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Emilio
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<p>Imparare a programmare richiede un percorso strutturato: ecco come partire con il piede giusto.</p>
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<li><b>Scegliere un linguaggio di partenza:</b> Optare per un primo linguaggio accessibile come Python o JavaScript permette di apprendere i concetti base senza perdersi in sintassi complesse.</li>
<li><b>Padroneggiare le basi della logica:</b> Prima di affrontare progetti complessi, è essenziale assimilare le strutture di controllo, le variabili e i tipi di dati.</li>
<li><b>Praticare con piccoli progetti:</b> Applicare subito le nozioni apprese su micro-progetti concreti accelera la comprensione e mantiene alta la motivazione.</li>
<li><b>Imparare a leggere i messaggi di errore:</b> Saper analizzare gli errori e cercare soluzioni in autonomia è una delle abilità più preziose per un programmatore.</li>
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<p>Seguire lezioni private permette di progredire più rapidamente, con un metodo adattato al tuo livello e alle tecnologie che ti interessano.</p>
<p>Il prezzo medio di una lezione di programmazione a Bari è circa 17€/ora.</p>
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<p>Diversi fattori influenzano questo prezzo:</p>
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<li>Il livello dello studente (principiante, intermedio, avanzato)</li>
<li>La competenza e il percorso dell'insegnante</li>
<li>Il numero di ore prenotate</li>
<li>La modalità di insegnamento (in presenza o video)</li>
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<p>Alcuni professori propongono pacchetti scontati per ridurre il costo nel tempo.</p>
<p>Coding e programmazione sono termini spesso usati come sinonimi, ma nascondono una distinzione importante.</p>
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<li><b>Il coding:</b> si riferisce alla scrittura vera e propria del codice sorgente, ovvero la traduzione di un'idea in istruzioni comprensibili dalla macchina.</li>
<li><b>La programmazione:</b> abbraccia l'intero ciclo di sviluppo: dal pensiero algoritmico alla scelta dell'architettura, fino alla verifica del funzionamento del programma.</li>
<li><b>In sintesi:</b> ogni programmatore fa coding, ma chi si limita al coding non pratica necessariamente la programmazione nella sua interezza.</li>
<li><b>Perché importa:</b> sapere cosa si vuole imparare orienta la scelta degli strumenti, dei linguaggi e del tipo di formazione più adatta.</li>
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<p>Con il supporto di un docente esperto, teoria e pratica si integrano in modo efficace fin dalle prime lezioni.</p>
<p>I professori di programmazione a Bari ottengono un voto medio di 5/5.</p>
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<p>Questo punteggio proviene da 9 valutazioni autentiche.</p>
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| ✅ Tariffa media: | 17€/ora |
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| ✅ Insegnanti disponibili: | 36 |
| ✅ Formato del corso: | In presenza o via Webcam |
Il bello di studiare programmazione a Bari o in un’altra città d’Italia è che si acquisiranno tutte le competenze necessarie per comunicare con una macchina. Programmare, infatti, significa questo: scrivere in un linguaggio che sia comprensibile alla macchina e di facile utilizzo per l’uomo, in modo che il computer (la macchina, per l’appunto) faccia quello che l’uomo le chiede.
Tra i più famosi scienziati che hanno cercato di estrapolare dalle macchine dei risultati immediatamente utili, c’è senza dubbio Alan Turing, il matematico, logico e filosofo inglese che ha lavorato per mesi nel tentativo di decifrare i codici segreti che i nazisti utilizzavano durante la Seconda guerra mondiale. Un film del 2014, diretto dal regista norvegese Morten Tyldum – The Imitation Game – ne ripercorre la triste storia (Turing, infatti, è stato vittima di intolleranza e persecuzioni per la propria manifesta omosessualità e pose fine ai propri giorni suicidandosi).
Legata strettamente al nome di Alan, vi è la macchina di Turing, il test che consente di decidere il livello di efficacia di una macchina; ovvero, il test consente di rispondere alla domanda: il computer sa pensare? Turing aveva nominato questo test l’imitation game.
Ovviamente, nel corso dei decenni ne sono state formulate differenti versioni, ma è possibile semplificarle tutte in questo modo. Un essere umano deve interagire con un interlocutore sconosciuto, su temi differenti. Entrambi comunicano digitando su di una tastiera un testo che l’altro può leggere su di uno schermo. Se da un lato c’è un umano, dall’altra parte potrebbe nascondersi un altro uomo o, indifferentemente una macchina.
Il gioco termina quando l’uomo sarà in grado di dire in maniera assolutamente precisa e sicura se dall’altra parte vi sia un uomo o una macchina. Ma, se non sarà in grado di dirlo, allora, la macchina avrà vinto e avrà dimostrato di saper simulare la propria identità. O meglio: la macchina avrà dimostrato di essere intelligente!
C’è un dettaglio, cui bisogna prestare particolare attenzione: la macchina nelle interazioni con l’umano può mentire. Questa è una regola base, fosse anche solo per ovviare alle conseguenze dell’eventuale domanda che l’uomo potrebbe porre: “Sei una macchina?”. Ovviamente, se il computer non potesse mentire, il gioco finirebbe immediatamente, senza possibilità, per la macchina, di dimostrare le proprie capacità.
Quali sono le implicazioni, in questo caso? Semplicemente che il metro dell’intelligenza risiede nella capacità di dissimulare o, peggio, di mentire.
Non vi è nessun dubbio che una perfetta imitazione delle capacità umane implichi anche la capacità di nascondere, dissimulare e mentire: del resto, chi, bambino, adulto o anziano, uomo o donna, non ha mai mentito almeno una volta? Chi non lo saprebbe fare, con dolo o semplicemente per evitare un male peggiore, a fin di bene?
È altrettanto vero che quando l’uomo inventa una macchina intelligente, che prenda ispirazione dall’uomo e dalle sue capacità intellettive, probabilmente non pensa ad insegnarle a mentire. Ma sembrerebbe che questo sia inevitabile, almeno per superare il test di Turing.
Il quale, sia detto per inciso, al giorno d’oggi non è ancora stato superato, anche se, secondo i meglio informati, non mancherebbe molto al raggiungimento di questo storico risultato.
Certo, però, che il giorno in cui un computer saprà mentire, scenari apocalittici come quelli descritti da Kubrick in “2001, Odissea nello Spazio”, potranno veramente materializzarsi: quel giorno, HAL 9000 riuscirà davvero a sbarazzarsi di tutto il personale della Discovery, bloccando il sostentamento agli astronauti criogenizzati e inviando ad una infinita e definitiva passeggiata negli spazi siderali un altro astronauta?
Resta il fatto consolante che, per ora, nessuna macchina ha superato il test di Turing, ma è altrettanto vero che, oggi, i computer ce lo rivolgono contro: oggi, sono dei bot che chiedono a noi di dimostrare di essere uomini e non programmi.
L’obiettivo ultimo – questo va detto – sono la nostra protezione e la nostra sicurezza, quanto meno a livello informatico; basti pensare a tutte le volte che dobbiamo risolvere un captcha: in questo modo, dobbiamo dimostrare che chi vuole entrare in un account, ad esempio, è un umano e non una macchina. Oppure tutte le volte che indossiamo un dispositivo (come uno smart watch) che interroga in continuazione il nostro corpo, per misurarne la pressione sanguigna, il numero di battiti cardiaci, il consumo di calorie,…
Vi è un’implicazione di un certo rilievo in tutto ciò: quando l’uomo sottopone al test di Turing una macchina, questa può, anzi deve, mentire. Quando, al contrario è la macchina a sottoporre all’uomo il corrispettivo di questo test, l’uomo non può dire il falso!
Nel caso del captcha, se lo facesse, l’uomo non otterrebbe l’accesso all’account o al sito in questione. Nel caso dello smart watch, il trasferimento delle informazioni verso il dispositivo è immediato, nel senso che non può essere mediato dalla volontà umana e quindi è immodificabile.
In un caso e nell’altro, questo vincolo è a tutto vantaggio dell’uomo stesso, ma cosa siamo in grado di dire delle conseguenze sul medio lungo periodo di una relazione similmente impari tra uomo e macchina?
Queste tematiche interessano (e affascinano) di certo più i filosofi che gli informatici; ma anche questi ultimi devono prendere le mosse da tali constatazioni, soprattutto quando si trovino a programmare oggetti e dispositivi complessi.
Dietro tutto ciò, dietro l’Internet of Things, vi sono informatici, matematici, filosofi, fisici, … ma vi è soprattutto la curiosità del singolo, di chi, come te, sta per decidere a quale percorso di programmazione iscriversi a Bari.
Istituto tecnico informatico, facoltà di informatica o lezioni private con uno dei nostri superprof, anche tu puoi intraprendere questa strada, lunga e perigliosa, ma di sicuri fascino, interesse e potenzialità professionali.
Massimiliano
Insegnante di programmazione
Massimiliano non è solo un programmatore molto preparato, ma anche un ottimo insegnante. Mi ha aiutato nell'esercitazione sugli algoritmi e sulle strutture dati in Python ed è stato molto disponibile fin da subito. È un ragazzo molto simpatico,...
Nicolò, 2 anni fa
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Paola, 4 anni fa
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Paola, 5 anni fa
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Giovanni, Più di 5 anni fa