Musica Lezioni private Lingue straniere Sostegno Scolastico Sport Arte e Svago
Condividi

A ripetizioni di Italiano per conoscere i 6 errori più diffusi allo scritto

Di Igor, pubblicato il 30/06/2018 Blog > Sostegno Scolastico > Italiano > A Lezione di Italiano per Evitare di Sbagliare Scrivendo!

La lingua italiana è ricca di specificità ed anche di vere e proprie eccezioni che possono trasformarsi in veri e propri errori, al momento di scrivere.

Verbi ausiliari, scelta di un condizionale o di un futuro, plurale di nomi, adeguazione di aggettivi…

Non tutto, sempre, fila liscio. Te ne sarai accorto: imparare l’Italiano è duro, se si vuole raggiungere un livello esemplare.

E sono proprio i dettagli, come la scelta di un termine descrittivo, l’uso di una forma aulica al posto di una più corrente e banale che possono giocare un positivo ruolo durante una selezione, un test di ammissione. Questi stessi aspetti, però, se non dominati alla perfezione, potrebbero rivelarsi grosse faglie e trasformarsi in scelte grossolane…imperdonabili (anche dal più indulgente dei professori della lingua di Italo Calvino).

Quali sono gli errori più frequenti, quando si leggono testi rapidi, come le lettere di presentazione, la posta inviata alle amministrazioni o i temi dei ragazzi di scuola media?

L’utilizzo del pc induce una pigrizia mentale e un uso improprio del correttore. Al momento di scrivere a mano, poi, … Sapresti scrivere una lettera a mano senza errori?

Leggi l’articolo di Superprof: ti aiuteremo a sfuggire ai maggiori “pericoli della lingua italiana”!

Coniuga bene i verbi, con l’insegnante di Italiano che sceglierai su Superprof.

Un corso di Italiano per imparare il singolare e il plurale

Passare dal singolare al plurale non è sempre facilissimo. In effetti, non sempre si tratta di cambiare la “a” con la “e” oppure la “o” con la ‘’i”.

A volte, si pongono dubbi a dir poco esistenziali: come rendere plurale parola “camicia”? E la parola “arancia”? Insomma, hai notato che si scrive “camicie”, ma poi.. « arance » ?

Ebbene, in un caso la particella « cia » è preceduta da una consonante. Nell’altro da una vocale! Ecco spiegato il mistero.

L’apprendimento intuitivo della lingua e il metodo globale fanno sì che a volte non si sappia proprio come spiegarsi certe diversità o che addirittura… non le si conosca e si vada a tentoni… Il che, poi, oggi è facilissimo, grazie ai correttori automatici del PC…

Ma al momento di scrivere la lista della spesa da dare alla vostra governante … farete una figura a dir poco “barbina”!

Passiamo alla particelle “gia”. Essa funziona, per quanto riguarda il plurale alla stessa maniera di “cia”.

Ed infatti: una ciliegia, due ciliegie !

Ma anche: una spiaggia, delle spiagge!

Afferrato?! Recati in spiaggia a mangiare ciliegie, se vuoi imparare l’Italiano come si deve!

Maschile, femminile e l’uso dell’apostrofo? Segui un corso Italiano

Passare dal maschile al femminile è relativamente semplice.

Generalmente, in Italiano, i nomi propri e quelli comuni non presentano particolari eccezioni.

Pensiamo, però, al termine astronauta: non solo termina con la “a” già al maschile… ma resta invariato passando al femminile!

Magia…

Come fare per riconoscere il genere in tal caso?

Ebbene, interviene l’amico apostrofo: se presente, indicherà che un’astronauta è femmina, altrimenti un astronauta sarà maschio… e non necessiterà della gentile presentazione ad opera dell’apostrofo.

Altri esempi?

Un’ape, delle api…

In tal caso non vi sono possibilità di errore, ma si tratta di imparare a memoria che “quando la parola al singolare termina per ‘e’, al plurale terminerà per ‘i’.

Plurali e singolari, maschili e femminili, … spesso possono dare problemi a chi scrive. Una ciliegia, due … ciliegie…?

Tuttavia, la stranezza esiste, hai visto bene. Infatti, ape è femminile, ma termina come molte parole maschili: verme, germe, velocipede…

Ed anche qui l’amico apostrofo ci aiuta, fin da piccoli, a capire che un’ape è femmina!

Lezioni di Italiano per non esagerare con i pronomi personali

Perché abbiamo tendenza, fin da piccoli, a dire «a me mi»?

Vogliamo sottolineare, rafforzare un concetto?

È proprio necessario? Decisamente no!

Cerchiamo di alleggerire il linguaggio da queste piccole cose che, a volte vengono troppo tollerate all’orale e finiscono, inevitabilmente, per contaminare anche lo scritto.

I dialetti regionali, molto diversi in Italiano, hanno spesso questo intercalare rafforzato. Dunque gli italiani, da Venezia a Palermo, tendono a commettere questo errore… che poi alcuni giustificano dicendo che in alcune versioni antiche dell’Italiano si ritrovano dei casi che giustificherebbero…

I più sicuri risalgono fino al latino….

Ma la verità è una: attualmente non è considerato corretto questo utilizzo congiunto di “me” e “mi”, all’interno di una stessa frase.

Superiamo la fase infantile del possesso ad ogni costo e optiamo per una scelta: “a me” oppure “mi”!

“H” sì o “h” no? Questo è il problema: chiedi ad un insegnante di Italiano

Fin da piccoli abbiamo dei dubbi sull’uso dell’“h”.

Ma per fortuna si tratta di un problema che sparisce assai rapidamente.

Vale la pena, comunque, di ricordare, agli stranieri che vogliano imparare l’Italiano, che una semplice regoletta può aiutarli nella scrittura.

Ognuno di noi ha le proprie “bestie nere” allo scritto o all’orale. Un ripasso di tanto in tanto non può che fare bene. Tu l’avresti scritto così?

Chi e che, l’“h” c’è, coa e ca l’h non va!

E lo stesso vale per la consonante “g”, infatti: “Go e ga, l’“h” non va!

A ripetizioni di Italiano per imparare come si usi il “punto e virgola”

Ed eccoci ad un capitolo che in molti potrebbero considerare irrilevante.

Di solito, fin da piccoli, quando tentiamo di imparare la lingua di Stefano Benni, ci viene detto che la cosa più importante è non commettere errori di ortografia. Ci viene detto di fare attenzione alle doppie. E ad un mucchio di altre cose: dalla coniugazione dei verbi alla scelta degli aggettivi, in genere e caso.

Tuttavia, la punteggiatura rappresenta il “puntino sulle i”.

La punteggiatura è la panna sulla torta.

La punteggiatura, se ascoltiamo recitare e leggere un testo, se dobbiamo eseguire un dettato, ci dice come comportarci. Ad ogni virgola, corrisponde una pausa breve Ad ogni punto e virgola una intonazione tipica dell’elenco. Ad punto una pausa lunga e, spesso, un “a capo”.

Dopo il punto, si scrive con la lettera maiuscola. Ed anche dopo i puntini di sospensione…ma non obbligatoriamente, in tal caso…

La punteggiatura consente un’intonazione corretta, permette di entrare nelle volontà espressive dell’autore di un testo scritto.

Ed ecco perché, come scrittori e come lettori, dobbiamo prestare una massima attenzione alla punteggiatura.

Un Italiano che usi bene i punti e le virgole, saprà porre la giusta enfasi sui concetti; suoi e di altri.

Attirerà l’attenzione del suo uditorio.

Sbalordirà gli altri, soffermandosi e dando suspense dove opportuno.

Cerca un laboratorio sulla punteggiatura in Italiano. Chiedi informazioni al tuo insegnante di lettere.

Corsi di Italiano per Veneti, Sardi, Siciliani…un problema di doppie?

Per finire questa ridotta carrellata di dubbi ed errori frequenti quando si scrive e si parla in Italiano o semplicemente quando lo si studia da stranieri, eccoci all’annosa questione delle doppie.

Partiamo da un presupposto. Probabilmente, non esiste verità immutabile riguardo alla questione delle doppie. Non esisterà mai.

La lingua evolve, da un decennio all’altro si creano delle trasformazioni che poi vengono, o meno, avallate, dall’Accademia della Crusca.

E così, dando una lettura a testi di diverse epoche, ci accorgiamo che le parole si sono trasformate e ritrasformate nel tempo: ossia, col passare dei secoli, hanno preso, perso e ripreso le doppie… per poi magari perderle nuovamente.

E parliamo solo della lingua “ufficiale”, ossia di quella passata attraverso scritti pubblicati, epistole di valore…

Se ci mettiamo a considerare l’uso della lingua fatto dall’uomo comune, quello che da piccolo si mette ad imparare sul banco di scuola, ma poi magari non sarà un letterato, scopriamo davvero di tutto.

L’estensione per oltre 1.500 della nostra penisola oltre alla storia complessa di secoli e secoli ha creato un’enorme diversità di dialetti. In Italia ogni dialetto rischia di generare degli errori differenti nell’uso dell’Italiano

Per scrivere bene in Italiano occorre saper bene ascoltare, certo. Il dettato serve ed esige questo. Si ascolta e si riproducono segni grafici corrispondenti.

Ma, non sempre, il lettore è scevro da errori di pronuncia. Eh già, anche in Italiano, questa lingua semplice e… definibile “fonetica” all’ennesima potenza.

Infatti, scrivere “palla” correttamente dipende da più fattori. Da un lato, occorre che chi scrive colleghi il suono della doppia “l” al grafismo adatto (due volte una “l”). Dall’altro, occorre che chi legge sappia ben rendere questa doppia presenza.

E se in classe un maestro saprà farlo, avendo come compito quello di fare imparare l’Italiano ai bambini, enfatizzando le trappole, nella vita di tutti i giorni, non è sempre così facile

Se ci mettessimo a trascrivere un discorso orale del vicino di casa, in effetti, avremmo a volte dubbi e difficoltà nel saper se davvero la doppia ci sia oppure no.

Infatti, In Italia, complici i dialetti regionali piuttosto variegati, tendiamo a pronunciare diversamente una stessa parola, anche a distanza di pochissimi chilometri.

Il dialetto ha poi termini suoi propri, con doppie impensabili nella lingua ufficiale.

Oppure senza doppie… laddove la lingua italiana le esige.

Cosa succede, allora?

Che allo scritto si possa sbagliare, trascrivendo letteralmente quanto detto in dialetto. Oppure, realtà paradossale, tentando di correggere delle tendenze dialettali rispetto alle quali si sia un po’ “rei confessi”!

Una piccola gondola, allora, come sarà indicata, scrivendo in italiano? “Gondoletta”? Oppure, come suggerirebbe un veneziano, “gondoleta”?

Un “panino” pronunciato da un Sardo, diventerà “panninno”? No, di certo. Questo modo di scrivere non esiste. Ma possono verificarsi errori di questo tipo, quando ancora ci si trova nella fase iniziale di apprendimento della lingua italiana.

Ed una femmina di gatto? Potrà mai scriversi “gggatta”??

No di certo! Eppure, se stessimo attentissimi alla pronuncia di certi oratori potremmo rischiare d pensare ad una cosa del genere.

L’orale, insomma, può rischiare di pregiudicare lo scritto.

Intervengono allora le regole grammaticali e di ortografia a rassicurarci: in Italiano non esistono doppie (e tantomeno triple) all’inizio di un termine! Tutto salvo, allora. Avevamo scherzato…

Scopri come risolvere questi ed altri dubbi con Superprof e le sue ripetizioni di Italiano a domicilio.

Condividi

I nostri lettori apprezzano questo articolo
Hai trovato le informazioni che cercavi?

Nessuna informazione utile? Sei sicuro?Ok, cercheremo di fare meglio la prossima volta!La sufficienza, menomale! Niente di più?Grazie! Scrivici le tue domande nei commenti!É stato un piacere aiutarti! :-) (media di 5,00 su 5 per 1 voti)
Loading...

Lascia un commento su questo articolo

avatar