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La chitarra battente di Catania

Se ami la musica e sei un appassionato di chitarra, probabilmente hai già sentito parlare della “chitarra battente”, strumento tradizionale realizzato in particolare dai liutai di Catania e dintorni.

Oggi, purtroppo, complici certi viraggi ipertecnologici, la tradizione della chitarra battente, anche a Catania, è andata un po’ perdendosi. Si tratta quasi di un’arte sconosciuta, specialmente se indaghiamo tra le giovani fila di chitarristi, pur appassionati.

Per fortuna, in tempi recenti, iniziative a più mani hanno dato ampio spazio a questo strumento ed alla tradizione che vi si collega. Enti da sempre volti ad accentuare il respiro culturale di Catania – dalla Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi, all’Associazione Area-Sud Circuiti Culturali, passando per la Camera di Commerciodella città etnea – si sono adoperati con manifestazioni e festival volti ad una “rianimazione” di tradizioni rilevanti musicalmente e culturalmente, come quella della chitarra battente.

I musicisti e ricercatori coinvolti in iniziative così elevate sono consapevoli della rilevanza della tradizione liutaia, non solo per la loro arte, ma per il benessere economico e culturale di Catania e Provincia. Questi attori dell’arte e della cultura riconoscono che la storia passata e recente della musica non avrebbe avuto luogo, senza il nutrimento costante rappresentato dall’opera liutaia.

Mostre ideate per far conoscere e vedere a tutti strumenti storici e contemporanei, come quelle organizzate a Castello Ursino, fanno sì che anche altre regioni del Sud, come Campania e Calabria, diano il loro contributo informativo e storiografico, facendo scoprire strumenti ancora oggi costruiti.

Spiegare a tutti come si passi “dal legno al suono”, tramite la costruzione di una chitarra battente è certamente argomento assai specifico, quasi di nicchia. Ma è pur vero che la curiosità per attività e tradizioni non note può fare da fattore altamente motivante all’ascolto e alla concentrazione durante una conferenza. Insomma, ascoltare qualcosa di ignoto e complesso è un’ottima maniera per tenere viva l’attenzione.

Nomi catanesi legati alla chitarra battente

La scuola catanese dei liutai ha i suoi più noti rappresentati nel Maestro Antonino Scandurra, nel dott. Alfio Leone di Musikalia, nella ditta di Alfredo Privitera,…

Molti mandolini e chitarre d’epoca assai rappresentativi sono in possesso oggi della famiglia Rapisarda, che sempre appare disponibile a metterle a disposizione di eventi a fini conoscitivi e musicofili in generale.

Tra i nomi legati alla pratica di strumenti tradizionali, segnaliamo: Gianluca Campanino (dedito al mandolino, alla chitarra battente ed al colascione), Maurizio Cuzzocrea (che si esibisce al tamburello, alla chitarra battente, alla chitarra calabrese e con la voce), Stefano Scafaro (alla chitarra battente ed alla chitarra barocca) e Tommaso Sollazzo (specializzato in chitarra battente, chitarra barocca e flauti di canna).

Tipi di repertorio da suonare con chitarra battente: alcuni nomi

Uno strumento come la chitarra battente, al pari della chitarra calabrese, vede la sua massima potenzialità dispiegata attraverso l’esecuzione di un repertorio tradizionale, fatto di brani dell’Italia meridionale.

L’aspetto più rilevante di repertori del genere sta probabilmente nella commistione, un tempo assai propugnata, di stile popolare e stile colto.

Musicologi e musicisti sono avvezzi a questo genere ibrido e non si stancano di metterne in luce caratteristiche e pregi. Basta consultare i lavori di musicisti e musicologi meridionali come Danilo Montenegro (calabrese), Ciro Caliendo (musicologo campano) e Tommaso Sollazzo (musicista del Cilento).

Chitarra barocca e chitarra battente

La chitarra battente è uno strumento barocco. Nel corso del 1600, chitarra barocca e chitarra battente convivevano.

Mentre la chitarra barocca presentava una tavola armonica piatta, la tavola della chitarra battente presentava una piegatura.

Le corde della chitarra barocca erano fatte di budello, così come i suoi tasti, che erano mobili. Invece, la chitarra battente aveva corde in metallo e tasti fissi, anch’essi metallici.

Anche l’attacco delle corde differenziava le due chitarre. Nella chitarra barocca le corde erano attaccate su un ponticello fisso, incollato alla tavola. La chitarra battente, invece, aveva le corde attaccate lungo la fascia inferiore.

Quando le richieste di chitarra battente superarono quelle di chitarre barocche, queste ultime subirono una trasformazione che le portò ad assomigliare via via alle battenti. Sparirono i cori e emerse la rilevanza delle corde singole.

In realtà, ben presto, le due chitarre si separarono. Nell’800, infatti, la chitarra barocca rimase appannaggio dei musicisti colti, mentre la chitarra battente nutrì la musica popolare.

Una ulteriore trasformazione, che condusse la chitarra barocca ad assomigliare a quelle oggi più suonate, riguardò l’accordatura. Non si predilesse più quella rientrante, ma si approdò all’accordatura moderna, nonché all’aggiunta della sesta corda, caratteristica della chitarra moderna.

Il popolo e la musica popolare si appropriarono definitivamente della chitarra battente, conservandone il profilo originario, ma sancendo un inesorabile discrimen tra musica colta e musica popolare. La musica colta, così, non si interessò più a questo strumento, anche perché era assai complesso comporre musica per uno strumento ad accordatura rientrante.

Declino della chitarra battente

A partire dal momento in cui la chitarra battente divenne quasi ufficialmente simbolo e strumento della musica non colta, accanto ai liutai professionisti nacquero i liutai dilettanti, che si “dilettavano”, per l’appunto, a produrre chitarre battenti di qualità mediocre, ricorrendo a materiali scadenti e, soprattutto, a tecniche di costruzione assai arronzate. Ciò è, del resto, all’origine delle innumerevoli differenze tra le chitarre battenti provenienti dalle diverse zone geografiche.

Fu, soprattutto, l’Italia meridionale a tenere in vita la tradizione della chitarra battente, assurta a simbolo dell’arte musicale del popolo e facilmente acquistabile presso le fiere di paese, in cui i liutai esponevano tutti gli strumenti di volta in volta costruiti.

Ma anche tra Campania, Calabria e Sicilia arrivò una moda che mise quasi al bando i suonatori di chitarra battente, tacciandoli come retrogradi. Tra 1950 ed il 1990, in effetti, non era ben visto servirsi di uno strumento del genere, il quale suscitava addirittura aperta derisione.

Attualmente, per fortuna, la crisi della chitarra battente pare essere giunta al suo termine, grazie a liutai calabresi e siciliani. È ridiventata uno strumento degno di cittadinanza, ben al di là dell’attività di mero supporto al canto popolare. Intere partizioni e trascrizioni sono oggi create proprio per dar lustro a questo strumento dalle potenzialità non indifferenti.

Le chitarre battenti dei liutai di Catania e Sicilia, oggi, hanno subito modifiche che ne esaltano le possibilità, rimanendo tuttavia fedeli all’animo tradizionale del più popolare degli strumenti a corda del Sud Italia.

Le domande più frequenti:

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Terzo, per la facilità di apprendimento. Per imparare a suonare la chitarra, non è necessario conoscere per filo e per segno la teoria musicale. Con un po' di perseveranza, in poche settimane sarai capace di eseguire alcuni accordi. Puoi avanzare anche imparando poco a poco canzoni di gruppi che ti piacciono. Inoltre, un altro vantaggio è che su internet potrai trovare moltissimo materiale: partiture tutorial e consigli per perfezionarti.

 

Quarto, suonare la chitarra ti aiuta a favorire la tua creatività e concentrazione, riduce lo stress e intensifica la la tua autostima. La creatività è una qualità molto importante nella vita personale e lavorativa; stimolare questa parte del cervello ti aiuterà infatti a trovare nuove soluzioni ai problemi quotidiani.

 

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