Musica Lezioni private Lingue straniere Sostegno Scolastico Sport Arte e Svago
Condividi

Imparare italiano: ortografia e evoluzioni

Di Alice, pubblicato il 26/06/2018 Blog > Sostegno Scolastico > Italiano > A Lezione di Italiano: Quali Evoluzioni ha Vissuto la Lingua di Dante?

Ogni corso di italiano che si rispetti parla anche della grammatica della nostra lingua, ovvero di tutte quelle regole ufficiali che è bene rispettare, osservare, conoscere, apprezzare… e che però possono cambiare nel tempo!

In effetti, l’Accademia della Crusca non smette mai di dare il suo contributo per far fluttuare la lingua e interviene per avallare modifiche fin dalla nascita dell’italiano.

Proprio così: l’italiano continua ad arricchirsi di parole nuove, ma la nostra lingua è talmente ricca che i nostri connazionali usano regolarmente neologismi, senza neppure rendersene conto!

Dunque, se volete imparare l’italiano (lo sapete che è una delle lingue più studiate e amate al mondo?) – o addirittura insegnarlo – sarà imperativo conoscerne gli elementi portanti e le strutture di base. Perché?

Per evitare agli alunni delle vostre lezioni di italiano di fare errori banali che, se non vengono mai corretti, portano alla radicalizzazione e alla reiterazione di una scorrettezza linguistica.

Sarebbe un peccato, no?

Inoltre, conoscere le parole antiche della nostra lingua può essere molto utile a coloro che desiderano seguire un percorso di studi letterari (alcuni testi si leggono nella loro versione “originale”!) e a chi vuole diventare insegnante di italiano.

Conoscendo meglio ciò che si cela dietro le parole di uso quotidiano, il vostro insegnamento non potrà che migliorarsi e aprire ai vostri studenti nuove prospettive.

Ecco alcuni dei momenti interessanti vissuti dalla nostra lingua nel corso della storia!

L’avvento della stampa e le conseguenze sulla lingua

L’ortografia italiana attuale perpetua molte delle convezioni adottate già nel Duecento: basti pensare alle lettere dell’alfabeto base con l’esclusione di lettere, come la k e la x, utilizzate moltissimo in epoca medievale e riprese da molti dialetti regionali.

Il sistema attuale risale al Cinquecento, quando letterati  e studiosi elaborarono un sistema grafico stabile.

A questo contribuì in grandissima parte l’avvento della stampa che richiedeva una regolarizzazione e una semplificazione della lingua.

La possibilità, infatti, di riprodurre un testo in migliaia di esemplari e dargli grande diffusione richiedeva la definizione di una regola comune che permettesse a un largo pubblico di comprendere ciò che leggeva.

In quegli anni, il fiorentino Leon Battista Alberti partecipò alla causa scrivendo una Grammatica della lingua toscana che però non fu mai stampata.

L'avvento della stampa modificò moltissimo ortografia e lessico della lingua italiana. Per essere capiti dalla maggior parte del Paese, i testi dovevano osservare alcune regole. Con l’avvento della stampa la lingua italiana fu obbligata a darsi delle regole!

Solo nel 1516 fece la sua comparsa la prima grammatica italiana grazie all’opera di Giovanni Francesco Fortunio.

Nel 1612 l’Accademia della Crusca pubblicò invece il primo dizionario della lingua italiana, nato dal lavoro congiunto di ben 35 accademici!

L’obiettivo era certamente quello di favorire l’alfabetizzazione di massa e un senso di unità e appartenenza oltre che quello di diffondere un enorme bagaglio culturale.

A quella prima edizione ne seguirono altre quattro, modificate e aggiornate anche sotto l’impulso di personalità come Vincenzo Monti che lamentò l’assenza di vocaboli afferenti al mondo delle arti e delle scienze, la presenza di molti termini arcaici o errati, spesso “troppo fiorentini”.

Ma la questione della modifica, revisione, riforma non solo del vocabolario in sé, ma anche della lingua in generale, è ancora aperta.

In alcuni momenti della storia recente queste problematiche sono state riportate alla ribalta da linguisti e professionisti del campo che si ergono a difensori della lingua in un duplice senso: per conservarne peculiarità e bellezza, per semplificarla e renderla quindi comprensibile e utilizzabile dai più.

Perché una lingua, in quanto strumento di comunicazione di una comunità, è un’istituzione sociale potentissima, da salvaguardare e arricchire nel corso del tempo.

Scoprite com’è vista la lingua italiana dal resto del mondo!

Proposte di riforma

Nel 1999, sull’onda delle riforme ortografiche attuate, ad esempio, da Spagna e Francia, anche in Italia si paventò l’ipotesi di modifiche in questo senso.

A caldeggiarle fu soprattutto Luca Serianni, ordinario di storia della lingua italiana all’università La Sapienza di Roma:

“Il problema di una riforma ortografica dell’italiano è questione annosa, i tempi sono maturi per piccoli ma significativi interventi’. Se talune modifiche ortografiche fossero accettate si potrebbe poi pensare ad un piano più organico, di revisione complessiva dell’italiano”.

In realtà, la questione non ebbe conseguenze immediate ma contribuì a tenere alta l’attenzione sul tema dell’evoluzione della lingua nel tempo.

Ciclicamente si torna ad affrontare infatti questo argomento, sentito come urgente anche da altri scrittori come Stefano Bartezzaghi che nel 2016 sollevò la questione della semplificazione, con una importante distinzione:

“Anche l’italiano ha avuto i suoi circonflessi, come in “principî” (plurale di “principio”) per distinzione da “prìncipi” (plurale di”principe”), o “assassinî” e “omicidî”: ma li abbiamo persi per tempo, fidandoci che il contesto ci dica quello che l’ortografia ci tace. Quali altre semplificazioni adottare? Ci sarebbe sempre quel problema con le moleste “i” che vanno e vengono da “superficie”, “deficiente”, “cosciente”, “conoscente”, “sognare” e “sogniamo”, “pasticcere” e “pasticcieria”, che solo speciali pronunce regionali fanno sentire all’orale (magari anche quando non ci sono) e mettono dubbi tremendi quando si scrive. E con “province” o “provincie” e “ciliege” o “ciliegie”.

La questione della revisione della lingua e delle modifiche a livello di lessico è in continuo aggiornamento. Stefano Bartezzaghi è solo uno di coloro che lotta per la semplificazione della nostra lingua!

Ad oggi nessuna legge ufficiale ha fissato nuove regole ortografiche.

L’Accademia della Crusca continua però a inserire neologismi nel nostro lessico.

La parola “petaloso” vi dice niente?

La questione “Petaloso” e i neologismi

Questo aggettivo, pronunciato nel 2016 da un giovane allievo della scuola elementare e portato all’attenzione della Crusca dalla sua insegnante di italiano, è solo una delle parole approvate dall’Accademia.

Benché non sia entrato nello Zanichelli perché considerato “effimero” il suo successo social lo ha reso un tormentone e siamo sicuri che anche voi ne avete sentito parlare!

L'introduzione di nuove parole contribuisce a modernizzare e arricchire il lessico di una lingua. Perché accada, è necessario che la parola sia chiara e utilizzata da molte persone. Se questo fiore per voi è “petaloso”, avete appena usato un neologismo!

Come si fa a far entrare una parola nel vocabolario?

Intanto, dev’essere una parola chiara e di immediata comprensione. Ma, soprattutto, dev’essere utilizzata da molte persone.

Con “parole nuove” l’Accademia della Crusca si riferisce a:

  • parole apparse per la prima volta in anni molto recenti;
  • parole preesistenti ma che hanno subito negli stessi anni un mutamento semantico o un forte rilancio nell’uso pubblico.

Alcuni esempi?

Parole come badante, bioterrorismo, ludopatia, hashtag, hipster, twittare e whatsappare sono alcune di quelle segnalate dall’Accademia!

Nello Zingarelli dello scorso anno troviamo anche parole come “curvy”: neologismi dal sapore internazionale, come sempre più spesso accade.

Scoprite anche l’impatto del latino e del greco sulla lingua italiana!

A lezione di italiano con i social network

Questa deriva esterofila è tanto più vera quando si parla del magico mondo dei social network.

Come abbiamo visto, sono entrate nel linguaggio comune parole come twittare e whatsappare… chi non ha mai cinguettato o atteso con ansia di veder comparire la doppia spunta blu?

Il tema è ampio: sicuramente, il fatto che la nostra lingua attinga molto dall’inglese si deve al fatto che quella è la lingua della scienza e della tecnologia, ma molti temono che con la diffusione di questi termini assisteremo alla progressiva scomparsa dell’italiano.

Nonostante la paura di molti sia quella di perdere progressivamente l'italiano a favore dell'inglese, l'Accademia della Crusca dice che possiamo stare tranquilli: neanche i Social Network riusciranno a cancellare la nostra lingua! I social network contribuiranno all’estinzione dell’italiano? Non esageriamo!

Non la pensano così gli Accademici della Crusca perché a loro avviso:

“I custodi dell’italiano sono i 60 milioni di parlanti madrelingua e gli altri per i quali è una seconda lingua. Siamo abbastanza al sicuro da un’imminente scomparsa dell’italiano”.

Anzi, benché il loro impatto sia innegabile, i social network – come l’utilizzatissimo Facebook – avrebbero il grande pregio di portare le persone ad esprimersi maggiormente per iscritto e quindi ad affinare le proprie competenze linguistiche.

Dunque, andiamo a lezione di italiano sui social network?

Bè, forse i metodi tradizionali, con un vero corso di italiano e un vero insegnante di italiano, rimangono i migliori.

Ma una cosa è sicura: la lingua italiana continuerà a far parlare di sé… attraverso di sé e attraverso grandi personalità ambasciatrici dell’italiano all’estero!

Condividi

I nostri lettori apprezzano questo articolo
Hai trovato le informazioni che cercavi?

Nessuna informazione utile? Sei sicuro?Ok, cercheremo di fare meglio la prossima volta!La sufficienza, menomale! Niente di più?Grazie! Scrivici le tue domande nei commenti!É stato un piacere aiutarti! :-) (media di 5,00 su 5 per 1 voti)
Loading...

Lascia un commento su questo articolo

avatar