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Valutazione media 5 ⭐ con 41+ recensioni dai nostri studenti.
22 €/ora
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4 h
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Statistica
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Emilio
5
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<p>Lo studio del solfeggio si articola in componenti distinte ma complementari.</p>
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<li><b>Solfeggio parlato:</b> si leggono le note ad alta voce mantenendo il tempo con movimenti regolari della mano.</li>
<li><b>Solfeggio cantato:</b> si eseguono le note cantandole all'altezza giusta, sviluppando orecchio e intonazione.</li>
<li><b>Solfeggio ritmico:</b> il focus è tutto sulla durata delle figure: minime, semiminime, crome e semicrome.</li>
<li><b>Lettura dello spartito:</b> si acquisisce la capacità di leggere e comprendere qualsiasi partitura musicale.</li>
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<p>Con queste basi, leggere uno spartito diventa un'abilità concreta e accessibile.</p>
<p>Le lezioni di solfeggio a Napoli costano generalmente 22€/ora.</p>
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<p>L'importo dipende da:</p>
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<li>Il livello di studio (elementari, medie, superiori, università)</li>
<li>I titoli e l'anzianità del docente</li>
<li>Il numero di ore prenotate</li>
<li>Il formato della lezione (online, a domicilio, dal professore)</li>
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<p>Confrontare diversi profili permette di trovare il miglior rapporto qualità-prezzo.</p>
<p>Imparare il solfeggio richiede costanza, ma i risultati sono visibili in pochi mesi.</p>
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<li><b>Principianti assoluti:</b> con esercizio costante, le fondamenta si consolidano nell'arco di un semestre.</li>
<li><b>Frequenza delle sessioni:</b> esercitarsi anche solo 20-30 minuti al giorno porta risultati concreti in tempi brevi.</li>
<li><b>Livello target:</b> la lettura a prima vista fluente richiede anni, ma ogni tappa è già gratificante.</li>
<li><b>Esperienza musicale preesistente:</b> una base ritmica o melodica previa è un vantaggio concreto nello studio.</li>
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<p>Un professore privato personalizza il percorso e aiuta a progredire senza perdere tempo.</p>
<p>Con 5/5, gli insegnanti di solfeggio a Napoli mostrano ottimi risultati.</p>
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<p>41 studenti hanno condiviso la loro esperienza.</p>
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| ✅ Tariffa media: | 22€/ora |
| ✅ Tempo di risposta: | 4h |
| ✅ Insegnanti disponibili: | 99 |
| ✅ Formato del corso: | In presenza o via Webcam |
Il termine solfeggio, spesso, è associato ad un’attività noiosa, imposta a chi preferirebbe, piuttosto, lanciarsi da subito a capofitto nell’esecuzione di brani, nell’improvvisazione, nell’invenzione musicale vera e propria.
Ma come fare a correre, senza imparare correttamente a stare bene in piedi?
Certo, esistono diversi esempi di musicisti che hanno dapprima scoperto i propri doni, solo poi iniziato a studiare la musica per leggere e scrivere partiture. Ma si tratta davvero di casi rari e, comunque, chiediamoci dove altro sarebbero potuti arrivare, costoro, se solo avessero da subito conosciuto note, pentagramma, chiavi…
A Napoli, i doni musicali di diverse persone – non solo artisti, ma anche gente comune – sembrano appartenere ad una caratterizzazione genetica, tanto sono numerosi i casi di grandissimi artisti dalle doti canore e dalle abilità musicali con determinati strumenti.
Ma proprio a Napoli, da secoli, esiste un modo per avviarsi correttamente al percorso musicale, seguendo tutte le tappe formative, e partendo, per l’appunto del solfeggio.
Ma vediamo cosa si intende con questo nome tanto “ostico”.
Il sostantivo “solfeggio”, come è facile notare analizzandone le sillabe, deriva dai due nomi di note SOL e FA.
Il Termine solfeggio risale, addirittura, ad un’epoca in cui le note adoperate e menzionate erano sei – non sette. Il SI, come narra la storia della musica, fu introdotto dal Monaco Guido d’Arezzo, che lo ricavò dalle prime due lettere rispettive delle ultime parole dell’inno a S. Giovanni.
Ciò significa che, in precedenza, chi intraprendeva lo studio della musica con approccio colto (e pre-moderno) incontrava il cosiddetto esacordo. Il sistema di lettura delle note era piuttosto complesso e portava il nome di solmifazione.
Tre erano gli esacordi adoperati prima della “riforma” di Guido d’Arezzo:
Tutti e tre i sistemi avevano una successione costante tra gli intervalli. Ma partivano da una nota diversa (che però era sempre chiamata DO!):
Gli insegnanti di Musica ed i maestri di solfeggio, per aiutare gli allievi delle lezioni ad apprendere bene i nomi delle note ricorrevano al metodo detto “mano Guidoniana”: indicavano, sulla propria mano, le linee e gli spazi, insomma, proprio come avviene oggi ad ogni prima lezione di solfeggio, a Napoli come Madrid!
Se oggi tutto il mondo conosce i nomi delle note da DO a SI, proprio grazie all’esportazione della nomenclatura originata in Italia, non dobbiamo dimenticare che in precedenza le litterrae o claves erano denominate sulla base di un criterio alfabetico. Le tre chiavi e le note, infatti, prendevano il nome dalla prima lettera iniziale di ogni esacordo.
Troviamo traccia di questo, ad esempio, nel sistema di notazione musicale che tutt’oggi si adopera nel Regno Unito, tanto per il solfeggio, quanto per comunicare tra musicisti di ogni genere e livello, a scuola, come in scena, in teatro come a lezione di teoria e solfeggio.
Le chiavi oggi a noi note come violino, basso e baritono – o chiavi di Sol, Do e Fa – nacquero proprio da una graduale trasformazione calligrafica delle lettere iniziali degli esacordi: “S” (trasformata nella elegante chiave di violino nota a tutti, “D” (divenuta la chiave a doppia pancia), “F” (divenuta, nel tempo, il famigerato “nove” che tutti associamo alla chiave di basso).
In epoca rinascimentale, “solfiziare” corrispondeva alla pratica di leggere e cantare al contempo le note.
Per estensione, poi, nel Seicento, si usò il termine anche per indicare qualsiasi esercizio vocale ed ogni esecuzione di composizioni anche estemporanee che i maestri scrivevano per far allenare gli allievi nella lettura delle note. Di solito, sulle lavagnette i maestri improvvisavano creativamente delle successioni di note a due voci da far cantare agli allievi, in modo da tenere alto l’interesse per la lezione di solfeggio.
I giovani riuscivano, insomma, a non annoiarsi, poiché si dilettavano in prestazioni canore ad ogni lezione di solfeggio!
Come spesso accade, sebbene tutt’oggi gli allievi italiani dei conservatorii, dei licei musicali e delle lezioni private di musica tendano a lamentarsi dei corsi di solfeggio, che affermano di trovare tediosi, all’estero, grazie al metodo italiano di origine rinascimentale ed al suo affinamento pedagogico promosso in primis da Pierfrancesco Tosi, si afferra subito la sottigliezza della metodica indispensabile ad una conoscenza esaustiva di ritmo, tempo, chiavi, note, durate.
E la prova ne è che oggi, anche presso gli oratori e alla scuola elementare di diversi Paesi del mondo, si propone da subito qualche lezione di solfeggio, mentre in Italia si tende a voler riservare questo specialistico approccio al mondo musicale agli ambienti più circoscritti del Conservatorio, della lezione privata di pianoforte… e così via.
Raramente, per il coro della chiesa, si pensa di presentare dapprima le note scritte, con vere e proprie lezioni di teoria e solfeggio: come se esistessero due approcci musicai, uno di serie A ed uno di serie B!!
Le cose stanno cambiando, per fortuna. Ed oggi, a Napoli come a Milano, molti insegnanti propongono la scoperta del pentagramma in classe fin dalla terza elementare.
Vorrà pur dire qualcosa l’emulazione del sistema pedagogico musicale italiano da parte di popoli come i francesi, già dal secolo XVIII! Perché abbandonare, proprio noi, questo procedere coerente, preciso e per tappe all’universo musicale?
Se ancora vi fosse qualche dubbio della gradevolezza del solfeggio, ove esso sia proposto col giusto metro della giocosità, basti dare un’occhiata alle proposte didattiche di autori che tutti associamo a composizioni assai godibili, come quelle di Gioacchino Rossini e Domenico Scarlatti!
Scoprire queste produzioni didattiche consente ai giovani allievi dei corsi di solfeggio di non sentirsi , sebbene provvisoriamente, “reclusi” in un ambito che di ludico passionale parrebbe nona vere nulla!
Il solfeggio, presentato opportunamente da un insegnante - privato o di conservatorio, alla scuola media come al liceo musicale – dovrebbe dare l’impressione ai giovanissimi di accedere ad un mondo incantato, misterioso, dalla porta principale, scoprendone con curiosità misteri e meccanismi.
Scoprire le battute, i tempi, le crome, le semibiscrome, cantandole praticamente da subito, piuttosto che recitando a memoria qualcosa che non si colleghi empiricamente alle vibrazioni delle corde vocali, è la chiave (e non è un gioco di parole) per appropriarsi del senso della musica. In tal senso, il solfeggio è la via maestra per diventare un cantante o un musicista, decifrando via via in modo sempre più autonomo ed immediato ogni genere di notazione e riuscendo poi, un giorno, a trasportare su carta le proprie idee melodiche ed armoniche.
Il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli nasce degli antichi Conservatori di Santa Maria di Loreto, Sant’Onofrio a Capuana e Santa Maria della Pietà dei Turchini, in un’unica istituzione, decretata addirittura reale, nel 1801.
La Riforma Gentile, nel 1923, contribuirà all’evoluzione di questa istituzione fino a farla divenire, con la riforma del 1999, uno studio di alta formazione artistica musicale, come prospettato dalla legge 508 delo stesso anno (e tentato, del resto, cento anni prima, con i regi decreti del 1899).
Oggi, il Conservatorio di Musica di Napoli, che ha sede a due passi dal Vomero, offre grandi possibilità per i giovani che vogliano intraprendere una carriera musicale.
Primo e secondo livello, specializzazione, ascolto, perfezionamento e master: ecco cosa puoi fare a Napoli città, dopo aver fatto tue le basi del solfeggio ed i segreti del pentagramma!
Luca
Insegnante di solfeggio
Luca è ormai il mio maestro di violino da un anno. Il percorso con lui è stato ed è totalmente fruttuoso pur tra gli altri e i bassi di uno strumento complesso come il violino, insegnato ad un adulto. Ottimo professionista, docente serio e...
Lelio, 3 anni fa
Elisabetta
Insegnante di solfeggio
Lavorare sulla mia voce è stato un percorso di esplorazione personale, fatto di attenzione al corpo, al respiro e al modo in cui il suono si forma. In questo percorso, Elisabetta si distingue per il modo in cui guida il lavoro: ascolta con...
Matteo, 16 ore fa
Elisabetta
Insegnante di solfeggio
Iniziare un percorso di canto per me non è stato semplice: era la mia prima esperienza, ero molto timida e mi sentivo fuori posto. Fin dal primo giorno, però, Elisabetta è riuscita a farmi sentire a mio agio e a farmi credere di potercela fare....
Roberta, Un giorno fa
Daniele
Insegnante di solfeggio
Ottima esperienza con Daniele, un insegnante competente, preparato e paziente. In un mese ho imparato alla grande la serenata che volevo suonare al mio fidanzato, non avrei mai pensato! (E ha detto sì!!) Consigliatissimo!!
Marco, 5 giorni fa
Elisabetta
Insegnante di solfeggio
Elisabetta é un'insegnante disponibile e professionale. Legge bene chi ha difronte e imposta le lezioni su misura dell'alunno. Preparata, cortese e di piacevole compagnia.
Nicola, 5 giorni fa
Luca
Insegnante di solfeggio
Luca è un ottimo insegnante attento ai dettagli, inoltre è una persona molto alla mano. Consigliato!
Carlo, 3 settimane fa