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Emilio
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Il tempo necessario dipende dal livello che vuoi raggiungere e dalla costanza con cui studi.
La costanza conta più del talento: anche 15-30 minuti al giorno, se ripetuti senza interruzioni, danno risultati sorprendenti nel lungo periodo.
Anche chi non ha mai toccato una tastiera può suonare melodie riconoscibili in meno di un anno, se studia con metodo.
Il prezzo medio di un'ora di pianoforte a Firenze è di circa 23€/ora.
Questo prezzo può variare in base a diversi fattori:
Molti docenti offrono la prima ora gratuita o una lezione di prova, per permetterti di testare metodo, feeling e approccio didattico prima di decidere.
Sì, suonare il pianoforte è un vero e proprio allenamento integrato per il cervello, perché stimola contemporaneamente aree motorie, uditive, linguistiche e visive.
È un'attività che potenzia la plasticità cerebrale e crea una "riserva cognitiva" che mantiene la mente agile a lungo termine.
Con una valutazione media di 5⭐ su 5, i prof di pianoforte a Firenze si distinguono per la qualità del loro insegnamento.
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| ✅ Tariffa media: | 23€/ora |
| ✅ Tempo di risposta: | 4h |
| ✅ Insegnanti disponibili: | 116 |
| ✅ Formato del corso: | In presenza o via Webcam |
Il pianoforte è lo strumento più amato dai giovani, insieme alla chitarra ed al basso elettrico.
Ad ogni temperamento, si confà lo studio di un determinato strumento musicale.
Detto questo, l’esperienza musicale più completa è quella di un individuo che, fin da piccolo, viene esposto a percussioni, suoni, canti, e invitato a muoversi a tempo e, crescendo, scopre diversi altri strumenti: a corde, a fiato…
La psicologia della personalità non ha tralasciato di produrre ampi approfondimenti sulla scelta ed il gusto del genere musicale.
Già negli anni Cinquanta si iniziarono a moltiplicare studi e sperimentazioni relativi alla scelta, da parte di campioni di soggetti, di brani musicali preferiti. Questo filone della ricerca psicologica è andato perfezionandosi con l’avanzare delle discipline generalmente intese, risentendo via via di meno di errori di parzialità: una preselezione di musiche da parte degli sperimentatori, un pregiudizio a favore della musica classica ed altre influenze socio-culturali, che le scienze umane e sociali hanno gradualmente saputo “congelare”.
Alla fine degli anni Cinquanta, si comprende che jazz e folk devono assolutamente far parte delle proposte di ascolto fatte agli intervistati (l’origine dello studio di relazioni tra personalità e musica si addita, chiaramente, in studi statunitensi!).
Con l’avvento degli anni Ottanta, si coglie l’utilità estrema delle scale di Likert, per lasciare libera possibilità ai soggetti di posizionare il loro gradimento di un brano o di un autore, su una scala da uno a dieci.
Un’avanzata assai più specialistica, invece, si ha con la Musical Preference Scale di Little e Zuckerman, rivelatasi grandiosa nelle ricerche sulla relazione tra l’amore del rock e la propensione a comportamenti devianti (siamo ancora nel 1985, tuttavia).
I decenni successivi scardineranno l’idea che un’adesione sottoculturale specifica, ad esempio deviante, debba necessariamente passare per la scelta musicale di tipo rockettaro.
E del resto… la cronaca ed i romanzi non mancano di pianisti classici… avvezzi a trasgressioni, dediti ad autodistruzione o a comportamenti violenti.
Come sempre, ci si trova nella possibilità di affermare una sola certezza: lo studio della relazione tra musica e personalità è più rilevante in termini di tracciamento di costumi e modi di sentire. Nulla dice su una univocità di gusti e condotte, invece!
A proposito di pregiudizi – questa volta positivi – è interessante prenderne in considerazione almeno tre sulla presunta personalità di chi suona il pianoforte:
Innanzitutto, capiamo da dove derivano, probabilmente, i tre preconcetti!
In origine, data la rarità dei pianoforti ed il loro prezzo elevato, era frequente che essi fossero presenti solo nelle case di gente altolocata, finanziariamente serena, con la possibilità di usufruire di servitù, educatori e governanti. È chiaro che un tale contesto raramente consente ai piccoli un margine di devianza. Inoltre, è facile che queste famiglie provvedano affinché un vero pianista dia lezione alla prole. Ed i pianisti, per formazione, partono dalla musica classica!
La bravura in discipline computazionali da parte di chi suona il pianoforte è spesso stata rilevata. In effetti, lo studio sistematico di qualsiasi strumento impone concentrazione, abilità nella lettura simultanea di più voci, coordinazione psicomotoria… E tutto questo ben aiuta il cervello ad essere rapido nei calcoli, nella gestione di dati diversi e numerosi percepiti simultaneamente, ma riguardanti sfere diverse. La cosa è particolarmente vera nel caso del pianoforte, poiché le due mani suonano leggendo righe diverse allo stesso tempo…
Tuttavia, non va omesso che i pianisti sono animi sensibili, poetici, letterari in senso lato… ed è spesso rilevato come costoro propendano per le lettere, più che per la matematica. Insomma, la relazione tra pianoforte e matematica esiste come esiste quella tra abilità di concentrazione ed esercizio costante nello studio di qualsiasi disciplina.
Infine, il pregiudizio più temuto dai giovani, fino a qualche decennio fa: a quell’epoca, ancora, gli insegnanti classici di piano si adiravano, scoprendo un’eventuale propensione all’improvvisazione ed alla “canzonetta”, da parte dei loro allievi. Si temeva una sorta di “impurità” dell’esperienza di vita del pianista in erba… e si evitava ad ogni costo che egli potesse coltivare, accanto allo studio di Bach, Czerny, Hanon e Chopin, quello di accordi inediti, melodie inventate o copiate, al pianoforte, da altri universi musicali (dal ragtime al rock and roll).
Oggi giorno, sappiamo che è ben più scarso il numero di pianisti classici affermati, che non quello di pianisti poliedrici che continuano a suonare con piacere, a volte anche nell’ambito di una professione assai remunerativa. La cosa non stupisce, poiché nelle orchestre è generalmente presente un pianista (eventualmente due), mentre per scrivere colonne sonore contemporanee, animare le feste, allietare le serate ed i viaggi, sono davvero numerosi i pianisti “impiegabili”! Ed essendo la carriera del pianista virtuoso fatta di stradine lunghe e tortuose, non è raro che i virtuosi in erba finiscano, poi, con lo scoraggiarsi, dovendo confrontarsi ad una sorta di perfezione assoluta, per riuscire ad essere qualcuno. Al contrario, i pianisti multi genere trovano più facilmente soddisfazione, si sentono appagati in ogni contesto in cui si trovino a suonare. E specialmente da soli.
Se si sceglie di donarsi a pieno ad una passione, con sincerità e dedizione, ma non rinunciando ad un impegno anche gravoso, a volte, si può pervenire ad un risultato certo: il mantenimento di un livello alto di piacere durante la pratica dello strumento, intesa come studio ed esecuzione.
Molti bambini hanno una naturale propensione al pianoforte e da piccolissimi già imitano e riproducono con pochi tasti una melodia appena ascoltata. È utile assecondare questo loro istinto, vagliando la possibilità di far loro studiare il piano in modo programmatico. Naturalmente, la cosa deve avvenire gradualmente, rispettando ogni tappa e rispettando il principio base del piacere, del divertimento e della buona salute psicofisica. Insomma, siano bandite le lezioni cattedratiche, obbligatorie, di fronte ad insegnanti rigidi che assegnano molti esercizi, costringendo un piccolo a rinunciare al movimento fisico. Occorre davvero che il “movimento” primario verso il pianoforte avvenga con naturalezza e senza influenze, da parte del bambino.
Esistono, poi, altre circostanze in cui si decide di prendere lezioni di piano o di farle prendere ai propri figli: assecondare la calma interiore, abituarli ad essere concentrati per un dato lasso di tempo, “sviluppare orecchio”, correggere disfunzioni uditive… Anche in questo occorre che il beneficio sia maggiore dello sforzo compiuto!
A Firenze, il pianoforte può dapprima essere appreso ricorrendo ad insegnanti privati, che danno lezioni al loro domicilio; in secondo luogo, esistono numerose scuole musicali private (Il Trillo – Scuola di Musica e Arte, Chiave di Basso, Scuola di Musica di Fiesole, CSMA – Centro Studi Musica e Arte, LMP –Laboratorio Musicale Periferico, ma anche l’Accademia Musicale Firenze – Scuola di Musica Scandicci, … solo per citarne alcune); in terzo luogo, è presente il rinomatissimo Conservatorio Luigi Cherubini; infine, si può vagliare la possibilità di scegliere il pianoforte alla scuola media come strumento e quella di iscriversi, in seguito, presso un liceo musicale come il Sei Biancaspina o l’Alberti – Dante.
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Guido
Insegnante di pianoforte
Guido e’ il maestro che cercavo. Professionale , serio e ha capito subito ciò di cui ho bisogno.. Per me è bravissimo
Laura, 2 mesi fa
Marco
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Marco è un insegnante paziente, attento e preparato. Consigliatissimo!
Francesca, 7 mesi fa
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Mi sono trovata benissimo con Matteo, è davvero un superprof! Grazie
Gi, 2 anni fa
Antonio
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Aurelio, 2 anni fa
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Elizaveta è una insegnante capace e molto paziente. Mi ha fatto avvicinare al pianoforte con i miei tempi e spazi dandomi nozioni ed esercizi ed aumentando la difficoltà gradualmente. Grazie Eli!
Francesco, 3 anni fa
Leandro
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Leo, 4 anni fa