Jonathan - Insegnante di tedesco - Intra
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Jonathan

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Jonathan fa parte dei migliori insegnanti di Tedesco. Profilo certificato, ottimo diploma, rapida organizzazione della prima lezione, ottimi commenti dei suoi allievi!

Riguardo Jonathan

Insegno Tedesco, Francese, Cinese e Romeno. Per chi avesse necessità particolari mi occupo anche di letteratura italiana, tedesca e francese. Mi piace trasmettere cultura e lo faccio con passione. Cerco di adattarmi il più possibile al mio studente (o ai miei studenti) andando incontro a necessità tanto pedagogiche quanto economiche.

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Mi adatto alle necessità dello studente utilizzando vari metodi, induttivi o deduttivi, in modo semplice, chiaro e divertente. Ci tengo che lo studente comprenda bene e, in caso di necessità, torno volentieri sui punti più difficoltosi per dissipare qualunque tipo di lacuna. Assegno compiti volti all'esercizio della lingua: alcuni di essi sono da effettuare per conto proprio, altri sono seguiti in mia presenza.

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  • Cosa ti ha fatto appassionare a questa lingua? Origini familiari, interesse personale, un insegnante ispirante o magari un grande amore?

    La mia passione per le lingue è nata in famiglia e si è nutrita nel tempo di incontri, viaggi e curiosità.

    I miei genitori hanno vissuto per diversi anni in Germania; quindi, sin da bambino ho sempre sentito parlare tedesco in casa. Mi hanno sempre affascinato i paesaggi germanofoni, le montagne, le città ordinate e le tipiche Fachwerkhäuser (case a graticcio), simbolo di una cultura precisa, armoniosa e profondamente legata alla tradizione.

    Per quanto riguarda il francese, è una lingua che ho respirato fin da piccolo: ho parenti che vivono all’estero, in Belgio e in Lussemburgo, e sono cresciuto con cugini che parlavano francese. Così ho imparato prima a parlarla, quasi naturalmente, e solo dopo ho cominciato a studiarla a scuola, dalle medie fino all’università, dove ho deciso di specializzarmi e trasformare quella familiarità in una competenza professionale.

    Il mio incontro con il cinese, invece, nasce da una curiosità adolescenziale: quando nel mio paese hanno cominciato ad aprire le prime attività cinesi, ho sentito il desiderio di comunicare con loro. All’epoca era appena uscito un corso di lingua cinese “a puntate”, e ho chiesto ai miei genitori di regalarmelo per intero. Ho iniziato così, da autodidatta, a studiare il cinese sin dalla prima adolescenza, senza immaginare che molti anni dopo sarebbe diventato parte del mio lavoro e della mia vita quotidiana.

    Ho continuato a studiarlo con costanza, fino a trascorrere un periodo in Cina e a circondarmi di madrelingua, scoprendo ogni giorno quanto una lingua sia una finestra su un modo diverso di pensare e di sentire.

    L’amore per le lingue e per le culture lontane — per tutto ciò che è diverso da ciò che conosco — mi ha portato a voler condividere questa passione con gli altri, nella speranza di trasmettere lo stesso entusiasmo per i luoghi, i suoni e le persone che rendono il mondo così meravigliosamente vario.
  • Quale personaggio, storico o inventato, secondo te rappresenta in pieno la cultura legata a questa lingua?

    Per quanto riguarda il francese, potrei citare una sfilza infinita di personaggi rappresentativi: la storia e la letteratura francese sono un universo ricchissimo di figure che incarnano valori, idee, emozioni e ideali. Poiché amo la storia e la letteratura, mi limito a citarne alcuni che per me rappresentano in modo esemplare l’anima della cultura francese.

    Vorrei partire dagli albori della storia, con Vercingétorix, figura eroica che ha ispirato persino i fumetti di Astérix et Obélix. Lo apprezzo perché incarna in pieno il desiderio di difendere fino in fondo ciò in cui credeva — in questo caso il suo oppidum, la città fortificata sorta sull’Île de la Cité, abitata allora dai Parisii, popolazione di origine celtica che diede il nome all’attuale capitale. Nonostante la forza e l’organizzazione dei Romani, Vercingétorix cercò in tutti i modi di salvare il suo popolo e le molte tribù alleate, difendendo con coraggio e tenacia la sua terra.

    In epoca più moderna, il mio pensiero va senza dubbio a Victor Hugo: genio letterario, spirito libero, grande difensore della giustizia e della dignità umana. È un autore che non ha solo scritto opere immortali come Les Misérables, Notre-Dame de Paris o Les Contemplations, ma ha anche vissuto ciò che scriveva, impegnandosi nella vita politica, nell’esilio e nella solidarietà. Colpisce la sua sensibilità: nella tarda età scoprì la gioia del suo ruolo di nonno e, durante l’esilio, preparava personalmente i pasti per i bambini poveri ogni martedì. Un intellettuale che sapeva unire il pensiero alla compassione.

    La cultura francese è un mosaico di personalità forti e ispiranti — da Molière a Voltaire, da Simone de Beauvoir a Marguerite Yourcenar — e questo la rende infinita fonte di scoperta.

    Anche la cultura tedesca non è da meno. Se penso alla Germania, il primo nome che mi viene in mente è Goethe, simbolo di equilibrio tra ragione e sentimento, mente e cuore. La sua amicizia con Friedrich Schiller è una delle più feconde della storia della letteratura: due personalità diverse, ma unite da una visione profonda dell’uomo e della libertà. Insieme hanno dato vita al classicismo di Weimar, un periodo in cui arte, filosofia e poesia si fondono in un ideale altissimo di perfezione umana e morale. Goethe, con il suo Faust, ha incarnato la tensione infinita verso la conoscenza e il senso della vita, rendendosi universale.

    Per quanto riguarda la cultura cinese, è difficile ridurla a un solo personaggio: è una civiltà millenaria, che non si fonda sull’individualismo ma sull’armonia collettiva. Tuttavia, se dovessi scegliere, citerei Confucio (孔子, Kǒngzǐ), non tanto come filosofo “da manuale”, ma come guida morale che ha influenzato profondamente il modo di pensare, educare e vivere di un intero popolo. I suoi insegnamenti sull’etica, sul rispetto reciproco e sull’importanza dell’educazione risuonano ancora oggi, anche nel modo in cui si apprende e si comunica in cinese: con pazienza, rispetto e senso dell’armonia.
  • C'è una parola, un'espressione, una tradizione o un'abitudine culturale che ti diverte o ti fa ridere?

    Il bello delle lingue — e del tentare di parlarle — è proprio questo: quando si entra in un nuovo codice linguistico, è facilissimo imbattersi in parole o situazioni imbarazzanti che però rendono l’apprendimento vivo e divertente. A volte basta una sola parola detta nel contesto sbagliato per trasformare una frase apparentemente innocente in un piccolo disastro linguistico!

    In francese, ad esempio, una parola che racconto sempre ai miei studenti è “baiser”, che in teoria significa “baciare”… ma che in realtà può anche voler dire “fare l’amore”. Quindi attenzione: dire con aria romantica «Je veux te baiser» non è affatto la dichiarazione d’amore che potrebbe sembrare — anzi, è tutt’altro! 😅

    È una di quelle situazioni che, se non spiegate, possono creare momenti esilaranti in classe.

    All’opposto, adoro l’espressione «Oh là là !», tipicamente francese: è musicale, colorata, e cambia significato a seconda del tono. Può voler dire “che bello!”, “oddio no!”, “non ci credo!”… in pratica racchiude un intero universo emotivo in tre semplici sillabe.

    In tedesco, invece, trovo irresistibile la parola “Kummerspeck”, che significa letteralmente grasso da dispiacere: indica i chili presi quando si mangia per consolarsi dopo una delusione. È geniale! Penso che rappresenti bene anche il mio modo di essere: prendere le cose con un po’ di ironia e autoironia — anche se, come ben sappiamo, non è esattamente la soluzione più salutare!

    E accanto a questa, adoro “Schmetterling”, la parola tedesca per “farfalla”: ha una sonorità goffa e pesante per un essere così leggero e delicato. Ogni volta che la pronuncio, non posso fare a meno di sorridere.

    Per quanto riguarda il cinese, un’espressione che mi diverte molto è 马马虎虎 (mǎmǎhǔhǔ), che letteralmente significa “cavallo cavallo, tigre tigre” ma si traduce con “così così”, “né bene né male”. È una delle tante espressioni idiomatiche cinesi, i cosiddetti chéngyǔ (成语), che nascondono spesso piccole storie o leggende dietro poche sillabe. Amo condividerle con i miei studenti perché li divertono moltissimo, ma al tempo stesso sono incredibilmente istruttive: ogni chéngyǔ è una finestra sulla mentalità, la storia e la filosofia della Cina.
  • Perché per te è importante parlare questa lingua?

    Le lingue aprono porte. Non solo geografiche, ma culturali, emotive, mentali. Ogni lingua che si impara è come un nuovo paio di occhi con cui guardare il mondo: si comincia a vedere diversamente, a sentire diversamente, a pensare diversamente.

    Le lingue europee, come il francese e il tedesco, aprono porte che ci conducono in paesi vicini, familiari, eppure così ricchi di storia, arte, pensiero e sensibilità proprie. Parlare francese significa entrare in contatto con una cultura che ha plasmato la letteratura, la filosofia e l’arte europea; è la lingua della diplomazia, del dialogo, della bellezza del pensiero espresso con precisione e grazia.

    Il tedesco, invece, è la lingua della profondità: ti insegna la logica, la riflessione, la forza delle idee. È la lingua dei filosofi, dei poeti, della musica e della scienza — una lingua che chiede disciplina, ma che regala una chiarezza unica nel comprendere i concetti più complessi.

    Poi c’è il cinese, che non apre solo porte: apre portali.

    Per chi parte dall’italiano come lingua madre, avvicinarsi al cinese significa affacciarsi su un universo completamente diverso, lontano e antico, che mette in discussione il nostro stesso modo di pensare e di comunicare. È una lingua che ti insegna la pazienza, il rispetto, l’ascolto. Ti permette di accedere a una tradizione millenaria di poesia, filosofia, arte e saggezza: conoscere il cinese significa poter leggere — o almeno intravedere — il pensiero di grandi menti che hanno formato un’intera civiltà.

    In fondo, ogni lingua è un atto di apertura: verso gli altri e verso se stessi.

    Il francese, il tedesco e il cinese, ognuno a modo proprio, sono lingue che continuano a costruire ponti — tra epoche, culture e persone — e che ci ricordano che comunicare non è solo “parlare”, ma capire.

    Ed è proprio questo, per me, il senso più profondo dello studio delle lingue: allargare i propri confini, fino a non vederli più.
  • Qual è, secondo te, la caratteristica più ostica che si incontra nell'apprendimento di questa lingua?

    È quasi impossibile identificare una vera e propria difficoltà universale nell’apprendimento delle lingue, perché tutto dipende dalla lingua di partenza e dal livello che si desidera raggiungere. Ad esempio, per un madrelingua inglese può risultare molto più immediato imparare una lingua di origine germanica come il tedesco, lo svedese o l’olandese, rispetto a una lingua neolatina come lo spagnolo o il romeno. Allo stesso modo, un olandese troverà più facile imparare il tedesco rispetto a un inglese, grazie alle forti affinità strutturali tra le due lingue.

    Immaginiamo quindi quanta fatica debba fare un italiano per avvicinarsi a una lingua come il cinese, che non possiede nemmeno una struttura alfabetica di base: il salto cognitivo è enorme. Ogni lingua presenta dunque difficoltà proprie — per il tedesco può essere la grammatica, con i casi, le declinazioni degli aggettivi e degli articoli, elementi a cui gli italiani non sono abituati; per il cinese possono esserlo la pronuncia, la lettura e la scrittura dei caratteri.

    Per un italiano che parte da una lingua madre già complessa e ricca di eccezioni, il francese rappresenta una sfida differente: è una lingua affascinante ma altrettanto ricca di irregolarità. Tuttavia, la somiglianza tra i suoni e l’origine comune neolatina può rendere più naturale la comunicazione orale, anche se spesso risulta più difficile padroneggiare la scrittura corretta.

    In definitiva, ogni lingua porta con sé le proprie sfide e le proprie bellezze. La complessità linguistica non è un ostacolo, ma un invito alla scoperta: è proprio nel superare queste differenze che si apre la porta alla comprensione profonda delle culture.
  • Raccontaci un aneddoto divertente o particolare relativo alla tua formazione o ad una esperienza di lezione!

    Possono essere raccontate migliaia di aneddoti sulle figuracce fatte parlando una lingua. È inevitabile: quando impari o parli una lingua straniera, prima o poi inciampi in un malinteso… ed è proprio lì che impari davvero!

    Ricordo ad esempio che una volta, presentando un amico a una signora tedesca molto religiosa, ho detto con sicurezza: «Das ist mein Freund».

    Pensavo di dire semplicemente “È un mio amico”, ma in realtà in tedesco mein Freund significa “il mio compagno (di vita)”.

    La signora mi ha guardato con un’espressione tra l’incredulo e il compassionevole e mi ha chiesto: «Ah ja? Wirklich? Er ist dein Freund?» (“Ah sì? Davvero? È il tuo compagno?”). Io, del tutto ignaro, ho risposto convintissimo: “Sì, sì, lui è il mio amico! Si chiama…”.

    Lei è rimasta un po’ sconvolta all’inizio, finché non abbiamo chiarito l’equivoco. Da allora non ho più sbagliato tra «mein Freund» e «ein Freund von mir»!

    Un altro episodio esilarante riguarda invece il cinese.

    Durante un corso, c’era una ragazza cinese il cui nome era Mei Li (美丽), che significa “bella”. Io però, pur ripetendo più volte, continuavo a sbagliare i toni e a pronunciare méilǐ, che suona come “senza forza”.

    Dopo l’ennesimo errore, lei – un po’ spazientita – mi ha detto ridendo ma con tono deciso: “Io non sono una ragazza debole, senza forza! Il mio nome è Měilì! E se proprio non riesci, chiamami Bella in italiano, che preferisco!”

    È stato un momento esilarante, e da allora non dimentico mai di dire ai miei studenti quanto i toni possano cambiare completamente il senso di una parola.
  • Aiutaci a conoscerti meglio: parlaci delle tue passioni, dei tuoi viaggi, dei tuoi hobby!

    Amo soprattutto viaggiare. Ho avuto la fortuna di visitare numerosi paesi di lingua tedesca, esplorando città, villaggi e paesaggi che da sempre mi affascinano, e il mio grande obiettivo è quello di visitare per intero la Francia, scoprendo angoli grandi e piccoli, dai grandi monumenti alle strade secondarie. Purtroppo, andare in Cina non è così semplice, perché richiede un impegno di tempo che con il lavoro non sempre riesco a concedermi, ma spero di poterci tornare presto per esplorare altre zone, vivere l’atmosfera dei mercati locali, delle città e dei villaggi e continuare a scoprire la cultura cinese direttamente sul posto.

    Oltre ai viaggi, ho molte passioni che amo coltivare: la fotografia, la scrittura, la musica e le escursioni in natura. Amo ogni forma di natura — mare, lago, montagna — e trovo che stando all’aperto si impari a osservare, a respirare e ad apprezzare la bellezza del mondo che ci circonda.

    Quando sono all’estero, non manca mai il mio piccolo rituale: cercare le librerie locali e i caffè autentici dove si respira davvero la lingua del posto. Se posso permettermi un consiglio a chi viaggia: la cultura non si trova solo nei musei e nei luoghi turistici, ma anche nei supermercati, nei piccoli negozi, nelle botteghe sotto casa. Qui si scoprono prodotti tipici, curiosità, etichette e segnaletica che raccontano molto della storia, delle abitudini e della lingua di quel paese.

    Un’altra abitudine che non perdo mai è leggere cartelloni pubblicitari, segnali stradali e scritte quotidiane: sembra banale, ma si impara tantissimo anche solo semplicemente stando nel luogo, osservando e lasciandosi sorprendere dalle differenze culturali. Viaggiare, per me, significa imparare continuamente, non solo visitare, ma vivere e assorbire tutto ciò che rende unico un luogo.
  • Cosa ti rende un vero Superprof, oltre alla capacità di parlare ed esprimerti in più lingue?

    È difficile definirsi un “Superprof” senza sembrare presuntuosi, e infatti preferisco che siano i miei studenti a parlare per me. Molti non hanno lasciato testimonianze, ma non è un problema: se qualcuno chiede informazioni sulle mie credenziali, posso dimostrare la mia competenza linguistica non solo durante le lezioni, ma anche attraverso la mia esperienza pluriennale nell’insegnamento, gli studi universitari e la formazione continua. Per questo motivo, offro una lezione di prova gratuita: per mostrare i miei metodi, la mia disponibilità e il mio approccio, anche se le lezioni si svolgono online.

    Il mio obiettivo è crescere continuamente nella mia conoscenza linguistica, con il fine ultimo di sentirmi appagato e di trasmetterla agli altri, sperando di innescare un meccanismo virtuoso che stimoli anche loro a condividere ciò che imparano. A parlare è anche la mia formazione come insegnante professionista attivo nel mondo della scuola, sempre coinvolto in progetti e attività didattiche, anche in modo divertente.

    Mi piace creare lezioni personalizzate, inclusive e vive, dove si impara davvero a comunicare, non solo a tradurre. Credo che ogni studente abbia un modo diverso di entrare in una lingua e il mio compito è trovare la chiave giusta per ciascuno.

    Da che insegno ho fatto mie le parole dell’antropologo Marc Augé, che ha affermato: «Studiare una lingua significa uscire da se stessi, dalla propria cultura, dalla propria lingua, senza mai entrare effettivamente nella lingua che si sta imparando, nella cultura».

    Questa visione mi ispira a guidare i miei studenti in un viaggio di scoperta e comprensione interculturale.
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