La guerra fa indubbiamente parte delle peggiori esperienze che un essere umano possa vivere, e non c'è generazione che non si auguri di non vivere le sue pene e le sue miserie.

Il XX secolo ha conosciuto diversi conflitti che hanno lasciato il segno, in particolare le due guerre mondiali, che non hanno certo risparmiato il nostro paese.

Non c'è quindi da stupirsi se, nella seconda metà del secolo, moltissimi artisti, tra cui molti cantautori, si siano espressi denunciando e condannando gli orrori della guerra, e dichiarandosi con convinzione pacifisti.

Sono quindi davvero tanti gli inni contro la guerra in lingua italiana e non solo, tanti da poter creare un repertorio come quello di antiwarsong.org, sito che raccoglie le più belle canzoni pacifiste come No Man's Land di Eric Bogle e Blowin' In The Wind di Bob Dylan. 

Ma vediamo insieme alcune delle più belle canzoni italiane contro la guerra, che potrai riprendere e reinterpretare, magari accompagnandoti con la chitarra, da solo o con gli amici.

La guerra di Piero — Fabrizio de André 

La Guerra di Piero è una delle canzoni più celebri di De André.
Fabrizio de André ha dato voce, tramite le sue canzoni, ai soggetti più deboli ed emarginati della società. Credits: Illibraio.it

Fabrizio de André è considerato da tutti uno dei migliori cantautori italiani del XX secolo. Scrisse questa canzone — ispiratagli dalla storia di uno zio che fu deportato nei campi di concentramento — nel 1963, e il brano divenne in breve tempo un vero e proprio inno pacifista e contro la guerra, al punto di diventare una delle canzoni di protesta delle rivolte giovanili del '68.

La canzone narra la storia di un soldato, Piero per l'appunto, che, stanco degli orrori della guerra, viene colto da un attimo di umanità che gli costerà la vita: di fronte a un soldato "nemico", esiterà a sparare, dando il tempo all'altro di farlo. Gli ultimi istanti di vita di Piero sono dedicati al pensiero della sua amata, Ninetta, con cui avrebbe preferito restare, invece che dover partire al fronte a morire.

Con questa ballata in endecasillabi, De André vuole denunciare l'assurdità della guerra, la disumanizzazione e la desolazione che crea. Due ragazzi che condividono molto più di quanto li separi sono resi nemici dalle circostanze politiche e trasformati in macchine per uccidere. A uscire sconfitto sarà colui che mostrerà più umanità, e che esiterà a premere sul grilletto vedendo nel "nemico" un suo simile.

Ma Piero non è un vero sconfitto, anzi: rifiutando di prestarsi al gioco insensato della guerra, torna ad essere un ragazzo umano, il che fa di lui il vero eroe in un'epoca in cui di umano è rimasto ben poco.

Canta questa ballata contro la guerra con i tuoi amici!

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Auschwitz — Francesco Guccini 

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Auschwitz è una delle canzoni italiane che parlano dell'orrore della Shoah più riuscite.

Nonostante il tema trattato, la Guerra di Piero è una ballata dal ritmo intrigante. La stessa cosa non si può dire del brano "Auschwitz" di Francesco Guccini, in cui invece la musica lenta rispetta l'amarezza del testo.

Pubblicata nel 1966, Auschwitz — conosciuta anche come La canzone del bambino nel vento — racconte l'orrore del noto campo di concentramento nazista, dove si stima siano morti circa un milione e mezzo di prigionieri. Per scrivere questo brano, Guccini si ispirò al romanzo autobiografico "Tu passerai per il camino", in cui Vincenzo Pappalettera racconta la sua esperienza dietro i tristemente noti cancelli del campo nazista.

Il testo è cantato in due parti: la prima è quella in cui un bambino morto nel campo di stermino racconta la sua esperienza in prima persona, con l'innocenza della sua giovane età. Nella seconda invece la voce del bambino si somma a quella del cantautore, e i due interrogano insieme gli ascoltatori:

 


Io chiedo come può un uomo
Uccidere un suo fratello
Eppure siamo a milioni
In polvere qui nel vento
In polvere qui nel vento

 

Ancora tuona il cannone
Ancora non è contento
Di sangue la belva umana
E ancora ci porta il vento
E ancora ci porta il vento

 

Io chiedo quando sarà
Che l' uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
E il vento si poserà


Auschwitz di Guccini è la canzone perfetta per sviluppare una riflessione su temi importanti come la guerra, l'odio e il genocidio.

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Generale — Francesco de Gregori 

Conosci i numerosi riferimenti di questa canzone?
Generale è stata ispirata a De Gregori da un incontro fatto durante il suo servizio militare in Alto Adige. Credits: Daniele Barraco

Generale dietro la collina
Ci sta la notte cruccia e assassina
E in mezzo al prato c'è una contadina
Curva sul tramonto sembra una bambina
Di cinquant'anni e di cinque figli
Venuti al mondo come conigli
Partiti al mondo come soldati
E non ancora tornati

Generale dietro la stazione
Lo vedi il treno che portava al sole
Non fa più fermate neanche per pisciare
Si va dritti a casa senza più pensare
Che la guerra è bella anche se fa male
Che torneremo ancora a cantare
E a farci fare l'amore, l'amore dalle infermiere

Generale la guerra è finita
Il nemico è scappato, è vinto, è battuto
Dietro la collina non c'è più nessuno
Solo aghi di pino e silenzio e funghi
Buoni da mangiare buoni da seccare
Da farci il sugo quando viene Natale
Quando i bambini piangono
E a dormire non ci vogliono andare

Generale queste cinque stelle
Queste cinque lacrime sulla mia pelle
Che senso hanno dentro al rumore di questo treno
Che è mezzo vuoto e mezzo pieno
E va veloce verso il ritorno
Tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore


Questa canzone, tra le più celebri di Francesco de Gregori, è stata pubblicata nel 1978 e parla di guerra, e più precisamente della memoria di un luogo: la collina di Tarces della Val Venosta, in Alto Adige, luogo nei pressi del quale il giovane cantautore prestò servizio militare.

"La notte crucca e assassina" non è, come in molti credono, un riferimento alla prima guerra mondiale, bensì agli attentati del BAS (Befreiungsausschuss Sudtirol — Comitato per la liberazione del Sudtirolo), un'organizzazione terroristica indipendentista, e in particolare a quelli avvenuti nella notte tra il 18 e il 19 giugno 1961.

De Gregori immagina di rivolgersi direttamente a un generale, ed evoca, tramite metafore e diverse figure retoriche, l'amarezza della guerra, la sua inutilità, la lontananza da casa e la nostalgia.

La canzone è un susseguirsi di immagini, come la contadina ricurva sul tramonto, il treno che non fa più fermate e corre dritto verso casa, gli aghi di pino, il silenzio e i funghi, ecc... che si inseriscono in un contesto preciso, e nei ricordi delle colline e dei boschi dell'Alto Adige, teatro di diversi conflitti, tra cui le due guerre mondiali.

Inoltre, il cantautore cita il celebre romanziere americano Ernest Hemingway e il suo celebre Addio alle armi, uno dei principali romanzi antimilitaristi del '900, utilizzando l'espressione "a farci fare l'amore, l'amore dalle infermiere".

Generale è una di quelle canzoni che hanno fatto cantare generazioni intere, e che ancora oggi non smettono di stupire per la bellezza, la poesia, e l'amarezza dei temi trattati.

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C'era un ragazzo — Gianni Morandi 

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Gianni Morandi, conosciuto soprattutto per le sue canzoni spensierate e melodiche, ha interpretato anche brani impegnati.

Questa canzone, il cui testo è stato scritto da Franco Migliacci e la musica composta da Mauro Lusini, è stata interpretata da Gianni Morandi e pubblicata su 45 giri nel 1966.

La canzone narra la storia di un ragazzo americano che ama la musica e suona la chitarra, ma la sua gioventù spensierata viene interrotta da una lettera di convocazione dell'esercito. Dovrà partire per combattere nella guerra del Vietnam, e perirà durante i combattimenti.

Si tratta della prima canzone impegnata di Gianni Morandi, che prima si limitava a ballate d'amore e canzoni giovanili e spensierate.

"Franco Migliacci, nel giro di dieci minuti, in maniera molto rilassata e sentita, scrisse questo testo. Eravamo in piena guerra del Vietnam e lui la scrisse così come gli venne, non cambiò, credo, nemmeno una parola. Poi me la fecero sentire... Io mi innamorai disperatamente della canzone e decisi, io per la prima volta, che volevo farla (fino ad allora era Franco che decideva). Lottai moltissimo e un po' anche contro la discografia, che non voleva sentirmi cantare canzoni di protesta, e poi contro la censura della RAI, perché la canzone diceva "…adesso è morto nel Vietnam". La canzone andò in onda un po' di volte alla radio ma, per le esibizioni alla televisione, fummo costretti a sostituire il Vietnam con rattattatta.»" [Gianni Morandi intervistato da Vincenzo Mollica]

Nonostante lo scetticismo della casa discografica, il brano conobbe subito un grande successo ed entrò rapidamente a far parte del repertorio italiani delle canzoni antimilitariste. Anche questa canzone può essere cantata facilmente accompagnandosi alla chitarra!

Le quattro canzoni che abbiamo visto in questo articolo non sono ovviamente le uniche del repertorio italiano: A cosa serve la guerra di Edoardo Bennato, Afghanistan di Eugenio Finardi, Il mio nome è mai più di Jovanotti, Ligabue e Piero Pelù e molte molte altre!

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Nicolò

Scrittore e traduttore laureato in letterature comparate. Vivo a Parigi, dove coltivo la mia passione per i libri, il cinema e la buona cucina.