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I migliori tutor per lezioni di chitarra a Parma

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Le domande più frequenti:

🎵 Quali sono i primi accordi da imparare con la chitarra?

I primi passi alla chitarra passano da pochi accordi essenziali che si ritrovano in gran parte del repertorio popolare e rock.

  • Do maggiore (C): serve come base in moltissime progressioni armoniche e si impara rapidamente.
  • Sol maggiore (G): offre una sonorità ricca che si abbina facilmente al Do e al Re.
  • Re maggiore (D): aggiunge varietà armonica e si combina naturalmente con Sol e La.
  • L'accordo di Mi minore (Em): permette di passare facilmente da un accordo all'altro grazie alla sua diteggiatura minimale.
  • La minore (Am): completa il set essenziale e si ritrova in brani di ogni genere musicale.

Con questi cinque accordi puoi già suonare decine di canzoni famose: un insegnante privato ti aiuta a padroneggiarli più in fretta.

💰 Quale budget prevedere per imparare chitarra a Parma?

La tariffa oraria per chitarra a Parma si aggira intorno a 20€/ora.

Questa tariffa varia in base a diversi criteri:

  • Il livello di studio (elementari, medie, superiori, università)
  • I titoli e l'anzianità del docente
  • La formula scelta (occasionale o regolare)
  • Il luogo delle sessioni

Confrontare diversi profili permette di trovare il miglior rapporto qualità-prezzo.

🎸 Si può imparare a suonare la chitarra da soli?

Studiare la chitarra in autonomia è realistico grazie ai numerosi materiali disponibili, anche se un confronto regolare con un esperto accelera i risultati.

  • La postura e la diteggiatura: determinano la qualità del suono e la prevenzione di dolori; un occhio esperto fa la differenza fin dalla prima lezione.
  • La pratica regolare: conta più la costanza che la durata: sessioni brevi e mirate sono più efficaci di maratone occasionali.
  • Le risorse online: permettono di imparare al proprio ritmo, anche se manca la correzione in tempo reale degli errori.
  • L'apporto di un insegnante: garantisce un progresso strutturato e motivante, impossibile da replicare in totale autonomia.

Si può partire da autodidatti, ma affidarsi a un tutor esperto permette di bruciare le tappe senza frustrazione.

⭐ Cosa pensano gli studenti dei professori di chitarra a Parma?

Gli insegnanti di chitarra a Parma si distinguono con 5/5.

Questo voto si basa su 19 recensioni verificate.

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Qualche consiglio per progredire con la chitarra a Parma

Chitarristi mancini a Padova… di un certo livello!

Se ti viene chiesto di citare qualche chitarrista famoso, non è difficile: Eric Clapton, David Gilmour, Eddie Van Halen, Jimmy Page, Slash, Bryan May, Keith Richards oppure, andando più indietro nel tempo, Chuck Berry e B.B. King.

E se invece ti venisse chiesto di fare i nomi di uno o più chitarristi mancini?

Certo, tutti sanno di Jimi Hendrix: appena il padre gli regalò la sua prima chitarra, il piccolo Jimi la girò con il manico verso destra, suscitando le ire del genitore. Ma ne valse la pena! Dopo di allora, invertì le corde o comprò direttamente Fender Stratocaster per mancini.

Ma il simbolo della ribellione americana degli anni Sessanta non è l’unico caso celebre.

Vi sono alcuni mancini che si sono ribellati al mancinismo (oppure, potremmo dire che hanno preferito non fare coming out!): il leader, voce e chitarra dei Dire Straits, Mark Knopfler è mancino, ma ha sin da subito preferito suonare con la destra. Stesso discorso si può fare per uno dei due fratelli Gallagher (Oasis): anche Noel è mancino, ma usa la destra sulle corde della sua chitarra.

C’è poi Kurt Cobain: il prematuramente scomparso frontman dei Nirvana era ambidestro, ma amava definirsi mancino; in realtà riusciva a scrivere con entrambe le mani. Per quel che riguarda l’utilizzo della chitarra, Kurt scelse di dotarsi di una Fender Mustang appositamente realizzata per mancini.

Facciamo un salto nel … blues: Albert King iniziò la carriera con una tradizionale chitarra per destri, invertendone le corde. Successivamente, tra gli anni Sessanta e Ottanta, periodo della sua carriera, si dotò di una Gibson Flying Vsper suonare tutti i suoi riff.

Dal Missisipi di King, andiamo a Liverpool: qui, come tutti sapranno, sono nati i cosiddetti Fab Four. Anche se non si tratta del chitarrista, ma piuttosto del bassista, citiamo qui il nome di Paul McCartney. Oggi come allora, infatti, quando il Beatle Paul suona una chitarra, prende in mano la sua Epiphone Casino … da mancini.

Parlando di chitarristi elettrici mancini non si può non citare Dick Dale, il re della chitarra surf. Da buon mancino, agli inizi invertiva le corde delle chitarre per destrimani. Ma, ottenuta una certa fama e convinto un certo Leo Fender, si fece realizzare una Stratocaster da suonare con la sinistra: gli effetti riverbero alla Dale da quel giorno fecero il giro del mondo (… poi vennero i Beach Boys, che alla sola musica strumentale aggiunsero i testi, ma qui sconfiniamo nel beach song).

Concludiamo questa carrellata di rocker mancini di chiara fama con Frank Anthony “Tony” Iommi. Il nome potrebbe non parlare molto ai più, ma se dicessimo, invece, che si tratta del chitarrista dei Black Sabbath? Tony Iommi nasce destrimane, ma un incidente sul lavoro a 17 anni gli causa la perdita delle punte di due dita della mano destra. Come suonare allora la chitarra ai livelli che solo il padre dell’heavy metal e pochi altri possono permettersi? Impossibile! Infatti, Tony iniziò ad utilizzare la sinistra, aiutandosi con modelli Epiphone, montandovi corde più leggere e indossando degli appositi puntali sulle due dita menomate.

Un chitarrista mancino a Parma: Claudio Tuma

Se Jimi Hendrix e gli altri hanno optato per rimontare le corde al contrario o per acquistare uno strumento per mancini, c’è chi, qui da noi in Italia, ha optato per una scelta più anodina: suonare solo e sempre con una tradizionale chitarra per destrimani, semplicemente volgendo il manico a destra!

La conseguenza? Le corde sono invertite, gli accordi vanno suonati al contrario, così come le scale… Insomma, se si dice che i mancini abbiano, per alcune cose, una mente più allenata e più contorta, in questo caso non possiamo dubitare che sia vero!

C’è una persona in particolare di cui parliamo, qualcuno che pur non essendo parmense di nascita, lo è di adozione: Claudio Tuma, originario di Galatone, nel leccese, vive, lavora e suona nella città emiliana da tanti, tanti anni.

La sua non è stata una scelta snob, ma dettata dalla necessità: quando iniziò a suonare, il mancino Claudio non possedeva una propria chitarra, ma utilizzava, alla parrocchia, sulla spiaggia, alle feste e in qualsiasi altra occasione, quella degli amici. Non poteva, allora, smontare le corde e rimontarle al contrario: l’amico in questione non avrebbe troppo apprezzato!

Non restava, quindi, che girare il manico verso destra e adattarsi al mondo creato da e per i destrimani, diventando diverso anche da tutti gli altri mancini, che avevano, invece, optato per una scelta meno contromano. Poco male: Claudio Tuma impara a suonare sui suggerimenti e le spiegazioni degli amici e decide di non passare mai ad una chitarra per mancini. Questa sua esperienza è così forte, che ne resta traccia anche nel titolo del suo primo album: Suonare contromano.

Gli inizi: dall’on the road a Parma

Ma prima dell’album, c’è tutto un percorso fatto di fatica e di divertimento, di precarietà e di successi, ma più che altro di grandi soddisfazioni. Gli inizi si possono far risalire ad un’esperienza on the road con l’amico e stimato collega Aurelio Fierro: il campano è considerato un’icona della canzone classica napoletana e fu lui ad instradare Claudio sulla via del professionismo musicale.

Poi, è la volta della band tutta parmigiana (o quasi) di Franco Simone, da cui il trasferimento definitivo in Emilia, dove trova, oltre ad una vasta comunità leccese insediata e integrata, quello che cercava: anche se Parma non è Bologna (negli anni Settanta, punto di riferimento per la musica nostrana), la piccola cittadina mostra, infatti, una vivacità culturale non indifferente. Non si contano concerti e sale concerti, scuole come quella jazz di Borgo Gelino e tanti giovani appassionati che transitano, si fermano, suonano, ascoltano, condividono, …

Collaborazioni davvero eccezionali

Claudio Tuma non si è mai fatto mancare nessun tipo di chitarra nei suoi ascolti: gli Shadows, i Beatles, Chico Buarque de Hollanda, Caterina Valente, il progressive rock, il latin jazz, … E questa mania di fondere i diversi generi è ciò che gli ha consentito di saper suonare di tutto e di più: è il suo modo di vivere la musica.

Oltre ai dischi pubblicati, sono degne di nota le sue collaborazioni. Come l’anno del contratto con RTI Music, per la sigla della diretta della tappa, l’anno in cui Mediaset era riuscita a strappare il Giro d’Italia alla RAI. Oppure il posto nella band tutta blues di Aida Cooper o la collaborazione con la cantante brasiliana Dilene Ferraz. O, ancora più su, come nel 1995 quando entra nella band di Giorgia, fresca della vittoria a Sanremo (era il 1995).

La consacrazione in Svizzera

E poi la nascita (dovuta proprio a Claudio Tuma) dei Fruta Boa (gruppo che ancora non si è sciolto, nonostante l’uscita del fondatore); la direzione artistica del Roxy Bar all’Arco di San Lazzaro, sinonimo di live music di qualità (tant’è che oggi non esiste più!) e la prestigiosa comparsa del 2010 al Montreux Jazz Festival, prestigioso appuntamento svizzero. In questa occasione, suona all’Harris Bar, ritrovo di grandissimi nomi: Quincy Jones, Prince, Phil Collins... E, proprio qui, riceve i complimenti in persona da uno dei suoi miti: John McLaughlin. Una vera e propria consacrazione, forse la migliore dopo quella del pubblico dei suoi concerti!

E tu, cosa aspetti? La tua chitarra a Parma su di un palco!

Se questa storia ti ha appassionato, non c’è da stupirsi: la storia della musica non è fatta e non deve essere fatta solo dai grandissimi chitarristi, quelli che vendono milioni di dischi e restano al top per venti, trenta o quaranta anni di carriera. La musica, quella vera, è fatta anche dai musicisti di tutti i giorni, da quelli come Claudio Tuma, che si è costruito un nome che forse pochi conoscono, ma che è riuscito a fare della propria passione un lavoro. Non vanta di certo gli incassi dei grandissimi chitarristi, ma lui è soddisfatto così, perché ciò che gli piace è suonare davanti a un pubblico, non importa quanto grande.

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