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Aiuto compiti a Palermo: diagnosi delle difficoltà

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità ad arrampicarsi su un albero, esso passerà tutta la vita a credersi stupido.

Alber Einstein è considerato un genio. Eppure, a scuola non ebbe sempre ottimi risultati…

Sarebbe stato agevolato se avesse usufruito di un aiuto compiti?

Molti personaggi di spicco tra intellettuali, letterati, scienziati della fisica, dell’astronomia hanno vissuto un vero e proprio calvario a scuola, fino ad essere definiti “cancri” (come accadde a Daniel Pennac: un “cancre scolaire”, a detta dei suoi insegnanti!).

Alcuni erano semplicemente svogliati o annoiati dal tenore della didattica. Altri, invece, possedevano un funzionamento neurobiologico del tutto sui generis che solo col tempo, a spese proprie, hanno poi scoperto come valorizzare… decisamente a pieno!

Oggi, le famiglie sono invece molto attente, alla stregua del corpo insegnanti della scuola pubblica. E i bambini sono tenuti sotto osservazione assai precocemente. L’obiettivo è sapere se sono in grado di adattarsi autonomamente al sistema scolastico ed alle sue esigenze – che poi saranno le stesse della società - o se necessitano di un aiuto organizzativo o iper-specializzato (fornito rispettivamente da un famigliare o da un insegnante del dopo-scuola, quando non da un professionista dell’aiuto compiti specialistico), per divenire capaci di ottimizzare le proprie risorse ed abilità cognitive.

Il caso della dislessia

La dislessia è probabilmente la più nota e citata delle sotto-categorie oggi riunite dall’etichetta di DSA (indicante i disturbi evolutivi specifici di apprendimento).

Guardando ai dati statistici, nella scuola italiana troviamo dei dislessici:

  • alla scuola secondaria di secondo grado: 36 per cento,
  • alla scuola secondaria di primo grado: 39 per cento,
  • alla scuola primaria: 24 per cento,
  • alla scuola dell’infanzia: 1 per cento.

È evidente che tutti i dati dipendono, in primis, dalla possibilità di raccolta degli stessi.

Alla scuola dell’infanzia è chiaramente più difficile che emergano dei casi di dislessia, dato che l’attenzione rispetto a questo problema cresce con il variare delle attività scolastiche. Diviene dunque più facile e frequente diagnosticare mano a mano che si avanza nel percorso degli studi.

La dislessia in poche parole 

Il fatto di leggere assai lentamente, con difficoltà, in modo non corretto può costituire un buon modo per descrivere la dislessia. Ma si va oltre, per caratterizzare questo problema. Il soggetto dislessico ha anche difficoltà di comprensione rispetto ai contenuti del testo letto.

L’aspetto più interessante, tuttavia - che è poi anche quello incoraggiante, a dire il vero - è che generalmente la difficoltà di comprensione di un testo è solo una conseguenza della difficoltà nella lettura. Non si lega, insomma, ad altri elementi, come ad esempio uno specifico deficit cognitivo.

Questa specificazione è rilavante perché consente di capire che una situazione problematica come quella del dislessico va innanzitutto analizzata e scorporata da eventuali altri problemi reali, presunti, secondari o primari. E spesso, già questa prima fase analitica consente, a buon diritto, di rasserenarsi. La dislessia è facilmente presa in conto da specialisti che aiutano i soggetti interessati a “funzionare meglio”, raggiungendo infine gli obiettivi della media dei pari, sebbene tramite vie diverse, con maggiore impegno e dedizione indispensabili.

La dislessia non è una malattia da cui si è affetti e che si deve curare per puntare alla sua eliminazione. Si tratta, piuttosto, di una caratteristica di funzionamento, da conoscere a fondo e da prendere per le corna, con l’ausilio dei più moderni strumenti, che sono davvero potenti e numerosi.

Come si comporta un soggetto dislessico

Mettere un nome sulle cose è importante soprattutto per porre rimedio a determinati problemi.

Capita che un bambino venga tacciato di pigrizia, da insegnanti e genitori. Dapprima, si pensa che non abbia voglia di studiare, poi si inizia ad indagare meglio. La prima tappa è generalmente quella dell’oculista. Il bambino vede bene? Poi è la volta del logopedista: il bambino ha problemi organici che gli impediscono di articolare correttamente? Tutto ciò, nel caso del dislessico, porta ad esiti negativi (almeno dal punto di vista dell’individuazione di una problematica primaria).

Il bambino dislessico ha problemi a leggere e a scrivere correttamente. Fa proprio una gran fatica ad interiorizzare processi che sembrano scontati per molti altri bambini. Nessun deficit sensoriale o neurologico è alla base della dislessia. Né si deve a fattori ambientali e psicologici. Questo soggetto, però:

- impara di meno,

- si interrompe prima di aver terminato di leggere,

- resta indietro;

- commette errori.

Il bambino dislessico può anche riuscire a leggere e a scrivere, attenzione! Ma incontra maggiori difficoltà degli altri. È tuttavia generalmente assai creativo, intelligente e vivace.

Il bambino dislessico è letteralmente caratterizzato da una sorta di neuro - diversità. Egli, cioè, funziona in maniera differente, ma questa diversità attiene al normale sviluppo neurologico degli esseri umani, i quali, come sappiamo, sono tutti diversi tra loro. Hanno sviluppi differenti.

La dislessia va individuata, riconosciuta, portata alla luce: ma come diversità nel modo di effettuare attività come la scrittura, la lettura.

Tra i fattori che la letteratura accetta come causali, in questa “particolarità”, una certa componente ereditaria è tutt’oggi accreditata. Tuttavia, l’elemento più rilevante è, secondo i più numerosi studiosi, una diversità nel cosiddetto “processamento fonologico”. Leggere richiede l’abilità di associare rapidamente le lettere – e dunque i fonemi - coi suoni corrispondenti. La lingua scritta, secondo gli esperti, può essere appresa solo a condizione di possedere questa competenza metafonologica, che appunto permette di riconoscere e percepire i fonemi di ogni parola.

L’aiuto compiti nel caso di un bambino dislessico, ad esempio, non può prescindere dai meccanismi-chiave di funzionamento della lettura, che valgono per ogni bambino all’inizio della scolarità:

- riflessione sul numero di elementi di una parola,

- tipologia di elementi di una parola,

- ordine sequenziale di posizionamento dei fonemi,

- rappresentazione degli elementi.

La percezione visiva è ovviamente un ulteriore aspetto che gioca un ruolo di rilievo nella dislessia.

Quando serve una diagnosi DSA?

Se sei genitore di un alunno della scuola dell’infanzia o hai dei figli che frequentano la prima o la seconda elementare e hai notato – da solo o in seguito a segnalazione da parte degli insegnanti - qualche difficoltà scolastica, puoi richiedere uno screening. In tal modo, saprai se la situazione che hai davanti si lega a disturbi dell’apprendimento (DSA) o a problematiche altre, inerenti ad esempio alla sfera emotiva, all’esperienza educativa, etc.).

Il termine “diagnosi”, invece, legato alla sigla DSA è opportunamente tirato in ballo solo se i soggetti in questione hanno superato la seconda classe della scuola primaria e incontrano ancora molte difficoltà, ad esempio nelle consegne assegnate dai maestri, nonostante un aiuto compiti costante.

Naturalmente, parlare di “diagnosi” DSA”, mette smesso in allarme e suscita finanche scalpore tra i genitori, nonché una certa paura ed ansia certa.

Tuttavia, intraprendere un percorso diagnostico, ossia di approfondimento, consente di scoprire il funzionamento cognitivo di un bambino, in modo da enucleare l’origine delle difficoltà e trovare una via più agevole per facilitare anche l’apprendimento scolastico.

La diagnosi DSA si avvale di colloqui e valutazioni standardizzate, atti a misurare determinate capacità, rispetto alla media della capacità attese ad una data età e in un dato livello scolastico.

Chi effettua una diagnosi DSA?

Per diagnosticare i disturbi dell’apprendimento è necessario che il soggetto interessato abbia già intrapreso il percorso scolastico ed ultimato almeno gli anni in cui lettura, scrittura e calcolo vengono insegnati, almeno nei loro fondamenti. Dislessia, disortografia e disgrafia, quindi, possono fare oggetto di inchiesta già dall’inizio della terza elementare, mentre per un’eventuale discalculia è bene attendere la fine della classe terza della scuola primaria.

A volte, i genitori, spinti dagli insegnanti o preda ad un’ansia esagerata, accelerano la richiesta di percorso diagnostico da parte di specialisti. Ma questo fare è all’origine di conclusioni immotivatamente scoraggianti, poiché precoci (spesso, si riscontrano veri e propri falsi positivi, con tutto ciò che ne consegue in termini di etichettamento inopportuno!).

Ovviamente, è sempre possibile individuare dei fattori di rischio, degli early warning signs. Certi screening consentono di evidenziare alcuni indicatori di ritardo nell’apprendimento, piuttosto che “disturbi”. E questa analisi tempestiva consente di intervenire precocemente con interventi mirati (ad esempio un aiuto compiti specialistico, piuttosto che un dopo scuola classico).

Dislessia: tra diagnosi ed aiuto compiti specialistico a Palermo

SOS DISLESSIA è una società dei servizi su rete nazionale che promuove attività clinica, riabilitativa ed educativa per bambini ed adulti con dislessia evolutiva. Con specialisti appositamente formati (prevalentemente neuropsicologi con esperienza clinica significativa), si cerca di ridurre la sofferenza scolastica, per garantire il diritto allo studio, alla buona qualità di vita ed al sapere. A Palermo, si trova in via Messina 15, ed è denominata Centro Dedalo.

AID (Associazione italiana dislessia), anch’essa nazionale, ha una sede palermitana (in via Catania 146) e fornisce, oltre ad un supporto professionale ad insegnanti e scuole, nella predisposizione di programmi specifici per i soggetti dislessici, servizi come il campus informatico specializzato DS, biblioteca digitale DS, mappe concettuali, sintesi vocali.

VirtualMente è un centro studi e ricerche per l’apprendimento che propone anche servizi di dopo-scuola specialistico e potenziamento metodologico, volto a garantire benessere ed autonomia pur in presenza di DSA e bisogni educativi speciali (BES). Ha sede a Palermo in via Notarbartolo, 35.

Dislego è un’associazione Palermitana con sede in via del Celso 89, in pieno centro storico, che prende in carico la formazione dei docenti ed anche le azioni dirette ed indirette di contrasto ai disturbi di apprendimento in ambito scolastico.

L’associazione no profit DIESSEA, infine, prende in carico bambini e ragazzi, nonché famiglie, interessati da disturbi dell’apprendimento scolastico tramite: supporto scolastico specializzato con aiuto compiti, sostegno psicologico, potenziamento e corsi di formazione per genitori ed insegnanti. (Si trova in via Monti Iblei 55).

Le domande più frequenti:

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