una partitura senza più leggere le carte.

Detta così, potrebbe sembrare un’impresa impossibile. In realtà, lo studio che l’esecuzione corretta di un brano richiede è così minuzioso, che la memorizzazione avviene di fatto spontaneamente, senza nemmeno che sia necessario dedicarsi specificamente ad essa.

Per riuscire ad allentare le dita, l’orecchio, dare espressione correttamente, il musicista deve ripetere ogni battuta – -oppure gruppi di tre quattro battute – innumerevoli volta.

Leggerà le note, la diteggiatura, l’espressione – dunque il piano, il forte, lo staccato, il legato – le indicazioni sull’uso del pedale. Si allenerà dapprima sulla sola esecuzione corretta delle note, poi sul rispetto del ritmo, poi cercherà di eseguire il brano al tempo indicato. Acquisito tutto ciò, lo studente di musica potrà dedicarsi al “colore”, ossia alla lettura, al rispetto ed infine all’acquisizione automatica di tutte quelle indicazioni riferite al modo di suonare ogni parte della partitura: delicatamente, con impeto, sforzando, decelerando, staccando o ottenendo un “legatissimo”.

Ogni giorno, durante le sue otto ore di esercizio  il musicista ne dedicherà almeno due ad ogni singolo pezzo. Ed in queste due ore giornaliere, egli ripeterà senza tregua ogni parte dello spartito.

Una volta resa scorrevole la lettura, acquisita la diteggiatura, lo studente di musica eseguirà sempre più con sicurezza le note indicate e poi, per allenarsi a dare espressione, continuerà ad eseguire il brano, ancora ed ancora. Lo stesso avverrà quando egli, raggiunta una certa dimestichezza anche con l’espressione, intenderà avanzare di qualche grado di metronomo, in vista del raggiungimento della velocità “finale”, indicata sul foglio, accanto alle note pianoforte, come velocità ideale di esecuzione.

In tutto questo ripetere, leggere, e rileggere, lo spartito verrà per forza di cose memorizzato, sebben ogni tanto un riferimento visivo sarà cercato. Ma non si tratterà più di un “leggere”, bensì di una sorta di ‘’stampella psicologica’’. Il musicista che esegue musica sullo strumento di Chopin ama spesso avere davanti a sé i fogli, ma li legge di rado – nella maggior parte dei casi li guarda una o due volte durante l’esecuzione del brano, per confortarsi.

Naturalmente, il lavoro maggiore avviene nella lunga fase in cui lo spartito è davvero insostituibile. È allora che lo studente scopre come situare un pezzo: in quale chiave?

Sarebbe un oltraggio alla commissione e alla musica che stai per suonare. Non presentarti mai all’esame con lo spartito sporco di caffé!

Quali alterazioni ricordare durante tutta l’esecuzione? Avvengono cambiamenti repentini, con annullamenti improvvisi di alterazioni da una misura all’altra? Vi sono dei cambiamenti di tempo? Bisogna suonare un’ottava più in alto?

Tutto questo, chi suona, lo scopre all’inizio del contatto col brano. Ossia fin dalla prima lettura dello sparito.

In seguito, è la volta di leggere le indicazioni “ped”, ignorando le note, che ormai si conoscono bene.

Successivamente, se parliamo sempre del pianoforte, per fare un esempio, anche la gamba ed il piede saranno ormai memori delle indicazioni, e si finirà con il guardare lo spartito solo per ricordarsi di girare pagina, senza più leggerne i contenuti veramente.

L’abbandono dello spartito come segno di avanzamento

Immaginate lo stupore di una commissione di esami che veda un candidato eseguire l’intero programma d’esame da un candidato a memoria?

Si tratta della situazione ideale, se si tende ad ottenere il massimo punteggio! Naturalmente, non bisogna sbagliare!

Suonare a memoria consente di rinunciare alla persona che dovrà girarvi la pagina.

Consente di concentrarsi interamente sull’espressione, sentendo davvero quello che si suona.

Chi suona a memoria ormai possiede la grammatica di fondo, si dedica interamente all’esecuzione ed all’espressione.

Suonare a memoria fa somigliare ai pianisti famosi: Chopin, Rachmaninoff, Shostakovic, …

Sai leggere lo spartito, ma desideri suonare a memoria? Scopri le tecniche mnemoniche adatte ai pianisti. Visita il Web e passa dalla lettura della partitura alla sua memorizzazione.

Vedrai, se suonerai con un’orchestra ti tornerà utile.

Naturalmente, il fascino del “girato” tratta di una figura di solito molto vicina al pianista, per esempio: un parente, un insegnante, un compagno di sonate a quattro mani…

Ma il fascino del pianista affermato è anche legato all’assenza di carte sul leggio del pianoforte a coda: Il pianista, solo sulla sua panchetta e sul palco, è l’inquietante simbolo della riuscita musicale, della sicurezza di sé, dell’infallibilità …

Tuttavia, tutti imparano a leggere la musica e a leggere uno spartito e le note pianoforte.

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Perché ai bambini sembra strano dover leggere lo spartito

Una delle cose che maggiormente colpisce coloro che non suonano uno strumento, ed anche molti bambini all’inizio della loro vita musicale, è il fatto che il musicista effettui più azioni simultaneamente.

Prendiamo un pianista: egli guarda lo spartito, suona senza guardarsi le mani – se non per pochi secondi – e senza guardare troppo la tastiera – che dunque le sue mani conoscono.

La mente dei bambini è più elastica di quella degli adulti: riescono quindi ad apprendere molto più in fretta e molto meglio. Mettiti sin da piccolo al piano e vedrai che risultati!

Ed infatti, all’inizio, si impara a suonare guardando i tasti, non i fogli.

Proseguiamo: non solo il pianista guarda in un posto e muove le mani in un altro. Egli guarda addirittura due cose diverse contemporaneamente: le note destinate alla mano destra e quelle destinate alla mano sinistra. Ed esegue tutto questo!

Aggiungiamo l’uso delle gambe, pensiamo ai pianisti che cantano anche mentre suonano …

Proprio un esercizio multivalente per corpo, cervello… e anima (perché, appunto, non possiamo dimenticare l’espressione, no?).

Ebbene, questo esercizio si impara, in realtà, molto facilmente da bambini. E poi si continua fino a grandi a mantenere questa polivalenza che è tipica dei pianisti.

Non a caso, poi, si dice da sempre che chi studia musica sia più bravo anche a scuola ed in altri innumerevoli campi (ad esempio la matematica). Sarà vero?

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Suonare senza leggere lo spartito?

Viene spontaneo chiedersi se sia possibile suonare uno strumento senza leggere le note pianoforte.

Naturalmente sì. Alle doti naturali, poi, non v’è limite.

Ma diciamo che in tal caso bisogna appoggiarsi interamente sul mimetismo, sull’apprendimento orale, ad orecchio, su una speciale sensibilità musicale.

Bisogna poi farsi dire o ascoltare tramite cd di esecuzioni famose, il colore giusto da assegnare al brano.

Proprio un lavoro parallelo, insomma, per sopperire alle innumerevoli informazioni che ci dà uno spartito.

Suonare senza leggere, insomma, è un ripiego accettabile in rari casi, ma non certo in fase di apprendimento.

Si porterebbe avanti, altrimenti, un apprendimento piuttosto rozzo.

Se sei solo agli inizi della tua carriera, probabilmente no! Ma non dubitare: tra qualche anno anche tu lo saprai fare! Sapresti già suonare il piano e cantare allo stesso tempo?

Se tuo figlio ha quattro anni, naturalmente, l’insegnante farà a meno dello spartito. A se è un buon insegnante di musica, egli sarà il primo ad insegnargli a leggere e a scrivere.

Poter usufruire della scrittura – ed anche della scrittura musicale – insomma è un modo per avanzare più correttamente nell’universo musicale, per cogliere il massimo delle indicazioni pensate dai compositori per aiutare chi suona.

Seguire uno spartito è un mezzo che rende autonomi, rispetto ad una figura di insegnante sempre pronta a dire cosa suonare e come. Saper leggere la musica significa poter avventurarsi in qualsiasi avventura…senza troppo allontanarsi dal proprio effettivo livello di competenze, naturalmente.

Ed infatti, molti spartiti riportano l’indicazione della difficoltà di un brano. Cosa utilissima per chi voglia imparare la musica da autodidatta.

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