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Emilio
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Il sistema economico si articola in quattro grandi settori che descrivono il percorso dalla materia prima al servizio avanzato.
Con queste basi, lo studente può affrontare argomenti più complessi come la macroeconomia o la politica economica.
Una lezione privata di economia a Torino costa in media 18€/ora.
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Studiare economia richiede impegno e costanza, ma non serve essere geni della matematica per ottenere buoni risultati.
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A Torino, i professori di economia hanno un voto medio di 5/5.
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| ✅ Tariffa media: | 18€/ora |
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| ✅ Formato del corso: | In presenza o via Webcam |
Studiare economia aziendale a Torino ha molto senso perché è una città con una storia rispetto a questa materia. Ci sono molti corsi di formazione e l'azienda è una destinazione per molti lavoratori torinesi. Molti torinesi studiano quindi management all'università, tecniche di gestione aziendale, marketing, e per migliorare la propria esperienza formativa si avvalgono di un tutor con esperienza, da cui prendono lezioni via web o in modo presenziale. Grazie a questo percorso con un insegnante, migliorano le loro conoscenze. Vediamo perché ha senso studiare economia a Torino.
A Torino, puoi studiare l’economia, in tutte le sue varianti e declinazioni, aggiornate alle necessità reali dei mercati lavorativi mondiali. Prima di proporti una breve immersione nella storia della disciplina, eccoti alcune indicazioni dettagliate su cosa propone la splendida città della Mole Antonelliana.
La SME, per esempio, è ormai nota ovunque. Si tratta della Scuola di Management ed Economia dell’Università degli Studi di Torino, cui afferiscono diversi “Dipartimenti” (termine che rimpiazza ormai ufficialmente quello di “facoltà”, indicando, fra l’altro, anche la sede fisica in cui gli insegnamenti per conseguire le lauree vengono erogati).
Il Dipartimento di Management propone tre corsi di laurea triennale (L-18):
e quattro corsi di laurea magistrale (LM-77):
Il Dipartimento di Scienze Economiche, Sociali e Matematico-statistiche dispensa un corso di laurea in Economia e Commercio (L-33) e quattro corsi di Laurea Magistrale (LM-56 e LM-83):
La storia del pensiero economico italiano non sarebbe stata la stessa, senza l’apporto della scuola torinese.
Il nome più noto, a riguardo, è quello di Luigi Einaudi.
Sulla rivista La Riforma Sociale, fu colui che rivendicò l’anglofilia dell’intero gruppo di studio torinese, erede della tradizione liberale intrapresa da Cavour e ribadita con forza alla fine del XIX secolo, dai maggiori nomi del pensiero economico e sociale: Matteo Pantaleoni, Vilfredo Pareto, Antonio de Viti de Marco, Gaetano Mosca…
Il liberalismo fu per tutti questi studiosi una vera e propria visione del mondo, e non solo teoria economica o politica! La rappresentazione del destino dell’uomo in società e dello sviluppo storico nella scuola economica torinese era imperniata su un principio di base: la lotta.
Essa era ritenuta il principale fattore di progresso storico. Non andava quindi ostacolata, ma stimolata, regolata, garantita evitandone la degenerazione in disgregazione sociale. Ecco perché l’Inghilterra era vista da Einaudi e dai suoi compagni di pensiero come un vero e proprio modello, dal punto di vista della libertà, della circolazione delle idee, della politica, della concezione della vita.
Dopo anni di riflessione, Einaudi sentì di poter affermare che il liberalismo è una vera e propria dottrina morale, volta ad elevare la persona umana. Essa è anche un inquadramento politico definibile come “dottrina dei limiti’’.
Einaudi, concentrandosi sulla relazione liberismo - liberalismo, polemizzò subito con Benedetto Croce, cosa che gli consentì di affinare e manifestare ancor meglio la sua riflessione.
Liberismo e liberalismo non vanno confusi, secondo le affermazioni di Einaudi, sebbene il primo sia spesso raccomandato come la miglior regola pratica, da scegliere in un calcolo opportunistico di convivenza.
In realtà, spiegava sempre Einaudi, la massima del laisser faire-laissez passer non va intesa come principio universale. Ed era sbagliato credere che l’azione libera dell’individuo che persegue il suo interesse, coincidesse sempre e comunque con un interesse collettivo. Era questa una sorta di “credenza religiosa” nella massima liberistica, priva di riscontro nella scienza economica!
Il liberismo, per Einaudi, era la traduzione empirica di una concezione etica più ampia, in una soluzione a problemi economici concreti. Ma non avrebbe mai e poi mai, invece, dovuto essere intesa come legge razionale o economica.
Nel corso degli anni Venti, ovviamente, le considerazioni di Einaudi alimentarono anche altre polemiche. Ad esempio, è nota quella con l’ultra-noto Maynard Keynes, sostenuta anche da Cabiati.
Keynes aveva terminato il suo The end of laissez faire nel 1926, criticando il vecchio liberalismo e definendo inadeguato il laissez faire all’inedita situazione economica post-bellica. Einaudi, in disaccordo, accusò Keynes di non aver ben conciliato piano teorico e piano pratico.
Einaudi, poi, approfittò del dibattito, per riprendere un nodo crociano inaccettabile. Non è vero –disse – che la libertà riesce ad affermarsi in qualsiasi tipo di ordinamento politico. La libertà si afferma solo laddove gli uomini siano riusciti a dar luogo a tipi di organizzazione economica adeguati ad una vita libera! Queste organizzazioni dovranno rispondere all’esigenza umana di poter liberamente deliberare in che modo procurarsi il modo in cui vivere.
La libertà, per Einaudi, doveva riguardare la maggioranza.
A sostegno delle tesi di Einaudi, Luigi Cabiati, nello stesso periodo, avvertiva di una cosa assai rilevante: in un regime liberista, gli errori dei singoli vengono pagati dai singoli stessi, sotto l’azione di un sistema selettivo assai tempestivo. Quando, invece, esiste un unico centro che dirige l’apparato economico, ogni sbaglio assume proporzioni colossali, inceppa l’intera macchina economica e costringe tutti quanti a ripagarlo. E questo si osservava, per Cabiati, guardando all’economia internazionale dell’epoca.
Tutti i pensatori della scuola di economia torinese condividono una base europeista. Lo fanno ben prima della guerra e, a maggior ragione, in seguito, quando il dibattito guerra-pace invade ogni discorso (è il 1914). Einaudi, Cabiati e Giovanni Agnelli si esprimono in favore di una riduzione delle varie sovranità nazionali, responsabili di eccessive divisioni e della guerra. Per allontanare lo spettro del fallimento dell’equilibrio europeo appena osservato, occorreva puntare su una unificazione economica, politica e giuridica dell’intero continente. E ciò era possibile a patto di cedere qualcosa, in termini di nazionalismi spinti.
È evidente che già si intravede la penetrazione dell’economia concreta ed industriale nell’elaborazione teorica. Torino ed il Piemonte saranno uno dei luoghi più produttivi, traino dell’economia italiana. E il momento storico è propizio, perché una congiunzione tra prassi e concettualizzazione emerga nella sua utilità immensa.
Studiare, oggi, economia e commercio può essere un modo per rivivere un aggancio tra studi e professioni/mestieri, spesso smarrito, nel corso degli studi liceali.
I giovani, oggi, lamentano di non cogliere il nesso tra ore sui libri e futuro reperimento tempestivo di un lavoro.
Le università e le aziende, però, in Italia e in tutta Europa, hanno ben capito, negli ultimi quindici anni che è indispensabile consorziare gli sforzi. Ed ecco perché, soprattutto i dipartimenti di economia hanno legami strettissimi coi tessuti industriali del posto, con università straniere, con enti pubblici ed europei e con grossi gruppi industriali all’estero.
Scegliere oggi una facoltà universitaria passa allora per:
In un percorso di questo tipo potrebbero rivelarsi utili delle lezioni private di economia con un tutor dotato di esperienza.
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Massimiliano
Insegnante d'economia
Seguire il corso di questo professore è stata una delle esperienze migliori del mio percorso universitario. La statistica può essere una materia complessa e ostica, ma lui è riuscito a renderla accessibile, stimolante e incredibilmente...
Jack, Un mese fa
Lapo
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Lapo è un ragzzo molto disponibile, nonostante abbia degli orari particolari siamo riusciti ad organizzarci per le lezioni. Oltre questo è preparato in materia.
Gabriele, 2 mesi fa
Nicolò
Insegnante d'economia
Mi sono trovato davvero bene, conoscenza sia lato teorico sia lato pratico, ma soprattutto è molto bravo a farti capire i concetti. Super consigliato!
Samuele, 5 mesi fa
Francesca
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Jennifer, Un anno fa
Fabiana
Insegnante d'economia
Mi ritengo davvero soddisfatta del mio percorso svolto con Fabiana. Davvero molto professionale e paziente, grazie a lei sono riuscita a comprendere, in davvero pochissimo tempo ,(neppure una settimana) gli argomenti svolti a lezione. Fabiana...
Jennifer, Un anno fa
Matteo
Insegnante d'economia
una spiegazioni dinamica ed efficace focalizzata sui punti chiave!
Simone, 2 anni fa