Amerigo - Insegnante di capacità espressive all'orale - Roma
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Amerigo - Insegnante di capacità espressive all'orale - Roma

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Amerigo

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  • Capacità espressive all'orale
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Attore/Doppiatore Diplomato al Liceo Musicale e a un corso professionale di doppiaggio e uso della voce, con esperienze certificate nell'ambito del doppiaggio. Insegno dizione, fonetica e prossemica

  • Capacità espressive all'orale
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Luogo del corso

    • Presso Amerigo: Roma

    • Via webcam
    • A casa tua : spostamento fino a 10 km da Roma

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Riguardo Amerigo

Studiando Recitazione, teatro, facendo pratica come attore e dopo le prime esperienze professionali col doppiaggio, ho capito che il principale modo per migliorare, è lavorare assieme a chi è disposto ad ascoltarti. Così ho iniziato a invitare qualche amico di teatro a studiare dizione insieme, e non ho potuto fare a meno di notare, che a differenza di quando si lavora da soli, il livello e la voglia di migliorarsi siano aumentati a dismisura. Così ho semplicemente deciso di ampliare il progetto.

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Riguardo la lezione

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Il metodo che utilizzo è una focalizzazione personale del Manuale di Corrado Veneziano. Si andrà quindi a chiarire, con un riferimento prima fisico e poi pratico, il perché di una determinata pronuncia o suono. Permettendo così, l'assimilazione diretta di semplici regole, che ci aiutano a orientarci in modo dinamico, nel mondo della dizione.

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  • Da dove nasce la tua passione per la materia che insegni e per le lezioni private?

    La mia passione per la dizione nasce dal mio sogno di lavorare nel mondo del doppiaggio, del cinema e del teatro. In questi ambiti, una buona dizione è la base di tutto: è ciò che permette alla voce di diventare davvero espressiva e comunicativa. Approfondendo questo aspetto, ho scoperto quanto mi affascinasse il modo in cui le parole, se pronunciate correttamente e con consapevolezza, possono cambiare completamente la percezione di un messaggio.
    Per quanto riguarda le lezioni private, è stata una scoperta quasi casuale. All’inizio non pensavo di poter insegnare, ma dopo aver aiutato alcuni compagni di teatro a migliorare la loro dialettica, abbiamo iniziato a organizzare incontri regolari. Da lì, incoraggiato dai loro progressi e dai loro feedback, ho deciso di ampliare il progetto e condividerlo con un pubblico più ampio. Credo infatti che migliorare la propria dizione non sia utile solo per chi recita, ma per chiunque desideri comunicare meglio.
    La parola è lo strumento di comunicazione per eccellenza, e una parola espressa con una voce educata può migliorare la comprensione, il dialogo e, in fondo, anche la qualità delle relazioni umane.
  • Quali sono le tematiche che preferisci trattare con gli allievi? E quali sono quelle che ti piacciono meno?

    Quando insegno dizione, ciò che mi appassiona di più è la sfida: sia quella di coinvolgere l’allievo, sia quella personale di trovare la strada più semplice e adatta a ogni singola persona. Ogni allievo è diverso, e questo rende ogni lezione unica.
    Gli aspetti che amo di più trattare sono sicuramente l’eliminazione delle inflessioni dialettali — ma, al primo posto, metterei la lettura espressiva e l’interpretazione del testo. È il momento in cui tutto il lavoro tecnico prende vita, quando la voce e la parola diventano finalmente espressione di emozione e intenzione.
    La parte più complessa da insegnare, invece, è quella fonetica. Ognuno di noi è cresciuto con determinate inflessioni e abitudini linguistiche, quindi a volte può essere difficile percepire la differenza tra suoni come la “E” aperta e la “E” chiusa. Non è impossibile, ma richiede più fasi di lavoro: prima bisogna aiutare l’allievo a distinguere il suono, poi lavorare sull’articolazione per produrlo correttamente. È un processo affascinante, ma sicuramente più impegnativo.
    Tendo sempre a personalizzare le lezioni in base all’obiettivo dell’allievo: non tutti vogliono diventare attori o doppiatori. Alcuni desiderano semplicemente migliorare il proprio italiano, sentirsi più sicuri nel parlare in pubblico o eliminare un’inflessione marcata. Ho avuto anche allievi che parlano tre, quattro o cinque lingue e vogliono solo affinare la pronuncia italiana.
    In ogni caso, ricordo sempre che il dialetto non va “cancellato”: fa parte di noi, delle nostre radici e delle nostre emozioni. L’importante è imparare a passare con consapevolezza da un registro all’altro — dalla correttezza linguistica alla spontaneità del proprio modo di parlare.
  • Quali sono i tuoi modelli o punti di riferimento? C'è stato un insegnante o un'opera in particolare che ti hanno segnato e ispirato?

    Nel mio percorso accademico ho avuto diversi mentori, ma una figura in particolare mi ha segnato profondamente: Ennio Coltorti, grande attore di teatro, doppiatore e regista. Lavorare con lui è stata un’esperienza che mi ha lasciato un’impronta forte, sia dal punto di vista artistico che umano. Con lui ho imparato quanto sia fondamentale l’unione tra tecnica e sentimento: la voce non è mai solo suono, ma emozione che prende forma. È un insegnamento che porto con me ogni volta che entro “in aula”, ed è anche ciò che cerco di trasmettere ai miei allievi.
    Dal punto di vista professionale, ammiro profondamente il mondo del doppiaggio italiano, che è riconosciuto come un’eccellenza a livello mondiale. Ho avuto la fortuna di conoscere diversi doppiatori: tutti professionisti straordinari, precisi e appassionati. Tra le voci più giovani, mi ispira molto Federico Viola, uno dei doppiatori più attivi nel campo dell’animazione giapponese. Non tanto per la somiglianza vocale — perché ogni voce è unica — ma per la sua dedizione, la versatilità e la cura con cui affronta ogni progetto.
    La mia passione, però, nasce da molto lontano. Da bambino ero innamorato delle serie animate, in particolare di Dragon Ball. Come tanti della mia generazione, passavo ore a imitare le voci e le battute dei personaggi, spesso rimettendocila voce! Col tempo ho capito che dietro a quelle voci c’era un vero e proprio lavoro, uno studio, una tecnica. Realizzare che quelle emozioni potevano nascere grazie a un uso consapevole della voce mi ha fatto capire che questo è il mestiere più bello del mondo. Da allora ho orientato tutta la mia vita verso questa direzione.
  • Quali sono, secondo te, le qualità necessarie per essere un buon insegnante o un esperto nel tuo ambito?

    Dal mio punto di vista, un buon insegnante non è chi pretende di dire “come si deve fare”, ma chi sa guidare l’allievo con umiltà, rispetto e consapevolezza. In particolare, nella dizione e nell’educazione della voce, credo sia fondamentale trasmettere che il miglioramento non deve mai sopprimere l’identità dell’allievo. Ognuno di noi è cresciuto con il proprio modo di parlare, con le proprie inflessioni e abitudini, che rappresentano esperienze, emozioni e personalità. Non vanno eliminate, ma educate e valorizzate, creando un vero e proprio “tastino di switch”: la capacità di parlare in maniera pulita e sicura, senza perdere la propria autenticità.
    Nel mio insegnamento cerco sempre di mettere in pratica qualità come empatia, pazienza e passione. L’insegnamento è, prima di tutto, un rapporto umano: creare un clima positivo e fiducioso permette all’allievo di mettersi in gioco e di scoprire il proprio potenziale. Cerco anche di trasmettere la mia gioia e il mio entusiasmo per ciò che faccio: un approccio appassionato rende le lezioni più piacevoli e stimolanti, e incoraggia l’allievo a impegnarsi con piacere e leggerezza.
    Un esempio che porto spesso con me riguarda un amico di teatro che ho aiutato nelle prime lezioni private. Partiva con difficoltà respiratorie e una “R” moscia, ma con pazienza, esercizio e motivazione è riuscito non solo a migliorare tecnicamente, ma anche a mantenere pienamente il suo modo di esprimersi. Vederlo crescere e appassionarsi è stato un momento prezioso, che mi ha insegnato quanto sia potente un insegnamento basato sull’ascolto, sul rispetto e sulla valorizzazione di ciò che rende unica la voce di ciascuno.
  • Raccontaci un aneddoto divertente o particolare relativo alla tua formazione o a una esperienza di lezione!

    Un episodio che mi fa sempre sorridere riguarda un esercizio che chiamo “anticadenza”. All’inizio, per gli allievi sembra complicatissimo: le frasi risultano innaturali e il cervello va un po’ in confusione. Dopo averlo eseguito correttamente, però, la loro reazione è sempre la stessa: rimangono interdetti e increduli, quasi non ci credono, chiedendosi “Ma davvero l’ho detta bene?”. Vedere quel momento di sorpresa e stupore è divertente e gratificante: è come assistere alla prima scintilla di consapevolezza nella voce dell’allievo.
    Un altro aneddoto, più legato al mio percorso personale, è il mio primo provino in una vera sala di doppiaggio, circa un anno e mezzo fa, con il grande Davide Garbolino. Ero emozionatissimo: era la mia prima volta in una sala professionale e, tra adrenalina e emozione, non riuscivo a trovare le cuffie. Così, incredibilmente, ho fatto la mia prima incisione senza cuffie! La vergogna e la sorpresa iniziali si sono subito trasformate in entusiasmo: poter vivere quell’esperienza e imparare sul campo è stato incredibilmente emozionante, e la ricordo sempre con un sorriso.
    Credo che entrambi questi episodi riassumano bene il mio lavoro: la dizione è un gioco tra tecnica, divertimento e scoperta, e ogni piccolo momento di sorpresa o emozione è una vittoria, sia per me che per gli allievi.
  • Rassicuraci, anche tu, come tutti noi, hai riscontrato qualche difficoltà a scuola..?

    Certo, come tutti, anche io ho avuto le mie difficoltà scolastiche. Personalmente, una materia che mi ha sempre creato qualche ostacolo è stata la matematica. Durante le scuole medie ho accumulato alcune lacune che, entrando alle scuole superiori, si sono fatte sentire, soprattutto perché frequentavo un liceo musicale con impostazione scientifica, quindi già dai primi anni affrontavamo materie come scienze e, dal terzo anno, fisica.
    Nonostante le difficoltà in matematica, ho scoperto che la scienza e la fisica mi appassionavano moltissimo, tanto da spingermi a colmare le lacune con calma, pazienza e dedizione. Con l’aiuto dei compagni di classe e con il supporto della mia insegnante, sono riuscito a recuperare e a mettermi in pari con il resto della classe, sorprendendo anche gli insegnanti.
    Questa esperienza mi ha insegnato l’importanza della fiducia in se stessi, della progressività del tempo e dell’autodisciplina. Oggi, applico questi principi anche nel mio insegnamento: la dizione e la corretta gestione della voce richiedono costanza e piccoli esercizi quotidiani. L’autodisciplina non significa essere duri con se stessi, ma saper dedicare quei pochi minuti al giorno con attenzione e motivazione, ottenendo progressi concreti nel tempo.
  • Quali sono le tue passioni, oltre alla materia che insegni?

    Oltre al doppiaggio, al teatro e alla dizione, coltivo diverse passioni che mi aiutano anche nella mia crescita personale e professionale. In primo luogo la musica classica e il violino, strumenti che ho studiato al liceo musicale: suonare e ascoltare musica classica apre l’anima e migliora la concentrazione, oltre a stimolare la creatività.
    Un’altra mia passione è il fitness, in particolare il calisthenics, disciplina che sto imparando da poco ma che insegna moltissimo sulla pazienza e sulla progressione graduale. Ogni esercizio richiede costanza, attenzione e disciplina, qualità che ritrovo anche nel mio lavoro di insegnamento: piccoli progressi quotidiani portano a risultati concreti e duraturi.
  • Cosa ti rende un grande Superprof (oltre al fatto di aver risposto a questa intervista :-P)?

    Credo fermamente che il mio punto di forza sia non arrendermi mai davanti a una sfida, per quanto possa sembrare difficile o lontana. Ogni ostacolo che un allievo affronta lo prendo come una sfida personale, cercando insieme il modo migliore per superarlo, rispettando sempre i suoi tempi e la sua disponibilità.
    A questo si unisce la passione contagiosa che metto in ogni lezione: un entusiasmo che, anche a volte impulsivo, stimola e coinvolge l’allievo, creando un percorso di crescita condiviso. Ogni lezione è per me un’opportunità di imparare e confrontarmi, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano: insegno a parlare meglio, ma allo stesso tempo imparo a gestire la vita attraverso l’esperienza di chi ho davanti.
    Non spetta a me dire se questo mi renda migliore di altri colleghi: ritengo che sia compito degli allievi valutare i risultati e l’impatto delle lezioni. Ciò che posso dire con certezza è che metto il cuore, la costanza e la dedizione in ogni incontro, e considero ogni progresso dell’allievo un successo condiviso, che rende ogni momento di insegnamento prezioso e motivante.
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