Archimede di Siracusa fu uno dei più grandi matematici, fisici e inventori dell'antichità. Vissuto nel III secolo a.C., studiò problemi che oggi ritroviamo nella geometria, nella meccanica e nella fisica dei fluidi: dal calcolo del pi greco al principio che spiega perché una nave galleggia, fino alle macchine capaci di sollevare l'acqua. Alcune invenzioni gli sono attribuite con buona sicurezza, mentre altre, come gli specchi ustori, appartengono probabilmente alla leggenda. Conoscere Archimede significa quindi entrare nella mente di uno scienziato che univa ragionamento matematico e problemi concreti. E molte delle sue idee continuano a essere utilizzate ancora oggi.
Chi era Archimede di Siracusa?
ca. 287 a.C. a Siracusa (Sicilia, Magna Grecia)
212 a.C., durante la conquista romana di Siracusa
III secolo a.C., era ellenistica
Scienza greca al suo apogeo; città di Siracusa come centro culturale
Archimede nacque a Siracusa, in Sicilia, intorno al 287 a.C., in piena epoca ellenistica, e morì nel 212 a.C. durante la conquista romana della città. Visse in un periodo in cui matematica, filosofia e astronomia greche stavano raggiungendo risultati straordinari, e Siracusa era una delle città più importanti del Mediterraneo. Della sua vita conosciamo però meno dettagli di quanto suggerisca la sua fama: le principali testimonianze biografiche furono scritte molto tempo dopo la sua morte, mentre alcune storie celebri sono difficili da distinguere dalla leggenda. Sappiamo invece con certezza che Archimede fu autore di trattati matematici e meccanici di enorme importanza e che unì, in modo eccezionale per l'epoca, ragionamento teorico e applicazione pratica.
Perché è considerato un genio
Archimede non era soltanto un matematico: lavorò su geometria, meccanica, idrostatica e astronomia, affrontando problemi molto diversi con lo stesso approccio rigoroso. La sua originalità sta soprattutto nel collegare la matematica teorica ai problemi concreti: capire come equilibrare un peso, sollevare l'acqua, calcolare un volume o studiare il comportamento dei corpi immersi nei fluidi. Per questo è considerato uno dei più importanti scienziati dell'antichità, anche se alcune invenzioni che gli vengono attribuite appartengono alla tradizione e non possono essere documentate con la stessa sicurezza delle sue opere matematiche.
| Campo | Contributo |
|---|---|
| Matematica | Metodo di esaustione, calcolo di π, geometria dei solidi |
| Fisica | Principio di idrostatica, legge della leva, studi sulla statica |
| Ingegneria | Vite di Archimede, sistemi di leve e pulegge, macchine attribuitegli |
| Astronomia | Studi matematici sulla rappresentazione e sulle proporzioni del cosmo |
| Metodo scientifico | Collegamento tra dimostrazione matematica, osservazione e applicazione pratica |
Le fonti e la realtà storica
Raccontare la vita di Archimede richiede una certa cautela: non possediamo una biografia scritta da lui, e molte informazioni sulla sua vita arrivano da autori vissuti secoli dopo. Plutarco, Vitruvio e altri scrittori antichi raccontano episodi celebri, ma mescolano talvolta informazioni storiche, tradizioni e aneddoti. Per questo è importante distinguere ciò che possiamo documentare dalle storie che hanno contribuito a costruire il mito di Archimede. Possiamo considerare ben documentato che Archimede visse a Siracusa nel III secolo a.C., fu autore di importanti trattati matematici e meccanici e morì nel 212 a.C., durante la conquista romana della città. I suoi scritti conservati, come Sulla misura del cerchio, Sulla sfera e il cilindro e Sull'equilibrio dei piani, sono la testimonianza più solida del suo lavoro scientifico.
Rimangono invece più difficili da verificare alcuni dettagli della sua biografia e l'attribuzione di determinate invenzioni. Gli specchi ustori, l'artiglio di Archimede e soprattutto l'episodio della corona d'oro e del celebre «Eureka!» appartengono a una tradizione antica che non possiamo trattare come fatti certi. Questa distinzione sarà importante anche nelle sezioni successive: quando una storia è leggendaria, la segnaleremo come tale.
Se ti interessano questi argomenti potresti approfondire uno dei geni della matematica antica: Euclide!
Le invenzioni di Archimede
La vite di Archimede: che cos'è e come funziona
Tra le invenzioni tradizionalmente associate ad Archimede, la vite di Archimede è una delle più interessanti perché trasforma un movimento rotatorio in un movimento capace di sollevare l'acqua.

Il dispositivo è formato da una spirale inserita all'interno di un cilindro o di una struttura cilindrica: quando la spirale ruota, l'acqua rimane intrappolata tra le sue spire e viene progressivamente trasportata verso l'alto.
L'attribuzione ad Archimede è antica, anche se le fonti non permettono di stabilire con assoluta certezza che sia stato lui a inventarla. Il funzionamento è semplice da visualizzare: l'acqua entra dalla parte inferiore, la rotazione della spirale la accompagna verso l'alto e, a ogni giro, una nuova quantità d'acqua viene sollevata. Lo stesso principio può essere utilizzato anche per trasportare materiali granulari, come sabbia o cereali, motivo per cui dispositivi basati sulla vite sono ancora impiegati nell'ingegneria moderna.
Storicamente, strumenti di questo tipo furono utilizzati per sollevare l'acqua, irrigare i terreni e drenare aree allagate. Oggi il principio della vite di Archimede trova applicazione negli impianti idraulici, nel trattamento delle acque, nell'agricoltura e nel trasporto di materiali granulari: un esempio concreto di come un'idea nata nell'antichità possa continuare a essere utile nella tecnologia contemporanea.
La legge della leva
Archimede studiò in modo sistematico l'equilibrio delle leve, mostrando come una forza possa essere amplificata modificando la distanza dal fulcro.
Il principio è semplice: più lontano dal punto di appoggio viene applicata una forza, maggiore è la sua capacità di produrre un effetto di rotazione. È una delle idee che meglio mostrano il modo in cui Archimede collegava il ragionamento matematico alla soluzione di problemi concreti.

La relazione fondamentale può essere espressa con la formula:
F1×d1=F2×d2
dove (F_1) e (F_2) sono le forze applicate e (d_1) e (d_2) le rispettive distanze dal fulcro. In condizioni di equilibrio, quindi, una forza relativamente piccola può bilanciare una forza molto maggiore se viene applicata a una distanza sufficientemente grande dal punto di appoggio.
Datemi un punto d'appoggio e solleverò il mondo.
Archimede
La frase è diventata il simbolo della fiducia di Archimede nella leva come strumento capace di moltiplicare l'effetto di una forza. La formulazione esatta della citazione, però, appartiene alla tradizione successiva e non va considerata una trascrizione certa delle sue parole.
Un esempio pratico: immaginiamo una leva lunga 3 metri con il fulcro posto a 0,5 metri dal carico. Il braccio della forza applicata dalla persona è quindi molto più lungo di quello del carico: proprio questa differenza permette di ottenere un vantaggio meccanico e di sollevare un peso che sarebbe impossibile spostare direttamente con la stessa forza.
| Tipo di leva | Posizione del fulcro | Esempio |
|---|---|---|
| Primo genere | Tra forza e carico | Altalena; pinza |
| Secondo genere | A un'estremità con il carico tra fulcro e forza | Carriola; schiaccianoci |
| Terzo genere | A un'estremità con la forza tra fulcro e carico | Braccio umano; pinze per alimenti |
Le tre categorie dipendono quindi dalla posizione relativa di fulcro, forza e carico. La leva di primo genere può cambiare la direzione della forza, mentre quelle di secondo e terzo genere sono spesso utilizzate per ottenere un vantaggio meccanico o, al contrario, maggiore velocità e ampiezza del movimento.
Le macchine belliche attribuite ad Archimede
Durante l'assedio romano di Siracusa del 212 a.C., la tradizione racconta che Archimede avrebbe progettato sofisticati dispositivi per difendere la città. Le fonti antiche descrivono macchine capaci di colpire o sollevare le navi romane, ma è importante distinguere ciò che è plausibile da ciò che appartiene alla leggenda. Non disponiamo infatti di progetti originali di Archimede che permettano di ricostruire con certezza queste macchine.
| Macchina | Descrizione | Attendibilità storica |
|---|---|---|
| Artiglio di Archimede | Dispositivo meccanico attribuito alla difesa del porto e capace secondo la tradizione di sollevare o danneggiare le navi | Possibile ma non dimostrato |
| Catapulte e baliste | Macchine per lanciare proiettili a diverse distanze | Possibile e coerente con la tecnologia dell'epoca ma non documentato direttamente come invenzione di Archimede |
| Specchi ustori | Specchi utilizzati secondo la leggenda per concentrare la luce del Sole e incendiare le navi romane | Tradizione leggendaria e molto discussa |
Le fonti antiche attribuiscono ad Archimede un ruolo importante nella difesa di Siracusa, ma i dettagli sulle singole macchine sono difficili da verificare. L'artiglio è tecnicamente plausibile alla luce dei principi della leva e delle macchine semplici, mentre la storia degli specchi ustori è considerata molto più problematica: non esistono prove sufficienti per affermare che siano stati realmente utilizzati in battaglia.
Ciò che possiamo collegare con maggiore sicurezza ad Archimede è il suo interesse per la meccanica, l'equilibrio e le leve. I suoi studi mostrano infatti una conoscenza approfondita dei principi che permettono di moltiplicare una forza e di controllare il movimento di un carico. Le macchine da guerra, quindi, vanno presentate soprattutto come un possibile esempio dell'applicazione pratica delle sue conoscenze, non come un catalogo di invenzioni sicuramente documentate.
Specchi ustori e artiglio di Archimede: tra realtà e leggenda
Gli specchi ustori e il cosiddetto artiglio di Archimede sono forse le due invenzioni più spettacolari associate alla difesa di Siracusa. Tuttavia, le fonti antiche e le prove disponibili non permettono di considerarli invenzioni certamente documentate. È quindi più corretto presentarli come dispositivi attribuiti ad Archimede, distinguendo la plausibilità tecnica dalla certezza storica.
Gli specchi ustori
Secondo la leggenda, Archimede avrebbe disposto numerosi specchi in modo da concentrare i raggi del Sole sulle navi romane, provocandone l'incendio.

Dal punto di vista fisico, però, l'impresa sarebbe estremamente difficile con gli strumenti dell'epoca: sarebbe stato necessario orientare con grande precisione le superfici riflettenti e mantenere il fascio di luce concentrato sul bersaglio per un tempo sufficiente.
Il principio della riflessione della luce è naturalmente reale, ma questo non dimostra che Archimede lo abbia utilizzato per incendiare le navi. La storia degli specchi ustori, inoltre, non compare nelle testimonianze più vicine all'assedio e sembra emergere in fonti successive. Per questo gli storici tendono a considerarla una leggenda, o quantomeno un episodio non dimostrato.
L'artiglio di Archimede
L'artiglio, invece, presenta una maggiore plausibilità dal punto di vista meccanico. Le fonti raccontano di un grande dispositivo simile a una gru, capace di agganciare le navi romane vicino alle mura o ai moli, sollevarne una parte e provocarne lo sbandamento.

Un meccanismo basato su leve, funi, contrappesi e carrucole sarebbe tecnicamente concepibile, anche se non possiamo ricostruire con certezza il dispositivo originale.
Plutarco descrive macchine utilizzate nella difesa di Siracusa, ma scrive circa tre secoli dopo gli eventi; inoltre, le descrizioni non sono sufficienti per dimostrare ogni dettaglio dell'artiglio. La conclusione più prudente è quindi che un dispositivo meccanico di questo tipo sia possibile e forse sia realmente esistito, ma la sua attribuzione precisa ad Archimede non è dimostrabile.
Le scoperte scientifiche di Archimede
Il principio di Archimede spiegato in modo semplice
Il principio di Archimede è una delle scoperte più importanti nella storia della fisica e spiega perché alcuni oggetti galleggiano mentre altri affondano. Quando immergiamo un corpo in un fluido, come l'acqua, il fluido esercita sul corpo una spinta verso l'alto. Questa spinta è uguale al peso del fluido spostato dal corpo.
Enunciato
Un corpo immerso totalmente o parzialmente in un fluido riceve una spinta verso l'alto pari al peso del fluido che sposta.
dove
è la spinta di Archimede, espressa in newton (N), ρ è la densità del fluido, espressa in kg/m³, g è l'accelerazione di gravità, pari a circa:
e V è il volume di fluido spostato, espresso in m³.
Una spiegazione intuitiva
Immagina di spingere una palla da spiaggia sott'acqua. Più la immergi, maggiore è la quantità d'acqua che sposta e più forte senti la spinta che tende a riportarla verso la superficie. Se il peso della palla è inferiore alla spinta ricevuta, la palla galleggia; se invece il suo peso è maggiore, affonda.
Un esempio numerico
Supponiamo che una scatola di sughero occupi un volume di 1 m³ e sia immersa completamente nell'acqua. Considerando una densità dell'acqua di 1000 kg/m³possiamo calcolare la spinta:
La spinta verso l'alto è quindi di 9.810 N, equivalente al peso di una massa di circa 1.000 kg sulla Terra. Se la scatola pesa meno di questa quantità, può galleggiare; quando galleggia, però, non è necessariamente immersa completamente: si ferma quando la quantità d'acqua spostata produce una spinta uguale al suo peso. Se vuoi approfondire potresti prendere lezioni di matematica.
Perché una nave galleggia e una pietra affonda
Il principio di Archimede permette di spiegare con la stessa regola perché una pietra affonda mentre una nave, anche se molto più pesante, può galleggiare.
La differenza non dipende semplicemente dal peso dell'oggetto, ma dal rapporto tra massa, volume e densità media: una nave contiene grandi quantità di aria all'interno dello scafo e, nel complesso, può avere una densità media inferiore a quella dell'acqua.
| Cosa | Peso | Volume spostato | Spinta ricevuta | Risultato |
|---|---|---|---|---|
| Pietra | 100 kg | Piccolo | 50 kg-forza | Affonda (peso>spinta) |
| Nave | 10.000 kg | Enorme | 15.000 kg-forza | Galleggia (peso |
Lo stesso principio è fondamentale nell'ingegneria navale, nella progettazione degli scafi e nel funzionamento dei sommergibili. Modificando il volume immerso, per esempio attraverso i serbatoi di zavorra di un sommergibile, si modifica la quantità di fluido spostato e quindi la spinta che agisce sul mezzo.
Le scoperte matematiche di Archimede
Il metodo di esaustione
Il metodo di esaustione è una delle idee matematiche più importanti associate ad Archimede. Consiste nel calcolare un'area o un volume attraverso approssimazioni successive, utilizzando figure geometriche sempre più precise per avvicinarsi al valore reale. In questo modo, un problema apparentemente difficile può essere trasformato in una sequenza di problemi più semplici.
Per capire il metodo, immaginiamo di voler determinare l'area di un cerchio. Possiamo partire da un quadrato inscritto nel cerchio, quindi completamente contenuto al suo interno, e da un quadrato circoscritto, che contiene invece il cerchio: l'area cercata si trova tra i due valori. Aumentando progressivamente il numero dei lati dei poligoni (per esempio da 4 a 8, 16, 32 e così via) le figure diventano sempre più simili al cerchio e le due approssimazioni si avvicinano tra loro.
Per un cerchio di raggio r, il risultato che oggi esprimiamo con la formula dell'area è:
Archimede non disponeva del calcolo infinitesimale moderno, ma il suo metodo anticipava concetti fondamentali come approssimazione, limite e convergenza. Per questo viene spesso considerato un importante precursore delle idee che, circa duemila anni dopo, sarebbero state sviluppate sistematicamente da Newton e Leibniz.
Come Archimede calcolò il pi greco
Uno dei risultati più celebri di Archimede riguarda il pi greco, il numero che esprime il rapporto tra la circonferenza e il diametro di un cerchio. Nel trattato Misura del cerchio, Archimede dimostrò che il valore di π è compreso tra due frazioni, ottenendo un intervallo molto preciso per l'epoca:
In forma decimale, questo significa:

Oggi sappiamo che:

Per arrivare a questo risultato, Archimede utilizzò il metodo di esaustione: costruì poligoni regolari sia all'interno sia all'esterno del cerchio e confrontò i loro perimetri con la circonferenza. Arrivò a considerare poligoni con 96 lati, ottenendo così un limite inferiore e uno superiore sempre più vicini al valore reale di π.
Il risultato fu fondamentale perché trasformò il pi greco da una semplice costante geometrica in una quantità che poteva essere calcolata con grande precisione. Questo permetteva di determinare con maggiore accuratezza circonferenze e aree dei cerchi e di affrontare problemi geometrici utili anche nell'architettura e nella progettazione di oggetti e strutture.
Le scoperte di Arcimede hanno influenato scienziati moderni come Cartesio.
La spirale di Archimede
La spirale di Archimede è una curva nella quale la distanza dal centro aumenta progressivamente mentre un punto ruota attorno a esso. Possiamo immaginarla come il percorso di un punto che si allontana dal centro a velocità costante mentre, nello stesso tempo, ruota con velocità angolare costante.

A differenza di altre spirali, quindi, la distanza tra le sue spire successive rimane costante.
In coordinate polari, la relazione fondamentale è:

dove r indica la distanza del punto dal centro, θ l'angolo di rotazione e a una costante che determina quanto rapidamente la spirale si allontana dal centro. È proprio questa semplice relazione matematica a rendere la spirale interessante per lo studio del movimento e della geometria.
La spirale di Archimede compare, con forme e funzioni diverse, in numerosi contesti tecnologici e naturali: meccanismi a vite, sistemi di trasmissione, alcune molle e dispositivi rotanti. Le spirali presenti nelle conchiglie, invece, non sono generalmente vere spirali di Archimede, ma possono solo approssimarle: molte forme naturali seguono infatti altri tipi di crescita matematica.
Archimede dedicò a questa curva un trattato specifico, Sulle spirali, nel quale ne studiò proprietà geometriche e applicazioni matematiche. È un altro esempio del suo modo di lavorare: partire da una figura apparentemente semplice per ricavarne proprietà generali e utilizzabili nella matematica.
Area del cerchio, sfera e cilindro
Archimede dedicò una parte importante delle sue ricerche alla geometria delle figure piane e dei solidi. Tra i risultati più celebri ci sono le relazioni tra cerchio, sfera e cilindro, che mostrano la sua capacità di collegare con grande precisione forme geometriche, aree e volumi.
Le formule fondamentali:
| Forma | Formula | Componenti |
|---|---|---|
| Cerchio | A=πr² | r=raggio |
| Sfera | A=4πr² | r=raggio |
| Sfera | V=(4/3)πr³ | r=raggio |
| Cilindro | V=πr²h | r=raggio; h=altezza |
Il risultato più celebre riguarda il rapporto tra una sfera e il cilindro circoscritto. Se il cilindro ha lo stesso raggio della sfera e un'altezza pari al suo diametro, Archimede dimostrò che il volume della sfera corrisponde a due terzi di quello del cilindro.
Se il cilindro ha raggio r e altezza 2r, il suo volume è:
Il volume della sfera è invece:
Secondo la tradizione, Archimede era così orgoglioso di questo risultato da chiedere che sulla sua tomba fossero raffigurati una sfera e il cilindro che la contiene.
Volumi dei solidi di rotazione
Archimede studiò anche i volumi ottenuti facendo ruotare determinate figure geometriche attorno a un asse. Analizzò, per esempio, solidi associati a parabole e altre curve, sviluppando metodi geometrici sofisticati per calcolare aree e volumi.
Questi risultati anticipano alcuni concetti che oggi incontriamo nel calcolo integrale, anche se Archimede non disponeva del linguaggio matematico degli integrali moderni. Lo stesso tipo di problema compare ancora nell'ingegneria, per esempio nel calcolo del volume di serbatoi, componenti meccanici e forme tridimensionali complesse.
Le formule di Archimede da ricordare
Le formule legate agli studi di Archimede permettono di riassumere in modo semplice alcuni dei suoi contributi più importanti alla fisica e alla matematica.
| Formula | Espressione | Utilizzo |
|---|---|---|
| Spinta di Archimede | Fₐ = ρ × g × V | Calcolare la spinta idrostatica su un corpo immerso |
| Legge della leva | F₁ × d₁ = F₂ × d₂ | Calcolare l'equilibrio tra forze e distanze dal fulcro |
| Rapporto sfera-cilindro | Vsfera = (2/3) × Vcilindro | Esprimere il rapporto tra il volume della sfera e quello del cilindro circoscritto |
| Volume della sfera | Vsfera = (4/3) × π × r³ | Calcolare il volume di una sfera |
| Spirale di Archimede | r = a × θ | Descrivere una spirale in coordinate polari |
- Per la spinta di Archimede, Fa indica la forza di Archimede, ρ la densità del fluido, g l'accelerazione di gravità e V il volume di fluido spostato. La formula permette di capire quantitativamente perché un corpo immerso in acqua riceve una spinta verso l'alto.
- Per la legge della leva, F1 e F2 rappresentano le forze applicate, mentre d1 e d2 sono le rispettive distanze dal fulcro. Il principio mostra perché una forza relativamente piccola può equilibrare o spostare un carico molto maggiore se applicata alla distanza giusta.
- Infine, la relazione tra sfera e cilindro e l'equazione della spirale di Archimede mostrano due aspetti diversi della ricerca matematica di Archimede: da una parte lo studio rigoroso dei volumi, dall'altra quello delle curve e del movimento.
Qui troverai invece tutte le informazioni essenziali su un altro genio della matematica antica: Talete!
Le invenzioni di Archimede nella vita quotidiana
Le idee di Archimede non sono rimaste confinate ai trattati dell'antichità. I principi che studiò continuano a essere utilizzati in agricoltura, ingegneria navale e meccanica, anche se le tecnologie moderne sono molto più sofisticate rispetto ai dispositivi antichi.

Navi, galleggiamento e ingegneria navale
Il principio di Archimede è fondamentale per capire perché una nave possa galleggiare nonostante il suo enorme peso. Nella progettazione navale, il rapporto tra peso dell'imbarcazione, volume dello scafo e acqua spostata permette di determinare condizioni di galleggiamento e di studiare la stabilità. Lo stesso principio trova applicazione anche nei sommergibili, che regolano il proprio galleggiamento modificando la quantità d'acqua contenuta nei serbatoi di zavorra. In questo modo, un'idea formulata nell'antichità continua a essere alla base di tecnologie molto più complesse.
Pompe e sistemi di irrigazione
La vite di Archimede è l'esempio più immediato di un'invenzione antica che ha mantenuto una funzione pratica. Il principio è semplice: una spirale rotante trasporta acqua o altri materiali da un livello più basso a uno più alto, rendendo possibile il drenaggio, l'irrigazione e lo spostamento di materiali granulari. Oggi lo stesso principio viene impiegato in diversi tipi di pompe a vite, negli impianti di trattamento delle acque e in alcuni sistemi agricoli e industriali. La tecnologia è particolarmente utile quando è necessario movimentare grandi quantità di acqua con un dislivello relativamente contenuto.
Meccanica, robotica e tecnologie moderne
Anche lo studio delle leve e dell'equilibrio delle forze ha lasciato un'eredità importante nella tecnologia moderna. Il principio secondo cui una forza può essere amplificata sfruttando una determinata distanza dal fulcro è alla base di numerosi meccanismi utilizzati nelle macchine e nei sistemi di sollevamento. Oggi concetti di questo tipo entrano nella progettazione di gru, sistemi meccanici, bracci robotici e strumenti di precisione. Non significa che queste tecnologie siano semplicemente "invenzioni di Archimede": il loro funzionamento deriva dall'evoluzione di principi della meccanica che Archimede contribuì a formulare in modo rigoroso.
Cosa ha inventato (e scoperto) davvero Archimede?
Quando si parla di Archimede, è importante distinguere tra ciò che è documentato dai suoi stessi scritti, ciò che viene raccontato da fonti antiche posteriori e ciò che appartiene invece alla tradizione leggendaria.

Questa distinzione permette di capire meglio la portata reale del suo lavoro, senza attribuirgli invenzioni che probabilmente non furono sue.
Invenzioni e contributi documentati
Per le opere matematiche e scientifiche possediamo una documentazione particolarmente solida, perché diversi trattati attribuiti ad Archimede sono arrivati fino a noi. Per alcuni dispositivi meccanici, invece, la documentazione è indiretta e deriva da autori antichi successivi.
| Invenzione o contributo | Fonte storica | Affidabilità |
|---|---|---|
| Vite di Archimede | Vitruvio e Diodoro Siculo | Alta |
| Principi della leva e della meccanica | Trattati di Archimede e fonti antiche | Alta |
| Studi su pi greco e geometria del cerchio | Archimede - Misura del cerchio | Molto alta |
| Metodo di esaustione | Trattati matematici di Archimede | Molto alta |
| Principi di idrostatica | Archimede - Sui corpi galleggianti | Molto alta |
È quindi più corretto parlare di contributi documentati che di una semplice lista di invenzioni. In particolare, le opere conservate mostrano direttamente quanto Archimede fosse avanti nel campo della geometria, della meccanica e dello studio dei fluidi.
Invenzioni attribuite ma discutibili
Alcune delle macchine più spettacolari associate ad Archimede compaiono soprattutto nelle testimonianze di autori posteriori. Per questo motivo gli storici devono distinguere tra la possibilità tecnica che un dispositivo sia esistito e la certezza che sia stato effettivamente progettato da Archimede.
| Invenzione attribuita | Fonte | Valutazione storica |
|---|---|---|
| Specchi ustori | Plutarco e tradizione successiva | Leggenda probabile |
| Artiglio di Archimede | Plutarco e altre fonti antiche | Possibile ma non provato |
| Macchine belliche | Fonti antiche sull'assedio di Siracusa | Possibili ma difficili da ricostruire |
| Cacciavite a vite | Attribuzioni molto posteriori | Probabilmente non di Archimede |
l caso degli specchi ustori è particolarmente emblematico: non esistono prove sufficienti per affermare che Archimede abbia davvero incendiato le navi romane concentrando la luce del Sole. Anche l'artiglio, pur essendo tecnicamente plausibile sulla base dei principi della leva e delle macchine di sollevamento, non può essere considerato un'invenzione documentata con certezza.
Le scoperte più sicure
Le conoscenze che possiamo attribuire con maggiore sicurezza ad Archimede riguardano soprattutto la matematica e la meccanica. I suoi trattati conservati permettono infatti di ricostruire metodi e dimostrazioni molto più affidabili rispetto agli aneddoti tramandati dai biografi.
Matematica:
- calcolo di un intervallo preciso per il valore di pi greco;
- metodo di esaustione per il calcolo di aree e volumi;
- studio dell'area del cerchio;
- determinazione dei volumi della sfera e del cilindro;
- studio della spirale di Archimede;
- calcolo di volumi associati a diversi solidi di rotazione.
Fisica e meccanica:
- principio dell'idrostatica e della spinta sui corpi immersi;
- legge dell'equilibrio della leva;
- studi sulla statica e sul centro di gravità;
- analisi matematica di diversi problemi meccanici.
Il vero lascito di Archimede, quindi, non consiste soltanto in una singola invenzione. È soprattutto nel suo metodo, capace di combinare dimostrazione matematica, osservazione dei fenomeni fisici e applicazione pratica, che si trova uno degli aspetti più moderni del suo pensiero, che puoi approfondire nelle ripetizioni di matematica.
Riassunto visivo: cosa ha inventato e scoperto Archimede?
Dalla vite utilizzata per sollevare l'acqua alle ricerche sul pi greco e sui volumi dei solidi, il lavoro di Archimede attraversa matematica, fisica e ingegneria.

Questa sintesi permette di distinguere rapidamente i principali contributi e di capire dove ritroviamo ancora oggi le sue idee.
| Scoperta/Invenzione | Campo | Applicazione | Ancora in uso? |
|---|---|---|---|
| Vite di Archimede | Ingegneria | Sollevamento di fluidi e materiali | Sì |
| Principio di Archimede | Fisica | Galleggiamento navi e sommergibili | Sì |
| Legge della leva | Meccanica | Macchine sistemi di sollevamento e bracci robotici | Sì |
| Calcolo di π | Matematica | Geometria ingegneria e astronomia | Sì |
| Metodo di esaustione | Matematica | Precursore dei metodi del calcolo infinitesimale | Sì come metodo storico |
| Spirale di Archimede | Geometria | Studio delle curve e applicazioni tecniche | Sì |
| Volumi di sfere e cilindri | Geometria | Architettura ingegneria e calcolo dei volumi | Sì |
La tabella mostra anche un aspetto importante: non tutte le idee di Archimede vengono utilizzate oggi nello stesso modo. La vite e il principio di Archimede hanno applicazioni tecnologiche dirette, mentre il metodo di esaustione ha soprattutto un'importanza storica e concettuale, perché anticipa alcuni strumenti che sarebbero stati formalizzati molti secoli dopo.
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Le formule di Archimede diventano molto più semplici quando si comprende perché funzionano e come applicarle. Se il principio di Archimede, il teorema di Pitagora, la geometria o il calcolo ti sembrano ancora complicati, un insegnante di matematica può aiutarti a trasformare la teoria in esercizi ed esempi concreti.
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Fonti
- Treccani. “Archimede.” Enciclopedia, Istituto della Enciclopedia Italiana. https://www.treccani.it/enciclopedia/archimede. Consultato in data 14/08/2026.
- Del Santo, Paolo. “Archimede, matematico, fisico e astronomo.” Storia della civiltà europea, a cura di Umberto Eco, Treccani, 2014. https://www.treccani.it/enciclopedia/archimede-matematico-fisico-e-astronomo_%28Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco%29/ . Consultato in data 14/08/2026.
- O'Connor, J. J., and E. F. Robertson. “Archimedes of Syracuse.” MacTutor History of Mathematics Archive, University of St Andrews. https://mathshistory.st-andrews.ac.uk/Biographies/Archimedes/
- Vite di Archimede, https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/82/Archimedes_screw.JPG?utm_source=commons.wikimedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original. Consultato in data 14/08/2026.
- Leva di Archimede, https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/51/Archimedes_lever_%28Small%29.jpg?utm_source=commons.wikimedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original. Consultato in data 14/08/2026.
- Specchi ustori di Archimede, https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c2/Specchi_ustori_Archimede.jpg?utm_source=it.wikipedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original. Consultato in data 14/08/2026.
- Artiglio di Archimede, https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3b/Parigi_griffe.jpg?utm_source=commons.wikimedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original. Consultato in data 14/08/2026.
- Dipinto Archimede, https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/52/Archimede_Luis_Figuier.jpg?utm_source=it.wikipedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original. Consultato in data 14/08/2026.
- Dipinto di Archimede, https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2e/Giuseppe_Maria_Soli%2C_Archimede%2C_1779%2C_Museo_Civico_di_Modena.jpg?utm_source=it.wikipedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original. Consultato in data 14/08/2026.
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