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Le domande più frequenti:

🗣️ Quali sono le parole arabe più usate?

<p>Qualche vocabolo essenziale apre subito la strada alle prime conversazioni.</p>
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<li><b>Saluti</b>: si parte da «salam» (pace) e «marhaba» (ciao).</li>
<li><b>Le formule di cortesia</b>: «shukran» (grazie) e «afwan» (prego) si usano ogni giorno.</li>
<li><b>Risposte base</b>: si imparano subito «na'am» per sì e «la» per no.</li>
<li><b>Frasi ricorrenti</b>: «inshallah» e «yalla» colorano il parlato di tutti i giorni.</li>
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<li><b>Il tuo livello</b>: attuale e gli obiettivi che vuoi raggiungere.</li>
<li><b>L'esperienza</b>: e le qualifiche del professore.</li>
<li><b>La formula</b>: e il numero di ore prenotate.</li>
<li><b>La modalità</b>: e il luogo delle sessioni.</li>
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<li><b>Livello intermedio (B1-B2)</b>: circa 2-3 anni per esprimerti su temi vari.</li>
<li><b>Variabili</b>: regolarità, esposizione e conversazione contano più di tutto.</li>
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⭐ Cosa pensano gli studenti dei professori di arabo a Verona?

<p>Gli insegnanti di arabo a Verona si distinguono con 5/5.</p>
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<p>Questa media riflette 6 feedback degli studenti.</p>
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Hai ancora dubbi? Ecco qualche consiglio per migliorare in arabo a Verona

L’arabo a Verona per conoscere la nona arte libanese

Da una trilogia all’altra: da New York a Beirut, passando da Verona!

C’è la Trilogia di New York, del romanziere americano Paul Auster. C’è la Trilogia di Kingsbridge, una cittadina immaginaria uscita dalla penna di Ken Follet e c’è quella del Signore degli Anelli, di JRR Tolkien. C’è anche la Trilogia della Fondazione, di Isaac Asimov. Potremmo continuare ancora per un po’, così come potremmo parlare anche della Trilogia gotica del regista veronese Luca Caserta, Lo Specchio e il Suo Doppio.

E poi c’è la Trilogia di Beirut: non siamo più nel genere fiction, tantomeno in quello dei romanzi di fantascienza o del cinema sperimentale.

Ci siamo spostati invece in un altro ambito, quello della “nona arte”, ovvero il fumetto secondo la nota definizione del critico d’arte Claude Beylie. Sì, la Trilogia di Beirut è il racconto sotto forma di tavole e balloons dei tre viaggi compiuti dall’autore Barrack Rima nella capitale del Libano suo Paese natale.

Una tematica scottante

Trattare del mondo arabo non è semplice, un po’ per la distanza culturale che ci separa, un po’ perché il “mondo arabo” è esteso ed estremamente differenziato al proprio interno: ogni realtà ha le proprie caratteristiche, il proprio dialetto e le proprie contraddizioni e difficoltà.

Non è questa la sede per approfondire tematiche religiose, geopolitiche, diplomatiche, estremamente complesse; per questo ci limiteremo a dire che, il Libano di certo, tra tutti i Paesi arabi, è uno di quelli che maggiormente sta attraversando trasformazioni e sofferenze.

Anche di questo ci parla Barrack Rima nei suoi fumetti, opere a tutto tondo, estremamente profonde.

Una breve biografia

Rima, classe 1972, nasce a Tripoli, seconda città del Libano per dimensione e importanza, ma parte presto per l’Europa, dove studia all’Accademia delle Belle Arti di Bruxelles; attualmente vive e lavora nella città belga. Oltre a scrivere e disegnare i propri fumetti, Rima è anche cineasta e fa parte del collettivo libanese Samandal (il termine proviene dall’arabo salamandra).

Samandal è un gruppo estremamente influente e molto attivo nella diffusione del fumetto del Medio Oriente, al punto da aver ottenuto nel 2018 l’Unesco-Sharjah Prize for Arab Culture. Lo stesso Rima ha ricevuto personalmente altri due premi e riconoscimenti: Prix de la BD Alternative al festival francese di Angoulême e il Mahmoud Kahil Comics Guardian Award 2018, nella sua Beirut.

Tre viaggi e tre racconti

In tre occasioni (nel 1995, nel 2015 e nel 2017), Rima parte per un viaggio alla ri-scoperta di Beirut e ne ricava altrettanti racconti: Cairo storyteller, Beyrouth e Beyrouth bye bye.

In quanto capitale, non vi è dubbio che Beirut attiri attorno a sé l’interesse di tutti i movimenti culturali e artistici. Si tratta di un centro particolarmente vivo, anche se non tutti in Europa e in Italia hanno gli strumenti (e il desiderio) di rendersene conto.

Proprio grazie al suo nuovo sguardo da libanese che vive all’estero, ma che non ha perso i contatti con il Paese d’origine, Rima riesce a ricostruire in modo diacronico la più recente storia contemporanea del Libano, mescolando, tavola per tavola, elementi personali (come dubbi, incertezze, errori) con elementi di narrazione dell’attualità, in un sapiente e riuscito mix di fiction e non fiction.

Rima riesce a far parlare, ognuno con la propria specificità, i libanesi che come lui sono partiti e i libanesi che non sono mai partiti; allo stesso modo, le storie dei singoli personaggi si inseriscono alla perfezione nella storia del Libano, in quella di Beirut in particolare.

A Beirut prima circolavano i turisti, ora questi sono sostituiti dai profughi siriani che transitano per arrivare in Europa, in Italia, a Verona.

A Beirut prima della guerra civile (1975 – 1990) e dei bombardamenti israeliani, c’erano strade e abitazioni; distrutte dalle bombe (che hanno provocato migliaia di morti), ora sono state sostitute come nulla fosse da altri palazzi.

A Beirut, durante l’impero ottomano, c’erano lussuosi palazzi in stile, ora l’edilizia ha cementificato al punto che non si riesce più a vedere il mare.

Oggi, a Beirut, le persone scendono in piazza per l’ambiente, per la libertà di espressione e di stampa, contro la censura a sfondo religioso (una delle vittime illustri è stato proprio il collettivo di Samandal), a favore di una società laica,…

Una fuga dalla realtà?

Rima cerca a portare su carta tutto questo e molto altro. E ci riesce con dei personaggi che rappresentano delle metafore, con tecniche di chiaro scuro (o meglio, con dei neri forti sulla pagina) che esprimono la sensazione di difficoltà dei personaggi e la necessità di superamento …

Superamento di cosa? Barrack Rima, come tutti o molti di coloro che hanno lasciato il paese di origine per vivere lontano da casa, sono di fronte ad un dubbio che li attanaglia: la partenza è una fuga? È una necessità? Si può evitare? Sarebbe meglio rimanere e combattere dal di dentro, per un domani migliore a casa propria?

Chi meglio di artisti e letterati del mondo arabo può esprimere un dubbio esistenziale di tale portata? Chi può farlo meglio degli arabi, oggi che centinaia di immigrati (per lo più di cultura e origine araba) ogni giorno, inseguiti da fame, guerre, violenze, rischiano la vita per attraversare il Mediterraneo alla ricerca di una vita migliore?

Una delle risposte che Rima dà ai quesiti da lui stesso posti è che “la fuga comunque non è una soluzione”. La tradizione familiare (metafora di quella del Paese) va integrata con elementi di novità, di modernità.

Uno, cento, mille fumettisti… da leggere anche a Verona!

Se anche a te queste tematiche sembrano appassionanti, sappi che puoi approfondirle grazie a tanti altri autori di origine araba, che scrivono e disegnano fumetti altrettanto curati, elaborati, meditativi e impegnati:

  • l’iraniana Marjan Satrapi, autrice del noto Persepolis
  • gli egiziani al-Shafì, Ahmad Khaled Tawfiq, Mohammad Wahba al-Shennawy, Dina Maher, Ganzeer, Ahmed Nady
  • i libanesi Mazen Kerbaj, Hanan Karargy e Lena Merhej

Vi sono, poi, diversi collettivi di fumettisti: oltre al succitato Samandal, ci sono anche Tok tok e Alifbata.

Li trovi tradotti in francese e in italiano, ma se non vuoi perderti nessuna sfumatura dell’edizione originale, allora ti consigliamo di prendere lezioni da uno dei nostri superprof: scegli il tuo insegnante di arabo, sulla nostra piattaforma, valutane l’esperienza didattica, il metodo di insegnamento, il titolo di studio o la lingua madre araba e la tariffa.

Prendi accordi con lui e chiedigli quante lezioni ti potranno servire prima di poter leggere da solo le tavole di Barrack Rima o quelle di Marjan Satrapi.

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