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Emilio
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Tu, che tutti i giorni passeggi per le stradine di Bari vecchia, forse non lo sai, ma proprio dove stai mettendo i piedi tu in questo preciso momento, quasi dodici secoli fa, camminavano i saraceni.
Eh già: Bari vecchia è stato l’unico stato arabo dell’Italia continentale: per la precisione, si è trattato di un emirato sotto il dominio dei musulmani. L’esperienza arabo barese durò solo un quarto di secolo, ma, osservando bene, troverai ancora delle tracce nell’architettura e nella cultura della tua città.
Ma, se vuoi davvero imparare l’arabo, che sia iscrivendoti all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro o cercando un insegnante privato, come quelli che puoi trovare sulla piattaforma di Superprof, è bene che prima tu acquisisca un paio di nozioni storiche relative al periodo arabo della tua città.
Prima di tutto bisogna avere chiaro che il IX secolo nel sud Italia è caratterizzato da lotte, spesso cruente, tra Franchi, Bizantini e Longobardi. E, proprio contro i Bizantini, Eufemio da Messina e Napoli (assediata e affamata in particolare dal ducato longobardo di Benevento) chiamarono in aiuto gli arabi, che permisero la liberazione della città dello Stretto e della città partenopea. Una volta arrivati nel sud Italia, i saraceni pensarono di sfruttare la situazione a proprio vantaggio.
Così fece un capo berbero, quasi certamente di origine tunisina, tale Khalfun, che nell’843 si impossessò con le proprie truppe di Bari, riuscendo a sfruttare una fitta rete di sotterranei e passaggi segreti: la città fu presa in poche ore. Khalfun si dichiarò primo emiro della città e ne fece un feudo di Baghdad. Con il trascorrere degli anni il distretto barese avrebbe annesso fino a 24 castelli o borghi fortificati.
Il suo regno durò una decina di anni: alla sua morte, venne sostituito da Muffarag ibn Sallàm. Questi era noto per la saggezza e la prudenza; si pose immediatamente il problema dell’investitura ufficiale e, per ottenerla, mandò dei messaggeri. Ma invano: al momento della sua morte, nell’856, il riconoscimento ufficiale non era ancora arrivato.
Andò meglio al terzo emiro di Bari: Sawdan, infatti, ottenne la tanto agognata carica ufficiale di Walì (governatore).
Sulla figura di Sawdan le cronache sono discordi. La storiografia di fonte latina lo dipinge come un capo bellicoso, astuto ed estremamente cruento.; quella di fonte ebraica, al contrario, come un governatore pacifico e tollerante.
A chi credere? Non lo sappiamo, ma sembra un fatto dimostrato da più parti che durante il suo emirato, convivessero a Bari arabi, ebrei, latini, greci, armeni. Il consigliere più fidato dell’emiro era un ebreo, tale Aaron bem Samuel ha-Nassi, un semita originario di Baghdad.
La fine del breve emirato di Bari arrivò nell’871, il 3 febbraio per la precisione. Il co-imperatore del Sacro Romano Impero Ludovico II e l’imperatore di Costantinopoli Basilio si allearono, preoccupati della crescente forza degli arabi nel Mediterraneo. Ludovico attaccò Bari da terra, mentre il suo omologo di Costantinopoli sferrò un intenso arrembaggio via mare, con oltre 400 navi. Sawdan fu catturato, ma gli fu fatto dono della vita.
I Saraceni rimasero al sud Italia ancora per una trentina d’anni, facendo scorrerie e razzie ai danni delle popolazioni locali, come vendetta per essere stati cacciati da Bari: fu necessario, accanto alle forze bizantine, l’intervento risolutivo di Venezia, nel 1004, per eliminare definitivamente ogni traccia degli arabi dalla Puglia.
Anche se gli arabi lasciarono definitivamente la città, oggi restano alcune tracce della loro permanenza: è il caso delle stradine tortuose e dei vicoli, di Porta Nova, della Colonna della Giustizia, del Fortino di Sant’Antonio, della Cape du Turchie. Sembra, poi, che la Cattedrale di S. Sabino sia stata costruita sui resti della moschea principale della città.
Sicuramente, nei 25 anni di emirato barese, passeggiando tra i vicoli, si potevano sentire gli odori d’Oriente: le spezie, le stoffe, i cavalli, …
Ma la presenza araba permise ai pugliesi di intessere relazioni con la Sicilia (araba anch’essa nello stesso periodo), con l’Africa e più in generale con l’Oriente. Fu anche grazie ai Saraceni che i baresi svilupparono un forte senso per il commercio via nave, uno spirito mercantile che ancora mancava. Tutto ciò permise, ai ceti medio alti, di conoscere ricchezza e benessere.
Il ritorno dei Bizantini e l’arrivo dei Normanni, come succederà in Sicilia, porteranno misure repressive e scarsa tolleranza, soffocando ogni anelito di autonomia delle cittadine del sud Italia.
Ora, che conosci la storia araba della tua città, ti sentirai ancora più motivato a studiare arabo, non è vero?
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