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Emilio
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| ✅ Tariffa media: | 25€/ora |
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A Catania, città con una ricca e antica tradizione legata al canto e alla musica, è del tutto naturale che molte persone desiderino prendere lezioni di canto per coltivare o perfezionare la propria voce. Grazie all'ampia offerta di corsi musicali, è possibile scegliere un insegnante che impartisce lezioni private di canto, sia in modalità presenziale che online, adattando l'insegnamento a ogni livello ed età.
Gli insegnanti di canto, molti dei quali laureati in conservatorio o con lunga esperienza come cantanti professionisti, propongono corsi che spaziano dal lirico al jazz, dal pop al moderno, e offrono anche lezioni di strumenti complementari come il pianoforte e la chitarra. Oltre alle recensioni e ai commenti degli allievi, è possibile scegliere un professore che meglio si adatta alle proprie esigenze per imparare la giusta tecnica vocale e migliorare le proprie capacità di cantare.
Tra i nomi di spicco che si legano ai tentativi di difesa e recupero della tradizione siciliana legata al canto popolare, abbiamo certamente Luca Recupero, Simona Di Gregorio e Matilde Politi, attivi nei progetti catanesi portati avanti presso il Centro Culturale Midulla di San Cristoforo.
Negli anni, il progetto denominato Unica vuci è stato tra i più mirabili, ma non certamente l’unico, tra quelli volti alla messa in risalto delle sonorità tipiche della canzone popolare catanese, tramite gruppi corali del luogo.
Gli studiosi ed i cultori di musica popolare siciliana, a Catania, non mancano certamente: Pasqualino Cacciola, Biagio Guerrera ed altri, tramite iniziative associazionistiche come quelle dell’Associazione musicale etnea, fanno rivivere e nutrono in continuazione l’amore per il canto popolare siciliano. Ugualmente, laboratori e tavole rotonde periodicamente organizzati ad opera dei Cantieri Culturali della Zisa di Palermo fanno da fonte ispiratrice in tutta la Sicilia.
A Catania, ed in altre città siciliane, questo genere musicale, che conta oggi esecuzioni rare ed è, dunque, a volte misconosciuto, si è sviluppato attorno a pratiche quotidiane e tradizionali tipiche di un sostrato socio-culturale sui generis.
I racconti dei pescatori siciliani, dei “mennulari” (raccoglitori di mandorle) della provincia e dell’entroterra, dei pescatori delle tonnare, dei braccianti agricoli di Catania e di altre città sono da sempre al centro di questo genere canoro.
Sebbene, oggi, queste professioni faticose e rischiose non siano più al centro dell’economia siciliana, tutto il vissuto sociale, economico e famigliare legato ad esse sopravvive nel patrimonio identitario siculo ed è mantenuto in vita dalle esecuzioni canore popolari.
Il canto popolare siciliano, insomma, non è tanto uno sguardo al passato, ma un radicamento del presente in ciò che del passato persiste.
Il mare è ancora un simbolo chiave della Sicilia, poiché la sua economia può ancora basarsi su di esso. Il mare è all’origine dello scambio culturale trans-siciliano ed il mare resta il tema chiave di una musica attenta all’identità attuale, carica di passato e vogliosa di futuro.
Partendo da lavori ed opere dell’etnomusicologo e compositore siciliano Alberto Favara (morto nel 1923, dopo aver catalogato oltre 1.080 trascrizioni su pentagramma!), l’analisi e l’ascolto del canto siciliano popolare consentono di penetrare con l’orecchio, ma anche socialmente, in un universo reale e quotidiano, attuale e passato. Certamente storicizzabile.
Il canto va eseguito, non solo analizzato, come qualcosa di vecchio e passato. Al contempo, tuffarsi nella canzone popolare siciliana oggi, con le nostre nuove appartenenze sociali e globali, significa ancorarsi ad una storia passata e recente, con maggior cognizione di causa, data la nostra attuale condizione, scevra da appartenenze di classe vincolanti e limitanti dal punto di vista della comprensione e della partecipazione musicale.
Il senso del canto popolare, che oggi può tornare utile per illuminare il presente, sta in una condivisione quanto più ampia possibile, cosa che corrisponde anche alla natura del canto polivocale.
Il lavoro storiografico porta alla luce elementi strabilianti. In pochi sanno, ad esempio, che spesso i barcaioli siciliani si univano a ciurme miste, fatte di inglesi, irlandesi e altra gente di passaggio. Da qui scaturivano canzoni con testi in una lingua oggi incomprensibile ai più, fatta di miscugli di siciliano e vari tipi di inglese!
Il vissuto che traspare dalle canzoni siciliane non ha solo una carica sociale densissima, ma svela eventi storici, dominazioni varie e numerose, che da un secolo all’altro hanno edificato costumi, sonorità e idiomi siciliani.
È del 1883 la prima pubblicazione della Casa Editrice Ricordi di Cinquanta Canti Popolari Siciliani raccolti e Trascritti da Paolo Frontini. Ma le composizioni popolari abbondavano già nei secoli precedenti.
Il canto popolare, infatti, nasce prestissimo: da una ripresa delle elegie funebri e degli inni sacri, tipici dell’età greca, poi della tradizione araba, infine trasformati durante la dominazione normanna.
La componente ellenica è ad oggi riconoscibilissima nelle melodie considerate “tipicamente siciliane”. Pensiamo a quel discendere dall’acutissimo al grave.
Fra l’altro, ogni zona della Sicilia ha fatto proprie delle scale preferenziali, divenute addirittura tipizzanti di un piccolo comune piuttosto che di un altro (pensiamo al cosiddetto “motto del paese”).
I modi ellenici sono comunque sempre all’origine di ogni composizione. La variazione, ad esempio, tecnica ricorrente nel canto popolare catanese e siciliano, è quasi sempre melismatica (fioriscono suoni su una sillaba o una vocale del testo).
Ogni fioritura, o abbellimento, si caratterizza per la presenza di intervalli più piccoli del semitono, che potrebbero risalire tanto al genere enarmonico greco della “chroai”, quanto alle scale arabe, ricche di questo genere di intervalli.
Il modo di intonare la voce del canto popolare siciliano svela l’influsso saraceno, per via dell’asprezza e della tensione vocale richieste.
La canzone popolare siciliana ha un divenire ed un destino ampiamente intrecciati al sentire religioso, dato che, spesso, i canti nascono per manifestare giubilo o sofferenza, in relazione ad eventi come la Pasqua (pensiamo alle lamentazioni) e alla nascita di Cristo (pensiamo ai canti che accompagnano il Presepe vivente).
Anche la tradizione dei cantastorie, ormai in via di declino inesorabile, fa parte dell’ambito canoro siciliano tradizionale. I cantastorie erano un tempo divisi in due categorie: gli “orbi” (persone non vedenti) ed i cantori ambulanti.
I primi erano soliti vagare nei dintorni di luoghi sacri, dato il loro handicap che impediva un nomadismo più ampio e si dedicavano a racconti e canti religiosi. I secondi, invece, erano dediti a raccontare storie di carattere profano e a cantare ballate cavalleresche.
Il declino di questo genere di canto popolare si deve a diversi fattori: dalla musica di consumo, all’intellettualizzazione dei contenuti dei testi, al fatto che narrare di cronaca quotidiana poteva dar adito a censure di carattere politico-istituzionale.
Diversi “editti”, infatti, fecero in modo che il cantastorie profano non potesse liberamente dar luogo a racconti realistici, in diverse province, anche lontane da Catania.
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Ogni professore è laureato in conservatorio o scuola musicale e molti hanno esperienza come cantante o professionista nel settore. Puoi scegliere il tuo insegnante in base alle recensioni e ai commenti lasciati dagli allievi precedenti. Alcuni offrono anche lezioni di pianoforte o chitarra per accompagnare il percorso di formazione vocale. Grazie a questi corsi, potrai imparare a migliorare la tua tecnica vocale, affinare la tua voce e prepararti per esibizioni di ogni genere. Le lezioni vengono fatte nella scuola del maestro o in webcam, e sono rivolte a persone di ogni età e livello. Inoltre, ogni lezione viene adattata alle esigenze personali, con un approccio su misura per ogni allievo.
Simona
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Nico, 8 mesi fa
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Danilo, Un anno fa
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Sara, 5 giorni fa
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Elisa, 6 giorni fa