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Imparare il cinese e la calligrafia a Palermo

Se ti interessi di calligrafia cinese e vivi a Palermo, puoi cercare un corso di lingua e cultura cinese in una delle diverse associazioni che se ne occupano in città.

La Tenda di Abramo, in collaborazione con le edizioni La Zisa, ad esempio, organizza un corso di lingua e cultura cinese mandarino (il cui nome originale è putonghuà). Il corso si chiama “Nihao! (ciao in cinese) e si tiene al quartiere Principe di Palagonia, in via Vann’Antò.

Casaofficina è stato il primo ente siciliano (e tuttora è il principale) ad organizzare corsi di lingua e cultura del grande paese dell’Estremo Oriente: i corsi di lingua cinese sono dedicati a bambini ed adulti italiani, ma ve ne sono anche altri di lingua cinese pensati appositamente per bambini cinesi; Casaofficina, poi, organizza anche interessantissimi scambi culturali tra Cina e Italia.

Infine, solo per i giovani dai 18 ai 35 anni, l’associazione Panormus organizza corsi gratuiti di lingua cinese della durata di 200 ore. Informazioni presso la sede di via dei Leoni, quartiere Favorita.

L’arte della calligrafia cinese

La shufa, o “arte della scrittura” cinese, prevede che i caratteri possano essere tracciati in diverse maniere, secondo cinque grandi stili di calligrafia, tracciati tutti col pennello e strettamente legati alla storia del Paese Cina, naturalmente.

Oggigiorno, la rilevanza dell’arte calligrafica cinese è talmente riconosciuta da essere stata inserita nei Patrimoni UNESCO a carattere culturale ed immateriale.

La scrittura cinese, dal disegno realistico alla stilizzazione dei caratteri

La scrittura cinese esordisce in forma di pittogrammi. Esistono, cioè, all’origine, dei caratteri che altro non sono che la rappresentazione diretta di cose, oggetti e concetti.

Naturalmente, oggi, nessuno di noi riconoscerebbe un oggetto esistente in un pittogramma cinese (se non nei caratteri ancora usati dallo stile sigillare). E ciò si deve al fatto che molto rapidamente, in realtà, i primitivi pittogrammi subirono una trasformazione, per via delle successive stilizzazioni, fatte di tratti irrigiditi e convenzionali, lontanissimi da un disegno della realtà.

Per afferrare l’entità di questa trasformazione, basti guardare ad uno solo dei pittogrammi medievali, ad esempio relativo ad un animale specifico, e confrontarne le progressive evoluzioni, sino all’approdo del segno grafico odierno adoperato per indicarne il nome.

Le origini della scrittura cinese

I ritrovamenti degli archeologici hanno rapidamente fatto capire che la scrittura cinese è antichissima. Si parla, addirittura, di 6500 anni prima di Cristo, relativamente a reperti neolitici che attestano la capacità di scrittura.

Sono, poi, del tardo neolitico – tra il 2500 e il 1900 a. C. – le prove di vera e propria scrittura assai sistematica; non reperti isolati (dunque, con solo qualche piccola iscrizione), ma vera e propria proto-scrittura, paragonabile, per rilevanza e coerenza, a quella della Mesopotamia e dell’Egitto della stessa epoca.

Queste prove sono costituite, per lo più, da iscrizioni divinatorie su osso, a partire dalle quali - sembrerebbe - si sono evolute le forme grafiche dei cinesi, poi note sotto le dinastie Shang e Zhou.

Ossa e bronzo per scrivere in cinese

I cosiddetti “oracoli sulle ossa” (o meglio su gusci di tartaruga e scapole di bovini), risalgono all’incirca al 1600 a.C. E sono di questo periodo anche diversi ritrovamenti di ceramiche e bronzi incisi.

La cosa che più intriga gli studiosi e coloro che mettono a confronto la scrittura cinese di oggi con questa primissima sua forma è che dei ben 2500 caratteri risalenti a questo periodo lontano della scrittura cinese, solamente 1400 siano rimasti nel tempo e giunti fino a noi. In particolare, molti, moltissimi segni, non sono stati precisamente interpretati, probabilmente poiché strettamente relativi ad un’arte assai complessa ed immaginifica ricca di disegni non ricollegabili a nulla di noto o comprensibile in seguito.

La forma Zhuan

La calligrafia cinese di oggi si avvale ancora di questo antichissimo stile, che ebbe massimo successo tra il 221 ed il 206 a. C., con la Dinastia Qin. Per far sì che caratteri arcaici potessero essere più facilmente incisi su pietra e bronzo, ebbero luogo diversi adattamenti, che portarono alla forma Zhuan.

I caratteri sono assai liberi in questa scrittura, dato che non risentono ancora dei vincoli dovuti all’uso – solo successivo – del pennello. Le linee sottili, tutte dello stesso spessore, hanno estremità che terminano in maniera netta. La larghezza dei tratti è generalmente adattata a quella degli intervalli, per un riempimento equilibrato dello spazio a disposizione sul supporto dell’incisione.

Essendo ancora fatta di segni simili a disegni e pittogrammi, i tratti di questa scrittura sono oggi praticamente non interpretabili dai profani. Occorre conoscere nel dettaglio le etimologie grafiche ed affrontare ogni elemento singolarmente.

Questa scrittura sigillare si divide in due rami, del resto: il grande sigillo ed il piccolo sigillo. Il grande sigillo è oggi studiato solamente dagli storici. Solo il piccolo sigillo si è evoluto, grazie all’inclusione di segni più semplici e regolari, fino a divenire, sotto la Dinastia Tang, uno stile solenne ma puramente calligrafico.

Forma Scrivani

Col rapido evolversi della burocrazia cinese, diviene ovvio che lo scritto non può più essere ostacolato da caratteri sigillari irregolari, difficili, che rallentano l’apprendimento e l’attività di scrittura e lettura.

L’amministrazione necessita di uno stile più semplice del sigillare, sebbene con vincoli specifici a livello grafico. Ed in effetti gli “scrivani” (funzionari amministravi) o scribi, adottano rapidamente questo nuovo stile sotto la Dinastia degli Han (più o meno tra il I ed il II secolo d. C.).

Tipico dello stile degli Scrivani è l’impercettibilità dell’inizio e della fine dei tratti a pennello. I tratti, apparentemente, iniziano già spessi ed hanno la punta nascosta. Sono inoltre appiattiti in mezzo, quadrati, insomma. V’è un certo spazio tra i tratti, ed i caratteri sembrano debordare lateralmente.

Sebbene rapidamente soppiantato, questo stile è tutt’oggi praticato per dare dignità ad uno scritto dai contenuti sentenziosi. Le citazioni, i titoli, le scritte pubblicitarie ed i lavori calligrafici sono le situazioni in cui si adopera la Forma Scrivana.

Forma regolare

Nel II secolo d. C, con la dinastia degli Hàn, emerge lo stile regolare, sorta di affinamento razionalizzato della forma scrivana.

Questa standardizzazione, che ha massimo utilizzo tra il 618 ed il 907 d. C., con i Tang, vede una fissazione definitiva della struttura e del tratto, in termini tecnici, da parte dei calligrafi. L’obiettivo, raggiunto è quello di una massima leggibilità, indispensabile per l’accentramento del potere.

La forma regolare, stabile e coi tratti tutti ben rispettosi del quadrato virtuale di contenimento, resta inalterata addirittura fino al 1958, ossia fino alle prime modifiche da parte della Repubblica Popolare Cinese.

La scrittura cinese oggi adoperata è di stile regolare e somiglia molto a quella adoperata nella carta stampata: non ha curve dirette, non ha angoli acuti. Esistono due varianti di questa forma: la grande regolare e la piccola regolare. È la tecnica pennellistica a farle differire: nella piccola regolare gli inizi del carattere sono più semplici, fluidi e flessibili nel tratto, mentre la grande regolare, è più rigida nel complesso ed è la variante più adoperata di questa forma.

La forma corrente

I caratteri “corrono”, in questa forma, che è molto diffusa (“corrente”, dunque!).

Questo stile nasce sempre sotto gli Hàn, verso la fine della dinastia orientale. Si tratta di una semplificazione del tratto regolare. Ed ecco perché è largamente adoperato per scrivere a mano.

Tracciata con la punta di pennello, questa scrittura è assai leggibile, velocemente adoperabile e può quasi essere considerata una versione corsiva della forma regolare. Le trasformazioni si afferrano al volo, con logica, insomma. Il pennello non torna mai indietro, mentre traccia i caratteri. I tratti iniziano in modo più semplice ed i tratti si congiungono un po’ più spesso che nella forma regolare.

Questo stile può essere definito “abbreviato”. Somiglia ad una sorta di stile rapido usato per brutta copia prima di redigere una copia in forma regolare. Tuttavia è estremamente leggibile, fluido.

Forma corsiva

Quest’ultimo stile di calligrafia è detto anche “folle”. È effettivamente sorprendente, e definito anche ‘’stile d’erba”, poiché la scrittura appare agitata come fili d’erba dal vento. Oppure, questa definizione si lega al fatto che si tratta di brutta copia, modo effimero di usare la scrittura: <<effimero come paglia che può bruciare…>>.

I tratti, che appaiono quasi senza vincoli, possono essere legati tra loro e si allontanano decisamente dal quadrato virtuale. Le forme tipografiche sono in parte prese in prestito dagli stili precedenti. Ed esistono molte varianti di questa scrittura, risalenti a varie epoche e a diversi calligrafi. Questa scrittura, quindi, è oggetto di uso ed interesse per eruditi ed esperti.

L’occhio profano fatica a riconoscere dei caratteri che sono stati abbreviati, sebbene tramite una codificazione stretta. Il pennello, in questa scrittura, non lascia quasi mai il foglio. La velocità consentita, quindi, è solo apparente, in realtà.

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