La storia di Roma è strettamente legata alla sua produzione scritta. Quale alfabeto usavano Cicerone, Tito Livio o Giulio Cesare durante i primi secoli dell'Impero Romano?

In altre parole, come scrivevano i Romani?

I caratteri romani hanno subito molte influenze nel corso della storia e, prima di diventare le lettere dell'alfabeto latino a noi familiari, erano un tipo di scrittura cuneiforme nata nel IV sec. a.c.

Sei pronto a saperne di più sulle origini e sullo sviluppo dell'alfabeto dei Romani e familiarizzare con la lingua latina?

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Scrittura Roma antica: cronologia dell'alfabeto latino

Le origini dell'alfabeto latino possono essere fatte risalire alla prima forma di alfabeto che consociamo, ossia quello sumero.
L'epigrafia, o lo studio dei segni, ha permesso di determinare l'origine degli alfabeti!

Le lettere dell'alfabeto latino che usiamo oggi non sono il frutto di un'evoluzione della calligrafia ben prima dello sviluppo dell'antica Roma.

La grafia delle lettere maiuscole e minuscole ha subito diverse influenze e cambiamenti prima di arrivare alla forma attuale.

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Facciamo quindi un excursus sull'invenzione della scrittura e sulla sua evoluzione.

Quando nasce la scrittura?

Non esiste una data precisa sulla nascita della scrittura, ma gli storici hanno stabilito un periodo che va dal 3.700 al 3.200 a.c. Innanzitutto, non si può escludere che quando nacque la scrittura in Mesopotamia, considerata la culla dei grafemi, questa pratica non fosse diffusa anche in altre regioni.

Effettivamente, popoli diversi che non si sono mai incontrati geograficamente o storicamente nello stesso luogo spesso hanno fatto le stesse invenzioni. E' il caso delle piramidi, che si trovano come è noto in Egitto e Sudan, ma anche in luoghi lontani, anche se con qualche differenza a gradoni, come il Perù e il Messico, eredi degli Imperi Inca, Azteco e Maia, o in Cambogia.

Lo stesso vale per la scrittura che, secondo i ritrovamenti storici, è nata in Mesopotamia con i Sumeri nel 3400 a.c., in India nel 2.200 a.c., in Cina nel 1.200 a.c. e anche nel territorio attuale dell'America centro-meridionale, grazie agli Olmechi, nel 600 a.c.

Dall'alfabeto dei Sumeri ai geroglifici

Queste sono alcune delle tappe fondamentali della storia della scrittura:

  • 3.700 a.c: i Sumeri sviluppano l'idea di una fonetica sistematica. Usano un alfabeto cuneiforme che troverà una larga diffusione. Ad oggi, il sumero sembra essere la più antica lingua scritta. La scrittura era principalmente pittografica e lineare: dei simboli fonetici rinviavano a delle vocali, mentre dei logogrammi o ideogrammi esprimevano un'idea, un oggetto, prima di riferirsi al suo suono.
  • 3.100 a.c: i geroglifici fanno la loro comparsa quando gli antichi Egizi riprendono l'idea sumera dei logogrammi e della fonografia. Le ricerche sono ancora in corso e alcuni storici suggeriscono l'idea che i grafemi in Egitto si siano sviluppati in maniera autonoma. La scrittura egiziana è principalmente figurativa. I caratteri rappresentano direttamente degli oggetti e degli esseri viventi come le piante, gli dei, gli uomini, gli animali. Gli specialisti hanno identificato tre categorie di segni: i segni-parole o ideogrammi che designavano un oggetto o un'azione, i segni fonetici o fonogrammi usati per le consonanti e i determinanti che indicano il campo lessicale di una parola.

Dalla scrittura cuneiforme all'alfabeto fenicio

La storia della scrittura prosegue passando dalla Mesopotamia, al Sinai, all'Africa settentrionale:

  • 2.500 a.c: la scrittura cuneiforme viene perfezionata in Mesopotamia. La scrittura delle popolazioni mesopotamiche è in grado di trasmettere ogni tipo di concetto.
  • 2.000 a.c: gli scriba egizi sviluppano un alfabeto con 26 segni che si espande rapidamente tra gli schiavi, i mercenari e gli stranieri presenti in Egitto.
  • 1.500 a.c: compare l'alfabeto proto-sinaitico o proto-cananeo derivato dai geroglifici egizi. E' un alfabeto lineare, composto da 23 simboli. E' l'antenato dell'alfabeto fenicio.
  • 1.000 a.c: i Fenici usano l'alfabeto proto-sinaitico e lo trasformano in un alfabeto semplificato, consonantico e non pittografico definito abjad. Viene usato dai Fenici per scrivere una lingua semitica e, grazie a i mercanti, si diffonde in tutto il Mediterraneo.

Dall'alfabeto greco alla scrittura romana antica

I Greci e i popoli italici come gli Etruschi, hanno avuto una grande influenza sul sistema di scrittura romano:

  • 850 a.c: i Greci si appropriano dell'alfabeto fenicio e aggiungono le vocali. E' il primo vero alfabeto, visto che ogni consonante e ogni vocale è indicato da un grafema distinto.
  • 775 ac: gli Etruschi vengono invasi dai Greci e usano il loro alfabeto adattandolo alla propria lingua. L'alfabeto etrusco sarà usato nella Roma delle origini.
  • 650 a.c: i Romani prendono in prestito l'alfabeto etrusco per scrivere la lingua latina e, con le loro conquiste, ne diffondono una versione modificata in tutta Europa.

Ecco come nasce l'alfabeto latino.

Lo studio dei testi antichi mostra l'evoluzione di un idioma e della sua scrittura. Perché non dai un'occhiata alle espressioni latine più comuni per familiarizzare con il lessico?

Sistema di scrittura antica Roma: come è fatto l'alfabeto latino?

Le lettere latine sono modellate sulle maiuscole greche.
Le lettere latine prendono la forma da quelle greche!

L'alfabeto latino, nella sua versione arcaica contava 20 lettere. Non esistevano i segni G, J, U, W, Y e Z.

Nella scrittura latina si usano molte lettere derivate dal greco maiuscolo senza grandi cambiamenti: A, B, E, I, K, M, N, O, T e X. Alla K si preferisce l'uso della C, sempre gutturale nella pronuncia classica.

Altri caratteri sono stati rimodellati per creare delle lettere diverse: C, L, S, P, R e D. Le lettere V, F e Q che non erano più usate dai greci ritrovano una loro funzione con l'Impero Romano. Attenzione alla lettera V! Il suono corrispondeva all'odierna U!

Nel III secolo la G, la Y e la Z vengono aggiunti all'alfabeto latino per facilitare la scrittura di parole di origine straniera. Bisogna attendere il medioevo per vedere la comparsa di J, U e W che facilitano la scrittura di alcune parole e aiutano a distinguere consonanti e vocali.

L'alfabeto latino è usato per la maggior parte delle lingue europee e alcune lingue asiatiche come il turco e il vietnamita.

Scrittura delle lettere latine: come scrivevano i Romani?

Imparare una lingua che non è la propria lingua madre e, soprattutto, che non fa parte delle lingue parlate oggi, come il greco antico e il latino, appunto, non è facile.

E' per questo motivo che studiare i diversi tipi di scrittura è un modo efficace per imparare a pronunciare correttamente i fonemi latini e avere un approccio fonologico a questa lingua.

Per scrivere la loro lingua i Romani usavano 4 tipi di scrittura, a seconda del supporto scelto e del destinatario del testo:

  • il maiuscolo
  • il corsivo
  • il rustico
  • il quadrato

Scrittura maiuscola romana

Il maiuscolo o lapidario era destinato ai monumenti. E' una scrittura scavata nella pietra o nel marmo, che in inglese e altre lingue viene anche chiamata capitale. L'origine del termine risale all'invenzione della stampa in Europa, quando le lettere maiuscole venivano messe sulla parte più alta della pressa. Alto in latino si dice caput, di qui il termine capitale in francese e capital in inglese.

Il senso della scrittura è cambiato più volte nel corso della storia. All'inizio i Romani scrivevano da sinistra a destra mentre al rigo successivo andavano da destra a sinistra. E' quella che si definisce scrittura bustrofedica. Nel IV sec. si afferma definitivamente un solo senso di scrittura ovvero da sinistra a destra o destrorsa.

Inoltre, le parole non venivano separate l'una dall'altra. La punteggiatura arriva in un secondo momento e solo nel II sec. a.c. viene codificata la scrittura in maiuscolo.

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I Romani adottavano quattro tipi diversi di scrittura a seconda del supporto in pietra o papiro e del destinatario del messaggio.
La scrittura rustica era meno usata rispetto al maiuscolo!

Scrittura veloce Antica Roma

Il corsivo era la scrittura veloce usata nelle lettere di tutti i giorni, negli atti commerciali, nei testi di legge. Era anche la forma di scrittura usata dagli studenti. I supporti cambiavano, a seconda della funzione: papiri, tavolette di cera, legno o argilla incise con una piuma o una pinza. Da questi supporti è difficile capire quando sono comparse i primi testi in corsivo.

Scrivere il latino in corsivo era più rapido e semplice rispetto al maiuscolo. Questa scrittura, però, era difficile da capire per la sua rapidità di esecuzione, soprattutto quando le lettere erano ancora attaccate l'una all'altra, senza separazione. Non è quella che definiremo calligrafia!

Progressivamente, compare il "corsivo moderno" che si afferma nel IV sec. d.c. Non è composto soltanto dalle minuscole ma anche dalle maiuscole. Nel corso dei secoli nascono altre forme di scrittura come quella carolina, risalente al periodo di Carlo Magno, quella gotica prevalente tra i popoli Germanici, dopo l'invenzione della stampa di Gutenberg, e quella umanistica, ad opera del rinascimento italiano.

Scrittura capitale romana quadrata

Quanto alla scrittura capitale romana quadrata, o capitale elegante, veniva usata per scrivere i primi libri sulla pergamena, i codici, ossia diversi fogli di papiro assemblati. E' questo l'alfabeto del latino classico, delle origini dell'impero da Augusto a Marco Aurelio.

Se visiti Roma, puoi ammirare la capitale elegante nelle incisioni del Pantheon o della Colonna Traiana, per citarne alcuni. La stessa scrittura si trova nelle lapidi, da qui il nome di carattere lapidario romano che abbiamo visto in precedenza.

La scrittura quadrata veniva eseguita tramite un calamo o una piuma ed era usata per i manoscritti pregiati. La forma delle lettere era appunto quadrata e ben proporzionata.

La scrittura rustica è un'evoluzione della quadrata ed è stata impiegata dal I al IX secolo. Veniva praticata su bronzo, avorio o pietra perché prendeva meno spazio del maiuscolo, con le sue lettere più strette.

Il sistema dei numeri romani

Si potrebbe pensare che le lettere latine abbiano dato origine al sistema di numerazione romano. La C, per esempio, potrebbe essere l'abbreviazione di centum, 100 in numeri arabi, e la M di mille. In realtà non è così! Bisogna andare ancora più indietro rispetto alla storia di Roma e arrivare agli Etruschi per imparare a parlare il latino e conoscerne i numeri.

Il conteggio si fa grazie all'eredità degli Etruschi e non bisogna confondere i simboli usati con le lettere dell'alfabeto latino:

  • I, uno
  • V, cinque
  • X, dieci
  • L, cinquanta
  • C, cento
  • D, cinquecento
  • M, mille
I numeri romani non sono usati in matematica, ma funzionano bene per gli orologi.
Puoi trovare i numeri romani negli orologi!

I numeri romani si scrivevano da sinistra a destra, dalla cifra più grande a quella più piccola. Bisognava fare le addizioni per capire con che numero si aveva a che fare. C'è una regola: lo stesso segno non può essere ripetuto più di 4 volte.

Vuoi sapere come si scrive 4.999 in numeri romani?

La soluzione trovata è stata quella della sottrazione, ma il sistema che usiamo oggi è stato introdotto solo nel medioevo.

Tornando al nostro numero si scrive così:

  • 9 si scrive VIIII per addizione (5+4)
  • oppure IX per sottrazione (10-1)

Per i numeri superiori a 5.000 i Romani hanno cercato altre soluzioni. All'inizio si faceva un cerchio intorno a una linea per indicare le migliaia e le centinaia di migliaia, ma non era molto pratico incidere la pietra.

In seguito, le migliaia vengono espresse con una linea orizzontale sotto il numero, da 10 mila in su erano due linee orizzontali. Barrando il numero con una linea per ogni lato e in alto, il suo valore veniva moltiplicato per 100.000, mentre due linee sopra il numero indicavano il milione.

Insomma, era un sistema piuttosto complicato. Ma non ti abbattere: col tempo arriverai a parlare latino come i Romani, numeri inclusi!

I numeri romani successivamente sono stati sostituiti dai numeri arabi, essenziali per la matematica e l'aritmetica.

Possiamo ancora ritrovare le cifre romane elle dinastie (Luigi XIV, Elisabetta II...), nei secoli, nei municipi delle città (V municipio), per la divisione in parti di un'opera (Atto I, Capitolo IV) ecc.

In questi casi l'uso dei segni romani non è obbligatorio e a poco a poco è sempre più raro, anche se c'è qualcuno a cui piace farsi tatuare le ricorrenze espresse in numeri e lettere romane.

Potrebbe essere un modo per non dimenticarsi le origini dell'alfabeto latino (latino lezioni)!

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Catia

Traduttrice e scrittrice con una passione per le lingue