Tutti coloro che conoscono le lettere possono essere scrittori degni di riconoscimento.
Louis-Ferdinand Cèline
L’alfabeto latino si è sviluppato attorno al VI secolo avanti Cristo nella penisola italica; da lì si è poi diffuso nella quasi totalità dei Paesi occidentali.
All’epoca, il senso della scrittura non era ancora ben definito. Su una fibula in oro ritrovata, figurano iscrizioni che vanno da destra verso sinistra, altri ritrovamenti mostrano invece scritte da sinistra verso destra, altri ancora riportano frasi alternate, in cui una riga parte da destra e va verso sinistra e la successiva parte da sinistra per andare verso destra. Curioso, vero?
All’inizio, i caratteri erano diciannove e la grafia era piuttosto semplice, di origine ibrida: fenicia, greca ed etrusca.
E poi, come si è evoluto l’alfabeto latino?
Superprof torna sulle origini dell’alfabeto latino, sulle prime tracce dei caratteri latini e sulle sue diverse pronunce per poi arrivare all’utilizzo che oggi ne facciamo nelle attuali lingue neo-latine.
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Alfabeto latino antico: alla scoperta delle origini
Prima di parlare di alfabeto latino, dovremmo forse dire cos'è in generale l'alfabeto.
Potrebbe far sorridere, ma la sua etimologia risale proprio al latino!

Ecco la definizione che ne dà il Vocabolario Treccani:
[dal lat. tardo alphabetum, gr. tardo ἀλϕάβητος, comp. dei nomi delle due prime lettere ἄλϕα e βῆτα]. – Complesso di segni, ciascuno dei quali indica un suono consonantico o vocalico di una lingua determinata o di un gruppo di lingue; tali segni costituiscono di regola un sistema organico all’interno del quale le singole lettere, nell'elencazione orale o scritta, si susseguono secondo un ordine progressivo fisso, a, b, c, ecc., detto appunto ordine alfabetico.
Due piccole curiosità al riguardo: non ci crederai, ma l’alfabeto più ampio del mondo è costituito da ben 74 lettere ed è l'alfabeto cambogiano.
Quello più corto, invece, è formato da 11 lettere ed è utilizzato da coloro che vivono nelle Isole Salomone, in Oceania. Persone con il dono della sintesi!

Ma non perdiamo di vista l'obiettivo: ora che abbiamo le idee chiare su cosa sia un alfabeto, possiamo proseguire!
Prima dell'alfabeto in latino antico: l’etrusco
I sistemi di scrittura sono nati in luoghi diversi del globo e in epoche distinte: Mesopotamia, Egitto, Cina o America Centrale. Teniamo presente che il nostro alfabeto proviene, particolarmente, dalla regione di Canaan, il cosiddetto Medio Oriente attuale (Libano, Israele, Siria, Giordania, Sinai).
Il nostro alfabeto ha un’origine semita. In origine, i geroglifici egizi sono serviti alla costruzione parziale dell’alfabeto che oggi conosciamo. Oggi, ricorriamo ad un alfabeto pseudo-geroglifico-consonantico. Allo stesso tempo, e ben prima del moderno dizionario di latino, nasceva la scrittura cuneiforme dalla parte fenicia. Le consonanti erano anche lì predominanti.
Più tardi, i Greci hanno ripreso questo alfabeto fenicio, aggiungendovi vocali da adattare alla propria lingua.
L’alfabeto greco ha dato nascita all’alfabeto etrusco, in buona parte presente all’origine dell’alfabeto che oggi utilizziamo. Gli Etruschi, teoricamente, arrivavano dall’Asia Minore, stando ad Erodoto. Teoria attualmente ancora non confermata.
Gli Etruschi arrivarono in Toscana attorno al VII secolo avanti Cristo e pare che adottarono l’alfabeto greco per trascrivere una lingua che tutt’oggi è rimasta misteriosa. In effetti, gli esperti, ancora oggi, non sono in grado di capirla e di tradurla, pur sapendola leggere.
La civiltà etrusca si è espansa in tutta Italia e imposta un po’ ovunque in Europa, al ritmo delle conquiste romane. Tutte le altre lingue e scritture locali, allora, hanno iniziato a sparire. Nel corso del III secolo avanti Cristo, esisteva un alfabeto di diciannove lettere. Le lettere X, Y e Z furono adottate successivamente, come eredità del greco.
L’alfabeto etrusco comportava l’uso di lettere inutili, secondo il sistema fonologico della lingua etrusca. In effetti, si sa che la vocale «O» non veniva utilizzata, ma fu poi rispolverata dai Romani.
Alfabeto latino romano e il sistema romano di scrittura
La scrittura all’epoca dei Romani è riservata alla funzione di memoria dei grandi uomini. In effetti, ritroviamo spesso epitaffi che invitano il popolo a glorificare una persona seppellita con lettere in latino.

E così, la democratizzazione della scrittura non avviene, ed il tasso di alfabetizzazione è del 30 % fra gli uomini adulti.
Bambini, ragazzi e ragazzine, imparano a leggere e a scrivere a fianco di un magister.
Ma questo tipo di istruzione è riservata alle famiglie privilegiate, poiché di certo non tutti possono permettersela.
Spesso vi è un significato religioso nel fatto di saper leggere e scrivere all’epoca romana. In effetti, si pensava che sviluppare l’intelletto potesse assicurare una vita migliore, per il defunto, dopo la morte, facendolo addirittura accedere all’immortalità.
Sono stai ritrovati numerosi supporti con iscrizioni latine, in cui sono presenti addirittura le declinazioni latine. Muri, tavolette in cera… I papiri ritrovati sono pochi, data la difficoltà, all’epoca, di procurarsi materiale cartaceo o in stoffa su cui scrivere.
Ed è solo tra il I ed il V secolo che le strisce di papiro iniziano a diffondersi dando luogo ad una nuova forma di opera: i codici. La punteggiatura all’epoca non esisteva ancora e, per sostenere gli oratori nei loro discorsi, le pause erano indicate semplicemente andando a capo.
La scrittura, insomma, all'epoca dipendeva dalla parola e serviva solo a trascrivere l’orale.
Come si apprende fin dalle prime lezioni del corso di latino, nell’alfabeto di questa lingua esistono soltanto le lettere in latino maiuscole. Questo è vero fino all’epoca carolingia (stiamo parlando quindi del IX secolo), epoca in cui lo scritto si distacca gradualmente dall’orale e fanno la loro comparsa anche le lettere minuscole.
Caratteri latini: maiuscole e minuscole
Nel contesto della conquista romana, anche la scrittura si dispiega ed evolve. Si è molto lontani dall’alfabeto fenicio e dalla lingua semitica degli inizi. Probabilmente lo studierai in qualsiasi corso di latino, qui cominciano ad esistere due tipi di forma di scrittura:
- La capitalis rustica (nel I secolo avanti Cristo), una forma di scrittura caratterizzata da una certa libertà e da un tratto slanciato,
- La capitalis quadrata (nel IV secolo avanti Cristo), un sistema di scrittura caratterizzato invece da maggiore disciplina e da una forma quadrata.
All'epoca la scrittura serviva a ritrascrivere poesie come il poema di Virgilio e i racconti letterari, ma essa era anche usata per parlare dei meriti di un cittadino sui muri della Città ed immortalare i discorsi scolpendoli nel bronzo o nella pietra.
Fu però nella vita quotidiana che la scrittura conobbe la sua più grande evoluzione.
Usata per le lettere, i diplomi, i graffiti o i contratti di vendita, essa iniziò ad arrotondarsi, semplificandosi. Le lettere latine iniziarono come abbiamo detto ad arrotondarsi. Le altezze delle lettere divennero differenti, dando luogo a quel tipo di scrittura che noi oggi chiamiamo corsivo romano. La minuscola apparve nel corso del III terzo secolo attraverso la scrittura volgare (quella del popolo), in seno alle lingue latine.
Le lettere quadrate in origine divennero progressivamente rotonde e specialmente nei testi religiosi cristiani.
Fu Carlo Magno che stabilizzò l’uso delle minuscole per rinforzare la propria autorità, una volta al potere, nell’anno 771. L’intervento del Re diede luogo ad una vera e propria riforma della scrittura. Tutti i testi dovevano ormai essere ricopiati in minuscola carolingia. Ed ecco qua svelato l'arcano: la nostra attuale scrittura discende da questa uniformazione.

I primi carmina all'origine dell'alfabeto latino
Tra i documenti più antichi della poesia religiosa latina, è giunta fino a noi un'epigrafe risalente al 218 d.C. in caratteri latini che riporta parte di un canto propiziatorio dei sacerdoti nei confronti della dea Dia.
Questo il testo:
"E nos, Lases, iuvate! (ter)
Neve lue rue, Marmar, sins incurrere in pleoris! (ter)
Satur fu, fere Mars, limen sali, sta ber ber! (ter)
Semunis alternei advocapit conctos. (ter)
E nos, Marmor, iuvato! (ter)
Triumpe triumpe triumpe triumpe triumpe (ter)"
(Acta, 218 d.C.)
Siamo sicuri che ci metterai pochissimo a tradurlo!
Un altro esempio di Carmen, il "Carme del Lustrum Ambarvale" o Carmen lustrale, è stato conservato e tramandato da Catone. Vi si invoca Marte come dio dell'agricoltura.
"Mars pater te precor quaesoque
uti sìes volens propitius
mihi domo familiaeque nostrae;
quoius rei ergo
agrum terram fundumque meum
suovitaurilia circumagi iussi:
uti tu morbos visos invisosque
viduertatem vastitudinemque,
calamitates intemperiasque
prohibessis defendas averruncesque; […]"
Ora controlla se la tua traduzione coincide:
"O padre Marte ti prego e scongiuro,
perché tu sia favorevole e propizio
a me alla casa e alla nostra famiglia
e per questa grazia
intorno al mio campo alla mia terra al
mio fondo un porco, un montone e un toro ho fatto
condurre
perché tu i mali visibili e invisibili
sciagura desolazione
calamità intemperie
impedisca difenda allontani […]."
Si tratta di testi latini arcaici preziosi perché sono testimoni delle fasi linguistiche più arcaiche del latino che ci permettono di scoprire punti di contatto e differenze nel tempo.
Affascinante, no?
Lettere alfabeto latino antico e la pronuncia
Risalire alla pronuncia originaria del latino non è impresa semplice: per farlo, si sono messi al lavoro glottologi, linguisti e filologi basandosi su studi comparati e su tutti i materiali e le tracce dell'epoca classica a loro disposizione.

Sicuramente utilissime sono state:
- le testimonianze dei grammatici antichi, che spesso descrissero i suoni della propria lingua o corressero errori altrui,
- le testimonianze degli scrittori,
- le scritture fonetiche delle iscrizioni, in cui le parole erano riportate per come si pronunciavano (e non per come si scrivessero davvero) per mancanza di cultura dello scrivente,
- la trascrizione di parole latine in greco e viceversa
- i termini latini che vennero adottati all'epoca anche in altre lingue.
Dall'analisi di tutte queste fonti si è compreso che la pronuncia non era una sola e ne è nata una distinzione tra la pronuncia classica (o scientifica o restituta) e la pronuncia ecclesiastica (o scolastica).
Mentre la prima era quella usata dalle persone colte che vissero nel territorio romano tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., la seconda è quella utilizzata nelle liturgie della Chiesa cattolica.
Scopri qui sotto la pronuncia del latino... classico:
Ma quali sono, di fatto, le differenze tra la pronuncia classica e quella ecclesiastica? Esse riguardano nello specifico alcune lettere o gruppi di lettere:
- la h, che probabilmente in epoca classica si rendeva con un'aspirazione, nel latino ecclesiastico non viene pronunciata;
- la s in latino classico era sempre sorda, poi iniziò a diventare sonora se posta tra due vocali;
- c e g in origine /k/ e /ɡ/, arrivarono ad indicare anche rispettivamente /tʃ/ e /dʒ/
- i digrammi ph, th e ch che cambiarono nel tempo il loro suono,
- ti seguito da vocale suonava /ti/ in epoca classica, poi passò a /tj/ e poi ancora a /tsj/;
- gn, pronunciato /ɡn/ in epoca classica, divenne poi /ɲ/;
- y, pronunciato /y/ nel latino classico, divenne poi semplicemente/i/.
Se farai un corso di latino online ti insegneranno anche la pronuncia, oppure anche se sei a scuola e fai un corso di latino scuola media. In alcuni Paesi d'Europa si studia con una pronuncia, in altri con l'altra: quello che è interessante sapere è come si sia evoluta nel tempo e come il linguaggio differisse anche a seconda dell'ambito sociale in cui ci si ritrovava a utilizzarla.
Lettere latine: ecco alcune curiosità
Nel corso dei primi secoli dell’uso dell’alfabeto romano, ereditato dai fenici e quindi ben lontano dalla scrittura tramite geroglifici propria della tradizione egizia, emergono diversi fatti di interesse sull'alfabeto latino antico:
- Non c'èera alcuna distinzione tra la U e la V. Esiste solo la V, dato che all’epoca la scrittura si mantiene ancora piuttosto quadrata,
- La lettera G non esisteva. La consonante C esprimeva al contempo fonemi /k/ e /g/. Fu ereditata direttamente dal greco,
- La lettere K risultava ridondante, data l’esistenza della C. Venne mantenuta solo davanti a qualche A in certe parole
- La lettera Z non esisteva. Essa sarebbe stata inutile, date le modificazioni fonetiche.
- La lettera Q infine era una variante della lettera K, usata solo davanti ad una U.
Nella sua versione arcaica, l’alfabeto contava 20 lettere latine:
A, B, C, D, E, F, H, I, K, L, M, N, O, P, Q, R, S, T, V, X.
Mentre nella sua grafia classica, dopo il terzo secolo, esso ne contava 23:
A, B, C, D, E, F, G, H, I, K, L, M, N, O, P, Q, R, S, T, V, X, Y, Z.
Noterai che mancano le lettere J, U e W. Queste lettere apparvero molto dopo, mano a mano che l’arrotondamento dei caratteri ebbe luogo e che l’uso portò ad aggiungerle.
Grazie alle vicissitudini storiche, alle espansioni territoriali e alle contaminazioni, l'alfabeto latino è oggi usato in gran parte del mondo come sistema di scrittura. Anche molti Paesi extraeuropei lo hanno adottato nel corso del XX secolo, basti pensare al Vietnam!
Per quanto riguarda l'Europa, oltre all'alfabeto latino troviamo, come ufficiali in alcuni Paesi:
- Alfabeto cirillico.
- Alfabeto greco.
- Alfabeto georgiano.
- Alfabeto armeno.
Insomma, una bella varietà anche nel modo di comunicare all'interno delle stesse entità politiche e istituzionali.

L'alfabeto latino e la sua evoluzione verso il nostro alfabeto
Dall’apparizione della scrittura in Mesopotamia e dall’evoluzione dell’alfabeto arabo al greco antico, passando dall’ebraico e dalle lingue slave, le lettere classiche dell’alfabeto hanno affrontato diverse evoluzioni.
Fu nel Rinascimento che ebbero luogo i maggiori cambiamenti nella forma della scrittura, basti pensare a una delle più grandi rivoluzioni della storia dell'uomo, il sopraggiungere della stampa a caratteri mobili introdotta da Johannes Gutenberg. Fino ad allora, gli scritti erano redatti a mano; invece, con la nuova tecnica messa a punto dal tedesco, si potevano allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina, cospargerla di inchiostro e pressarla su su un foglio di carta.
La vera innovazione era che in quel modo si potevano riutilizzare i caratteri, rendendo il lavoro molto più semplice e veloce.
Con la nuova tecnica - che ebbe da subito un grande successo - iniziarono a diffondersi, in tutte le città europee, numerose officine di stampa.
Sembra che, alla fine del XV secolo, fossero già mille i torchi da stampa presenti in circa 200 città dell'Europa. E chiaramente, con la stamperia, i libri iniziarono a diffondersi più facilmente, a circolare in maniera più massiccia e soprattutto a far circolare le idee, cosa che non fu affatto trascurabile dal punto di vista politico e religioso.
Ma ciò non vuol dire che, con l'introduzione della stampa a caratteri mobili, si smise di redigere documenti a mano. Al contrario, si svilupparono al contempo diversi stili di scrittura:
- Lo stile gotico: caratteri civili (XV secolo),
- La scrittura finanziaria (XV secolo),
- La scrittura arrotondata (XVII secolo),
- La scrittura bastarda (XVII secolo),
- La colata (XVII secolo),
- L’inglese: partendo dalla scrittura bastarda italiana, essa risultò più facile da tracciare e da scrivere (XVIII secolo).
Fin dalla comparsa dell’informatica (strumento prezioso che ti consentirà di consultare gratuitamente citazioni latine online), il sistema alfabetico fu il primo ad essere riconosciuto. Per ogni glifo esiste un codice manipolato dalla macchina. Dalla norma ASCI alla ISO 8859, tutti gli alfabeti sono oggi manipolati dai computer:
- Lingue antiche come l’alfabeto aramaico e quello ebraico,
- La lingua greca, il greco moderno,
- La lingua araba, il turco,
- L’armeno,
- Il sanscrito,
- I caratteri cinesi,
- L’alfabeto cirillico, l’alfabeto russo,
- Le lingue europee come le lingue germaniche, il francese (coi suoi accenti circonflessi, acuti e gravi), lo spagnolo, il romeno, il croato…
Il nostro alfabeto non subisce più cambiamenti da quando sono divenute stabili le 26 lettere, ma può conoscere varianti, aggiunte e differenze passando da una lingua all’altra. E così, ad esempio, l’alfabeto spagnolo comporta 28 lettere e l’accento circonflesso, ereditato direttamente dal greco, non è più presente in tutte le lingue, ma solo in alcune.
Questo articolo ha risvegliato la tua sete di sapere? Siamo sicuri di sì, e allora leggi subito la nostra guida completa sul latino!
Riassumi con IA










L’articolo è molto interessante, ma semplice allo stesso tempo.
Manca la U.
Gentile Dennis,
come indicato nell’articolo, la lettera U non esisteva nel latino, o per meglio dire non v’era distinzione tra la U e la V. Prestando attenzione, si trova ancora traccia di ciò nelle iscrizioni latine sui monumenti, dove ad esempio la parola “giustizia” è generalmente scritta “IVSTITIA”. Spero di esserle stato utile!
Ciao, però non dici quando effettivamente la J è entrata nell’alfabeto latino. Grazie
Ciao Lucia,
la J entra nell’alfabeto latino relativamente tardi: è infatti l’ultima lettera ad essere introdotta nell’alfabeto latino nel medioevo, e inizialmente non è nemmeno una lettera a sé, ma una variante grafica della “i”. Spero di aver fatto un po’ di chiarezza.
Molto interessante….
Grazie Natale, ci fa piacere che l’articolo ti sia piaciuto!
Grazie. Ho 86 anni, la mia curiosità mi ha riportato
Ai miei passati 8 anni di latino!
Che emozione!
Ciao Maria,
Che meraviglia! È bellissimo sapere che la curiosità possa riportare indietro nel tempo e risvegliare ricordi così preziosi. Il latino è una lingua affascinante, capace di evocare emozioni e connessioni profonde con il passato. Continua a coltivare questa curiosità, perché non c’è età per riscoprire il piacere della conoscenza!